domenica 31 luglio 2011

Partenze & patimenti


Allestimento valige: ovvero, all’inseguimento di due schegge impazzite.
Le schegge in oggetto sono il filosofo e il gaglioffo, in partenza per una settimana di vacanza. Ognuno per conto suo, ovvio: ma, per mia disgrazia, con tempistica sovrapposta. In tre ore, riescono a portarmi quasi alla canna del gas.
Il filosofo, in apparenza organizzato ed efficiente: “Mamma, dove trovo un lenzuolo matrimoniale?”
“Giù, nell’armadio del camper.”
“Mamma, hai un paio di ciabatte che mi vadano bene? Io vivo scalzo, lo sai…” m’incalza il gaglioffo, caotico come il solito.
“Nella borsa che hai usato per andare in piscina.”
Una borsa da me fortunosamente rinvenuta in garage, giusto in mattinata: al suo interno, un costume da bagno e un asciugamano da spiaggia incartapecoriti e dal vago sentore di muffa. I legittimi proprietari degli oggetti non avevano idea dell’uso scellerato cui erano stati sottoposti. Cosa da me scoperta dopo essere piombata come una furia in camera dei maggiori, incolpandoli dello scempio: sono stata rimpallata immantinente due stanze più in là. Il gaglioffo, qualche settimana prima, se n’era clandestinamente impadronito, per una nuotata con gli amici: abbandonando alle sue spalle i miseri resti, con le conseguenze sopra descritte. Un altro po’ e me lo mangio: anche perché il colpevole affettava la più innocente aria ingenua mai vista.
Intanto, passa il filosofo, con le mie ciabatte ai piedi.
“Dove vai in giro con gli infradito rosa, tu???”
“I miei sono scomparsi. Sono giorni che li cerco!”
“Hai guardato in scarpiera?”
Pausa di riflessione.
Nel frattempo, raggiungo il maniglodo: “Matteo, hai preso il deodorante, il dentifricio, lo shampoo…”
“Mamma, è meglio che ci pensi tu, alla mia valigia. Altrimenti già so che mi dimentico tutto!”
“Va bene. Però cerca di ricordarti tutto, quando la prepari tu, al ritorno.”
“E chi la disfa? Pescherò tutto dal fondo…”
Avverto un leggero mancamento, mentre mi sfila di fronte il filosofo. Indossa un paio di infradito neri.
“Ah, li hai trovati, vedo…”
“Maccheneso. Avrei giurato di averci guardato, in scarpiera… E invece erano proprio lì!”
Un grido di orrore attira la mia attenzione: “La Bibbia? Hai messo la Bibbia in valigia???”
“Ordini superiori. E’ il campo scuola della parrocchia: rassegnati alla preghiera, sennò rimani a casa. Siamo intesi?!”
“Sì, sì, ho capito… Non serve che ti scaldi!”
“Non ho voglia che mi telefoni il cappellano dicendomi di venire a recuperare mio figlio miscredente. Voglio che sia chiaro.”
Ghigno sotto i baffi, seguito dal silenzio.
Apro il cassetto della biancheria del gaglioffo, e scatta l’emergenza mutande e calzini:  a parte un paio di calzetti risalente al Cretaceo e uno di mutande con l’elastico allentato, è il deserto.
Da notare che, molto di recente, ho rimpinguato il suo corredo, scegliendo con accuratezza calze con griffe farlocca e mutande di foggia inedita. Speravo questo spingesse gli altri due a snobbarli, e a riconoscerle, evitando venissero fagocitati dal buco nero (la loro camera). Tutto inutile, come si vede.
Spinta dalla necessità, mi inoltro nella jungla, in assenza del proprietario della stessa: che è fuori a cena con gli amici.
Così, scopro che costui conserva la coperta invernale, da me amorevolmente lavata, arrotolata su se stessa, infilata sotto il letto. La poveretta è insidiata da dozzine di gatti di polvere, aggressivi e inselvatichiti.
Nel cassetto dell’intimo, trovo un paio di calzini con l’elastico slabbrato, che produce un inconsueto effetto tutù. Due paia di calzini grigi, accoppiati a croce, in un chiaroscuro di notevole impatto scenico, sono coricati su un letto indistinto di mutande-calzini-calzettoni rovesci, ammucchiati alla rinfusa. In tale bailamme ritrovo: otto paia di mutande del gaglioffo, l’intera collezione dei suoi calzini lunghi – fondamentali per il trekking che si appresta a fare… – e un numero impressionante di calze spaiate. Ci sono anche una maglietta da lavoro di papà, da lui chiesta con insistenza più volte, e da mesi mancante all’appello, e una salvietta da bidet. Pulita, per fortuna.
Ecco svelato il mistero dei calzini single, che a casa nostra sono più numerosi di quelli regolarmente sposati: quando raccolgono il bucato, quei due infami fanno mucchio, gettando tutto nel cassetto. Poi, pescano quello che gli serve, negando sempre ogni addebito, quando mi affaccio, implorando da loro notizie circa qualche capo di vestiario sparito misteriosamente dalla circolazione.
Nell’arco di due ore, devo produrre quattro confezioni di deodorante, altrettante di crema solare, saponette, shampoo doccia vari e un quaderno ad anelli.
Misura A5: l’unica che non abbiamo, nella nostra cancelleria di scorta. La cosa mi costringe a una fuga al centro commerciale, a dieci minuti dalla chiusura, così mi procaccio anche del sapone. Finito anche quello, a mia insaputa.
Alle undici e dieci, la sottoscritta piomba aletto, distrutta.
Oggi, entro le due, sono partiti entrambi: e invece di sospirare di sollievo, sono qui con il cuore in gabbia. E’ una prima volta per ciascuno dei due: la prima volta che il filosofo guida in autostrada, la prima volta che il manigoldo se ne va da solo.
E io non riesco a tenere l’emotività sotto controllo, mannaggia a me e alla mia testa bacata!
Speriamo che arrivino presto. Così la pianto di stare in apnea.



.