venerdì 17 aprile 2015

I veri amici

Il vero amico non ti giudica male quando reagisci allo stress perdendo il controllo. 
Il vero amico non perde la calma, ma con pazienza ti fa notare come tu te la stia prendendo con le persone sbagliate. 
Il vero amico comprende le tue ragioni, non ti regala controproducenti giustificazioni, però ti perdona anche se sei stato un rompi@@@@@. 
Il vero amico ti rimane accanto anche quando rischi di perdere tutti perché lo tsunami dei tuoi guai ti ha travolto, e finché non ritrovi te stesso non riesci nemmeno più a rapportarti con gli altri. 
Il vero amico funziona da collante tra te e gli altri amici, non parla male di te alle tue spalle, dirime le contese ed è soddisfatto quando si va tutti d'accordo. 
Chi ha tutti i motivi per essere sereno, felice, soddisfatto della sua vita e non ha grosse preoccupazioni ad assillarlo, deve impegnarsi a dare una mano a quelli ai quali vuol bene. Non avere problemi è una fortuna. Infischiarsene di quelli degli altri sarebbe un comportamento egoista. 
Se ti dai da fare per capire e aiutare chi sta peggio di te farai stare meglio lui, ma ti sentirai bene anche tu. Siamo animali sociali, tutti interconnessi gli uni con gli altri. 
L'importante è mantenersi lucidi e controllati, anche se si hanno molti impegni e il tempo sembra non essere mai abbastanza. Un buon rapporto con il prossimo è un elemento fondamentale per vivere bene. 

Bello, vero? 
Non è farina del mio sacco, però. Questa è tutta farina del sacco del gaglioffo. A dimostrare che non esistono le cause perse, con i ragazzi. 
Per quanto esausti ci possiamo sentire, quando fanno della nostra vita un incubo, vale sempre la pena di perseverare, cari colleghi genitori. Chi semina, raccoglie. E se avremo seminato bene, prima o poi tutto quel bene ci sarà restituito. E con abbondanti interessi. 







lunedì 13 aprile 2015

Non c'è pace tra gli ulivi

Ora, attendevo questo periodo con l'impazienza di una sposina nel trimestre prima delle nozze. 
Dopo mesi e mesi di ansia, disperazione e assistenza (morale e pratica), non vedevo l'ora di avere tutti i figli in giro per casa. Tutti o quasi. L'informatico ormai ha nidificato altrove, ma la massiccia presenza dei fratelli nel paterno ostello lo attira con una frequenza tripla alla norma.
Più che una rimpatriata familiare, una vacanza mentale. Una full immersion in gioventù, allegria e quell'atmosfera di scanzonata festosità che si crea sempre quando quei quattro si ritrovano tutti assieme.  E sa il Cielo quanto ne avessi bisogno di una bella cura di buonumore. 
Va da sè che le cose non sono andate esattamente come preventivato. Shopping a parte (per quello la Miss riesce sempre a farmi trovare il tempo. E qualcosa mi dice che non è la voglia di passare del tempo con la mammina a spingerla in tale direzione...) non sono riuscita a realizzare uno solo dei miei sogni. 
Le emergenze a casa del nonno si sono intensificate nelle ultime settimane, addensandosi come cumulinembi sulla nostra testa, per esplodere con la violenza di un tornado in corrispondenza con le festività pasquali. 
Emergenze annunciate, ovviamente. Purtroppo, però, ci sono personaggi di rara ostinazione, i quali non affrontano la realtà sino a che questa non li colpisce in testa, come una mazzata. Peccato che le schegge impazzite (della mazza, non della testa. Sia chiaro...), a quel punto, facciano in giro più danni di una granata. La tensione è salita oltre i livelli di guardia, scatenando scontri di tale portata da indurre i nostri figli  a minacciarci di scacciarci di casa... Per fortuna, siamo sopravvissuti. Al rischio di scannarci a vicenda, soprattutto. 
Ora stiamo faticosamente rimettendo assieme i pezzi della nostra vita, cercando nel contempo di trovare una soluzione soddisfacente per tutti, soprattutto per il protagonista dello psicodramma. I figli viaggiatori stanno facendo le valigie, pronti ad affrontare la prossima tornata di esami. 
Si è finalmente creato uno stato di calma apparente, capace di convincere Jurassico  a fuggire per una minivacanza di tre giorni. Armato di sacro furore, aveva trascorso il precedente weekend a lustrare e mettere a punto il camper, pronto a salpare, il venerdì successivo, verso destinazione sconosciuta. Avete presente il coraggioso cavaliere, che ti issa sul suo destriero e galoppa con te verso l'orizzonte, conducendoti lontano da pericoli e sciagure? 
Uguale. 
E mentre il mio eroe sellava i cavalli del pachiderma, la sottoscritta lo incitava a mantenere alto il morale: "Coraggio, tesoro. Risolveremo tutto, Finché c'è la salute..." 

"Mamma, cosa fai ancora in giro? Non dovevate andarvene, voi due?!" 
"..."
"Che faccia è quella? Sembri un cadavere!" 
"Ecco, appunto. Ho la febbre, Sono così debole da non riuscire nemmeno ad alzarmi dal letto..."
"Ma non ci credo!!! Sei un rottame!!! Possibile? Non mi libererò MAI di voiiiii!!!! Ma pçç磣£@@@&&&&"£%%%%$3"""!!!!!" 
Dopo il danno, la beffa. Non solo mi sono ridotta all'ombra di me stessa, distruggendo nel contempo tutti gli amorosi progetti dell'amato bene. Me la sono dovuta anche vedere con un gaglioffo empatico quanto uno Stegosauro, affettuoso quanto un coguaro a digiuno da una settimana e in@@@@to come un cobra. 
Che vita, ragazzi... Che vita! 






giovedì 9 aprile 2015

C'è chi vive da mediano

E chi invece si reinventa mediatore. Non prima, peraltro, di essere stato quasi annientato come danno collaterale.
Attualmente, il mio ruolo di problem solver (sempre attivo, quello) si è affiancato a un’opera di intermediazione degna di un inviato dell’ONU.
Opera quanto mai necessaria in qualsiasi famiglia in tempo di crisi, onde evitare esplosioni, implosioni e fenomeni di frammentazione.
Quando ti ritrovi al centro di un simile scenario, devi far tue una serie di regole auree, utili a sopravvivere all’onda d’urto dei problemi e a metterti in grado di prendere le giuste decisioni. O le meno sbagliate, in alcuni casi.
Se vi va di leggerle, sappiate che passo ad elencare il mio personale decalogo di sopravvivenza. Magari a voi non serviranno a nulla, ma sarà un utile esercizio per la sottoscritta, costretta a mettere ordine nel caos tellurico dei suoi pensieri, parole, opere e comprensioni. Se da qui deciderete di passare ad altra lettura, quindi, tranquilli. Non mi offenderò.
    1) Ama il prossimo tuo come te stesso. Certo. Però ama te stessa almeno quanto il tuo prossimo. Ché la sindrome della crocerossina ha fatto più vittime del bombardamento di Dresda. Una persona che s’immola sull’altare della famiglia, dimenticandosi dei suoi più elementari diritti, finisce con l’autodistruggersi, innescando un effetto domino dalle conseguenze incalcolabili. Ricordiamoci delle nostre esigenze, prima di soddisfare le pretese altrui. E’ più sano anche per i nostri protetti.
     2) Perdona i torti subiti. Questa è difficile, ma non impossibile. Il pavimento dell’inferno è lastricato di buone intenzioni, si dice. Ecco, se uno si concentra sulle buone intenzioni di chi lo ha danneggiato (o ha tentato di farlo) riesce a non prendere le cose sul personale. E se riesci in questo, tutto il resto è una strada in discesa. Gli atteggiamenti autocommiseratori avvelenano anche te. Conviene smettere. Non alimentare il rancore, buttarsi alle spalle il passato, evitare le piccole vendette meschine e le rivendicazioni fini a se stesse. E’ sufficiente non dimenticare: offrire un’altra chance al prossimo è giusto e doveroso. Aspettarsi specchiata onestà e amore incondizionato da chi, nel passato,  ti ha pugnalato alle spalle è un azzardo da non rischiare. Si può offrire piena disponibilità al prossimo, restando comunque sull’avviso. Se conosci bene i tuoi polli, lo capisci subito dove stanno andando a razzolare.
     3) Individua il soggetto debole. In tutte le situazioni si può tracciare un quadro chiaro delle circostanze, individuando la vittima potenziale. La vittima reale, non il vittimista con la voce più forte e le pretese più urlate. Stabilito chi va difeso, si può passare all’analisi dei singoli problemi.
     4)  Dai un nome e un cognome ai problemi. In senso figurato, ma pure letterale. Anche e soprattutto a quelli peggiori, quelli difficili da ammettere, quelli che ti fanno soffrire e che fanno stare male chi ti sta vicino. Anche se chi li crea è una persona che ti sta molto a cuore. Per trovare le soluzioni giuste, è necessario individuare il problema di fondo. Se si nega quello, si disperdono energie a tappare falle destinate a riformarsi e  ad aumentare di numero e dimensione.
    5) Accetta l’impopolarità. Cassandra non è mai stata una figura amata e Jago è sempre l’amico più ascoltato. Ce lo hanno raccontato i classici, ce lo insegna la vita. Tuttavia, non si può rischiare il disastro per evitare di urtare la suscettibilità altrui, per paura di far la figura dei cattivi, per sfuggire alle responsabilità. Le cose non si aggiustano da sole. Le valanghe si fermano con la prevenzione, perché quando si innescano dopo resta solo da contare i morti e conteggiare i danni.  Il brusio degli ignavi è meno fastidioso del ronzio di una zanzara; a cose fatte, anche il più accanito dei tuoi detrattori dovrà arrendersi all’evidenza. Se avrai agito bene, le conseguenze saranno positive per tutti. E anche le chiacchiere si spegneranno.
     6)  Consigliati con chi ne sa più di te. L’autoreferenzialità non aiuta, l’emotività è un ostacolo, l’ostinazione è una minaccia mortale. L’opinione di qualcuno di esterno ai giochi, dotato di buon senso e competenza, può solo aiutarti. Mettersi sempre in discussione, rivalutare di continuo il proprio operato e i risultati ottenuti, mantenersi duttili ed elastici. Cambiare strategia quando è necessario aiuta il successo di qualsiasi operazione.
    7)  Coltiva la fermezza, ma rifuggi la rigidità. La solidità è un valore, l’inflessibilità un pericolo.
    8)  Sii comprensiva, non condiscendente. Capire il prossimo è fondamentale, assecondarne i capricci e l’irrazionalità è sbagliato.
    9) Sii sempre disponibile per chi ha bisogno di te, senza mai permettergli di darti per scontata. Hai una dignità, fatti rispettare. Gli zerbini vengono calpestati: c’è poco da lamentarsene, se non si fa nulla per evitarlo. 
    10)  Non far pesare agli altri quello che fai per loro. Se però ti rendi conto che non si accorgono neppure della tua esistenza, e soprattutto del tuo operato, svanisci in silenzio. Se si renderanno conto della differenza, ti verranno a cercare e con lo spirito giusto. Se non lo faranno, non valeva la pena darsi da fare per loro.

Che ne pensate? Si accettano critiche, aggiunte, correzioni. Qui si naviga a vista…
Un abbraccio a tutti








lunedì 30 marzo 2015

Mezzo secolo e più

Cinque decadi e una sesta appena iniziata. Oltre allo sgretolamento c’è di più.
C’è la consapevolezza di non aver vissuto invano, assieme alla certezza di aver imparato qualcosa.
Il viso è segnato, certo,  e il fisico franato. Ma se la carne è debole, lo spirito resta indomito.
E l’anima fa i conti, mette in fila tutto quello che è stato, si gode ciò che è e spera in quello che sarà.
Ho imparato tante cose, in questi lunghi anni.
Per prima, quella più importante:  ho imparato il valore dell’amore.
L’unico capitale che aumenta con il tempo, l’unico bene a non temerne il degrado. L’unica fortuna che puoi dividere con gli altri, certo di non uscirne impoverito. Anzi, puoi star sicuro di risultarne arricchito.
L’unica ricchezza dissipabile: l’amore non è mai sprecato. L’averlo regalato fa di te una persona migliore, comunque sia andata con chi lo ha ricevuto.
L’amore è un valore stabile, un’eredità che unisce e non crea litigi,  un bene di famiglia condivisibile, capace di attirare amici veri.
Già, gli amici.
Come sarebbe la mia vita senza di loro? Incolore, non ho dubbi.
Se è vero che la mia immane famiglia associata ai parenti (per fortuna non solo serpenti), mi riempie la vita, i miei amici la rendono variegata, intensa e interessante.
Alcuni di loro mi hanno delusa, ma li ringrazio lo stesso.
Ho imparato qualcosa anche da loro: quando si regala un pezzetto di sè, è giusto farlo senza aspettarsi nulla in cambio. Il fatto che alcuni (pochissimi, per fortuna) non abbiano saputo apprezzarlo, altri non siano nemmeno riusciti a capirlo, mi ha portato a gioire davvero di fronte alla risposta affettiva dei più.
Potendo contare su un discreto numero di amici fidati (fortuna rarissima, ne sono consapevole) ho la non trascurabile opportunità di confrontarmi con tante persone diverse. Persone capaci di mettere in crisi le mie certezze e di incentivarmi a coltivare qualche sanissimo dubbio, specialmente di fronte alle prove più difficili della vita.
A tutti coloro che ho incontrato e a quelli con i quali ho parlato a lungo, senza talvolta mai incontrarli; a quelli con i quali mi scrivo e a quelli che vengono a spasso con me: siete un tesoro inestimabile e uno dei più bei doni che mi ha elargito la vita.
La simpatia di chi mi segue regalandomi qualche commento, e quella silenziosa di chi clicca silente, mi inducono a non lasciar morire d’inedia questo blog. Uno spazio virtuale entrato a far parte della mia esistenza, e che mi manca da morire quando gli eventi mi travolgono, tenendomi lontano dalla tastiera.
Grazie, dunque, anche ai miei fedeli lettori. Anche le pagine che mi escono di testa sono parte integrante del mio modo di essere, un pezzetto di ciò che sono diventata in questo mezzo secolo di vita.
A volte è difficile reggere a tutto. Ci sono momenti in cui mi sento un guscio sballottato dai flutti, credo di aver perso il controllo del mio futuro e vengo assalita dalla paura del domani.
Poi getto un’occhiata alle mie spalle, e mi rassicuro. Ne ho superate tante, e non sono crollata.
E a differenza di tanti anni fa, non sono più sola. E l’unione fa la forza, giusto?
Grazie a tutti quelli che mi vogliono bene, dunque. E prendetevela anche con voi stessi, se oggi sono diventata così. Una Mpc.


Buon compleanno a me!

Mpc, ridacchiando: “Auguri, mammmmaaaaaa…”
Il filosofo: “Eh? Come? Ma oggi è il 30? Non avevo ancora guardato il cellulare… Auguri!”
SMACK, SMACK. L’entusiasmo di questo figlio nello stamparmi due baci è genuino.
Il gaglioffo: “Auguuuuuri!!! Cinquanta, oggi?”
Smack. La ritrosia di questo figlio nell’elargirmi uno striminzito bacetto è palese.
Mpc: “Uno. Cinquantuno.”
Il gaglioffo, spalancando gli occhi: “Sei proprio VECCHIA!!!”
Meno male che posso contare sugli assenti. La Miss e l’informatico mi hanno riempito la chat di Whatsapp di auguri e cuoricini. E, per fortuna, senza pesanti allusioni ai miei non più sfolgoranti dati anagrafici.
Quanto al plantigrado, quest’anno è stato bravo: alle prime luci dell’alba, è stato il secondo a farmi gli auguri. Per primo, arriva sempre il mio fratellone Max.
<3 <3 <3



mercoledì 4 marzo 2015

Masterchef

Squillo del telefonino. Miracolosamente, lo sento e arrivo persino a rispondere. Sto migliorando, almeno sotto questo aspetto.
Il display mi rivela l'identità del chiamante, ovvero l'informatico.
"Pronto...?"
L'uomo riconosce il tono sospensivo. Dopo aver ricevuto quattro chiamate a seguito di incidente stradale, quando mi telefona in orario d'ufficio io tremo. Di default.
"Ciao, matrigna!"
"Ciao, figliastro..."
"Sto bene, tranquilla. E anche la mia macchina è a posto. Sai mica dove posso trovare dei semi di sesamo neri?"
Segue elenco esercenti probabili rivenditori di tale insolito materiale.
"Uhm... Fammi pensare. Forse ne ho anch'io un po'. Ora controllo... Sì, ci sono. Hanno qualche anno, ma li ho."
"Mamma, i semi sono semi. Anche se scadono sono buoni!"
"Fammeli assaggiare... Crunch, crunch, crunch... Sì, normali. Se li vuoi, sono a tua disposizione!"
"Arrivo."
Pochi minuti dopo, un tramestio di chiavi annuncia l'ingresso del figliol prodigo.
Consueto scambio di baci - noi che quando vivevamo sotto lo stesso tetto ci salutavamo da distante - poi gli chiedo: "A che manicaretto ti stai dedicando?"
"Sushi"
"Chi hai a cena?"
"Me stesso. Devo fare le prove per quando invito gli amici e, soprattutto, la Miss!"
"Tua sorella?"
"Certo! La signorina vuole essere trattata bene... Mi sono informato sull'abbattimento del pesce crudo, come mi hai suggerito tu, e in pescheria mi hanno garantito che è tutto abbattuto. Ti faccio vedere le foto del mio precedente tentativo..."
Perfetto. Un tentativo riuscito in pieno, direi. Anzi, lo dico proprio: "Wow! Sei un artista!"
"No, questi erano quelli facili. Oggi provo quelli più complicati... Cmq si può fare, sai?"
"Io passo, grazie. Rimango alla tradizione nazionale, quanto a cucina. Cmq anche tuo fratello Andrea si era cimentato con successo nel sushi: due cuochi, siete!"
Sorriso del nostro, mentre arraffa i semi.
"Mamma, c'è qualcosa che tu NON abbia, in questa cucina?" ridacchia, buttando l'occhio sull'orticello di erbe aromatiche posizionato, in un cestino, sul caminetto. Una new entry dell'ultimo periodo.
"Non so. Forse no..." sorrido di rimando, mentre l'aspirante masterchef si riveste per andarsene, sotto lo sguardo scandalosamente orgoglioso degli anziani genitori. Dovremmo moderarci un po', noi due. Procediamo sul filo del ridicolo, quando si tratta di figli...
Però, però.
Saremo anche esagerati, lo riconosco. Io, in particolare, sarò fissata con la cucina. Magari un po' eccessiva, con due cucine, ogni possibile attrezzo ed elettrodomestico e dozzine di libri di cucina accumulati negli anni...
Ma vuoi mettere la soddisfazione? Ho cresciuto una generazione di maschi culinariamente evoluti! Con un marito jurassico che sbatte il ragù congelato direttamente sulla pasta appena scolata, confidando nel fenomeno del discioglimento dei ghiacci, ho fatto miracoli.
Ora mi rimane da agire sulla femmina di casa.  Quella s'ispira alla Carrie di Sex and The City:  "Il forno? Sì, ce l'ho. Ci tengo i maglioni fuori stagione!"

martedì 3 marzo 2015

Messaggi tra amiche

Personaggi: Mpc e Mammamatta, attualmente in forze come nume tutelare della Miss in versione Milano da bere,  occasionalmente utilizzata dalla fanciulla a mo' di rifugio anticoprifuoco

"Per la cronaca Vale piccola e la sua amica vanno al XXXXX non al YYYYY. Gli ho detto di fare attenzione ai vecchi bavosi, perché il XXXXX ne è pieno. Dopo di che ho realizzato che i vecchi bavosi per loro sono più o meno i miei coetanei 😱😱😱😱"

"Ah, allora faceva riferimento a un'altra sera. E purtroppo sì, l'età dei bavosi è quella (37 anni)... Quelli della mia (51) sono in casa di riposo, mentre quella di Giuseppe (62) al camposanto"

"😂😂😂😂"

lunedì 2 marzo 2015

Fascion blogger

Nota vocale su Whatsapp. Mittente: il Gaglioffo. 
Cough, cough, cough... Mamma, io prima stavo benissimo. Così mi sono dimenticato di essere malato e sono uscito sul terrazzo a salutare mio fratello che faceva pesi. Cough, cough... Dici che uscire in maniche corte non sia stata una buona idea? La mia maglietta era anche piena di buchi... Che ne pensi, muoio? 
Perfetto. Dieci giorni di assenza, cinque di febbrone, altrettanti di antibiotico, e questo va a far conversazione all'addiaccio, per di più vestito di spifferi. Se non muore da solo giuro che l'ammazzo io. 
Imbecille sferico. Quante volte ti devo dire di non vestirti come in agosto??? Non te la puoi mettere una tuta, senza buchi magari? Hai preso l'antibiotico, almeno? 
Rilascio il cursore e rimango in attesa di doppia spunta blu e risposta. 
Cough... Sì, l'ho preso. Però non lo voglio più prendere. Mi fa stare peggio dell'influenza! Sono due giorni che vivo seduto sul water! Basta!!!!
Eviterò di fargli notare che il gelato alla panna che gli ho visto divorare ieri non sarebbe il massimo, con tale sintomo. Anzi, eviterò ogni commento telefonico, riservandomi di spiegargli qualche realtà della vita al mio rientro. Per ora, quindici chilometri a passo lanciato mi sembrano l'unico modo per smaltire lo stress dovuto all'essere madre di un simile microcefalo.

Rieccomi a casa. 
"Ciao, Davide. Fermati a pranzo, ti faccio una pastasciutta..."
"Grazie, mamma... SMACK!" 
Appare il gaglioffo, ancora con la maglietta a brandelli addosso. Sopra ci ha messo la giacca di una tuta, ma sembra ugualmente sopravvissuto a un disastro aereo. 
"Ma vuoi deciderti a buttarlo, quello straccio?! Cade a pezzi! Guarda lì che roba..." protesto io, indignata. 
"Ahahah! Mamma, è sexy questa maglietta. E poi non la metto mica per andar fuori... In casa mi vesto comodo, non elegante!" 
"Be', non è che abbia torto, mamma" interloquisce l'informatico "Anch'io ho una collezione di magliette bucate. Dopo un po', si aprono delle feritoie in corrispondenza delle ascelle, ma non val la pena gettarle per così poco."
"Ancora? Ancora con 'sta storia delle magliette da affezione, che non elimini manco se sono lacere?! Ma voi due non siete mica normali!!!"
I due fratelli si scambiano uno sguardo d'intesa. 
Il maggiore riprende la parola: "Certo che sì. Che poi se ho la felpa sopra, oppure il maglione, io le metto anche per andare al lavoro. Tanto, sotto i vestiti mica si vede se sono rotte! E ti ho mai detto dei miei pantaloncini?" 
"Che pantaloncini...?" pigolo, già presagendo un'altra verità scomoda. 
"Quelli che mi avevi comprato per il camper (nel 2005, n.d.A.). L'elastico si era rotto, avevo perso il cordino, e li dovevo legare perché non mi cadessero. Così ho preso un cavo seriale che mi avanzava e me lo sono stretto in vita. Cintura USB!"
La sottoscritta, il padre e il filosofo, l'unico dei miei figli maschi a vestirsi in modo stagionalmente corretto e a non utilizzare cimeli di guerra come capi d'abbigliamento, li fissiamo senza parole. I due, viceversa, non perdono le loro e iniziano - come di consueto - a discettare d'informatica e dintorni. 
Rassegnata, mi dedico ai fornelli. I soli, qui dentro, a non sorprendermi mai. O quasi. 

mercoledì 25 febbraio 2015

Un mercoledì da leoni

Mettiamo che una, dopo mesi e mesi durissimi, avverta un intenso desiderio di normalità. Mettiamo che una, considerato che la data esatta del diciottesimo del suo ultimo rampollo cade oggi, avesse voglia di un po' di festa. 
Non tanta festa, date le circostanze: una cenetta in famiglia, una torta, tanti auguri a te... cose così.  Cose piccole, ma non da poco. 
Naturalmente, la dea bendata non ci assiste. Anzi. Insiste a mandare avanti la sua collega Sfiga, che con quell'occhio di lince non sbaglia un colpo. 
Il gaglioffo è ancora pesantemente influenzato, e dopo essersi passato a letto gli ultimi sei giorni, oggi è più bolso di un ronzino. Tra gola in fiamme e febbricola insistente, altro che feste: oggi, gita dal medico e probabile antibiotico.
Fratelli lontani e batteri vicini.  Wow. E per di più,  un tempo bigio e umido da far venire la depressione anche al cugino Gastone...
Meno male che le feste organizzate sono già state attuate. La conseguenza è stata una moria di partecipanti - tutti i nostri ospiti sono caduti sotto i colpi di questo virus micidiale - ma almeno i ricordi positivi il neo-maggiorenne li ha già capitalizzati. Ora vado a chiedergli se vuole la torta delle rose. Chissà che un mazzo di fiori di brioches lo compensi un po' di questo compleanno scalognato... 
Così saluto gli amici vicini e lontani. Complice l'influenza, stanno tutti on line! 

martedì 24 febbraio 2015

Un altro addio, il più difficile

Nonna Iside ci ha lasciati. 
Potrei scrivere cose bellissime su di lei, e non vi nascondo il mio desiderio di condividere con voi le qualità della persona migliore che abbia mai conosciuto. Colei che mi ha insegnato a fare la mamma e mi ha mostrato come dovrebbe essere una mamma: una tenerissima insegnante, un esempio inarrivabile. 
Tuttavia, non lo farò. 
Non lo farò per rispetto per lei, una persona schiva e modesta cui farebbe orrore essere la protagonista di un post rilanciato per tutto il globo terracqueo. Attraverso un computer, per di più, entità nei riguardi della quale nutriva un sospetto mai superato. 
Così, mi limito solo a chiedere a voi, miei amici virtuali, l'unica cosa che lei, la mia fantastica suocera, avrebbe apprezzato davvero. 
Una breve preghiera. 
Una preghiera per lei, che ha lasciato un vuoto immenso nella vita di noi tutti, una preghiera per il suo adorato marito, tanto più solo in quanto privato di una moglie tanto adorabile quanto adorata. Una preghiera per i suoi figli, i suoi nipoti e per quanti l'hanno amata. Siamo in tanti, tantissimi, credete. E a nome di tutti vi ringrazio se vorrete esaudire questa mia richiesta.