mercoledì 13 luglio 2011

Incorreggibili romantici


“Pronto?”
“Ciao, splendida!”
“Ti disturbo…?”
“No, amore. Dimmi.”
“Dove mi porta a cena stasera, dottore?”
“Vuoi uscire? Dove vorresti andare?”
“Dove ci siamo sposati. Oggi dovrebbero essere aperti: è martedì!”
“Vero. I figli?”
“Il 75% è fuori a cena; il restante 25% finirà le provviste in frigo. E’ avanzata un sacco di carne, ieri sera.”
“Ok. Allora ti porto fuori: fatti bella, mi raccomando!”
Sempre entusiasta di uscire da quando ha la macchina nuova, Jurassico. Sapendolo, l’avrei comprata prima.
Comunque sia, seleziono un abitino in seta rosa antico, mi riaggiusto come posso – l’umidità non aiuta: qui non si riesce a evaporare! – la Miss mi presta una pochette e partiamo, alla ventura.
Naturalmente, troviamo chiuso. Per ferie, stavolta.
Chi pensasse: “Perché non telefonano, prima, questi scemi…”, sappia che ha ragione. Però noi lo facciamo apposta: dato il nostro stile di vita, queste sono le sole avventure che ci rimangono. Il brivido di non sapere dove andare a mangiare; l’esplorazione dell’area, alla ricerca di un locale alternativo; le asperità del territorio da superare, per raggiungerlo. Gli Indiana Jones del Montello.
Un po’ delusi, ma sempre carichi di entusiasmo, portiamo a spasso lo squalo lungo percorsi quasi impervi, dove il nostro pilota ha modo di apprezzare la tenuta di strada in curva, il controllo della velocità in discesa e lo spunto in salita. Il tutto dribblando almeno un centinaio di ciclisti allo stato brado, chi impegnato in sfiancanti salite, chi lanciatissimo in discese senza freni. Sempre in gruppo, sempre impegnando l’intera corsia, con frequenti sfondamenti in quella opposta: impavidi. Il rischio di portarne due o tre a cena con noi, caricati sul cofano, è consistente. Dalle selle dei loro velocipedi, costoro lanciano lunghi sguardi in nostra direzione: Jurassico è convinto ammirino la sua auto. Viceversa, quasi tutti puntano decisi all’occupante del sedile accanto al suo: l’età media è sulla cinquantina, con punte di sessanta e oltre. Preciso preciso il mio target, va detto: fossero giovani e baldi, non degnerebbero di uno sguardo, né l’auto, né la donna. Garantito.
Dopo un po’ di giretti fra i boschi, approdiamo a un localino di quelli giusti: pochi tavoli, pergolato con glicine d’ordinanza, cucina saldamente in mano alla mater familias, che scodella, a ciclo continuo, frittatone e tagliatelle ai funghi. A fornirle supporto logistico, il marito: incaricato della sezione affettati, insalate, condimenti e disposizione biscottini sui piatti. Le figlie servono ai tavoli, rapide ed efficienti.
Menù alla carta, con due alternative: se va bene, bene, sennò lì fuori c’è la fila, per venire a mangiare qui.
Optiamo per affettato misto, sottaceti, frittata con cipolla e soppressa, cabernet e biscottini con vin santo. Che cenetta, ragazzi. Ruspante autentica, a tenore etilico soddisfacente, con un clima da paradiso terrestre: il mio karma.
Galleggiante su una nuvoletta di felicità, Jurassico mi scorta sino alla quattro ruote del suo cuore: e qui accade l’incredibile. Dopo quasi diciassette anni di vita in comune, per la prima volta… mi apre la portiera! Un gesto galante col quale sono stata gratificata l’ultima volta trent’anni fa. Da mio padre, detto per inciso: il quale ogni tanto mi portava fuori a cena, come una fidanzata. Avevo dieci anni e mi sentivo una principessa.
Molto tronfia, salgo in auto.
Solo che non sono tanto ubriaca da aver smarrito il ben dell’intelletto: “Ehi, marito: non è che avevi paura che andassi a toccare con la portiera l’auto affianco…?”
“Eheheh… Da cosa l’hai capito?”
“Senti, che un rospo come te si trasformi in principe è improbabile. Che tu sia disposto persino a diventare galante, pur di difendere la carrozzeria della tua auto, è mooolto più credibile!”
“Come mi conosci, amore mio…”
E qui accosta l’auto a destra, su un piccolo slargo: un’autentica terrazza sulla vallata sottostante, intarsiata di mille lucine. Un panorama da presepio, con una luna immensa a illuminare il cielo. Vittima di un accesso di romanticismo incoercibile, coinvolgo il mio cavaliere in un appassionato bacio alla francese. Dopo tale attimo di abbandono, l’uomo rimette l’auto in strada, con un balzo: rivelando, grazie al lampo dei fanali, che ci siamo baciati con trasporto di fronte a un cimitero. A sottolineare che certe digressioni non sono più roba per noi: troppo datati, come coppia. In ogni senso.