sabato 12 novembre 2016

Emergenza rientrata

Ragazzi, qui va tutto talmente bene da non aver nammeno il coraggio di raccontarvelo. A un mese esatto dall'intervento, il Jurassico si è ripreso benissimo: ormai viaggia spedito con una sola stampella, affronta col sorriso sulle labbra la fisioterapia - inclusa quella in acqua, l'elemento infido che da sempre terrorizza il mio gatto di piombo - e quando è a casa non rompe. 
Ebbene sì: non ci avrei mai creduto, ma averlo attorno ventiquattro su ventiquattro non si è rivelato l'atroce sconvolgimento da noi tutti preconizzato. 
L'uomo è tranquillo, impegnato con questioni di lavoro che lo tengono al Pc per ore ed ore, e, soprattutto, alquanto ben disposto nei confronti della sottoscritta. Come il leone con Androclo, grato per le cure ricevute da una Mpc in odore di santità per dedizione e pazienza, quando gli transito accanto, più impegnata di un'ape operaia, mi fissa con amore infinito. Se mi becca seduta al computer, impegnata in una sessione di aggiornamento a distanza, mi carezza la testa e corre a farmi un caffè. E ha imparato a non assillarmi con richieste continue, interferenze inopportune, rimproveri demenziali. Mi chiedo seriamente se il chirurgo si sia limitato a sostituirgli l'anca... Qualsiasi cosa sia, comunque, ringrazio il cielo e me ne godo i risultati: il suo recupero procede alla grande, la mia ripresa anche. 
Nel frattempo, il gaglioffo fa campagna elettorale a scuola - è in corsa per la rappresentanza d'istituto - e miete rilevanti successi scolastici. Fin troppo, quasi. Due giorni fa, mi ha chiesto di consultare il libretto elettronico, per vedere se il prof di matematica avesse pubblicato i isultati dell'ultimo compito. L'infame mi ha beccata a bearmi - con espressione beota, dice lui - degli otto e nove che punteggiavano lo schermo, e da allora non mi molla più. Quando parte a farmi il verso, rivangando le mie tragedie dei tempi delle medie, la nostra cucina diventa un set di Zelig. Dannato verme. Mi ha fatta impazzire per anni, e adesso mi sfotte senza ritegno. Non lo strangolo per vendetta solo  perché sono troppo curiosa di vedere come va a finire, con 'sto matto di figlio che mi ritrovo... 



venerdì 28 ottobre 2016

Fury

Ci sono lussi che non mi posso proprio permettere. Fare la crocerossina per dieci giorni, abbandonando la casa in mano al galioffo, è uno di questi. 
Per carità, non che abbia trovato chiari segni di devastazione; di incuria e abbandono assoluti sì, però. 
Va da sè che le due settimane a seguire sono state un delirio, per la sottoscritta: tra Jurassico da aiutare in tutto e l'arretrato di faccende accumulatosi, sono stata costretta a lucrare non dico sulla mezz'ora, ma addirittura sui dieci minuti d'avanzo, per mandare avanti il mio personalissimo cantiere casalingo. 
Non essendo, appunto, casalingo, l'amato bene non comprendeva le mie urgenze, non concordava con le mie tempistiche, si inacidiva nel vedermi fare questo o quello "proprio adesso". 
Complice una giornata no sul piano clinico, il nostro ha commesso l'errore di subissarmi di male parole mentre brandivo uno spazzolone e un secchio. Attività già sgradevole di suo, resa insopportabile dal suo improvvido intervento. 
Con un calore pari solo a quello col quale l'ho accolto all'uscita dalla sala operatoria, l'ho indirizzato dove Grillo insegna. Con un aplomb tutto inglese gli ho quindi suggerito di mantenere di lì in avanti un prudente silenzio, e con modi da lady gli ho suggerito cosa fare e come farlo. 
Il tutto, senza smettere di strofinare furiosamente il pavimento della cucina. Il quale pavimento, detto per inciso, era disseminato di resti alimentari provenienti dalla ciotola del gatto, residui che avevano quasi spedito me lunga distesa. Figuriamoci cosa sarebbe potuto succedere se, al posto mio, fosse stato Mr. Anca Sbilenca a slittare sul viscido...
Il gaglioffo, dal piano superiore, ha udito l'alterco, ed è sceso a valle. Ha trovato me che manovravo lo spazzolone come un'arma da guerra, e lui in equilibrio sulle stampelle, che mi fissava torvo. 
"Papà, smetti di rompere le palle alla mamma. Questa poveretta è da sola e deve tenere pulita questa casa (enorme) senza aiuto, dato che tu non puoi fare nulla e io non collaboro. Lei ha una routine, e tu devi rispettare i suoi tempi e i suoi spazi. Falla finita di polemizzare o te la vedrai con me!"
Dopo nemmeno dieci minuti, sul gruppo Whatsapp "Famiglia" compariva una frase minacciosa della Miss, che diffidava il padre dal rompere ancora. 
Non paga, la mia amata figlioletta mi ha telefonato di persona: "Mamma, papà ti rompe ancora le scatole? Digli che se non la smette, giovedì, quando arrivo, conoscerà la mia furia scatenata!" 
Matteo, ridacchiando, mi ha informata: "Mamma, voi non lo sapete, ma io e la mia amata sorellina siamo in COSTANTE contatto. Lei sa TUTTO! I corvi, dalle mura, osservano tutto..." 
Sarà dura, ma tutti assieme ce la faremo. Per ora, il plantigrado è tacitato. 
Il resto alla prossima puntata! 

giovedì 20 ottobre 2016

Tutto è bene quel che finisce bene

Tutto a posto, ragazzi. La zampa del plantigrado è a posto, la convalescenza è iniziata, e il nostro è stranamente disciplinato. Non oso nemmeno sperare che continui così...
La sottoscritta, dopo una settimana di presidio in forze accanto al letto di dolore del suo amato, ha fatto ritorno alla base, in modo da preparare tutto per il rientro del ferito. 
Domani me lo riconsegnano... E iniziano i domiciliari. Mai, nella mia vita, l'ho avuto tra i piedi ventiquattr'ore su ventiquattro, per un periodo tanto lungo. 
Riuscirà la nostra eroina a resistere? O sarà costretta a trasferirsi in camper, per riappropriarsi di qualche minimo spazio personale...? 
Vedremo. Se continua ad essere come l'ho lasciato, andrà tutto bene. Se dovesse iniziare a dare i numeri come in passato... Assisterete alla cronaca di un divorzio in diretta. 
Incrociamo la dita! 

giovedì 13 ottobre 2016

Vita da assistente

Non ho la stoffa, è deciso. Imbranata come sono, vivo nel terrore di impicciarmi in qualche modo e di provocargli un danno irreversibile.
Finora non è accaduto, ma siamo ancora in tempo...
Ed ora, parliamo della notte brava in reparto. In stanza con due operati agli arti, sofferenti e imbottiti di analgesici narcotici, la mia collega del letto accanto ci ha allietati fino a mezzanotte con i gorgheggi dei tre (?) tenori in concerto, ascoltati inesorabilmente fino all'ultima nota. Alla fine, volevo soffocarla col cuscino.
Quanto ai generi di conforto, sono andata avanti a paninastri per tre giorni, finché non ho deciso di concedermi un pasto vero. Speranzosa, vado in una pizzeria poco lontano, ben recensita sul web.
Per carità, non ho mangiato male: però, però...
Masterchef ha fatto molto danni, in giro. Ormai anche i cuochi degli all you can est si sentono emuli di Cracco. E nelle osterie dove ti servivano un sano, abbondante piattone di pasta senza pretese di eleganza, impiattano.
La differenza tra un piatto e l'impiatto sta nelle dimensioni: gli chef usano piatti enormi, e il cibo sta lì a decorarli. Mica serve a sfamarti.
La sottoscritta si è vista recapitare una portaerei, con dieci (dieci!) gnocchi schierati come marines. La fantasia di formaggi e verdure grigliate era fondata sul contrasto cromatico e la rarefazione degli elementi decorativi. Tre pezzi di formaggio. In croce, letteralmente.
Insomma: un gusto per gli occhi, ma sono andata a dormire con la fame.
Ieri: fast food all'italiana, di quelli con gli hamburger serviti nella ciabatta d'autore, e vai di cotoletta e patatine fritte. Alla faccia dell'impiatto!
Quanto alle notizie mediche, Jurassico oggi ha camminato per la prima volta. Capogiri a parte, ha già iniziato a bruciare le tappe: è già al terzo giorno, come programma...
Ora è di nuovo orizzontale, sbarbato e felice.
Tutto promette bene, ragazzi. Speriamo continui così!

mercoledì 12 ottobre 2016

Superjurassico is back

Era ora. 'Sta storia dell'anca sbilenca gli stava sbilanciando anche il cervello. In famiglia non lo sopportavamo più, e pure sul lavoro ormai stava dando segni di una tensione ormai non più dissimulabile.
Se fino a un'ora prima dell'intervento negava la realtà, rifiutando di ammettere di essere giunto ben oltre il punto di non ritorno, e mi fissava come la cattivona che lo voleva affettato e infilzato come uno spiedino, all'uscita della sala operatoria il miracolo era compiuto. Nonostante la sofferenza, gli era tornato il sorriso: soddisfatto per l'esito dell'intervento, era nuovamente ben disposto verso l'universo. Quanto alla sottoscritta, mi guardava come fossi stata la Madonna della salute. Mi ha addirittura detto che sono terapeutica... Effetti collaterali da morfina, non mi faccio illusioni. Da sobrio una roba così non me la dice manco morto!
Comunque sia, sono bastate un paio di ringhiate per ricondurlo alla ragione, quando ha tentato qualche improbabile volo pindarico.
Arruolata come infermiera notturna, avrei dovuto arrangiarmi su una poltrona stile dentista, con garanzia totale di non riuscire a chiudere occhio.
Su suo suggerimento, mi sono portata da casa la nostra chaise longue da campeggio: idea brillante. Comoda come un pascià, stanotte sono persino riuscita a dormire un po', accanto al suo letto di dolore. E ogni volta che qualcuno entra e mi vede sdraiata col libro tra le mani, trasecola. Credo non abbiano mai visto un'assistente così scialla...
Stanotte lo abbandono, ma dormirò in un B&B a dieci minuti da qui, per presenziare domattina ai suoi primi passi con la zampa nuova.
Prometto notizie fresche. Intanto, passo e chiudo!




Sopravvissuto

Ce l'ha fatta. Il Jurassico ha la zampa bionica. È un tantino strinato, ma è di umore molto positivo.
L'operazione è stata un successo, il chirurgo ha fatto un lavoro di prim'ordine. Bravissimo, sul serio.
Ora Mpc sta girando tutta la città per trovare uno specchio da tavolo, perché il plantigrado vuole (giustamente) farsi la barba.
Dopo sette tentativi infruttuosi, ho reperito questo introvabile oggetto.
Ora torno dal mio amore a dargli la lieta novella.

Poi vi racconto qualcosa della nostra esperienza di paziente e crocerossina...
Ciao e... Grazie per il supporto!

lunedì 10 ottobre 2016

Non fiori, ma opere di bene

Il Jurassico da medico è diventato paziente. Da stamattina.
Negli ultimi giorni ha salutato amici e parenti, ha raccomandato al gaglioffo di occuparsi di me (ricavandone un sonoro sberleffo) e ha deciso di fare testamento.
Salvo cambiare idea quando ha scoperto di doverselo scrivere di suo pugno, invece di far fare tutto a me, limitandosi a firmare in calce.
L'ho lasciato in tuta e scarpe da ginnastica, a guatare torvo le stampelle, appoggiate lì, in attesa di sostenerlo nei suoi primi passi.
Domattina all'alba lo raggiungerò, per soffrire in silenzio mentre me lo affettano, e riempirlo d'improperi quando, svaniti i fumi dell'anestesia, inizierà a fare l'indisciplinato, ostinato, insopportabile malato occulto. Nel senso che sta male, ma non lo ammette. Nemmeno con se stesso.
Saranno giorni molto duri...
Vi terrò informati!

giovedì 22 settembre 2016

Senza speranza

No, non se ne può più. La mia famiglia merita il Nobel per la pazienza, con me.
Superata l'emergenza grizzly, con Jurassico ormai tornato il plantigrado di sempre (in perenne letargo davanti alla TV, scandalosamente vorace in tavola, dal ruggito facile ma fondamentalmente innocuo) ora dobbiamo fare i conti con una Mpc in modalità svampita. Tutti, me compresa. 
Sempre persa nella scia dei miei pensieri, incalzata dai problemi e assillata dalle preoccupazioni, ormai vivo in una dimensione alternativa, sopravvivendo solo grazie all'adrenalina che mi circola, a torrenti, nelle vene. 
In più, soffro d'insonnia: così, mi sveglio all'alba, riesco a finire i quotidiani prima dell'arrivo del camion del pattume, mi alzo alle sei carica come una molla, faccio colazione con l'amato bene e per le otto ho praticamente finito con la normale amministrazione della casa. 
Il che mi lascia il tempo per dedicarmi ad altre faccende, troppo a lungo trascurate: qualche tempo fa, giusto pochi giorni prima dell'inizio della scuola, ho deciso di pulire la terrazza. Con l'idropompa. 
Il povero gaglioffo è stato risvegliato all'improvviso, alle sette e mezzo del mattino, dal rombo della macchina, manovrata dalla qui scrivente scriteriata, e dai barriti di suo padre, il quale tentava - invano - di attirare la mia attenzione. 
"Vale! Vale!!! VALEEEEEEE! Spegni quell'aggeggio, accidenti, che ti denunciano! Non sono nemmeno le otto..."
"Ohhhhhh... Santo cielo! Sono sveglia da così tanto tempo che non mi sono resa conto dell'ora..."
Guendalina: parevo l'oca degli Aristogatti. Solo sbronza, come lo zio Reginaldo. 
Matteo si è alzato furioso, col ciuffo e l'umore di traverso, fulminandomi con lo sguardo e scuotendo la testa, rassegnato. Sua madre è andata. 
Ogni tanto qualcuno richiama la mia attenzione su qualcosa che ho dimenticato, oppure sto sbagliando, e io reagisco come mi stessi svegliando in quel momento: "Ah sì?" , girando la testa tutt'attorno, manco fossi la Rosita di Banderas. 
Matteo mi fa il verso di continuo, e casa nostra ormai si è trasformata nel set di Zelig. 
L'apoteosi, poi, l'ho raggiunta martedì: all'una avevo prenotato in piscina, per provare un nuovo corso di acqua-bike. All'una e dieci, ero ancora alla Coop a far la spesa. 
Nel pomeriggio, ho scordato di cucinare la faraona arrosto, lasciandola nel frigo. Alle sei e un quarto, dieci minuti prima di uscire con i ragazzi (che mi hanno costretto ad andare in piscina sul serio, così ho accompagnato pure loro in palestra) sono stata folgorata dalla consapevolezza che, al nostro rientro, saremmo rimasti digiuni. 
Con la rapidità del fulmine, ho allestito la teglia, sistemato il pennuto su un letto di cipolle e vino bianco, mentre il forno andava rapidamente in temperatura. Ho regolato il timer, senza dire nulla a Jurassico (tanto lui il forno non lo sa usare) e son partita con i figli, soddisfatta della mia capacità di far fronte alle emergenze. Da me stessa provocate, ma non importa: l'importante è il risultato. 
Al rientro, sfiniti come muli e affamati come lucci, abbiamo trovato: Jurassico sul divano, che sonnecchiava col gatto sulla panza. Il forno, ormai freddo, che tintinnava la fine corsa. La faraona in cucina, ad attenderci. Cruda. 
Non l'avevo messa in forno. 
E ora non mi dite che non sono da ricovero! 



venerdì 16 settembre 2016

Non c'è più il rispetto...

... neanche tra di noi. Non c'è più il contatto... tra i miei neuroni corticali e l'apparato motorio. 
Ragazzi, ce la siamo giocata. Mpc è andata, e tanti saluti ad amici e parenti. 
Atto primo, scena prima: attore protagonista, il gaglioffo. Già pronto per andare a scuola, cellulare stretto in mano, capello scolpito, zaino in spalla. Un figo, detto per inciso. 
Fermo a metà scala, mi sta fissando con espressione temporalesca. Gli occhi mandano lampi, la fronte è corrugata, l'atmosfera attorno a lui diventa elettrica. 
Alla base della scala, si nota una Mpc dall'aria insolitamente contrita. 
Capello approssimativo, faccia  dilavata per l'assenza di trucco, addosso ancora la camicia da notte wron! wron!  (con tanto di gatto con gli occhiali), la osserviamo tendere con precauzione un paio di cuffiette al figlio. 
Questi solleva la zampa, delle dimensioni di un badile, solleva con studiata lentezza il dito medio, quindi allunga la pericolosa estremità verso la genitrice, afferrando le cuffiette. 
La genitrice incassa, inarcando le sopracciglia, scusandosi in un bisbiglio. 
Si scosta quindi di lato, lasciando spazio al figlio, il quale, più altero di Re Leone, se ne va borbottando qualcosa sulla instabilità mentale e le sue conseguenze. 
No, non è impazzito. No, non mi sono bevuta il cervello, a farmi trattare così. Il problema è che ha ragione lui. Così ragione da essere stato bravo a non subissarmi di improperi. Dopo dieci minuti che vaga per la casa, cercando inutilmente le sue cuffiette, con il sottofondo della mia voce che gli suggerisce vari, possibili posti dove l'oggetto è stato avvistato negli ultimi tre giorni, mi vede sfrecciare verso la cucina al piano terra. Un breve trambusto, e ricompaio con le cuffiette in mano. 
"Dov'erano?"
"..."
"Mamma! Dove le avevi messe?"
"Ahem... Le ho scambiate per le mie. Le ho avvolte su se stesse e le ho riposte nella custodia dei miei occhiali..."
"Ehhh?!?!"
"Mi servivano per trascrivere un audio dal mio cellulare... Così le ho messe via assieme agli occhiali, per non dimenticarle giù. E dopo me ne sono dimenticata."
Segue scena sopra descritta. 
Con premesse del genere, non posso offendermi perché mio figlio mi fa oggetto di gesti scurrili. Mi considero fortunata che non abbia ancora assoldato un killer per togliermi di torno. Definitivamente! 

mercoledì 14 settembre 2016

Pur sempre insieme

Ha funzionato. Devo dire che l'intervento in forze dei due giovani di famiglia ha rimesso Jurassico in riga. Vedere nostra figlia stesa a letto accanto a me e suo fratello minore seduto al nostro fianco, intenti a confortarmi e a stigmatizzare i suoi comportamenti insensati, deve averlo indotto a mettersi una mano sulla coscienza. 
L'essere rimasto solo soletto nel lettone nelle ultime tre o quattro notti probabilmente ha fatto il resto. 
No, non è una ritorsione. E' che quello, reso intollerante dalla sofferenza, abbassa il condizionatore al punto da far rinominare la camera nuziale "l'obitorio", e io in quel freezer non ci dormo. 
Inoltre, svariati problemi rendono agitate le mie notti: e quando sono nervosa dormo poco, ma leggo molto. Ora, per quanto l'uomo possa amarmi, posso comprendere il suo fastidio, quando socchiude un occhio alle due, alle tre, alle cinque e alle sei, beccandomi sempre con l'e-book in funzione. Avrà anche una luce flebile, ma sempre luce è. Poi mi muovo, mi agito, in una parola: rompo. 
Non intenzionalmente, ma fortemente. E quindi, sono migrata in camera di Andrea. Tanto quello ormai è andato, e chissà se e quando tornerà. 
Comunque sia, l'uomo della mia vita (definizione di Matteo, che non credo intenda farci un complimento...) ha ricominciato a comportarsi come un essere umano. Dismessi i panni del grizzly, quando rientra a casa lo percepisci solo a causa del brusco calo termico. Come la regina delle  nevi, dove passa lui, si formano le concrezioni di ghiaccio. 
Però è carino, amorevole, gentile e, persino, premuroso. 
Anzi, oggi mi ha tratto d'impaccio, salvando anche la zampa di un altro plantigrado: Fratello per Caso.  Impensierito da una mia telefonata preoccupata, ha organizzato un soccorso rapido er il cognato, ingessato al piede da lunedì mattina. 
L'ortopedia sta diventando una moda, quaggiù: Jurassico, mio fratello, una carissima amica di famiglia e un paio di amiche di mia madre sono finiti (o finiranno) con le stampelle. Sto pensando di organizzare un pulmino e di portare tutti al Santo...
Stamattina sono andata a vedere come stava, e l'ho trovato grondante sudore (il condizionatore non si accende nemmeno con 30°, in quella casa lì. L'aurea mediocritas non fa parte del vocabolario dei miei parenti, a quanto pare), e con le dita del piede che sembravano petali di una pervinca. 
Dal momento che, sollevando il piede, il blu sfumava a un rosso acceso, il problema era stato derubricato a "normale amministrazione". 
Meno male che Jurassico c'è.  In meno di un quarto d'ora, aveva già allertato il collega di turno. Quando sono arrivata in sala gessi, dopo nemmeno un minuto avevano già il flessibile in mano: più che in un gambaletto, il mio povero fratello pareva preso in una tagliola. 
Già un po' strettino all'origine, dopo quarantott'ore di caldo mortale il piede si era gonfiato fino a non starci proprio più, in quel sarcofago. 
Grazie al cielo, danni non ce ne sono stati. Però, santo cielo, è possibile che, rientrata un'emergenza, se ne apra subito un'altra??? Posso io pensare anche per conto terzi, e scontrarmi anche contro la resistenza passiva dei nati imparati, che arrivano a infliggere agli altri diagnosi fai da te? 
Quanta pazienza, santo cielo, quanta...