venerdì 10 giugno 2011

Ultimo giorno di scuola


Non riesco a evitarlo. Ogni anno, puntuale, con ultimo giorno di scuola mi s’inumidisce la palpebra, divento nostalgica e mi ritrovo a sfogliare, labbro tremulo e sguardo da pesce in casseruola, le foto dei ribaldi, quando ancora erano in formato tascabile.
Quelli vagano per la casa entusiasti, travolti da feste, libagioni, riunioni plenarie e sms a ritmo di mitraglia, mentre io mi spalmo per i corridoi, guatandoli di sottecchi, e facendomi mille domande sul loro futuro.
Mentre scivolo incolore al suo fianco, la Miss prende le scale di corsa, per prepararsi alla festa di fine anno, capello vaporoso e idee fin troppo chiare sul suo outfit (outfit che mi farà andar fuori di matto, detto per inciso: la lascerò uscire solo previo giuramento di tenere sotto stretto controllo la risalita della minigonna che indossa. E prometterò a me stessa che mai più andrà a far acquisti con la sola assistenza di suo fratello maggiore. Quello si fa convincere troppo facilmente, da quella piccola seduttrice).
La fanciulla ha i diamanti negli occhi, la sottoscritta invece le luci anabbaglianti.
Come sarà il liceo, per Elastigirl? Non è che mi si acciacca, nel salto…? Pensieri tormentosi mi guastano la serata, dopo che un tempo autunnale mi ha garantito una pessima giornata. 
Uffa.
Sono una cretina fatta e rifinita: le mie preoccupazioni sono del tutto ingiustificate, vista la promozione garantita e gli ottimi risultati raggiunti in tutte le materie.
La fine di un ciclo, però, è la fine di un ciclo: non saperla più ginnasiale già mi mette gli aculei nel cuore. Soffro di preoccupazione preventiva, rimpianti immotivati (il ginnasio ci ha riservato non pochi motivi di doglianza, specie all’inizio) e ansia da prestazione. Altrui. Più che una madre, un caso clinico.
Per fortuna, la mia cura antidepressiva è sempre in agguato.
“Mamma, sarà meglio che ti prepari a cucinare bene!”
“E perché?”
“Perché sono sotto esame! Ho diritto a una nutrizione adeguata: te lo ripeterò fino alla fine!”
“Sei un mestatore. Piuttosto, sei pronto a ‘sti esami? Che dicono, i prof?”
“Hanno detto che ci siamo preparati veramente bene. Anzi, la X ci ha definito una classe di livello medio alto, intelligente e preparata. Le dispiace solo che non ci siamo impegnati così sin dal primo anno…”
“Mhm. Animali da Scuola-zoo, giusto?”
“Brava, mamma! L’hai capito, eh…?”
“Fin troppo bene. Vedi di cambiare appartenenza, al liceo, altrimenti passi dai libri alla catena di montaggio in un nanoscecondo, appena compi i sedici anni!”
“Vedrai, vedrai… Dall’anno prossimo, sarà tutta un’altra cosa. Avrò un obiettivo da raggiungere! Mi dai i soldi per andare a mangiare con i miei compagni…?”
Eccolo lì. Grandi progetti per il futuro e pretese prosaiche nel presente. Mi aspettano mesi di fuoco, dopo l’estate.
Consegno quanto richiesto e lo vedo sparire.
Dopo cena, lo interrogo su come sia andato l’addio, con compagne e compagni. Con l’occhio fisso allo schermo, dove un mitra sventaglia colpi a destra e a manca, in zona di guerra, mi risponde, laconico: “Le ragazze piangevano. Tutte.”
“Tutte?! Ma veramente…?”
“Certo. E’ normale! Persino la prof si è commossa, oggi.”
“Quale, prof?”
“La X.”
“Lei?! Non ci credo! Se sono tre anni che vi tartassa, minacciando di cancellarvi dalla faccia della terra!”
“Oggi no. Oggi ha detto che siamo troppo simpatici. Ha quasi voglia di bocciarci tutti, per riaverci in classe l’anno prossimo… Maledetto!!! Ora ti ammazzo…” ringhia, rabbioso.
Questi videogame hanno la capacità di intercettare tutta la sua aggressività. Meno male che la scaricano, e non la amplificano.
Tento di continuare la conversazione, nonostante abbia di fronte uno scherano sanguinario: “Bene. Si vede che la vostra recente redenzione ha portato i suoi frutti. E come siete rimasti d’accordo, con le compagne? Continuerete a vedervi?”
“Certo, mamma! Esistono i cellulari, sai? Non siamo mica ai tuoi tempi…” ghigna. Questo non perde occasione per darmi della vetusta.
In effetti, che con le sue amiche sia parecchio in contatto ne ho avuto prova di recente. Qualche sera fa è uscito, ufficialmente con un amico. Uscita per una passeggiata col marito, l’ho beccato che pedalava per il circondario, affiancato dal suddetto amico, ma con una ragazza caricata sul sellino. Quella si è fatta il fondoschiena a scacchi, pur di stare con quell’impunito di mio figlio.
Figlio che, non appena ci ha visti, ci ha puntato come fantocci da torneo, ci è piombato quasi addosso, per poi iniziare a scambiarsi una serie di percosse con me. Il tutto senza dire una sola parola.
Questa scena surreale non ha minimamente sorpreso i suoi accompagnatori: mi sa che sono persone informate dei fatti. La nostra non è una famiglia normale.