lunedì 28 marzo 2011

Noi, gente di un certo livello...

Siamo degli epicurei. Le gozzoviglie, in casa nostra, si protraggono invariabilmente fino a tardi: con enorme soddisfazione del proprietario della caverna, alias Jurassico, e di Mpc, in veste di cuoca. Non avessimo paura di ridurci a due dirigibili, inviteremmo i nostri amici un giorno sì, e l’altro pure: sono troppo divertenti.
Se per il menù sono agevolata dalla mia incoercibile passione per la cucina, per l’organizzazione della location è vitale collaborazione della Miss. Rapida come un furetto, s’incarica di apparecchiare la tavola, sistemare il bagno e riordinare in giro, trasformando la Stamberga, in meno di mezz’ora, in un luogo accogliente. Una fata.
Sua madre, viceversa, è spesso costretta a una lotta improba, per non presentarsi a tavola in versione megera. Ieri, per esempio, portavo incise, sulla chioma, le conseguenze di un errore risalente a poche ore prima: lo scambio degli spogliatoi.  In piscina ero finita, per sbaglio, nello spogliatoio dei maschietti.
Problema relativo: il luogo è comunque infestato di mamme. Che fosse presente anche una mamma per caso, faceva poca differenza. Per i ragazzini.
Per me, viceversa, è tutto un altro discorso.  
Spesso, infatti, i giovanotti che vanno a nuoto sono accompagnati dai papà. Uomini, dunque.
E una donna, davanti a un uomo, può accettare di indossare un accappatoio patriottico, associato a un paio di conturbanti infradito rosa shocking, e di girare con la testa fradicia. Però, non può mettersi i bigodini in testa: mai, nemmeno sotto la minaccia di un’arma da fuoco.
Sarà costretta a usare solo phon e spazzola: con la tragica conseguenza che, la sera, i suoi capelli sembreranno elettrificati e saranno attraversati da venti di rivolta.
Che tragedia. Ci son voluti un quarto d’ora di sforzi, due dosi di schiuma e una di gommina professionale, per ridurli alla ragione.
Abbassando lo sguardo, ho notato con orrore il solco lasciato sotto al ginocchio dal gambaletto, appena sfilato assieme ai jeans. Un effetto esteticamente spregevole. Per fortuna, il collant velato, nero come da manuale, è riuscito a dissimulare anche quest’ultimo abominio.
Quanto all’abito, ho proceduto alla riesumazione di un tubino grigio, risalente al 2001. Rinnovata con una sciarpetta all’ultimo grido, associata a scarpa tattica, la mise ha stappato un complimento al figlio informatico, pronunciato prima della sua sparizione: “Wow!Che mamma fashion!”
Quando si dice far bella figura, a costo zero…
I miei problemi non erano ancora finiti, però: incaricata di sostituire gli asciugamani, la figlia aveva prelevato i più reietti. Inguardabili. Senza contare che si era dimenticata di asportare la saponetta listata a lutto, rimpiazzandola con una appena scartata. Con uno scatto da centometrista, ho provveduto alla rapida sostituzione del tutto, accogliendo il marito, di ritorno dall’ospedale, con un abbraccio appassionato e l’aria di una che ha tutto sotto controllo.
All’arrivo degli ospiti, che sono giunti carichi di vino e cibo che nemmeno i Re Magi, l’unico problema è stato strappare il gaglioffo dal mondo virtuale nel quale era stato risucchiato, portandolo a cena con noi. Per il resto, tutto è filato liscio.
Tanto liscio che, se non tenessi questo blog, potrei persino chiedere l’accreditamento come padrona di casa decente. Invece, scrivo. E i miei amici leggono, ahimè.
La mia reputazione non reggerà ancora a lungo: me lo sento.