giovedì 27 ottobre 2011

Incontri, fortuiti e non

Non fortuiti, per cominciare.
Dopo alcune ricerche, rintraccio la suora che fu maestra d’asilo di Andrea e Davide. Roba del Cretaceo, suppergiù: non ci vediamo da una vita.
Sentirsi, dopo tanto tempo, dà una forte emozione a entrambe.
Le racconto un po’ della mia famiglia, rassicurandola circa i suoi ex alunni: stanno benissimo e son venuti su bene. Almeno, così pare: mai essere troppo definitivi, con i figli. Appena ti sbilanci, capita qualcosa che ti fa cambiare versione.
Rilanciata indietro di diciassette anni, la suora si commuove: e mi racconta una cosa che custodisce nel suo cuore, da allora.
Andrea, persa la mamma da poco tempo, passava le giornate in braccio a lei, alla ricerca di un impossibile conforto. Un giorno, accarezzandole il viso, le disse: “Almeno fossi tu la mia mamma, adesso…”
Una frase in grado di sbriciolarle il cuore e di rimanerle incisa dentro per sempre.
“Ho pregato tanto, Valentina. Ho pregato perché arrivasse una mamma, prima. E perché trovassero in te una mamma vera, poi. Ho pregato per tutti questi anni, sempre.”
Mi è scappato un sorriso. Questa è l’unica cosa sulla quale mi sento di dare garanzie assolute: mammapercaso, magari. Mamma sul serio, però. Molto, sul serio.
Ergo, l’ho rassicurata: “Complimenti, A. Gran bel lavoro. Le tue preghiere hanno funzionato, garantisco!”
L’ho lasciata molto confortata, felice di avermi sentita e con la promessa di andarla a trovare presto. Direi che se lo merita: come sponsor, è stata preziosa. Senza contare che un affetto così immortale è più unico che raro.
E le farò anche una sorpresa: mi porterò dietro il suo ex-aspirante figlio. Così vede che bel tenebroso è diventato, il mio fantastico ragazzo.

Incontro fortuito numero uno: la signorina antica. Uno scricciolo di donna, sempre in ordine, seria, gli occhi resi enormi dagli occhiali, l’espressione un po’ triste e l’aspetto dimesso. L’archetipo stesso della tristezza. Per anni, è venuta a comprarsi sempre la stessa cosa, nella mia farmacia: un tubetto di dentifricio. Entrava, salutava e domandava il dentifricio. Per un decennio, sempre lo stesso. E sbagliandone il nome, per dieci anni: ma noi sapevamo quel che voleva.
Buffo: le cose che ricordo di più sono proprio queste piccolezze. E sono quelle che mi mancano di più, a dire il vero: la comprensione, a dispetto delle parole.
Un giorno, ricordo, notai che aveva la piega appena fatta. Stava così bene da spingermi a farle un complimento: l’unica volta in vita mia in cui le ho visto sul viso l’ombra di un sorriso. E l’unico accenno di conversazione cui si sia mai abbandonata, almeno in mia presenza.  
Ebbene, ieri la incrocio davanti alle Poste: balzando in sella al mio velocipede, la saluto cordiale. Lei si volta, mi riconosce, sorride e mi chiede: “Lei è la Valentina, vero?”
Accipicchia. Non avrei mai creduto mi conoscesse per nome.
“Sì, signora. Come sta?” rispondo, sorridendo a mia volta.
 “Bene. E lei? Mi scusi, non l’ho riconosciuta subito. Era vestita strana…”
Jeans, maglia, scarpe sportive e giubbotto: per lei, la Valentina senza il camice è vestita strana. Che tenera, la mia signorina triste: mi si è stretto un po' il cuore. E non so nemmeno dire perché.

Incontro fortuito due: la mia mamma. Mi vede attraverso la vetrina della libreria e ci scambiamo un cenno di saluto. A motti, le chiedo di entrare. Mi raggiunge esitando, per salutarmi con quello che Luca definisce “un mezzo sorriso”: l’altro mezzo, infatti, è rimasto a casa. Mentre attende di rifarsi l’impianto, è stata fornita di denti posticci; essendo mia madre (il frutto non casca lontano dall’albero), se li scorda di frequente: con un effetto estetico distruttivo. Specie su una bella signora come lei.
“Mi sono detta: chi vuoi che incontriamo?” dichiara, con aria depressa. “Tutti. Ho incontrato tutti! E io che avevo pensato: Ma sì, concediamoci questa trasgressione! Me ne sono pentita. Amaramente.”
La guardo, scuotendo la testa. Dando voce al mio pensiero, la genitrice conclude, meditabonda: “Ma vedi tu come sono ridotta. Le mie trasgressioni sono queste: uscire senza denti!”
Queste donne trasgressive. C’è quella smandrappata, la smutandata e persino la sdentata.
Brutti tempi, gente. Gran brutti tempi!