venerdì 26 agosto 2011

Facciamoci riconoscere

I miei livelli d’inettitudine stanno raggiungendo quote preoccupanti.
Rompo un bicchiere nel lavandino, con modalità che tutt’ora mi sfuggono. Lo recupero con ogni precauzione, smaltendolo all’istante nel relativo bidone: solo che, proprio in quel mentre, vedo sfrecciare Corradino, il quale s’inoltra, furtivo, nel giardino dei vicini. Tanto basta per distrarmi: e far sì che l’ultimo dei vetri che ho in mano mi scivoli fra le dita, affettandomi un polpastrello. Solito scenario pulp, con la sottoscritta che raggiunge il bagno, sanguinando, alla disperata ricerca di cerotti e medicazioni varie.
Per fortuna, i Gremlins non sanno usare i punti adesivi – o forse non ne conoscono nemmeno l’esistenza – così di quelli ne trovo un paio di confezioni, stagnando l’emorragia. Di volgari cerotti, viceversa, resta un unico esemplare superstite: un cerotto a farfalla, di quelli fatti apposta per le dita. Scampato alla furia distruttiva dei miei rampolli, forse proprio per la sua forma difficilmente interpretabile. Delle due scatolette acquistate da me poco tempo fa non rimane traccia alcuna. 
La domanda è: che fanno? Li mangiano? Capisco quando erano piccoli e si sbucciavano le ginocchia giocando in giardino, ma ora, accidenti, come fanno a finire sempre tutto il materiale da medicazione? E, soprattutto, perché lo devo sempre scoprire quando ne ho urgente bisogno?
Quesiti, ahimè, destinati a restare senza risposta.
Segno l’ennesimo ammanco da colmare, preparandomi per andare in piscina.
Un luogo dove già qualche giorno fa ho fatto arrabbiare la Miss, perché sono riuscita a raccogliere una mezza porzione di salsa rosa sfogliando il giornale, per poi trasferirla sulle sue gambe, voltando pagina. Mia figlia sostiene che non mi si può portare in giro senza sorveglianza.
E ha ragione.
Ieri pomeriggio, sempre in piscina, mi avvio verso la doccia, passando accanto al tavolo dei bagnini. Ivi, è stivata una pila di posacenere: che centro con un colpo secco e preciso della mano, scagliandoli a terra. Due morti, e una figura da dimenticare a mio carico.
Non è possibile: sin da quando ero bambina, mi chiamavano Olivia. Ma nemmeno dopo quarant’anni, accidenti a me, ho ancora imparato a muovermi in modo meno impacciato?
Temo non ci sia speranza. Almeno, i miei familiari ormai l'hanno persa: incluso Jurassico che mi ama, e dunque mi segue. Cercando di contenere i miei effetti nefasti. 
Che disastro di donna, ragazzi...

Un caro saluto a tutti: chiudo la connessione, e vado. Fra un'oretta partiamo.