martedì 22 novembre 2011

Inadeguata, sempre

Vorrei capire per quale ragione il destino si accanisce tanto contro di me, quando è lampante la mia inadeguatezza di sistema.
Sin dalle prime battute della mia ultima avventura, quella di nipote-badante, mi sono segnalata per incapacità: di ritorno dall’ospedale, abbiamo allungato di una cinquantina di chilometri il tragitto, con l’ottuagenaria incatenata al sedile, per raccogliere gli effetti personali della ragazza. Fra gli effetti personali, i più importanti sono i farmaci e… il materiale per il make up. Diroccata, magari: ma attenta al look, sempre.
Conoscendo la mia pollastra, ho raccolto tutto in una pila ordinata (erano comunque più numerosi i cosmetici dei farmaci, per la cronaca) cercando poi un sacchetto dove riunirli. Peccato che per procacciarmelo mi sia allontanata dalla camera da letto: giunta in cucina, già avevo dimenticato cos’ero andata lì a fare. Ho bevuto un bicchier d’acqua, per poi accorrere trafelata al richiamo di Jurassico, ansioso di partire al più presto. Afferrate le chiavi al volo, ho chiuso casa e sono partita.
Salvo rendermi conto, dodici ore dopo, che metà della roba della zia era rimasta sul cassettone, in attesa di eventi.
Mio marito era di guardia, e io ero sola e sconsolata, seduta sul letto della paziente, in paziente attesa della sua pasticca di sonnifero.
“Pronto? Dottore? Qui abbiamo un caso da manuale. Soggetto confuso e disorientato, necessita di ricovero urgente: si chiama Valentina Carli. Può provvedere, per cortesia…?”
“Cos’hai dimenticato, stavolta?”
“I farmaci di scorta… ha solo quelli che le avevano portato in ospedale. Come la faccio dormire, adesso???”
“Vai nel mio beauty. Trova una pasticca di melatonina e dalle quella: vediamo se dorme anche senza imbottirsi di sostanze aliene.”
Dodici ore di dormita. Filate. E da allora, questi sono i suoi tempi: la metti giù e piomba in un sonno continuo, sino alla mattina successiva. Mattina inoltrata, per la precisione.
Come dicevo recentemente a un’amica, Dio esiste. E lavora per me, a quanto pare: il sonnifero era responsabile della confusione e del delirio della zia. La quale vedeva il suo bastone appeso alle pareti dell’ospedale, s’infuriava col medico, reo di averle comminato un EEG senza il suo permesso, e insolentiva gli infermieri, intimando loro di non prendere iniziative.
Vi garantisco che le prime ore della sua assistenza, in ospedale, sono state un incubo. Devo aver avuto una faccia così dolente (lo confesso: mi è pure sfuggita una lacrimuccia, mentre le facevano l’esame…) da commuovere tutti. Si sono messi a confortarmi, rivolgendosi poi a Jurassico come “il genero”: mi hanno presa per la figlia. Invece, ero solo una nipote oltremodo abbacchiata.
Comunque sia, ora la zia è di nuovo lucida e orientata: contrariamente a sua nipote, che insiste a combinare guai a ripetizione.
Oggi, appena sveglia, mi sono imposta e l’ho costretta a una doccia.
Mio figlio maggiore, quando ha sentito che l’ho lavata io, ha sospirato: “Prima o poi ti fanno santa, a te…”
Ne dubito. Piuttosto, rischio la galera per lesioni personali: dopo la doccia, mi sono improvvisata parrucchiera, eseguendo un taglio e una piega quasi accettabili. Se si sorvola sul fatto che il pettine mi si è impigliato nei capelli della zia, (finendole quasi negli occhi), mi sono intrigata tre volte col filo del phon (minacciando di strangolarla) e che ogni volta che lo dovevo spegnere lo mandavo al massimo, me la sono cavata alla grande.
Ora la zia è bellissima: vestita, truccata (con la roba mia), pettinata e profumata, è tornata quasi al suo antico splendore. La sottoscritta, viceversa, vestita in modo approssimativo, scompigliata e truccata di sghembo, pare la controfigura della strega Baghega.
Riuscirà la nostra eroina a sopravvivere a tutto questo? Il seguito alle prossime puntate.