venerdì 25 luglio 2014

Caccia grossa in città

Qualcosa di semplice nella mia vita, mai. La sorte ama prendersi gioco di me, quali che siano i miei ambiziosi progetti.
I miei tre giorni a Milano, per esempio: la Miss impegnata nel college camp, io finalmente a godermi le amiche, dopo quasi tre anni trascorsi senza riuscire a  vederci. Combattendo vittoriose contro nubifragi, emergenze sanitarie e locali fantasma, qualche ora assieme siamo riuscite a rosicchiarla. Rischiando di mancarci, visto che le due Vale, con perfetta azione sinergica, si sono date appuntamento di fronte a un locale ipogeo, attualmente  smantellato e reso invisibile. Grazie, Valeria. Tu sì che mi vuoi bene.
Quanto a Vale Mpc, di fronte a tale emergenza, ben pensa di rendersi irreperibile facendo scaricare il cellulare. Ottima mossa anche la mia. Due geni al lavoro.
Come sempre,  Lupetta ci surclassa con la sua classe. Elegante, raffinata, capello senz'ombra di ricrescita, non ha sbagliato una mossa. La Grace del trio.
E Terry? Vogliamo parlare di questa padrona di casa perfetta, che mi lascia l'appartamento a completa disposizione, chiavi in mano?
Appartamento corredato di rodente con pericolose tendenze all'evasione. Già.
La mia amica Mammamatta (dopo un dobermann, due pesci, un coniglio e uno scoiattolo regalati alla figlia, capisco il perché del soprannome), non a caso intima amica di una imbranata della mia sorte, chiude male la gabbia dello scoiattolo. La sottoscritta, distesa sul divano a leggere il forum di Sotis, se lo vede comparire di fronte all'improvviso. Dopo tre ore di caccia inesausta, l'animale è ancora in libertà, ho già raccolto cacca e pipì da svariate location, e non so davvero se riuscirò a beccarlo prima di partire. Ogni tot quello esce allo scoperto e io ci provo a lanciarmi all'inseguimento: bardata di guanti da cucina, armata di straccio e scalza, mi avvento cercando di intrappolarlo. Finora tutto ciò che ho ottenuto è un crollo della mia autostima e l'azzeramento totale di ciò che restava della mia dignità.
Una cosa è certa: questa è una vacanza che non dimenticherò...

mercoledì 23 luglio 2014

Anestetizzata

A volte avere troppo da fare è una benedizione.
Tre giorni in montagna con marito e gaglioffo, seguiti da altrettanti a Milano con la Miss hanno creato un ingorgo nella mia tutt'altro che perfetta organizzazione. Troppe cose da fare, sistemare, predisporre e preparare per aver tempo addirittura di pensare. 
A ciò si aggiungano i nubifragi ricorrenti e un tappetino disintegratosi in lavatrice, giusto per sommare disastro a casino, ed ecco a voi una Mpc cotta a puntino.
Rasa al suolo dallo tsunami delle rotture, sono comunque riuscita a preparare una cena accettabile e una torta mangiabile: già, perché ieri abbiamo raggiunto quota venti.
Vent'anni di Miss, uscita ufficialmente dallo stadio di teenager per entrare in quello di universitaria fuori sede.
Seduta sul treno, guardo dal finestrino scorrere velocissimo il panorama, rendendomi conto che la sto portando per mano lontano da me.
Sono stati due decenni pieni di difficoltà ma intrisi di gioia. Vederla crescere è stata un'emozione, aiutarla a esprimere il meglio di se stessa in ogni ambito una scommessa, guidarla senza sciupare o sfilacciare il nostro feeling un successo.
Sono tempi complicati per crescere un figlio, questi. Figuriamoci crescerne quattro. Eppure, Jurassico ed io non abbiamo mai perso l'entusiasmo, la coesione, la fiducia nel futuro.
Ed ora che la nostra piccola, grande ragazza se ne va, al mio povero marito toccherà il non facile compito di consolarmi per la lontananza della mia unica femmina. Perché sono una donna forte e assertiva, convinta nel regalare ali ai miei pulcini.
Ma se quando Davide si è trasferito a ottocento metri da me ho fatto una scena degna di Ecuba, quando a partire sarà la Miss mi dovrà ricoverare. Me la sento... 

Anestetizzata

A volte avere troppo da fare è una benedizione.
Tre giorni in montagna con marito e gaglioffo, seguiti da altrettanti a Milano con la Miss hanno creato un ingorgo nella mia tutt'altro che perfetta organizzazione. Troppe cose da fare, sistemare, predisporre e preparare per aver tempo addirittura di pensare. 
A ciò si aggiungano i nubifragi ricorrenti e un tappetino disintegratosi in lavatrice, giusto per sommare disastro a casino, ed ecco a voi una Mpc cotta a puntino.
Rasa al suolo dallo tsunami delle rotture, sono comunque riuscita a preparare una cena accettabile e una torta mangiabile: già, perché ieri abbiamo raggiunto quota venti.
Vent'anni di Miss, uscita ufficialmente dallo stadio di teenager per entrare in quello di universitaria fuori sede.
Seduta sul treno, guardo dal finestrino scorrere velocissimo il panorama, rendendomi conto che la sto portando per mano lontano da me.
Sono stati due decenni pieni di difficoltà ma intrisi di gioia. Vederla crescere è stata un'emozione, aiutarla a esprimere il meglio di se stessa in ogni ambito una scommessa, guidarla senza sciupare o sfilacciare il nostro feeling un successo.
Sono tempi complicati per crescere un figlio, questi. Figuriamoci crescerne quattro. Eppure, Jurassico ed io non abbiamo mai perso l'entusiasmo, la coesione, la fiducia nel futuro.
Ed ora che la nostra piccola, grande ragazza se ne va, al mio povero marito toccherà il non facile compito di consolarmi per la lontananza della mia unica femmina. Perché sono una donna forte e assertiva, convinta nel regalare ali ai miei pulcini.
Ma se quando Davide si è trasferito a ottocento metri da me ho fatto una scena degna di Ecuba, quando a partire sarà la Miss mi dovrà ricoverare. Me la sento... 

domenica 20 luglio 2014

Figli

Sarà perché non sono loro a dare un senso alla mia vita, anche se senza di loro la mia vita ormai non avrebbe più senso.  
Sarà perché stare sola con me stessa non mi pesa, anzi: è una condizione della quale ho bisogno, per apprezzare fino in fondo la compagnia di coloro ai quali voglio bene. 
Sarà perché sono sempre stata troppo indipendente per condannare i miei figli a dipendere da me. 
Sarà perché conosco bene il peso dei rapporti forzati, i danni provocati dall'egocentrismo, l'odiosità dei ricatti morali e il rischio delle catene affettive, sono felice quando li so lontani ma sereni. 
Sarà perché sono certa del loro affetto, così come del mio amore per loro, non ho alcuna necessità di tenermeli appiccicati, di sapere dove sono e che fanno, di controllarli a distanza con mezzi più o meno astuti. 
Li lascio liberi e mi sento libera. 
Sarà per tutto questo, ma quando ho l'occasione di stare un po' con loro, uno alla volta, in piccoli gruppi o tutti assieme, è una vera festa. 
Ed è singolare come, dopo quasi vent'anni di vita in comune, riescano ancora a sorprendermi. In modo positivo, tutti: per come sono diventati, per i loro pensieri, la loro capacità di stare assieme godendosi ogni secondo, così come di apprezzare la compagnia di noi due, genitori d'epoca. 
Grazie a loro, al loro modo di essere, tutto diventa entusiasmante: dal preparare un dolce o una pizza a ritagliarsi un fine settimana en plein air, tra reperti di guerra e passeggiate nei boschi. Persino un caffè imprevisto, in occasione di una visita fugace per recuperare il pacco lasciato da un corriere, diventa un motivo di gioia. 
Questo, in aggiunta alla consapevolezza che stanno benissimo anche senza di noi, fa di me una mamma serena. So che c'è ancora tanta strada da percorrere, tanto lavoro da fare e mille difficili obiettivi da raggiungere: ma quanto fatto finora mi dà la speranza di potercela fare. Per loro e assieme a loro. 


mercoledì 16 luglio 2014

Ce la posso fare...

A recuperare. Ce la posso fare a rimettere la mia esistenza sul binario normale, uscendo dalla modalità "alta emergenza"
L'invasione è finita, Jurassico è sopravvissuto, la Miss ed io abbiamo passato due giorni indimenticabili con persone incomparabili.
Ora Mpc, tra un bucato e una lista di libri a da ordinare, deve farsene una ragione. La sua pulcina è immatricolata,  ormai consegnata al suo destino. Come minimo, mamma tacchino  dovrà trascorrere cinque anni lontano dalla sua unica ragazza. La Stamberga senza la Miss diventerà un luogo pericoloso dove vivere: popolata solo da maschi disordinati e invadenti, ciechi alle più elementari emergenze igienico sanitarie (per loro il pattume potrebbe impadronirsi di ogni ambiente...) e sordi alle mie vibrate proteste contro l'onda montante della polvere proveniente dalle loro tane.
Senza la mia sola alleata, non mi resterà che la fuga. Di tanto in tanto, e per andare a trovare lei, ma il solo modo per resistere alla sua assenza sarà raggiungerla spesso e volentieri.
Per ora, la guardo fare e disfare valige, spostarsi da una capitale all'altra, collezionando un capitale di ricordi che le rimarrà dentro tutta la vita.
Che belle le vacanze dopo la maturità!
Sono così felice per lei da dimenticare quasi che sono le nostre ultime vacanze assieme. Ma quanto presto passano vent'anni??? Non è giusto, così non vale!

martedì 8 luglio 2014

Foto simbolica



Questa è l’attuale situazione della Stamberga: quattro giovani, in aggiunta al gaglioffo, disseminati nei vari letti aggiuntivi della Stamberga. L’invasione degli ultracorpi è in corso: in arrivo da varie provincie d’Italia, da quella di Padova sino all’Urbe gloriosa, si sono dato appuntamento sotto il tetto di Casa per Caso.
I giovani, non è manco il caso di specificarlo, stanno trascorrendo ore memorabili.
Le Valentine, indulgenti, sorridono di fronte all’intrico di arti davanti a un film dell’orrore, o alle fauci spalancate ad attaccare una grigliata formato educandato. I ragazzi sono chiassosi, simpatici e divertenti.
L’unico a dare qualche segno di cedimento è Jurassico: di fronte alla sua casa occupata dal nemico, è stato preso dal timore di vedersi sottrarre spazio vitale, oppure preziose ore di sonno.
In realtà, le belve sono sì tali, ma sono anche addestrate: gli spazi cinefili sono riservati al pomeriggio, mentre la sera è dedicata a ciclopiche partite a Dungeons and Dragons. I decibel sono ridotti (pena la defenestrazione), l’ordine è garantito dalla minaccia di misure draconiane in caso di trasgressione alle regole oppure di danni a cose o persone causati da incuria. E poiché a pagare sarebbe il padrone di casa, ben si guarda dall’incappare nella possibilità di pesanti ritorsioni.
Con premesse del genere, la tranquillità regna – incredibilmente – sovrana.
Unico problema, la trasferta di Mpc e Miss pianificata per giovedì e venerdì. Di fronte alla possibilità di rimanere solo in balia dell’invasore, il pater familias, colto da crisi di panico, ha dichiarato la sua intenzione di abdicare a tale ruolo, tornando allo status di figlio: “Io vado a dormire a casa dei miei!”
Ho promesso di lasciare derrate alimentari già pronte in quantità tale da sfamare l’intero stabulario. Ho garantito altresì di dirigere la gioventù anche in modalità wireless, dato che fuori sede non significa fuori portata dal cellulare. Mezzo attraverso il quale il mio controllo a distanza è sempre stato eccellente.  
Le mie rassicurazioni, in aggiunta a una serata tranquilla e silenziosa nonostante tutto, hanno tranquillizzato il gargoyle. Ora, non mi resta che pregare che tutto fili liscio…


giovedì 3 luglio 2014

Quanto è difficile parlasi

Farlo sul serio, intendo.
Capire quando si può parlare e quando è meglio tacere, come dire le cose senza nascondere nulla, cercando nel contempo di non offendere chi ci ascolta. Trovare gli argomenti giusti per far passare il nostro pensiero, evitando di far chiudere il nostro interlocutore sulla difensiva. Astenersi dal trasformare la conversazione in un ring sul quale cercare di colpire chi ci sta di fronte, rovesciandogli addosso una tonnellata di negatività, magari accumulata in secoli di malmostoso silenzio.
Ecco, diciamo che quest'ultimo è un rischio che personalmente non corro: una tipa impulsiva come me è più tipo da falò subitaneo che da brace sotto la cenere. Se qualcosa mi turba o mi disturba, parlo o agisco subito oppure taccio per sempre. Pericolosa ma non imprevedibile. Almeno.
Prima di parlare, poi, sarebbe buona norma ascoltare. Chiedere l'opinione dell'altro prima di seppellirlo vivo con la nostra, ascoltandolo con il cuore e cercando di capire le sue ragioni. Ottimo metodo per correggere il tiro prima tentare d'infilzarlo con le nostre argomentazioni. Potremmo scoprire che più che di un arco, dovremmo servirici di un cesello.
Troppe persone stanno semplicemente a sentire gli altri. Fermi alla più superficiale apparenza, al massimo sanno tenere la lingua a freno finché l'altro non smette di dire la sua. Non recepiscono nemmeno una sillaba, tesi come sono a ripetere dentro di sé quello che vomiteranno addosso al malcapitato interlocutore non appena si accenderà il disco verde. Non provano nemmeno a capire ciò che si nasconde dietro alle parole e i gesti altrui: ciò che conta sono loro, i loro sentimenti, le loro ragioni.
Altro che chiarimento reciproco... Dopo certi chiarimenti, rimane solo il ricorso alle toghe.
A volte lo trovo tanto difficile da ricorrere alla scrittura. Sistema efficace in quanto ti costringe a pensare molto prima di esprimerti, oltre a consentirti di rileggerti più volte prima di spedire. Se la controparte è impermeabile non c'è storia nemmeno così, ma almeno puoi contare sulla memoria storica: scripta manent. Se scrivi, resta traccia del tuo tentativo di pacificazione e non possono metterti in bocca parole non dette.
In famiglia l'ho usato parecchio, specialmente con quelli con una pericolosa tendenza al ringhio, oppure con chi si arroccava senza darmi la minima chance di espugnare la fortificazione. Nella maggior parte dei casi ha funzionato alla grande.
Riguardo agli scritti, tuttavia,  c'è da dire che la moderna comunicazione scritta cela delle insidie: il tasto invio dovrebbe essere meno facile da premere. A volte si lanciano tra le onde della Rete pensieri troppo in libertà. Mail, hashtag, sms e whatsapp: rapidi ma non indolori. La chat può uccidere: se non le persone, di certo i rapporti umani.
La regola dovrebbe essere sempre la stessa: riflettere prima di agire. Che si apra bocca o si prema invio. In un caso e nell'altro,  riavvolgimento e cancellazione non sono contemplati.

mercoledì 2 luglio 2014

Ultimo atto

E’ finita. Una manciata di terra sull’urna, una preghiera in silenzio, un fiore sulla terra smossa.
Un ultimo addio al quale sei preparato, un estremo saluto invocato, al cospetto di una sofferenza crudele, senza scopo né possibile sollievo.
Eppure un momento tanto definitivo da scavarti nel cuore, rilanciandoti indietro con i ricordi, agli anni dell’infanzia, quando la sentivi quasi una bimba come te grazie ai suoi occhi limpidi e al suo sorriso ingenuo.
Una giornata radiosa e difficile, una cornice naturale in splendido rigoglio a confortare la tristezza del tuo cuore, un sorriso con gli occhi umidi, ricordando un momento felice.
Rientrare a casa, con l’amore mio sempre al mio fianco, a stringermi la mano esprimendomi così tutto quello che le parole non possono dire.
Tornare a casa, per vederla svuotarsi di colpo, restando vuota e silenziosa.
Eppure sentire proprio per quel vuoto e quel silenzio il cuore riempirsi di una gioia profonda. La gioia di una mamma di fronte a un sogno realizzato.
I quattro dell’Apocalisse, le belve capaci di rendere la Stamberga uno stallatico e la mia vita una corsa senza fine, i fratelli ormai separati dalla vita, i quattro pronti a riunirsi di nuovo.
Riunirsi per affetto, perché appena possono trovano il modo d’inventarsi un momento tutto fraterno, non perché mammina cucina per tutti e papà li raccoglie, come un cane pastore con il suo gregge di pecore.
Osservarli brigare per ritagliarsi occasioni d’incontro, tra esami conclusi (felicemente), reperibilità lavorative e vacanze in avvicinamento.  Ieri un gelato a casa del fratello, molto presto un’uscita per una pizza, rigorosamente vietata ai maggiori di trent’anni. Spero ci permetteranno d’intervenire almeno come finanziatori occulti…
Pensare a come siamo partiti, ai pronostici nefasti formulati dal mondo su di loro, le fosche attese di chi non ci credeva proprio alla tenuta di una famiglia costruita sulle macerie.
E guardarli ora, attaccatissimi tra loro, capaci di comprensione reciproca, orgogliosi l’uno dell’altro, fieri dei meriti, tolleranti con i difetti. 
Uniti. 
Saldi nell’affetto, nonostante le differenze del DNA che tanto sembrano fondamentali a chi invoca  una non ben indentificata voce del sangue. A dimostrare che la genetica può servire ai RIS, ma per i sentimenti veri è irrilevante. Se in una famiglia è l’amore a dirigere l’orchestra, prima o poi da tanti strumenti diversi si passerà da un’accozzaglia di suoni disarticolati a un’armonia straordinaria. Un concerto capace di scaldarti il cuore e dare un senso a tutti i tuoi sforzi, ai tanti sacrifici, alle lacrime versate.
Grazie, ragazzi miei. Siete la mia consolazione e la mia gioia. 

martedì 1 luglio 2014

Filosofia in saldo

Cerco di godermi fino in fondo ciò che di buono mi regala la vita. Anche e soprattutto quando è poco.
Non vorrei un giorno pentirmi di non averlo apprezzato finché ne avevo la possibilità.
C’è sempre qualcosa, anche un piccolo dettaglio, che rende la vita degna di essere vissuta.
Il tempo è un capitale limitato e soggetto a erosione continua: meglio non sprecarne neppure un minuto.
Bando ai rimpianti, no alle recriminazioni, vietato l’ingresso al rancore. Voglio sorridere, sempre.
Guardando avanti si possono cogliere opportunità che vivendo con lo sguardo voltato all’indietro non si noterebbero nemmeno. Prendere la vita con positività ci permette di riconoscerle, anche quando si nascondono dietro un mare di guai. Coltivare la speranza ci regala fiducia. E la fiducia è un motore potentissimo, in grado di condurci ovunque. Facendoci guidare dal buon senso, sapremo anche scegliere la meta più opportuna.

Fine del training autogeno. Ci sono giornate in cui devo autocondizionarmi, per non farmi appannare il sorriso…
Un sorriso a tutti



venerdì 27 giugno 2014

La dea dalle molte braccia

Ogni tanto Max si lascia andare alla magniloquenza.
Di recente, presentandosi a certi conoscenti, si è qualificato come mio fratello – e fin qui va bene – continuando però con un lei è il mio angelo… appena appena esagerato. Quando si comporta così mi vorrei seppellire in diretta.
Al mio tentativo di ridimensionamento: “Max, ti prego, non lanciarti…” ha aggiunto una spiegazione: “Lei è quella che c’è sempre. Se ho bisogno di una mano, un suggerimento, se qualcosa mi preoccupa, c’è lei a farmi sentire meglio. Lei è sempre pronta ad aiutarmi e mi regala la tranquillità!”
“Già. In ogni famiglia c’è una figura di riferimento per tutti, quella appunto cui ci si rivolge per avere una mano. Sarà per quello che verrò chiamata Kali?” ho scherzato, cercando di riportare l’atmosfera a quota terra.
In effetti, molto spesso nella mia vita ho desiderato una dotazione aggiuntiva di braccia. Mi avrebbero fatto comodo.
Al netto degli eccessi verbali dell’uomo, tipici purtroppo del suo modo di essere, c’è però un dato che registro con sollievo: il mio  metodo funziona. 
Certo, stiamo procedendo a piccolissimi passi, ma non ho mai dovuto fronteggiare uno stop o, peggio, un regresso. Di settimana in settimana, ho osservato il consolidarsi di una serie di cambiamenti in positivo che lo stanno rendendo più forte e sempre meno incerto. L'idea, forse ambiziosa, è quella di creargli una discreta sicurezza in se stesso. Quanto basta ad affrontare con sufficiente serenità le sfide della quotidianità e, soprattutto, a farlo da solo, senza ricercare l'appoggio degli altri. Un po' quello che si fa con un figlio adolescente, esperienza per me già provata a più riprese e con alterni risultati.  A tale proposito, e sempre facendo riferimento alla capitalizzazione dell'errore, di capitale ne ho parecchio messo da parte: chissà che mi torni utile almeno adesso. 
Da quando ho intrapreso questo cammino controcorrente e contro resistenza, Massimo vive meglio. Ormai sono quasi vecchia, e alcune cose le ho finalmente capite; una fra tutte: i muri di gomma sono i più difficili da abbattere. Più ti accanisci contro di essi, maggiore è la violenza con la quale ti rimandano indietro i tuoi colpi. Inutile disperdere le proprie energie così; meglio percorrere strade alternative, in modo da aggirarli quei muri. Sarà che sono determinata a non fallire, sarà che  tempi sono maturi, sarà che controcorrente non vuol dire controvoglia, Massimo stavolta ha capito fino in fondo quali sono i miei intenti ed è diventato il mio più efficace collaboratore nella riuscita del mio progetto.  E’ più tranquillo e, assieme a me, sta disinnescando una a una tutte le angosce assurde che gli avvelenavano la vita.
Non è una strada facile, ci vogliono una pazienza infinita e una determinazione incrollabile, però stavolta sta funzionando sul serio. La sua serenità crescente ne è la prova e, per me, funziona da carburante. Ecologico e a costo zero, tra l’altro.