mercoledì 27 luglio 2011

Ancora suspance e cattivi pensieri

Il gaglioffo riceve un sms e impallidisce.
“Hanno rapito Poppi!!!”
“Cosa?!”
“Un mio amico passava per casa nostra, e ha visto un vecchiaccio che caricava il nostro gatto nel cestino della bici!”
“Tranquilli, ragazzi. Quello non ha fatto nemmeno dieci metri: poi la belva si è sottratta con un balzo. Ne sono certa.”
Scatta l’allarme rosso: parte uno scambio fittissimo di messaggi con i fratelli rimasti a casa, per sincerarsi che il micio sia al sicuro.
Pessime notizie: del felino non v’è traccia alcuna. Ha inizio una battuta di caccia nei dintorni, per ritrovare l’amatissimo gatto nero.
Qui al Sud, è il panico.
“Se mi hanno portato via il gatto, mi organizzo con gli amici, e vado a menarlo, quel rapitore di omissis!!!”
“Calma, ragazzi. Nessuna spedizione punitiva, nemmeno su provocazione grave.”
“Ma è per una giusta causa!” esclama la Miss, in versione tricoteuse.
“Certo che non è possibile. Io non vado più via, se mi spariscono i gatti così!” ringhia Jurassico.
“Anche tu, adesso?! E che gli fai, ai gatti, se rinunci alle vacanze? Li covi?!”
L’intera famiglia sta andando giù di testa; io mantengo un contegno, ma in realtà ho voglia di spaccare tutto.
Per fortuna, entro un quarto d’ora – il peggiore di tutte le vacanze - arriva la lieta novella, sempre in forma di sms: “POPPI  E’ TORNATO!!!”
Lemme lemme, senza segni di violenza addosso, si è presentato alla porta. Dove, ne sono certa, è stato accolto con un overdose di coccole e imbottito di cibo.
I due giovani mandano l’ingiunzione: “Tenetelo chiuso in casa!”
Il sollievo è palpabile. Possiamo ricominciare a goderci le ultime ore di vacanza.
Un suono di clacson annuncia l’arrivo di Roba Freshka. Un incartapecorito rappresentante della popolazione autoctona, che arriva alla guida di un Apino, carico di frutta e verdura. L’individuo attraversa il camping, esaltando al microfono le virtù della sua merce: da ciò il soprannome affibbiatogli dai due. Questo ha l’incarico ufficiale di rifilare ai turisti gli scarti di bottega: melanzane più rugose di un pescatore novantenne, pesche del calibro di pallini da schioppo, mosce e crivellate di ammaccature.
Senza contare che utilizza ancora la bilancia meccanica a monobraccio, che non vedevo in azione dal ’72: e imbroglia pure sul peso. Da brava farmacista, so come funziona ogni tipo di bilancia: e lui ha fatto della sua un uso criminoso, caricando almeno di un 30% il peso reale. Di cartellini con prezzo e provenienza nemmeno l’ombra: così anche il prezzo al chilo è a dir poco indecente.
C’è da dire che fa ben pochi affari. Non dobbiamo essere gli unici ad esserci accorti che tira a fregare, il canuto.
E così, giunge la sera. E con essa, le tentazioni peccaminose.
Il nostro dirimpettaio, camperista come noi, è seduto sotto la sua veranda: quarantacinquenne in ottimo stato di conservazione, fisico atletico il giusto, capelli tagliati stile Marine, occhi di ghiaccio, volto scavato. Ma è ciò che tale pregevole esemplare strige fra le mani ad attrarmi irresistibilmente: un sacchetto gigante di patatine. Se non fossi dotata di una formidabile autocontrollo, potrei aggredirlo, pur di impadronirmene.
Le patatine sono una tentazione fatele, per me. Lo ammetto pubblicamente.