mercoledì 10 agosto 2011

Piccole ma cattive


Scusate la latitanza, gente.
Per motivi estranei alla nostra volontà, ci siamo trovati subissati di un surplus lavorativo che mi sta massacrando.
La cosa peggiore è che, essendo coinvolte terze persone, non sono in grado di fare previsioni né di organizzarmi a dovere: navigo a vista. E navigare a vista tra gli scogli della Stamberga è roba forte, ve lo garantisco.
Sono criptica, lo so: ma quando c’entrano persone estranee alla nostra famiglia, non ho scelta. Devo dire poco, anzi, niente.
Vi racconto, invece, che scoperta ho fatto, conversando col gaglioffo.
Pare che un gruppuscolo di fanciulle di dodici anni l’abbia preso di mira, su FB: l’hanno coperto d’insulti e provocato in ogni modo, usando una terminologia da camalli genovesi. Mio figlio era sconvolto dalla licenziosità del linguaggio e dal fatto che delle ragazzine così piccole molestassero un ragazzo di quattordici anni.
“Mamma, mi sono contenuto, perché sono piccole: mi sono limitato a suggerire loro di cambiare obiettivo e di andare a letto. Ho scritto: - Se non ti fai dodici ore di sonno, alla tua età, domani sei isterica. E vedi di sparire… - Però loro non sono sparite!”
Non contente, infatti,  le innocenti fanciulle hanno rilanciato, coinvolgendo nello  scherzo un terzo ragazzo: che, di concerto con il mio, ha chiamato in “soccorso” una cinquantina di amici, per subissare le nostre di messaggi minatori, acciocché si tacitassero.
In tutto questo, una del gruppo ha lanciato a mio figlio un amo, che suonava più o meno così: “Chiamami!”
“Sì, ti chiamo. Dammi il numero di casa, così mi chiarisco con tua madre, e vedo di capire che ci fa su FB, alle undici di sera, a rompere le omissis a  ragazzi più vecchi di te di tre o quattro anni!”
Sembra che solo questa argomentazione abbia convinto le sciamannate a desistere.
Va da sé che ho spiegato a mio figlio che, in casi così, l’unica è chiudere le comunicazioni, anche se quello che le ha aperte è un amico o un parente  – come in questo caso – onde evitare guai.
Però, il dubbio resta.
Che ci fanno sul social network bambine così piccole? E a quali guai si espongono, a giocare un gioco così pericoloso?
Mio figlio stesso mi ha confermato che conosce gente che, di fronte a un attacco simile, avrebbe reagito trovandole e menando le mani. Consideriamo che sapeva chi erano.
E se finissero tra le fauci di un adulto malintenzionato?
Ora mi spetta la parte peggiore. Avvisare la mamma della ragazzina che ha fatto da base per l’attacco virtuale.
Perché, se parlare mi scoccia, tacere mi scoccia ancora di più.
Ma perché le rogne capitano tutte a me?
Stavolta Mpc è proprio nervosa. Uffa.








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