domenica 3 aprile 2011

Un giorno di ordinaria follia

Qualcuno ha scoperto i benefici del centro termale: ne è seguita requisizione del materiale da piscina, già conservato in camper per l’utilizzo in trasferta, e successiva dispersione dei residui nell’ambiente. Mio figlio è un inquinatore. Si possono notare: una borsa abbandonata da due settimane in garage; cuffia, occhialetti e costume ormai irrigiditi in caldaia e, per finire, accappatoio e telo mare in giardino, esposti da dieci giorni alle intemperie.
“Scusa, puoi ritirare la tua roba, please? Altri due giorni all’addiaccio e cambia colore.”
“Quale roba?”
“Quella. E’ lì da dieci giorni.”
“E’ vero… Me ne sono dimenticato! Scusa, mi vedi se va bene tanta acqua così, per cuocere le lenticchie?”
Segue trattazione sul corretto sistema di cottura dei legumi e sparizione del soggetto, impegnato nella realizzazione della cena per la morosa, al piano superiore. Il corredo di spugna, come da manuale, rimane intonso.
Mentre apparecchio la tavola, in cucina, passa il folle, con un paio di mutande in testa: “Mi sono spuntate le orecchie!” dichiara, con aria seria. Quello è serio solo quando fa lo scemo.
Poi, sventolandomi i boxer sotto il naso, mi apostrofa: “Perché non mi compri un po’ di queste mutande qui? Sono perfette, per i pantaloni a vita bassa… Gli slip sono ridicoli, sotto i calzoni abbassati!”
“Secondo me, sono i calzoni a mezz’asta a essere ridicoli.”
“Tu non capisci niente di moda. Sei troppo vecchia!”
In effetti, non riesco a cogliere l’astratta bellezza espressa da legioni di adolescenti brufolosi, tutti col sedere di fuori. Colpa del mio scarso senso artistico, probabilmente.
Nel frattempo, il manigoldo riprende il mulinello, provocando una mia violenta reazione: “Ma levami dalla faccia ‘sto schifo!”
“Sono pulite, mamma! Allora, me le compri…?” ghigna il mio torturatore.
“Va bene, te le compro, te le compro, basta che ti togli dai piedi!” esalo io, esaurita.
“Vado a farmi la doccia!” dichiara, trionfante.
Passa l’uomo delle terme, per andare a smaltire un sacchetto di umido. L’occasione mi è gradita per ricordargli la roba stesa: la raccatta e torna di sopra.
Dal bagno, risuona un grido d’allarme: “Aiuto!!! Aiuto! Ho dimenticato l’accappatoio… Mamma, puoi occupartene tu?”
Ma come fa una a preparare la cena, in questa casa… mi chiedo io, sull’orlo di una crisi di nervi.
Due rampe di scale e sono di sopra: “Dov’è l’accappatoio di prima, che lo dò a tuo fratello…?”
“Qui, nel nostro bagno. Tieni…”
“Scusa, dove hai messo il telo mare?”
“Qui!” risponde, indicando l’armadio degli asciugamani freschi di bucato.
“Scusa, ma era pulito…?”
“Quasi.”
“Cosa vuol dire quasi?!”
“Mi ci sono asciugato una volta sola…”
“Sì, in una piscina pubblica! E l’hai lasciato esposto alla polvere per due settimane! Fammi il piacere, almeno mettilo qui, in mezzo ai tappetini da bagno, quelli di scorta. Quello è un agente inquinante!”
Mi impadronisco dell’accappatoio, per consegnarlo a chi di dovere.
“Ehi, tu! La porta è chiusa: come te lo passo questo?”
“Mettilo per terra, che poi lo recupero…”
Ormai mi sono arresa. L’igiene è un’opinione, in questa casa. Eseguo, tornando poi ai miei fornelli.
“Ehi, tu, putrido! Che ci fa qui il mio accappatoio???” esplode il maggiore.
Meno male che qualcuno c’è, in questa gabbia di matti, che ha introiettato i fondamentali, in termini di pulizia. Chissà che a lui dia retta, quell’infame… penso io, cullandomi nelle mie illusioni.
“E vorresti usarlo TU???” tuona il proprietario dell’oggetto, apparentemente senza notare che lo stesso giace devastato sul pavimento.
“Certo, perché?” giunge una voce, fra gli scrosci d’acqua.
“Perché tu sei un animale! Guai a te se lo impuzzi!”
“Ma come lo impuzzo, che mi sono appena fatto la doccia!”
“Non lo so. Sei un essere alieno, potresti riuscirci. Io ti ho avvisato: ti tengo d’occhio…” è la minacciosa conclusione di questa surreale conversazione. Una serie di tonfi ritmici, provenienti dalla scala, indicano che anche questo è uscito di scena, tornando nel suo antro.
Mi rinchiudo in cucina e accendo la radio a tutto volume. Per stasera, ho sentito abbastanza.