lunedì 27 ottobre 2014

Help!

Ok. Non si giudica un libro dalla copertina, e dunque nemmeno una giornata sulla base delle due ore inaugurali.
Però ci sono giorni nei quali ti penti e ti duoli di essere scesa dal letto, mannaggia.
Mettiamo pure da parte il fatto di essermi inspiegabilmente svegliata alle quattro del mattino. Scarse.
Ignoriamo di esserci lette mezzo e-book, che da quando ho il libro virtuale dotato di illuminazione strategica posso passare le notti in bianco, senza che il tricheco al mio fianco cambi anche solo il ritmo della ronfata. Manco più il deterrente del marito che sbofonchia una protesta, ho più. Ormai siamo alla lettura compulsiva.
Però ritrovarmi con il pavimento zozzo che manco avessimo invitato a cena una mandria di bufali (in effetti, una mandria di diciassettenni però c’era, ieri sera…), la cucina in stato di abbandono (gravissimo errore non aver fatto funzionare la lavapiatti a pranzo, ancorché seminvuota…), le ceste del bucato traboccanti un’altra volta (ma non avevo lavato tutto entro venerdì sera?) e gatti di polvere impegnati in un Gran Premio su tutta la superficie del mio parquet è un colpo basso.
La cura della casa non mi deve aggredire in questo modo, specialmente di lunedì. Altrimenti io la prendo male e la trascuro: difatti, invece di sfaccendare come un’ape in un campo di fiordalisi sono qui a ticchettare.
Che non mi è andata bene nemmeno questa, a dire il vero: tra cavi allentati e connessioni staccate ci ho messo dieci minuti ad avviare il fisso. E’passato il gaglioffo a rubarmi le casse. Demolendo tutta la mia postazione di lavoro, come sovrattassa sul furto subito. Devo suggerire a mio figlio la carriera politica: i fondamentali li ha già introiettati. Tutti.
Abbiamo già al nostro attivo un educato scambio di idee con il Jurassico, il quale esibisce nel suo argomentare l’understatement di un triceratopo, mentre la sottoscritta risponde con gli eleganti modi di una lavandaia e il linguaggio di un camallo. La coppia perfetta.
A ciò si aggiungano due impegni inderogabili sopraggiunti all’improvviso, distribuiti in posizione strategica durante il pomeriggio, piazzati precisi precisi in modo da monopolizzare tutto il mio tempo dalle 14,30 in poi. Mi farò un’ora e mezzo di macchina e il resto del tempo a fare la spola qui e là per accompagnare gente appiedata o priva di tempo e mezzi per arrangiarsi. Una goduria.
Il tutto sostenendo altresì l’onda d’urto delle incomprensioni, distrazioni, disorganizzazioni e conseguenti scontri all’arma bianca tra i vari personaggi dello psicodramma nel quale mi trovo, incolpevole, a fare da controllore del traffico, tassista e netturbino. In senso lato e pure letterale, mannaggia. Oggi mi tocca pure la discarica.
E dopo ti dicono che fai la signora…
Qualcuno ha da offrirmi un lavoro, per favore? Va benissimo anche su una piattaforma petrolifera, una stazione orbitante attorno alla Terra,  oppure su una corazzata dislocata nel Pacifico. Qualcosa di faticoso, remunerativo e molto, molto, molto lontano da casa. Si esaminano proposte, astenersi perditempo. Di quelli ne ho già d’avanzo.

martedì 21 ottobre 2014

Non è possibile

Devo individuare la chiave di questo mistero. Perché quando sono in emergenza la mia performance è quella di una macchina da guerra, mentre se sto rilassata divento un pericolo per me stessa e per ciò che mi circonda?
Per fortuna tale minaccia si allunga sugli oggetti, più che sulle persone. Diversamente, temo avrei già qualche morto sulla coscienza.
Stamattina, mentre spazzavo il garage, ho messo un piede sulla paletta, rovesciandola, e spargendo detriti ovunque nel raggio di sei metri. Sono rimasta coinvolta anch’io nell’incidente; per fortuna, almeno si è verificato prima della doccia mattutina. Due giorni fa sono riuscita a incollare una ciotola di vetro al vassoio del microonde;  non faccio che portare alimenti al limite della carbonizzazione (non possedessi due timer, oltre a quello del telefonino, potrei invocare le circostanze attenuanti. Invece, non posso) e mi sono persa lo Swiffer. Non il cosetto per le poveri, le cui ridotte dimensioni giustificherebbero la possibilità di perderlo di vista. Lo scopone, quello gigante, per i pavimenti: una roba grande così, missing in action. 
Ora, me ne rendo conto: ne vendono ancora, e non si tratta nemmeno di un investimento tale da richiedere un finanziamento in banca. Non è nemmeno un grave problema della vita. Però mi viene un nervoso tale, mannaggia a me! Com’è possibile riuscire in un simile gioco di prestigio??? Dove posso averlo fatto sparire, che in tre giorni di perquisizioni di casa e giardino sono riuscita a trovare solo un pettirosso morto e un giacimento di vestiti da eliminare, nascosto nell’anta di un armadietto?
Va bene essere distratta, ma qui siamo ai limiti del patologico. Io mi faccio valutare dal marito: sarà mica demenza presenile…?


lunedì 20 ottobre 2014

Dalle maglie della Rete...

… a volte si materializzano regali sorprendenti. Io sto qui a ticchettare le mie avventure di mamma per caso su una tastiera, e in giro per il mondo c’è chi mi legge. Mi fa sempre riflettere, questa consapevolezza. Chi saranno i miei lettori? Dove abitano, come vivono, quali sono le loro storie?
Alcuni li conosco un po’ attraverso i loro commenti, altri mi hanno chiesto l’amicizia su FB, la maggior parte sono silenziosi e non saprò mai nulla di loro. Cosa della quale un po’ mi spiace.
Qualche volta ho la fortuna di poter conoscere questi lettori silenti, magari residenti in un Paese straniero. Quando costoro decidono di fare un giro per il Bel Paese, passando per la Stamberga, è sempre una festa per tutti (vero, Martine…? E pensare che i nostri mariti temevano di finire in mano a qualche serial killer…). Quanto agli scambi inter-regionali, hanno portato a sviluppi che mai avrei immaginato, qualche anno fa. Vedi la Miss ormai perfettamente integrata nella vita milanese.
In questi anni, i ribaldi hanno avuto, assieme ai loro genitori, l’occasione di conoscere persone interessanti, disponibili, simpatiche e intelligenti. E’ sempre fantastico approfondire la conoscenza con chi sta al di là dello schermo, specie quando si tratta di fuoriclasse come Svizzera e il suo fantastico consorte.  Si sono fermati due giorni soltanto – purtroppo. Lo posso dire? – ma sufficienti a far sentire anche i miei figli come se li conoscessero da sempre.
Se è vero che esistono tristi personaggi capaci di indossare sempre una maschera, impedendo a chiunque di conoscerli per come sono davvero anche dopo anni di frequentazione, c’è anche gente limpida, pulita, capace di amicizia e sentimenti veri. Gente autentica, con la quale si stabiliscono rapporti concreti, anche se portati avanti attraverso contatti cosiddetti virtuali.
Non mi si venga a dire, per favore, che la tecnologia ammazza i rapporti umani. Da quando esiste Internet, abbiamo tutti la possibilità di essere un po’ meno soli. Di confrontarci con persone con le quali condividiamo un problema che fino a dieci anni fa ci avrebbe isolato dal resto del mondo, di conoscere persone nuove e diverse da noi, interagendo con le quali possiamo allargare i nostri orizzonti.
Non solo FB, insomma, e non solo finzione, apparenza, nascondiglio per insicurezze e incapacità relazionale.
La Rete ci regala immense possibilità: sta a noi farne buon uso. Se sento ancora qualche Solone commentare sulle teste chine sugli Smartphone, glielo lancio sulla testa, il mio. Il quale, sia detto per inciso, non è un contenitore di sciocchezze nel quale rifugiarmi per sfuggire alla banalità della mia esistenza o alla solitudine. E’ un formidabile contenitore di amicizia e rapporti umani dal coltivare con costanza. Perché se il mezzo è virtuale, quello che contiene è tremendamente reale. E prezioso.
Un abbraccio grande a tutti i miei amici di tastiera.



lunedì 13 ottobre 2014

Ma che freddo e freddo!

“Scusa, esci vestito così? Non è mica estete!”
“Mamma, finiscila. Non ho freddo!”
“Vedi che ti prendi un accidente…”
“Mamma!!!”
Esce di scena, con un outfit da fine agosto. 
Due giorni dopo, sudato come una grondaia e rosso in faccia: “Mamma, abbiamo un termometro..?”
Trentotto. Come volevasi dimostrare. 
Io starnazzo, starnazzo, quelli non mi calcolano di striscio e poi tutte le mie più funeste previsioni si realizzano. Che se non sto attenta, tra l'altro, mi dicono pure che sono io a portare sfiga, gli impuniti. 
“Dove hai detto che è il paracetamolo?”
Essendo a mezzo metro dal suddetto, lo estraggo dal cassetto, lanciandolo sul tavolo in malo modo. Come da manuale, la scatoletta rimbalza sul portatovaglioli, finendo miseramente sul pavimento. 
Nemmeno i gesti stizziti mi vengono bene, mannaggia! 
Mi sento ignorata e appaio velleitaria. Uffa. 
“Eccola lì, che vuol fare la madre sprezzante… Con quella mira, mamma: un tiratore scelto!” mi dileggia la belva febbricitante.  
Niente da fare. Con questi figli, considerazione zero. 


venerdì 10 ottobre 2014

Manifestazione studentesca

Motivazione numero uno: "Vogliamo lezioni meno noiose, più divertenti e stimolanti" 
Commento del gaglioffo: "Ma cosa credono questi? Di stare al circo??? Ma che vadano..." 
Non posso che dichiararmi concorde. Tanto più in un istituto dove i docenti sono in gamba e le lezioni, invece, molto interessanti. 
Se le giovani manifestanti stessero attente a scuola e studiassero, invece di contestare, e facessero i compiti, invece di marciare, farebbero del bene a se stesse e agli altri. 
Ma dove la retorica  impera e la coerenza difetta, questi sono i risultati. L'uso scellerato di un nobile strumento di protesta, nato per rivendicare ben altri diritti. Che tristezza. 



mercoledì 8 ottobre 2014

Addio straziante (...)

Nemmeno una lacrima. Non ho versato nemmeno una lacrima.
Un evento senza precedenti, trattandosi di me: sono donna dall'addio patetico, di norma.
Stavolta, mi sono limitata a un abbraccio contenuto, soprattutto a causa della Miss.  La quale Miss, tutto tranne che commossa, dopo tre secondi di stretta mi ha allontanata, con uno spazientito Pennuto! che mi ha costretta entro i confini della decenza.
Un'uscita di scena asciutta, senza fiumi di lacrime ed emozioni dilaganti, nemmeno dopo essere salita in macchina per allontanarmi definitivamente dalla mia piccina.
E qui cruciale si è rivelato l'intervento del Jurassico.
No, non mi ha avvolto in un abbraccio confortante, regalandomi un'emozione.
Non mi ha neppure dichiarato il suo imperituro amore, giurandomi di starmi accanto da qui all'eternità, alleviando la mia mestizia.
Mi ha viceversa aggredito proditoriamente, accusandomi di aver smarrito il suo borsello. Oggetto da lui appena scagliato sul sedile posteriore, detto per inciso.
Giusto per farmi passare in tre decimi dal labbro tremulo allo sguardo trucido.
"Amore, dai i numeri? Ti vedo un po' nervoso... Non credi sia il caso di far guidare me?"
Figuriamoci. Ho rimediato un grugnito, da me generosamente interpretato come delle scuse, mentre il gargoyle s'immetteva nel traffico, fiero l'occhio, svelto il passo. O quasi.
Un'auto in divieto ostacolava la manovra d'uscita, provocando un repentino rialzo pressorio nel plantigrado, e un blocco respiratorio a me.
Quando al neurologo sale il nervo, gli cala il piede. Sull'acceleratore.
In un traffico indemoniato, il nostro sgabbia con lo squalo tra un senso obbligato e tre corsie mal segnalate. Finendo, non si sa come, di fronte all'entrata della stazione.
"Tesoro, tranquillo" gli faccio io, col tono da usare con i bambini e i matti: "Da qui si va di sicuro verso l'uscita dalla città. Segui quella macchina e gira a sinistra..."
"Grrrrr.... Io ODIO Milano!"
"A quest'ora la odia anche Pisapia. Tu  stai calmo che usciamo di qui per non ritornarci mai più. Almeno con l'auto..."
Un suono sommesso, tipo pentola di fagioli, indica che il nostro è in fase di rimuginazione, ma non è più pericoloso per la carrozzeria della sua auto e di quella altrui.
Una mezz'ora di patimenti nel flusso del l'Ade diretto alle autostrade, e finalmente ne siamo fuori.
Sani e salvi, ma non sereni. Si è scoperto che gli stivaletti della Miss sono rimasti in garage...
Tragedia da risolvere entro le ventiquattrore a venire. Ciò, unitamente alla scoperta che il Wi-Fi del collegio non funziona, mi precipita in modalità solving problem senza passare dal via. 
Altro che occhio lucido, con questi due. Adrenalina a mille e pronta alla lotta o alla fuga. Ora decido quale scegliere.

lunedì 6 ottobre 2014

Si avvicina l'ora zero

Il giro dei parenti è completato – con lacrime a profusione, manco la Miss stesse partendo per la Siria… –  i bagagli ormai sono stivati nello squalo. Trasformato in balena per l’occasione, considerata la massa di roba pigiata in ogni angolo fruibile. Se la neo-universitaria non la smette di ammonticchiare abiti, scarpe e orpelli vari, dovremo mettere qualcosa in braccio anche al pilota, domani.
Confesso avrei creduto di soffrire molto di più: l’entusiasmo per la novità e le aspettative positive per questa nuova avventura fanno decisamente premio sulla malinconia nel vedere la mia ragazza con la valigia in mano, pronta a lasciarmi per tre mesi.
Lei è entusiasta, e mi contagia con la sua felicità. Sapere poi che, da oggi, la sua nuova amica è riuscita a ottenere un posto nel suo stesso collegio mi rende addirittura euforica: tutto sta davvero andando per il verso giusto. 
A rincuorarmi ulteriormente, ieri sera c’è stata una riunione familiare. Del tutto casuale e inaspettata, tra l’altro: i festeggiamenti ufficiali si erano già tenuti la scorsa settimana, prima della partenza del filosofo, ormai già completamente immerso nei gorghi dell’Ateneo padovano.
Complice uno sciopero dei mezzi, all’ora di cena  mi giravano per casa sia lui sia l’informatico. Colta l’occasione al volo, mi sono inventata un pasto per sei: quattro hamburger e qualche bistecca alla griglia, caminetto acceso, caldarroste, Ramandolo e treccioline alla cannella.
Il menù, nonostante l’improvvisazione, è stato approvato all’unanimità.
Quanto all’atmosfera… Al solito, quando siamo tutti assieme pare di essere a una festa: sia essa pianificata o un’occasione improvvisata, si materializza una specie di magia. 
La Stamberga riprende vita: risate, scherzi, prese in giro e finti alterchi tra me e il Jurassico rendono la nostra conversazione più scoppiettante del fuoco nel camino, mentre i quattro dell’Apocalisse ritrovano e rinnovano quella complicità condivisa da sempre.
Quando penso ai tanti rapporti fraterni avvelenati da gelosia, rivalità, invidia e antipatia mi si scalda il cuore a guardarli, i miei ragazzi. E avendo provato di persona quanto conti un rapporto saldo con il proprio fratello, auguro loro di continuare a volersi bene in questo modo, per sempre.
Ed ora, via! Ci sono ancora un sacco di cose da fare, prima di mettere in moto lo squalo.
Il seguito alla prossima puntata...

mercoledì 1 ottobre 2014

Succede anche a voi?

Avete una marea di commissioni da svolgere, e nemmeno una va a segno?
La tecnologia mi si rivolta contro: il server della banca on line segnala un errore, tutti i numeri di telefono risultano occupati o non raggiungibili, la carta bancomat è ancora bloccata (ok, lì è colpa mia. Errare è umano, perseverare a ticchettare il codice errato è diabolico. Però dopo due mesi il problema avrebbe dovuto essere risolto…). Persino il mio spazzolino elettrico ha deciso di tirare le cuoia proprio stamattina.
Ora mi avventuro fuori di casa, sotto una pioggerellina fastidiosa e tristissima, con il nervo a fior di pelle e svariati conti da pagare. Confesso di essere un po’ preoccupata. Se tanto mi da tanto, se riesco a tornare a casa con l’auto in ordine e senza creditori alle calcagna credo mi considererò una miracolata.



martedì 30 settembre 2014

Gli aquilotti abbandonano il nido...

E meno male! pensa mamma aquila.
Tra cambio di stagione, ultime lavatrici prima delle partenze (ma quante sono? Non finiscono mai!) e liste chilometriche di masserizie da acquistare per la sopravvivenza della fanciulla in ambiente ostile, sono finita.
E’ sempre così: quando penso alla loro uscita di scena, mi trema la palpebra e mi s’inumidisce il ciglio. Salvo poi ridurmi a una gelatina per stare dietro a tutte le loro esigenze, finendo con il domandarmi: “Ma quando se ne vanno???”
Comunque sia, ci siamo quasi. Il filosofo è dato per partente stasera, la Miss tra una settimana.

Poi, credo partirò io: ho bisogno di un po’ di tempo per me. Vivere per conto terzi (e quarti, e quinti…) mi sta esaurendo. 

lunedì 29 settembre 2014

Un lunedì mattina felice

Non tutti i lunedì sono forieri di tempesta. Questo, per esempio: dopo un fine settimana all’insegna della serenità (sabato un piacevole invito con amici in quel di Venezia, domenica una cena familiare con la banda al gran completo, così chi resta ha potuto salutare per benino chi sta per partire), mi sono concessa una chiamata a un caro amico. Un amico con il quale non mi sentivo da qualche mese, nonostante pensassi a lui assai spesso: l’ultima telefonata con lui mi aveva lasciato l’amaro in bocca. Quando senti come vengono trattate le brave persone, alle volte, devi controllarti per non sbarellare, facendoti giustizia da solo.
Un amico di quelli veri, con i quali ti puoi permettere di non aver tempo, perché non ti rimprovera mai “Quanto tempo!”.
Uno di quelli fidati, di quelli capaci di non giudicare, di quelli con i quali bastano due parole, un breve silenzio, un sorriso per capire tutto.
Uno di quelli con i quali il filo non si spezza mai, nonostante i guai, il tempo, la vita ti costringano a prolungati silenzi.  
E ascoltare finalmente da lui tante belle notizie, sentirlo sereno, soddisfatto, felice e orgoglioso. Asciugarsi di nascosto una lacrima, perché ci sono persone che la fortuna la meritano proprio. Ed è bello capire che qualche volta si apre un portone anche per chi di porte in faccia ne ha ricevute fin troppe, dal destino.
Chiacchierare con lui per un po’, rendendoti conto una volta di più di quel che vi lega: lo stesso modo di vivere la famiglia, il matrimonio, i figli, gli amici.
Ci sono persone lontane fisicamente, moralmente molto più vicine di tante stanziate a poche centinaia di metri da te.
Ci sono persone apparentemente diverse, con le quali ogni volta riscopri sorprendenti affinità di pensiero e sentimenti.
Ci sono persone con le quali ti chiedi se ci sia addirittura un contatto telepatico: oggi, per parlare con lui, non avevo nemmeno aperto la posta elettronica. Dove mi attendeva una sua mail, scritta poche ore prima.
Lo so, lo so: sono solo coincidenze. Però, guarda il caso, a me capitano esclusivamente con le persone speciali.
E siccome le persone speciali sono rare e preziose, ho voluto dedicargli un pensiero. Un pensiero felice, per lui e la sua coesa, solidale, meravigliosa famiglia.
Una volta di più, ne ho le prove: restare uniti, coltivare la speranza senza scordare gli affetti, collaborare gli uni con gli altri, paga. Mantenere la fiducia in se stessi e non mollare mai, paga.
A volte ci mette un po’, però paga.
Ragazzi, mi avete regalato un sorriso. Grazie. Anche e soprattutto per la vostra amicizia.