martedì 2 settembre 2014

Vichinga

“Ma che c’è in questa pentola enorme?” chiede il gaglioffo.
“I vasi di salsa. Stanno finendo di andare sottovuoto.”
“E non si possono spostare? Dobbiamo cucinare!”
“Guarda che pesa…”
“Ma come l’hai messa lì tu???”
“L’ho messa vuota, scemo! Vasi e acqua li ho aggiunti dopo!”
“Ah, ecco, volevo dire. Una vichinga, sennò!”
Il filosofo apre la porta della cucina.
“Perché apri? Ho freddo!” protesta la Miss.
“Mi apro un varco. Così portiamo fuori la pentola.”
“Vedi che ti fa male il polso. Fai fare a Matteo” obietto io.
“A me fa ancora male la spalla” risponde il gaglioffo.
“Mettetevi insieme, un braccio per uno…” suggerisce la sottoscritta, la quale sta perdendo la pazienza.
La nostra casa è funestata da patologie tendinee, di recente.
“Ok, tu potresti metterti così, io la prendo di là… Aspetta che vado un attimo… Ma chi l’ha spostata, adesso?! E’ sul tavolo fuori!”
“Io” risponde, asciutta, la veneranda genitrice.
Il trio dei figli sgrana gli occhi, mentre Matteo da voce al gruppo, scuotendo la testa: “Selvaggia…”
Chi fa da sé fa per tre. E’ sempre stato il mio motto. E tale resterà, fino a che morte non mi separi dai miei traguardi impossibili.





Litri e litri di latte

Siamo ancora tanti, in giro per la Stamberga. Lo capisco dai litri di latte che mi tocca comprare e dai quintali di frutta che svaniscono dal frigorifero. Del chiasso che caratterizzava la loro presenza, in un tempo ormai lontano, non rimane che l’eco, richiamato dalla mia memoria. Chiusi nelle loro camere, portano avanti la loro vita, separata dalla mia. Come è giusto che sia.
L’unico a rimanere chiassoso è un inesausto gaglioffo, sempre impegnato in sanguinose campagne di guerra e collegato via web con gli inossidabili compagni di merende informatiche.
Ogni tanto si sentono urla e orribili favelle provenire dalla tana della belva, la quale occasionalmente scende a valle a procacciarsi il cibo.
A pranzo si arrangiano, preparandosi pasti diversi in orari differenti, in serena anarchia,  mentre la cena rimane il nostro consueto momento di aggregazione: l’unico che ci vede tutti riuniti attorno alla tavola, Jurassico compreso.
La scuola ancora lontana e le università chiuse permettono una permanenza di qualche mezz’ora in più, dopo cena, a chiacchierare tutti assieme. Conversazioni vivaci, divertenti e sempre più mature, il che mi dà il polso di quanto siano cresciuti, i miei rampolli. Avendoli sempre sotto gli occhi, ci sono attimi in cui me ne dimentico.
Ogni tanto si vede anche l’informatico, che di tanto in tanto fa capolino nella casa avita, per far ginnastica in terrazza, un po’ di salsa con la mamma e, soprattutto, quattro chiacchiere con i fratelli.
Mi sto godendo le ultime battute di un’estate strana, fredda e piovosa come mai prima d’ora; gli ultimi giorni di immersione in una famiglia ipertrofica, ingombrante, impegnativa, ma troppo divertente.
L’autunno si avvicina a grandi passi, e con esso si appropinqua la sparizione dei miei giovani universitari. Soprattutto quella della Miss, che sarà la più dura da digerire oltre che la più lunga da sopportare.
Temo che la vista di quella stanza vuota e fredda mi spingerà a sconfinare in Lombardia con discreta frequenza. Non riuscirò a stare troppo lontana dalla mia unica ragazza. Perché sono una dura, ma ho il cuore tenero. Ahimè e, soprattutto, ahilei!


venerdì 29 agosto 2014

Debito saldato

Il gaglioffo ha saldato i suoi conti in sospeso. Un debito contratto grazie a un’insegnante dall’intelligenza non comune, capace di leggere tra le righe di un eccesso di sicurezza trasformatosi lentamente in arroganza. Una donna grintosa quanto basta a trasmettere un messaggio fondamentale: i tuoi risultati non sono valutati in senso assoluto, ma devono essere proporzionati alle tue capacità.
Un gigante che solleva cinquanta chili non fa ‘sto gran lavoro. Se ci provo io, merito un encomio solo per il tentativo. Anche se fallito.  
Il nostro, avviluppato nei meandri di disequazioni e sistemi, incalzato da codici ed economisti, con contorno scienze umane miste, s’era perso l’Inglese per la strada. Convinto, come tutti gli ignoranti, che valga assai più la pratica della grammatica, ha finalmente introiettato un concetto fondamentale: la grammatica non è un optional. La grammatica è una buona base – la sola buona base – sulla quale appoggiare una pratica costante e indefessa, che solo così diventerà produttiva quanto basta.
Fossero sufficienti le chiacchiere e un po’ di esperienza sul campo, saremmo tutti scienziati e gran dottori.
Va da sé che il mio plauso va tutto alla docente, mentre l’alunno, reo confesso e consapevole della sua insipienza, non ha avuto alcun bisogno d’interventi da parte di mammina. E’ grande, grosso e vaccinato: che s'arrangi a saldare i suoi conti. Io la mia parte ormai l’ho fatta.
E così è stato: il bilancio dell’episodio è tutto in positivo. Queste sono lezioni di vita impagabili.
Naturalmente, nessuna madre degna di questo nome se ne va in giro balzellon balzelloni mentre i figlio rischia – sia pur alla lontana – una seconda bocciatura: un po’ incupita, ieri vagavo tra gli scaffali del supermercato quando sono stata avvicinata da una collega mamma. Costei mi ha fermata, comunicandomi tutta la sua indignazione per l’ingiusto trattamento subito dal mio povero rampollo, notoriamente il più ferrato della classe nella lingua della perfida Albione. 
Quanto perfida è stata la prof a non trasformare il cinque e settantacinque in un rotondo – e assolutorio – sei risicato?  
Vi lascio immaginare la mia risposta. Concisa, tranquilla e tranciante quanto un colpo di mannaia.
Non vi so dire la faccia di questa, quando mi ha sentita anima e ‘core con la cattivona della situazione.
“Sono l’unica cui questi ragazzi fanno tanta pena…” ha pigolato, annientata dal mio piglio censorio.
Purtroppo non è così. Sono tante, invece, le mammine sempre sulle barricate, a difendere i loro innocenti piccini. I quali, se noi genitori non ci diamo una scossa, verranno su come una massa di smidollati. E saranno surclassati da tutti coloro che per nascita, religione o etnia, avranno fatto i conti fin da ragazzini con una signora per la maggior parte dei nostri illustre sconosciuta. La severità.


domenica 17 agosto 2014

E' ufficiale

Jurassico si è rilassato. Nonostante le piogge incessanti, il freddo pungente (5  gradi Celsius, stamani) e l’impossibilità di azzardare il minimo progetto, neppure con un paio d’ore d’anticipo, il plantigrado ha dismesso il ruggito facile e la zampata assassina.
Complice il lungo letargo (dorme come un ciocco. Roba che per farlo ronfare così, a casa, dovrei colpirlo alla testa, con un ciocco), l’uomo quando è sveglio pratica un’attività motoria per lui inusitata.
Il sorriso.
Il sorriso in tutte le salse: allegro, sereno, complice, talora persino sognante.
Il buonumore lo pervade.
E tutto ciò, ci tengo a sottolinearlo per i malpensanti, senza introdurre nemmeno un goccio di alcol.
Potere del riposo…
Durante i frequenti rovesci d’acqua, riempie il tempo riguardando film d’antan: e se titoli stile Notorius possono incontrare anche il mio favore, la biografia di Luciano Tajoli va oltre le mie capacità di sopportazione.
“Ma come, amore? Non te le ricordi queste canzoni? Io ero un ragazzino, mio papà me le cantava sempre…”
“Ecco, appunto, il mio no, invece. Io non ero manco nata, quando Tajoli e la sua mamma erano un must. Perdonami, ma non ce la posso fare. Le cuffie, please…”
Il potenziale incidente diplomatico è stato sventato dalla moderna tecnologia, ma ci sono state conseguenze imprevedibili.
Adesso il nostro vaga per il camper canticchiando quanto ti voglio bbbene… allungandosi stile polipo per afferrarmi, quando accenno a fuggire sotto le intemperie pur di evitare lo strazio.
La trasformazione è completa: il marito mannaro è tornato umano.
E come di consueto, in camper i ruoli si ribaltano: l’ape operaia, nella casa a quattro ruote, è lui. La qui presente, in vacanza, può concedersi viceversa il lusso di giocare all’ape regina: tanto c’è lui che si occupa di me.
Forse è per quello che ogni volta, per ingranare la prima e spostare il pachiderma, si fa pregare in sette lingue, per cedere comunque solo di fronte alle minacce.
Comunque sia, io mi godo l’attimo. E lui, a quanto pare, fa lo stesso.
Durante una passeggiata, si è persino abbandonato a una dichiarazione d’amore che mi ha strabiliata. Poi ha confessato di aver rubato la battuta al Grande Gatsby (difatti mi pareva eccessiva persino per la versione vacanziera del Jurassico…), tuttavia la sottoscritta si è sdilinquita lo stesso. Dopo quasi vent’anni assieme – e con cinquant’anni addosso –  certe romanticherie inattese ti rimettono al mondo. Almeno quanto il fatto che, per una volta, i piatti li vuol lavare lui.  

venerdì 15 agosto 2014

Ferragosto

Bollettino meteorologico: sempre più simile a un bollettino di guerra. C’è mio fratello che, da casa, mi spedisce sms preoccupati per la nostra incolumità.
Tra perturbazioni furiose, minaccia di nubifragi e temporali ciclopici, teme che non torneremo tutti interi.
In realtà, la situazione non è così nera: il cielo sì, però. Quello è di un nero convinto e costante: oggi è il secondo giorno che passiamo tappati in camper.
Però, però… E’ vacanza lo stesso.
Jurassico si dedica al bricolage e alla manutenzione del pachiderma, la sottoscritta un po’ legge un po’ scrive, confidando entrambi in un prossimo miglioramento climatico.
Dopo un anno vissuto sempre di corsa, senza mai concedersi una pausa, anche i ritmi lenti di una pigra giornata come questa hanno un loro perché. E ci hanno permesso di recuperare i postumi di ventiquattro chilometri di scarpinata, osati qualche giorno fa, cui ne abbiamo sommati un'altra dozzina il giorno immediatamente successivo: ogni tanto il plantigrado ed io trascuriamo i nostri dati anagrafici. Forse il tempo è più saggio di noi... E ci ferma, obtorto collo. 
A tutti un buon ferragosto, sperando che il vostro sia meno freddo e umido del nostro! 


giovedì 14 agosto 2014

Il matrimonio spiegato a mia figlia

I figli. Talvolta sono di una fiducia disarmante. Da una conversazione con la Miss, qualche giorno fa: “Mamma, se mi sposo vorrei che fosse quello, per tutta la vita. Come si fa?”
Fosse facile rispondere. Avessi davvero la ricetta, ne farei un’app da vendere on line: farei una fortuna.
In realtà, non so cosa si debba fare perché la coppia non scoppi. Oppure perché non si trasformi in un gigante dai piedi di argilla, il che è talvolta persino peggio.
Anzi, mi spaventano quelli convinti del contrario: gonfi di presunzione, sono convinti, essendo parte di una coppia stabile, di possedere una sorta di titolo onorifico.
Molte coppie di lungo corso assumono un atteggiamento di superiorità, come se assieme alle rughe, l’ipertensione, la menopausa e il profilo alla Winnie The Poo, i decenni trascorsi assieme avessero conferito loro i titoli per salire in cattedra e pontificare.
Mi facciano il favore.
Ci sono mille modi per restare insieme sine die, molti dei quali sono tutto tranne che da imitare. Senza contare che se è vero che ogni coppia ha un suo equilibrio, ne deriva che nessuno di noi può arrogarsi il diritto di dispensare diktat sul come tale equilibrio sia da raggiungere e mantenere.
E’ un po’ come per i figli: quello che funziona con uno, non va bene per un altro. E chi si dibatte inutilmente per trovare il bandolo della matassa di una famiglia numerosa sa molto bene di cosa parlo.
Una sola cosa mi sento di fornire a mia figlia, i suoi fratelli e chi ha voglia e pazienza per leggermi: l’elenco degli ingredienti tossici da evitare, quando s’impasta la nostra vita. Specie quella a due.
Far coppia per paura di restare soli: se cerchi un compagno per riempire un vuoto, per dimenticare qualcuno d’importante, per sfuggire a una situazione familiare pesante o carica di sofferenza, rischi di accontentarti di una scelta di ripiego.
E se i compromessi sono il lubrificante di un meccanismo di coppia ben funzionante, le soluzioni di compromesso non sono una buona base sulla quale assemblarlo.
Fondamentale, dunque, per un giovane è lavorare per imparare a star bene con se stesso, per trovare un lavoro soddisfacente, coltivando anche hobby e interessi che gli riempiano la vita e la rendano interessante. Se stai bene con te stesso la solitudine non ti spaventa. Anzi, diventa persino piacevole. Tanto da trasformarsi in una necessità, di tanto in tanto, anche trovando compagnia.
L’essere in grado di star bene anche soli è la risorsa più importante anche qualora si perda il compagno, per le ragioni più diverse.
Poiché però l’uomo ha bisogno di interazione col suo prossimo, non vanno trascurati i rapporti umani: le amicizie sono fondamentali. Meritano tutta la nostra attenzione e vanno coltivate. Nei limiti del possibile, ovvio: ma gli amici non si dimenticano. Se un rapporto è sincero, resiste al tempo e alle vicissitudini della vita.
Le amicizie colorano la nostra esistenza non meno dell’amore: l’uno non deve escludere le altre.
Dunque, ecco un altro elemento tossico: il rapporto totalizzante.
Se un rapporto di coppia tende a escludere tutto il resto del mondo non è un rapporto sano. Per esserlo, deve lasciare spazio ad amicizie, condivise e non, a spazi personali per ciascuno dei due e non deve mai diventare asfittico. Altrimenti, prima o poi uno dei due soffocherà. Oppure, in alternativa, il primo che rimarrà solo non troverà le risorse per sopravvivere.
Accettare l’inaccettabile, pur di tenersi stretto chi amiamo: ecco un altro virus. Più letale di Ebola.
Please, restiamo lucidi nel valutare le persone, anche se ne siamo perdutamente innamorati: ci sono comportamenti e difetti inammissibili. Quelli ovvi - violenza, prevaricazione, smania di controllo, egoismo – si accompagnano a quelli più difficili da individ­uare – narcisismo, tendenza alla manipolazione, egocentrismo – fino ad arrivare a quelli più veniali, ma francamente odiosi per noi. Per noi come siamo fatti: ci sono alcuni tipi di persona con i quali non poteremo mai andare d’accordo. Se capita d’innamorarsi di un elemento siffatto, meglio non farsi illusioni: non durerà. Prima o poi l’innamoramento cederà il passo all’insofferenza, per naufragare in un mare d’insoddisfazione e recriminazioni reciproche.
Posto che nessuno è perfetto, cerchiamo almeno di unire la nostra esistenza con una persona i cui difetti siano compatibili con i nostri. Sarà più facile sopportarli. Per entrambi.
Evitando questo lungo elenco di passi falsi, le basi almeno ci saranno.
Da lì in poi, esisteranno impegno, fatica, sacrificio. Essendo in due a percorrere questo sentiero accidentato, le probabilità di continuare a camminare tenendosi per mano saranno molte.
Se uno dei due si adagia, non ci crede, molla o devia, tanti saluti.
In una coppia ci si deve credere, ci si deve credere tanto, ci si deve credere in due.
Se è uno solo a farsene carico, non si costruirà mai una coppia. Al massimo, due vite parallele, destinate a correre separatamente su binari appaiati. C’è chi si accontenta anche di questo. Per quel che mi riguarda, lo considero uno squallido ripiego. E non mi sento certo di consigliare ai miei figli una scelta del genere. 

lunedì 11 agosto 2014

La famiglia

Devo dirlo. Sono stanca di sentir magnificare la famiglia come l’unica sorgente delle meraviglie. L’entità astratta cui inchinarsi, come a una divinità superiore, sull’altare della quale tutti devono sacrificare aspirazioni, desideri, speranze e possibilità. L’annientamento della propria personalità, l’azzeramento della propria volontà, in nome di un non meglio identificato “bene comune”.
Quando le cose vanno a gonfie vele, stanno tutti a darne il merito alla famiglia.
La famiglia serena regala serenità ai figli, una famiglia sana produce figli sani, la famiglia solidale rappresenterà per sempre il porto al quale tornare.
Tutto ciò è vero. Non è tutto, però.
I figli non sono creta, un materiale amorfo da plasmare, incapaci di metterci del proprio in quello che fanno.
Questo lo dovremmo tenere sempre presente, noi genitori: quando un figlio si comporta bene, non congratuliamoci troppo con noi stessi.
Non è merito nostro: è merito suo.
Noi possiamo aver contribuito a rendergli il compito più facile, se siamo stati bravi, ma quando una persona ottiene dei successi, è lei ad aver fatto la fatica per arrivarci. Non chi le stava attorno. Il che vale per tutti, non solo per i figli.
Una bella famiglia è la matrice ideale dove crescere un figlio in gamba, che sa quello che vuole e si adopera per arrivarci. In una famiglia serena un figlio di buon carattere tirerà fuori il meglio di se stesso senza troppi sforzi. E dove un figlio con un pessimo carattere creerà problemi, una famiglia unita saprà farvi fronte e regalargli la possibilità di risolverli e di risollevarsi dopo le cadute.
In questo senso la famiglia è una risorsa.
Ma quante sono le famiglie così efficienti ed efficaci?
Qual è il destino dei figli dove la famiglia funziona così così? Quando dietro la facciata di un’apparente serenità si nascondono correnti intossicate di veleno, i rapporti sono inquinati da rancori inespressi, oppure gridati a pieni polmoni? Quando l’insoddisfazione si maschera dietro a un sorriso di convenienza, oppure quando la stabilità della struttura si poggia sull’asservimento del nucleo alle pretese del più forte? Quando la resilienza del più intelligente fa da cuscinetto alla prevaricazione del presuntuoso?
Ci sono famiglie dove la manipolazione sostituisce la discussione costruttiva, dove manca il confronto, perché c’è chi è convinto di esser sempre dalla parte della ragione e chi tace sempre, pur sapendo che ciò non è vero.
Quando il rapporto tra genitori e figli è irrimediabilmente deteriorato da incomprensione e insofferenza reciproche, che possibilità ha un giovane di esprimere se stesso?
Eppure, c’è chi cresce sano e forte anche in situazioni così. Anzi, talvolta diventa addirittura più forte di chi è cresciuto in un nucleo stile Mulino Bianco.   
Se è vero che alcune sono famiglie da manuale, è altrettanto vero che esistono famiglie tossiche. Famiglie intrusive, famiglie invadenti, famiglie impositive.
Esistono genitori autoritari, egoriferiti, incapaci di empatia e assiduamente dediti alla distruzione dell’autostima dei figli.
Ci sono persone che per esaltare le proprie – scarse – virtù si dedicano incessantemente alla demolizione dell’immagine ( e della personalità, ove ci riescano) di chi li circonda. Ipercritici con gli altri, non sottopongono mai a una revisione il proprio comportamento.
In alcune famiglie (e non sono poche, purtroppo), c’è chi è sempre disponibile e viene sfruttato da tutti; salvo poi essere messo da parte quando non serve più, come un limone spremuto fino in fondo.
Ci sono persone che credono negli affetti, persone che si affidano a quelli che amano, per poi scoprire che per denaro, interesse o invidia c’è chi dimentica persino i legami di sangue.
Da simili nidi di vipere, come si può sperare che nasca qualcosa di buono?
Eppure, succede. Ci sono persone che riescono a trasformare persino queste esperienze in qualcosa di positivo.
Alcuni, dopo aver subito il tradimento di consanguinei dei quali si fidavano, ne fanno una ragione per amare davvero, lo vivono come un esempio da non seguire, un monito per coltivare i rapporti familiari nella sincerità, il disinteresse, la generosità.
Non sempre un’esperienza negativa a livello familiare si traduce nel fallimento dell’adulto che l’ha subita da bambino.
Dunque, non venitemi a dire che la famiglia è tutto.
Ciò che conta davvero, più della famiglia in quanto tale, è l’intelligenza dei genitori.
La capacità di crescere i figli mettendo il loro interesse al centro di tutto, dopo aver superato le proprie difficoltà, ripercorso il proprio vissuto (anche e soprattutto quello negativo) per non farlo scontare ai figli.
Non credo all’icona di famiglia tradizionale: credo piuttosto nelle infinite possibilità dell’intelligenza e dell’empatia, che hanno modo di esprimersi anche in tutte quelle situazioni che esulano dalla tradizione tanto celebrata dai bigotti o dai benpensanti.
Per riuscire ad essere un genitore valido, ognuno di noi ha il diritto e il dovere di non rinunciare del tutto a se stesso per il bene della famiglia: solo se saremo adulti risolti e soddisfatti di noi stessi e di ciò che facciamo potremo trasmettere ai nostri figli un messaggio positivo. Un messaggio credibile e degno di essere accolto e messo in pratica.
Diversamente, rischiamo di perpetuare nei nostri figli un destino di insoddisfazione e sofferenza che, alla lunga, rovinerà le loro vite. Esattamente come avrà fatto con le nostre.


martedì 5 agosto 2014

Non tutto il male vien per nuocere

A volte si verificano situazioni in cui la gente si distingue per maleducazione e incapacità di stare al mondo. Situazioni in cui persone insospettabili rivelano aspetti del carattere tanto inaspettati quanto sconvolgenti.
In casi come questi ti puoi trovare in serio imbarazzo, è vero: però sono anche ottime occasioni per fare una bella pulizia tra le tue amicizie e conoscenze.
Sarò formale, rigida e incomprensiva. Però in certi casi la forma diventa sostanza: alcune violazioni della forma nascondono una mancanza di rispetto e un disprezzo nei confronti degli altri così profondi da risultare inaccettabili.
Purtroppo, mi accorgo che si tratta di comportamenti sempre più diffusi, distribuiti in modo ubiquitario e da troppe persone considerati normali.
E pensare che basterebbe talmente poco per non pestare i piedi al prossimo…
Comunque sia, a me i piedi non li pesta più nessuno. E m’impegnerò ad assicurarmi altresì che i miei rampolli prendano esempio da me: vietato calpestare, innanzitutto. Ma nemmeno lasciarsi calpestare: no, no e no. Ci sono limiti da far rispettare. Da tutti, sempre. 

giovedì 31 luglio 2014

Tutto bene. O quasi.

Sempre di corsa, di corsa, di corsa.
Ragazzi, ma quando potrò rallentare??? Senza rischi, peraltro: domenica sera una mia amica ed io abbiamo provato a rallentare. Anzi, ci siamo fermate proprio. Con l’auto, a una rotonda: peccato che il giovanotto dietro di noi non abbia condiviso la nostra scelta e ci sia piombato addosso come un ariete.
Che botta!
Non capivo nemmeno cosa fosse successo: mi guardavo attorno con aria beota, chiedendomi Ma cosa ci ha colpito?
Il trauma cranico (leggero, per fortuna: sennò sai che guaio, ritrovarmi con una testa ancor più balenga di così…?) m’impediva di ragionare in modo compiuto, a quanto pare. L’ipotesi che non fosse un meteorite ad esserci arrivato addosso non mi sfiorava nemmeno: non vedevo ostacoli davanti e a fianco, dunque non c’erano spiegazioni razionali al fenomeno paranormale in cui ero stata coinvolta.
Il colpo da dietro era un’ipotesi cancellata da quello in testa.
Che bella serata abbiamo trascorso…
Quattro ore in Pronto Soccorso, con un mal di testa da spaccarmi. E la mia amica, vogliamo parlarne? Ridotta ai minimi termini. Testa in via di esplosione, ottundimento generale, senso di nausea: un colpo di frusta con tutti i crismi. Se io ora sto decisamente meglio, lei poverina ancora ci combatte. Del resto, non essendo corredata  - come invece sono io - di una testa più dura del granito, c’era da aspettarselo. Dalla collana al collare senza passare dal via. Fortunata, davvero.
Per il resto, qui a Casa per Caso maciniamo mini vacanze, traguardi e mezzi disastri.
L’iscrizione della Miss è completata: ormai è immatricolata. Sulla sistemazione, il giudizio è sospeso: vedremo se la soluzione attualmente in essere (una residenza universitaria) si rivelerà buona. Di certo avremmo preferito un’altra cosa, ma nella vita bisogna sapersi adattare…
Con il gaglioffo, abbiamo fatto un pieno di storia: tre giorni sui luoghi della Prima Guerra Mondiale, tra forti, ricostruzioni storiche e passeggiate a tema in mezzo alle conifere. Sto scoprendo un lato inedito di mio figlio minore. Un lato che mi sorprende piacevolmente.
Jurassico ormai è alla frutta: se non arrivano presto le ferie, mi sa che saremo costretti a ricorrere al defibrillatore.
Quanto a me, resisto: stasera rimpatriata con l’informatico, per cui rispolvererò le mie doti di cuoca, mentre c’è chi al momento è a Roma e chi sta per comprare il biglietto per andarci. Quest’anno la capitale è molto in voga, tra i miei figli.
Infine, una nota solo in apparenza priva d’importanza: ho ceduto. 
Di fronte alla colata lavica dei libri in continuo aumento e del progressivo restringersi degli spazi dove stivarli, ieri mi sono comprata l’ebook-reader. 
Sarà dura abituarsi, ma dopo anni di resistenza adamantina, ho dovuto arrendermi. Non posso partire con sei quintali di libri caricati in camper ogni volta che lo mettiamo in moto e non ha senso continuare ad accumulare carta in casa. La soluzione testi in prestito dalla biblioteca è naufragata miseramente: se leggere un libro è un’esperienza sensoriale quasi mistica, farlo con la sovracoperta in plastica regala una sensazione deprimente. 
Per non parlare dell’olfatto: tanto inebriante è fiutare un libro nuovo, tanto agghiacciante è il sentore che talvolta si leva dalle pagine dei libri provenienti dai pubblici scaffali.
Il dado è tratto: ho già acquistato un libro, tre me ne hanno regalati, e quindi… Via alla lettura in fotocopia. Vi racconterò le mie impressioni. 

venerdì 25 luglio 2014

Caccia grossa in città

Qualcosa di semplice nella mia vita, mai. La sorte ama prendersi gioco di me, quali che siano i miei ambiziosi progetti.
I miei tre giorni a Milano, per esempio: la Miss impegnata nel college camp, io finalmente a godermi le amiche, dopo quasi tre anni trascorsi senza riuscire a  vederci. Combattendo vittoriose contro nubifragi, emergenze sanitarie e locali fantasma, qualche ora assieme siamo riuscite a rosicchiarla. Rischiando di mancarci, visto che le due Vale, con perfetta azione sinergica, si sono date appuntamento di fronte a un locale ipogeo, attualmente  smantellato e reso invisibile. Grazie, Valeria. Tu sì che mi vuoi bene.
Quanto a Vale Mpc, di fronte a tale emergenza, ben pensa di rendersi irreperibile facendo scaricare il cellulare. Ottima mossa anche la mia. Due geni al lavoro.
Come sempre,  Lupetta ci surclassa con la sua classe. Elegante, raffinata, capello senz'ombra di ricrescita, non ha sbagliato una mossa. La Grace del trio.
E Terry? Vogliamo parlare di questa padrona di casa perfetta, che mi lascia l'appartamento a completa disposizione, chiavi in mano?
Appartamento corredato di rodente con pericolose tendenze all'evasione. Già.
La mia amica Mammamatta (dopo un dobermann, due pesci, un coniglio e uno scoiattolo regalati alla figlia, capisco il perché del soprannome), non a caso intima amica di una imbranata della mia sorte, chiude male la gabbia dello scoiattolo. La sottoscritta, distesa sul divano a leggere il forum di Sotis, se lo vede comparire di fronte all'improvviso. Dopo tre ore di caccia inesausta, l'animale è ancora in libertà, ho già raccolto cacca e pipì da svariate location, e non so davvero se riuscirò a beccarlo prima di partire. Ogni tot quello esce allo scoperto e io ci provo a lanciarmi all'inseguimento: bardata di guanti da cucina, armata di straccio e scalza, mi avvento cercando di intrappolarlo. Finora tutto ciò che ho ottenuto è un crollo della mia autostima e l'azzeramento totale di ciò che restava della mia dignità.
Una cosa è certa: questa è una vacanza che non dimenticherò...