lunedì 12 settembre 2011

One more time


Ci risiamo. Rieccolo, il primo giorno di scuola: attesto e paventato, è finalmente arrivato.
Ieri, un fantasma vagava per casa,  carico di libri: “Mi sembra giunto il momento di collocarli nella loro sede naturale…” sproloquiava il gaglioffo, che quando è meditabondo fa come sua madre, quando è arrabbiata. Parla strano.
In un mesto andirivieni per le scale, ha trasferito una pila di scienza nella sua stanza: nell’attesa di stivarla nella sua testa. Un’attesa più mia che sua, quest’ultima.
Problema numero due: l’astuccio. Il residuato bellico che si porta avanti da otto anni è uno straccio, ormai. Al cospetto dell’astuccio (quasi) nuovo che gli proponevo, ha avuto un sussulto di amore per il rottame:  “Ma questo è il mio amato astuccio!!!” ha esclamato, stringendoselo al petto con passione.
Un pathos che nemmeno Puccini col vecchio scarpone.
Alla fine, la ragione ha avuto il sopravvento sul sentimento: ma l’oggetto non è stato eliminato. Solo accantonato.
Infine, c’è stato il recupero cartella: previdente come sempre, Mpc aveva provveduto alla remise en forme del suo zaino. Operazione che le ha permesso, fra l’altro, di entrare in possesso di un’intera collezione di fazzoletti di carta esausti, tesaurizzati nelle tasche della sacca per un anno intero. Pareva un’eruzione, quando le ho svuotate.
Lavato e asciugato, l’Invicta attendeva l’attenzione del suo padrone da giorni, ormai, abbandonato sul tavolo da giardino: i gatti grigi l’avevano eletto a loro rifugio di fortuna. Ogni tanto, capitava di vederlo muoversi da solo: tipo poltergeist.
Una volta preparati armi e bagagli, il nostro si è presentato a rapporto: “Devo farti una richiesta. Mi porti tu a scuola, domani?”
“Perché?”
“Perché è il mio primo giorno e non so nemmeno in che sede mi metteranno. Non ho voglia di girare con la bici da un istituto all’altro!”
“Va bene. Ti ci porto io.”
“Grazie.”
Si avvia verso la porta, per andare a letto; un pensiero improvviso lo ferma: “Uffa!”
“Che c’è?”
“Primino di nuovo… Cheppalle!”
Già. Primino un’altra volta. Solo che stavolta mi guarda dall’alto, ci metterà dieci minuti ad ambientarsi e dopo un quarto d’ora l’avrò perso.
Quando entrano alle superiori, diventano grandi. Di colpo.
Mentre io, cretina, mi ritrovo a guardare, nostalgica, le foto di quando erano formato tascabile: che le ho tutte in ingresso, mannaggia. Così ci finisco anche non volendo, a fare la sentimentalona. Fulminata che non sono altro.