lunedì 13 giugno 2011

Ci siamo quasi

“Mamma, quanto sono alto?”
“Non so… Vieni qui che ti misuro.”
Eseguo.
“Uno e settantasette!”
“Eheheh. Lo scheletro mi si è sviluppato molto… Adesso tocca ai muscoli e al cervello. Prima si sviluppa l’impalcatura, poi quello che la deve proteggere!”
“Certo che sei uno spilungone. Hai già dato quattro centimetri a tuo padre…”
“Mhm. Chissà che riesca a raggiungerlo anche come testa!”
“Non ti preoccupare della tua testa: non difetta di contenuto. Semmai, sbagli nell’utilizzarlo, quel contenuto! A proposito, come va la preparazione agli esami?”
“Tutto bene. Ho ripassato tutto il programma, le tesine sono a posto e le so esporre, ho bene in mente i collegamenti e sto facendo esercizio per lo scritto di matematica. Però non sono terrorizzato: tutti quelli con cui ho parlato mi hanno detto che è facile! Secondo me, avete più paura voi genitori…”
“Facile. Noi lo viviamo dall’esterno e ci preoccupiamo per voi.”
“Però uno preoccupato c’è. Quello che ha criticato la prof per iscritto e ha urlato con un’altra… Quelle hanno reagito promettendo di freddarlo all’esame!”
“Ma vedrai che non lo faranno… Erano solo minacce, per farlo smettere!”
“Sarà. Noi però gli abbiamo detto che faceva prima a suicidarsi!”
“…”
“Comunque, io sono pronto per l’esame anche grazie al tennis.”
“Sì…? Spiegami come.”
“Durante le partite di torneo mi sono abituato a gestire le emozioni, a rimanere freddo. Non proprio come Djokovic, che sembra addirittura non provare emozioni in campo, però la affronto come una sfida.”
“Mi pare lo spirito giusto.”
“Poi non ho paura dei commissari esterni. Solo della X. Quella è organizzata: mette i banchi a scacchiera, mette i bravi dietro e me e i miei amici davanti…”
“Che bello sapere che fai parte del gruppo dei facinorosi!”
“Sai la novità. Comunque, quando ci distribuisce i compiti lo fa con una logica che ancora non abbiamo capito, così non possiamo copiare. Cinque domande aperte, con lei che marcia fra i banchi come un soldato. Mai copiata nemmeno una riga!”
“Però hai preso sette e mezzo…”
“Già. Visto che lo posso affrontare, un esame serio? Però sono rimasto deluso in Inglese.”
“Perché?”
“Perché lei non ce la fa più. L’ultima volta, ha interrogato a tappeto e ha dato 14 quattro!”
“Accidenti! Ma perché sei deluso tu? Non hai mica preso quattro…”
“No. Io ho preso otto, ma la prof non mi ha nemmeno consegnato il compito. Mi ha solo detto: - Tu, Per Caso, benissimo come sempre! - ma io lo volevo vedere scritto, il mio bel voto! Dopo tanti cinque e quattro, un bell’otto… Uffa!”
“Vabbè, se i problemi fossero questi, ci farei la firma. Ragazzo, guarda l’ora: meglio che tu vada a letto. Domani è l’ultimo giorno prima degli esami!”
“Sì, ora vado… Ma cosa sono quegli appunti? Quello che ho detto?”
“Sì. Mi sono segnata qualcosa e domani lo faccio diventare un post.”
“Ahahah… Intitolalo Il discorso del re!