mercoledì 1 luglio 2015

Serate a sorpresa

A volte basta davvero un niente. Un vecchio tavolo davanti alla porta finestra della cucina, quattro piatti messi lì quasi per sbaglio, la lampada antizanzare a creare un po' di atmosfera... Ed è subito serata in famiglia. Così, senza premeditazione né preparazione. Anzi, la cena era di molto insufficiente alle esigenze dei due lupastri, i quali si sono affaccendati in cucina a prepararsi un paio di panini caldi, prima di attaccare con decisione il liquore al cioccolato. 
Complice la presenza del filosofo, sigillato in camera sua quattordici ore al giorno e desideroso di un po' di stacco, un bel po' di aggiornamenti sulle ultime vicende capitate a me e al gaglioffo da raccontare... E si son fatte le undici e mezzo. Con la gradita partecipazione del plantigrado nel primo tempo. Un plantigrado attento ascoltatore e rarefatto commentatore per circa mezz'ora, passato presto a una posizione più comoda su una delle due poltroncine da giardino. Sarà stato il cielo stellato (?), o più probabilmente la notte insonne precedente, fatto sta che in capo a dieci minuti era in fase di palpebra calante. Quatto quatto, si è silenziosamente dileguato, mentre noi tre rimanevamo lì a ridercela di gusto. Un silenzio durato pochi secondi: appena guadagnato il divano, è esploso il casino. Urla, grugniti, cozzi metallici e barriti disumani. Sembrava ci fosse un branco di Unni in salotto. 
"Sordo. Quell'individuo è sordo."
"Sono d'accordo. Non riesco nemmeno a capire come riesca a sopportarlo, quel volume lì... Io lo tengo dieci tacche sotto!" 
"Non ne parliamo. Che quando sono lì con lui rischio che mi si tappino le orecchie come in discoteca. Adesso vado lì e abbasso!" 
Mpc si avvia oltre le linee nemiche, raggiungendo la plancia di comando. Abbassato il frastuono a livelli umani, chiede: "Che guardi?"
"Hercules."
"Mhm." 
Mpc stavolta esce di scena senza commenti. Quando Jurassico ha avuto una brutta giornata, si dedica al cinema d'essai. Se non è Hercules, sono The Avengers, oppure Capitan America, passando per qualche capolavoro di Bruce Willis. Roba che per rimanergli accanto, quando la mia presenza è reclamata, mi ci vorrebbe l'anestesista. 
Comunque sia, ieri sera l'abbiamo neutralizzato facilmente. Era talmente esausto da cadere in letargo sei minuti dopo essersi messo orizzontale. 
Quanto a noi, ci siamo goduti il clima mite - già sostituito da un caldo africano, casomai volessimo ripetere l'esperienza stasera... - e la chiacchierata in scioltezza. 
Ecco, questi sono i momenti in cui vorrei fossimo sempre tutti assieme. Mi mancano gli assenti, mi godo i presenti, mentre nel doppio fondo del mio mammismo si cela una consapevolezza, a rosicchiarmi un pezzetto di serenità. Non durerà ancora per molto. Il conto alla rovescia è iniziato: tre settimane alla partenza del filosofo. Una scelta che rende felice la parte pragmatica e razionale di me, gettando però nello sconforto la mamma tutta italiana che si nasconde sotto la mia scorza (posticcia?) di madre del terzo millennio. 
Non so come reagirò, quando quell'aereo si staccherà dal suolo. Mi ci vorranno i sali, me la sento.  

domenica 28 giugno 2015

La notte dei morti viventi

No, qualcuno me lo dovrebbe spiegare. Ora, qui, subito, sul letto di dolore dove giaccio e digito queste righe. Forse le ultime, per come mi sento.
Qualcuno ci deve essere in grado di comprendere - e farmi comprendere - il motivo per il quale Jurassico ed io ci massacriamo in questo modo. E le ragioni (psichiatriche...?) per le quali insistiamo a definirlo "divertimento".
Quasi sette ore di cammino sfiancante, per un totale di 15 km su 1200 m di dislivello. Roba che, rientrando, per poco non finiamo la passeggiata rotolando, da quanto eravamo sfibrati.
Certo, i panorami guadagnati col sudore erano straordinari... Così come enorme la soddisfazione di essere riusciti in cotanta impresa a dispetto della nostra ragguardevole età.
Tuttavia... Una volta tolti gli scarponi, si registrano: piedi come due ferri da stiro, ma di piombo. Giunture di legno, che nemmeno quelle di Pinocchio. Muscoli di pietra, senza alcuna somiglianza con The Rock dei Fantastici Quattro.  Insomma, una distruzione totale. Persino salire in cuccetta, arrampicandosi sulla scaletta, rappresenta un'impresa.
Roba da dar da lavorare a quella delle pompe funebri, d'impresa.
Oltre a ciò, aggiungiamo l'indecenza del nostro aspetto. Andiamo oltre il rom, sconfinando in regioni inesplorate di inguardabilità. La nostra attrezzatura, già di scarsa qualità, è risalente ai tempi del Cretaceo. La mia, addirittura, è un riciclo di vecchi abiti dismessi dai figli. Maschi.
Gli scarponi, gli unici ad esser nobili per nascita, compiono quest'anno ventun anni. Fossero umani, potrebbero votare per il Senato.
Jurassico, constatata una rigidità nelle loro fibre vicina a un rigor mortis, oltre a chiari  segni di consunzione sulle suole, stasera ne ha dichiarato il decesso. La settimana prossima si rinnova tutto, abbigliamento compreso.
Considerate le condizioni disperate in cui versiamo anche noi due vegliardi, che ci sia la possibilità di rinnovare anche noi?
Che ne so, una revisione, un cambio d'olio, sostituzione di qualche pezzo usurato?
Un componente andrebbe revisionato d'urgenza, comunque. Il nostro cervello. Dobbiamo essere matti, a comportarci così. 

venerdì 26 giugno 2015

Storie di famiglia

Un destino, il mio. Prima mio marito che non mi dà tregua finché non gli scrivo "I marmocchi", poi zia Gilda che mi detta gli appunti, chiedendomi di scrivere la storia della nostra famiglia, ora i vostri commenti, a spingermi nella medesima direzione. 
Finirà che lo farò davvero... 
Tutte quelle vecchie carte e cartoline mi hanno incuriosita. Devo mettermi a far qualche ricerca seria, ricostruire il nostro albero genealogico con un po' di accuratezza, poi chissà che non riesca a buttar giù qualcosa. 
Dopotutto, sarebbe un peccato lasciar scivolare nell'oblio tutti quei preziosi ricordi, trasmessi a me da zia Gilda e con me destinati a sparire, a meno che non li fissi su carta. 
Che io ci riesca oppure no, in ogni caso, vi ringrazio. Siete sempre un incentivo e una fonte d'ispirazione, per me. 
A proposito di ricordi di famiglia, dovrei ripubblicare "I marmocchi". L'ho sistemato un po' (la punteggiatura meritava una bella revisione), aggiornato (è come un album di famiglia, dunque ora l'ho completato con le ultime istantanee) e ora devo decidermi. 
Trovo l'autopubblicazione alquanto autoreferenziale, tuttavia a suo tempo un editore l'avevo trovato.... Essendo piccolo, le librerie non lo conoscevano e quindi i miei potenziali lettori si lamentavano di come fosse quasi impossibile procurarsi il mio libro. Con IBS non c'erano problemi, ma non tutti si muovono con disinvoltura sul web. Usando una piattaforma nota la possibilità che qualche lettore possa riuscire a procacciarsi quel che ho scritto diventerebbe qualcosa di più di una vana speranza. 
Voi che ne pensate? Ci provo? Secondo voi vale la pena di rifare un tentativo di pubblicazione o mi limito a stamparne dieci copie in copisteria, per rifilarle a qualche sfortunato amico o lontano parente? 
Non so davvero che fare.  Ergo, please, si accettano consigli. 

giovedì 25 giugno 2015

Case secolari

Devo farlo. Per quanto questo possa esser doloroso e faticoso, non mi posso più sottrarre. Devo andare nella vecchia casa di zia Gilda, svuotare armadi, aprire cassetti, gettare tonnellate di ciarpame inutile, salvando e salvaguardando però i ricordi di famiglia. 
No, quella non è una casa qualsiasi. Quei muri hanno più di cent'anni, sono stati eretti dal mio bisnonno, emigrante di ritorno dalle campagne austriache, abitati per decenni da lui, dalla sua giovane moglie e dai loro tredici figli. Lì ci son nati i loro nipoti, il mio papà incluso; lì hanno giocato, riso e chiassato i loro bisnipoti. Tra i quali anche chi scrive. 
Si respira la storia, lì dentro; in quel giardino, su quei sanpietrini, ci ha camminato persino l'imperatore Francesco Giuseppe. 
Ieri è stata una giornata di grandi emozioni, per me. Ditemelo pure, tanto già lo so: sono diventata una vecchia sentimentale. 
Ma come si fa a rimanere freddi quando scopri, in un cassetto, la lettera scritta alle zie da tuo padre, neo zio di ventotto anni, con la quale annuncia loro la nascita del primo nipotino? Oppure quando ti rendi conto di avere tra le mani le cartoline scritte da uno dei tuoi prozii nel 1915, precettato a servire nell'esercito austriaco? Un esercito che gli censurava persino i saluti alla famiglia. Cento giorni alla fine, annuncia felice ai suoi genitori, sul retro di una foto con i commilitoni. Non sa, povero ragazzo, di essere destinato a morire tanto lontano da casa da non tornarci più neppure per ricevere una degna sepoltura....
Come restare indifferenti, quando comprendi che quella foto ingiallita, scritta sul retro con una scrittura fitta fitta, dalla grammatica incerta, è probabilmente l'ultima ricevuta da una mamma dal suo figliolo, mandato a morire in Russia come suo fratello maggiore? 
Due figli gli hanno portato via per sempre, ai miei bisnonni.  E sei figli hanno preteso da loro, mandandoli a combattere per la maggior gloria dell'Imperatore; strappati uno alla volta, una cartolina gialla dopo l'altra, fino a lasciare casa e campi vuoti, sguarniti, affidati ai genitori anziani e alle ragazze di famiglia. 
Le storie di famiglia, ascoltate dalla voce della zia, mi riecheggiavano in testa, mentre fissavo queste e altre foto, ripensando all'eterno abito nero della nonna, alla sua chioma incanutita in una notte, quando un commilitone bussò alla sua porta, raccontandole come suo figlio Onorio, il suo "piccolo", fosse finito sventrato sotto le sciabolate degli Ussari. 
Si fa presto a dire "Grande Guerra". 
La storia non sono date, nomi, luoghi lontani. La storia sono i segni, le ferita lasciate nelle famiglie, i posti vuoti attorno alle tavole, i grandi cambiamenti, le scelte pesanti dei potenti scontate dai piccoli, dai deboli, da chi non contava nulla tra coloro che contavano poco. Non era facile essere Italiani sotto l'Impero Asburgico. Gli occhi dei miei avi, profondi e bellissimi nelle foto color seppia e negli ovali ceramicati sulla lapide della tomba di famiglia, ne sono la testimonianza ancora vivente. Nonostante questi ragazzi se ne siano andati da quasi cent'anni. 




martedì 23 giugno 2015

La sfiga castiga gli audaci

Se di sfiga si può parlare. In effetti,  se devo dire il vero qui la sfiga c'entra poco. 
Vi ricordate la gioia di Mpc, in veste di tutor per caso? E il giusto orgoglio del gaglioffo, il quale si era impegnato al massimo per rimediare alle sue difficoltà... fisiche? 
Bene, è durata poco. Dopo un paio di giorni al massimo, la prof , assisa sulla sua cattedra, si è rimangiata tutte le promesse fatte prima dell'interrogazione. 
Dimentica (?) di aver proposto al nostro un'opzione di salvezza se avesse sostenuto con successo una disamina sull'intero programma, si è messa a far le medie matematiche. Sentenziando la condanna senza appello all'esame di fine estate. 
Ora, il debito in una materia è robetta. Anzi, il ripasso accurato durante la pausa estiva si può rivelare una mano santa per uno studente traballante, specie se traballa solo in quella. 
Ma così, per piacere, così no. Non puoi illudere un ragazzo di avercela fatta, indurlo a farsi una settimana di studio da matti in pieno delirio di verifiche di fine anno, per poi uscirtene serafica con un "non se po' fa'". 
A costo di sembrare la solita mammetta iperprotettiva, stavolta lo ammetto: sono scocciata. 
No, scusate, io mi danno da dieci anni a spiegare a mio figlio il valore dell'onestà e della correttezza, e poi chi detiene il potere gli dimostra che la correttezza è un valore che viaggia a senso unico, NON alternato? 
Gli racconto che l'impegno conta più della media matematica, e lo faccio mentre plaudo a un'insegnante che gli appioppa Inglese a settembre, e adesso la scuola mi rifila uno sgambetto siffatto? 
Vaglielo a spiegare, ai ragazzi, di impegnarsi senza risparmio, che la dedizione paga, così come la correttezza e la trasparenza. Così quando l'hanno introiettato, tale difficile concetto, gli sarà facile capire come - e perché - i loro compagni furbastri, quelli delle assenze strategiche e della malattie a comando, supportati da genitori distratti o conniventi, non paghino mai per le loro scorrettezze. Anzi. 
Per fortuna, il giovane è di buon carattere e con una discreta tendenza all'autoironia. Dopo un picco iniziale di nervo scoperto (condiviso con me, lo riconosco), abbiamo deciso di riderci sopra. Studierà il giusto, lo aiuterò se necessario, recupererà il debito e di tutto questo resterà solo un brutto ricordo. E la consapevolezza che al mondo non sempre c'è giustizia. E' un buona lezione anche questa. L'unica che mi senta di sottoscrivere, al momento... 

lunedì 22 giugno 2015

Non sono un elettrodomestico. Purtroppo.

Rieccomi. Dopo un secolo di latitanza, riappaio sul web. 
No, non mi sono impigrita. Non sono a secco di idee, non ho esaurito gli argomenti, non soffro di crampo dello scrittore e nemmeno di sindrome della pagina bianca. 
Ho la sindrome della casalinga disperata. E pure della moglie stremata, se posso aggiungerlo. 
Vorrei chiarirlo. Magari non a mio marito - il quale tanto 'sto blog non lo legge - ma almeno a chi ha voglia di ascoltarmi: mariti workaholic, datevi una regolata. 
Già. Perché questa faccenda dei mariti che lavorano sempre può diventare un problema. Soprattutto quando si concedono una sospensione. Ecco, lì per noi mogli iniziano le straordinarie: ore di dedizione in più, pretese e non pagate. Come tutte le altre, del resto. 
Non so il vostro, ma il mio è un individuo ignobile: prima delle ferie, è tutto un progetto. Costruttivo, pimpante, con mille idee che gli frullano nel cervello in attesa solo di essere sviluppate. Realizzasse un decimo di quanto farnetica prima della settimana fatidica, Casa per Caso si trasformerebbe. Come anche la mia vita. 
Dalle gite vagheggiate per mesi in procinto di esser alfine realizzate, fino alle grandi pulizie (del suo studio) annunciate, l'energia vola. 
Peccato si tratti solo di energia potenziale, ahimè. Dalla potenza all'atto c'è di mezzo il mare, a quanto sembra. Di gite nemmeno l'ombra, quanto allo studio... i ragni ivi residenti possono continuare a dormire sonni tranquilli: nessuno li disturberà. Fino a data da destinarsi. 
E le questioni in sospeso? Vogliamo parlarne? Nelle settimane precedenti alle ferie del plantigrado mi era stato vietato di prendere qualsiasi iniziativa. Avremmo fatto tutto in occasione della sua settimana libera. 
Così, tutti i miei sospesi sono rimasti in sospeso. Anzi, sono addirittura aumentati: ad essi si sono aggiunti un paio di allettanti progetti e qualche commissione sparsa. La fucina jurassica funzionava a pieno regime. 
A settimana conclusa, ce ne sono volute due per smaltire il cumulo di lavoro arretrato causatomi dal quel perditempo. 
Quell'individuo è un dissipatore. Di tempo e di risorse fisiche. Ci mette sei ore per fare una str@@@@@ che io sbrigherei in due, ma pretende la mia presenza costante al suo fianco. Immaginando che, a casa, gli elfi domestici si occupino di tutto al posto mio. 
Ora, qui lo dico e non lo nego: non sono un elettrodomestico. Non mi si può mettere in stand by per qualche giorno, per poi vedermi ripartire come se nulla fosse. Se questo trend non si modifica, io finisco ridotta a uno straccio. 
Dalle prossime ferie in poi, esigo che siano VACANZE. Pretendo di essere condotta lontano dalle lavatrici, esigo di dimenticare padelle e lavastoviglie, non m'interessa la sorte dei miei figli in nostra assenza (sono tutti maggiorenni e vaccinati) e, soprattutto, pretendo di NON essere costretta a pensare. Preoccupazioni, impegni, rogne e incombenti incombenze possono attendere qualche giorno. La mia salute mentale, no. 


giovedì 28 maggio 2015

Tutor per caso

Era tempo che non accadeva più; il gaglioffo, studente redento, da anni si arrangia senza bisogno di controlli né tantomeno di aiuto. 
Qualche settimana fa il nostro denuncia una grossa difficoltà in Fisica, materia dalla sottoscritta studiata quanto basta a fornire qualche utile dritta al rampollo. Un paio d'ore un pomeriggio, uno schemino volante un altro. Robetta, nel complesso: nulla, in confronto alle sedute plenarie dei tempi delle medie. 
Ieri il nostro eroe torna da scuola. 
"Mamma, abbracciami!"
Approfitto dell'inconsueta opportunità (di solito quando mi avvicino implorando per una coccola vengo scacciata a male parole) chiedendo: "A che debbo l'onore?"
"Ho preso SETTE  in Fisica!!!" 
La mia lacrimevole reazione entusiasta lo scandalizza. 
"Mamma, non è possibile... Ogni volta così! Possibile non ti renda conto che ti copri di ridicolo? Adesso lo scrivo a mia sorella..."
Scambio di wozapp. 
Ridicolo tacchino!!!  E' il commento della Miss, la quale ha già dichiarato che non mi dirà più nulla dei suoi esami. Sono troppo fuori controllo, secondo lei. 
"Basta prendermi in giro. Raccontami dell'interrogazione, invece!"
"Mi ha chiesto i vettori. Io le ho detto quello che mi avevi spiegato tu... Le ho fatto l'esempio dei romani."
"Ma le hai ripetuto esattamente quel che ti avevo detto io?" chiedo, con vago imbarazzo. I miei esempi alternativi non sono esattamente nella norma; anche se non escono dalle mura di casa per Caso va bene lo stesso...
Invece: "Certo! Le ho fatto il tuo schema schema, con la macchina da guerra romana con gli schiavi che la devono trascinare, il nubiano nerboruto alto due metri da una parte, il prigioniero greco tutto cervello e zero muscoli dall'altra. Ho disegnato i vettori ecc, ecc, ecc." 
"E lei che ti ha detto?" 
"Si è sbregata dal ridere! Comunque, il concetto era corretto e mi ha dato sette. Avevo capito perfettamente!"
Ecco, sì, perfettamente. Io avevo promesso alla prof che avrei provato a spiegare qualcosa a Matteo, ma non avevo specificato cosa e soprattutto come. 
Ora come posso pretendere che qualcuno mi prenda sul serio, in quel consiglio di classe? 
Sono declassata in via definitiva. Me lo sento. 




mercoledì 27 maggio 2015

Una nuova invasione

La Miss è rientrata al paterno ostello per una decina di giorni, il che comporta (almeno una sera) l'invasione massiccia da parte della figliolanza della cucina di Casa per Caso. Una torre di cotolette, accompagnata da una vasca di purè, fa da sfondo a una riunione familiare scandita da aggiornamenti, sfottò e risate, stavolta davvero oltre i limiti del surreale. 
Tutta colpa del filosofo, il quale ci narra la sua avventura meneghina. 
Intenzionato a trascorrere l'estate nel regno di Molto Molto Lontano, per uno stage aziendale, si iscrive al meeting dei partenti con i già tornati ma intenzionati a ripartire, riuniti appunto in quel di Milano. 
Come da manuale, viene interpellata Zia Terry, in arte Mammamatta, la quale - fedele al suo nick - accoglie a braccia aperte il profugo veneto, fidando nella collaborazione della sorella, convocata in veste di Virgilio. 
Il turista per Caso viene condotto al rifugio generosamente offerto dalla nostra grande amica, fornito di chiavi e accompagnato fisicamente fino alle porte del suddetto, acciocché possa rientrare a notte inoltrata senza tirare giù dal letto la padrona di casa. Un'organizzazione impeccabile, come sempre. Grazie, Teresa! 
Il meeting dei piccioni viaggiatori si svolge con pieno successo, si mangia ma non si beve - almeno avesse bevuto, mio figlio. Quasi quasi mi preoccuperei di meno... - si scambiano battute, esperienze e indirizzi mail, fintanto che giunge l'ora di andare a nanna. 
Il nostro eroe raggiunge senza grandi difficoltà Casa Matta, infila deciso la scala, raggiunge il terzo piano e fa per aprire la porta. La quale resiste a tutti i suoi attacchi. Disperato, prova a telefonare alla padrona di casa, che lo ignora bellamente. La mia amatissima amica vive incollata al cellulare night & day, ma lo tiene in modalità "non mi rompete". E quindi non lo sente. A questo punto il profugo lascia perdere la tecnologia e si attacca al campanello. Quello lo sentirà!
Funziona. 
La porta si spalanca di colpo, rivelando le sinuose forme di un individuo corpulento coperto dalle sole mutande, il quale con espressione rabbiosa aggredisce verbalmente il mio attonito figliolo. Ormai in preda al panico, questi farfuglia di aver sbagliato appartamento, borbotta di essere alla ricerca dell'avvocato Benpensante (nemmeno le referenze blasonate placano l'ira del vicino) e inizia a credere di essere disorientato. Decide pertanto di cercare rifugio alle contumelie dell'infuriato signore rivolgendo la sua attenzione (e le chiavi) alla serratura della porta di fronte. 
Non l'avesse mai fatto. Sua Vastità diventa una belva: "Cosa fa?! Brutto omissis di uno omissis, quella è la porta di mia madre! Io chiamo la polizia!!!"
Il giovane, terrorizzato, infila le scale di corsa e raggiunge il piano superiore. Gli hanno detto che può entrare da due piani diversi, ergo ci prova. 
Al piano di sopra le cose vanno addirittura peggio. Stavolta alla porta non ci si avvicina neppure, perché sul pianerottolo si materializza una donna. Costei si limita a fissarlo arcigna, senza proferire parola. Non serve: gli animali che tiene al guinzaglio sono un monito eloquente quanto basta. Mio figlio si paralizza (vuoi vedere che adesso questa scioglie i cani?),  ma ora non accade nulla. La tizia si volta, mollando Andrea con un palmo di naso, e scende a far fare pipì ai cani. All'una di notte. 
Di fronte al naufragio di tutti i tentativi esperiti per entrare, Andrea ormai sta pensando di dormire sullo zerbino, in ingresso. Prima di capitolare, però, inizia a telefonare a Valentina, la quale gli conferma l'ubicazione degli appartamenti, lasciandolo ancora più confuso. Secondo lei, la zia abita lì. I fatti, tuttavia, dimostrano il contrario. 
Gira a vuoto un altro po', riuscendo a far infuriare anche il ragazzo del Miss, insospettito dalle continue telefonate di questo Andrea che non la pianta di molestarla. Hai voglia spiegare che è tuo fratello, disperso nei meandri di un condominio in zona semicentrale...
Finalmente, Terry nota il lampeggiare del telefono e lo chiama. Una volta stabilito che l'amico non è alle porte (non lo sente sfrucugliare con le chiavi) si chiarisce l'arcano. 
Scala sbagliata. 
Col navigatore satellitare all'orecchio, lo sfinito ragazzo raggiunge la porta giusta, e dopo averla varcata con un tonante sospiro di sollievo crolla sul letto. 
Lui è salvo, per fortuna, ora però chi salverà l'avvocato Benpensante dalle malignità serpeggianti tra le scale? 'Sta donna. Si procaccia i toy boy e li sceglie talmente imbranati da finire alla porta di una pensionata novantenne! 

giovedì 21 maggio 2015

Orgoglio smodato

Lampeggiare verde del cellulare. Sono due messaggi wozzap.
"Mimmi, telefonami!"  "❤"
Così chiami tua figlia lontana. Che te lo vuole dire a voce che ha preso il suo primo trenta...
E il naufragar m'è dolce in questo mar(e di lacrime).

mercoledì 20 maggio 2015

Piovono lumache

Già una è appena uscita dal dentista, le sembra di avere le guance di cemento e un canotto al posto della bocca, per tacere delle fitte alla gengiva. Di andare in piscina a smaltire stress e ciccia in queste condizioni non se ne parla nemmeno.
Come se non bastasse, le tocca affrontare vento e potenziale maltempo per andare a recuperare la bici, abbandonata all'addiaccio fuori dall'ospedale,  per pregressa bufera.
Ora ci vuole proprio Edward mani di forbice, impegnato a sfoltire a colpi di cesoie la siepe dei vicini, che decide di fermarsi un secondo, eliminare un intralcio, per riprendere a tagliuzzare a ritmo regolare.
Una lumaca volante non identificata mi ha mancata di un pelo, per schiantarsi con un disgustoso sciack crack giusto davanti ai miei piedi. Pure io l'ho sbagliata di un capello, mannaggia.
Ma buttarla con gli sfalci, no? Dobbiamo anche allenarci a sfuggire al fuoco amico del confinante giardiniere?
Certe giornate sono buone solo quando sono finite. Uffa.