mercoledì 19 ottobre 2011

Dalle stelle alle stalle

O quasi. Gente, hanno consegnato i famosi compiti al gaglioffo.
Ve lo dico così, secco secco: quattro in matematica e cinque in storia.
Ecco, sì, appunto: NOOOOOOO!!!
Giusto?
Andiamo a dettagliare, però: non tutto è perduto. Almeno spero.
Partiamo con il quattro: in tutta la classe, c’è stata una sola sufficienza. Un sei risicato, rimediato dal tizio che aveva dieci alle medie.
Un personaggio, questo, che si sbraccia per rispondere lui, quando gli altri fanno scena muta alla lavagna, oppure che, accortosi che due verifiche si sovrapponevano, ha chiesto che quella di storia venisse spostata. Di quattro giorni in anticipo: stesso programma. Va da sé che l’ha ottenuto: la prova, non a caso, è stata un naufragio totale. Non so se le sufficienze siano state una o due. L’ho rimosso, temo.
Ho chiesto al gaglioffo come avesse reagito all’improvvida iniziativa, la classe: “Mamma, dopo l’ora di storia c’è stata l’ora di educazione fisica.”
“E allora?”
“E’ stata la SUA ORA. Eravamo tutti chiusi in spogliatoio…”
“Ma gli avete fatto male?!”
“No, no… Sono pestaggi dimostrativi. Ormai c’è abituato… Tu pensa che in assemblea qualcuno ha messo all’ordine del giorno la richiesta di cambiarlo di sezione. Non lo sopporta già più nessuno!”
Santo cielo. Mi sa che la sana via di mezzo ha fatto la stessa fine delle mezze stagioni.
A correzione avvenuta, abbiamo raccolto le seguenti informazioni: ci sono stati svariati tre e pure qualche due. Per confronto, il quattro di mio figlio pare quasi un voto normale. Gli esercizi svolti erano corretti, gli altri li avrebbe saputi fare, ma un’ora per otto esercizi non è stata sufficiente a terminarli. Dobbiamo lavorare sulla velocità di esecuzione, più che sulla comprensione, sino ad ora.
Quanto a storia, è tutta un’altra storia: senza preavviso, la prof ha considerato non valide le risposte che riportavano cancellature. Essendo proibito l’uso del bianchetto, i ragazzi, ignari, hanno tirato delle righe sui tratti dove avevano avuto dei ripensamenti, scrivendo sopra la versione corretta.
Non luogo a procedere.
Così, un sette e mezzo virtuale si concretizza in un cinque.
Confesso un po’ d’irritazione: però, ‘sti ragazzi si devono abituare a fare le cose per bene. Forse la prof ha ragione: le maniere forti sono l’unica strada, con questi banditi. Ne o qualcosa.
Il giovanotto, tuttavia, non si è limitato a rimuginare. Ha raccolto informazioni presso i ragazzi più grandi.
“Mamma, mi hanno detto che lei fa sempre così. Ti terrorizza all’inizio, fino a che capisci quello che vuole. E’ come se ci mettesse alla prova…”
“Ah. E cosa cerca di provare?”
“Se cambi metodo, per arrivare alla sufficienza. Se ti impegni, nonostante le sconfitte. Se hai le palle per continuare, insomma!”
“Approccio interessante. E tu come sei messo, per informazione?”
“Io sono un soggetto dalla personalità forte.”
“…”                                                   
“Non mi faccio abbattere dalle avversità: io barcollo, ma non mollo. E non riuscirà a sconfiggermi! Adesso vado a fare i temi per casa. Ciao, mamma!”
“Ciao, figlio. Buon lavoro.”
Che dite? Sono un’illusa, a sperarci ancora…?
Si accettano consigli.