giovedì 28 maggio 2015

Tutor per caso

Era tempo che non accadeva più; il gaglioffo, studente redento, da anni si arrangia senza bisogno di controlli né tantomeno di aiuto. 
Qualche settimana fa il nostro denuncia una grossa difficoltà in Fisica, materia dalla sottoscritta studiata quanto basta a fornire qualche utile dritta al rampollo. Un paio d'ore un pomeriggio, uno schemino volante un altro. Robetta, nel complesso: nulla, in confronto alle sedute plenarie dei tempi delle medie. 
Ieri il nostro eroe torna da scuola. 
"Mamma, abbracciami!"
Approfitto dell'inconsueta opportunità (di solito quando mi avvicino implorando per una coccola vengo scacciata a male parole) chiedendo: "A che debbo l'onore?"
"Ho preso SETTE  in Fisica!!!" 
La mia lacrimevole reazione entusiasta lo scandalizza. 
"Mamma, non è possibile... Ogni volta così! Possibile non ti renda conto che ti copri di ridicolo? Adesso lo scrivo a mia sorella..."
Scambio di wozapp. 
Ridicolo tacchino!!!  E' il commento della Miss, la quale ha già dichiarato che non mi dirà più nulla dei suoi esami. Sono troppo fuori controllo, secondo lei. 
"Basta prendermi in giro. Raccontami dell'interrogazione, invece!"
"Mi ha chiesto i vettori. Io le ho detto quello che mi avevi spiegato tu... Le ho fatto l'esempio dei romani."
"Ma le hai ripetuto esattamente quel che ti avevo detto io?" chiedo, con vago imbarazzo. I miei esempi alternativi non sono esattamente nella norma; anche se non escono dalle mura di casa per Caso va bene lo stesso...
Invece: "Certo! Le ho fatto il tuo schema schema, con la macchina da guerra romana con gli schiavi che la devono trascinare, il nubiano nerboruto alto due metri da una parte, il prigioniero greco tutto cervello e zero muscoli dall'altra. Ho disegnato i vettori ecc, ecc, ecc." 
"E lei che ti ha detto?" 
"Si è sbregata dal ridere! Comunque, il concetto era corretto e mi ha dato sette. Avevo capito perfettamente!"
Ecco, sì, perfettamente. Io avevo promesso alla prof che avrei provato a spiegare qualcosa a Matteo, ma non avevo specificato cosa e soprattutto come. 
Ora come posso pretendere che qualcuno mi prenda sul serio, in quel consiglio di classe? 
Sono declassata in via definitiva. Me lo sento. 




mercoledì 27 maggio 2015

Una nuova invasione

La Miss è rientrata al paterno ostello per una decina di giorni, il che comporta (almeno una sera) l'invasione massiccia da parte della figliolanza della cucina di Casa per Caso. Una torre di cotolette, accompagnata da una vasca di purè, fa da sfondo a una riunione familiare scandita da aggiornamenti, sfottò e risate, stavolta davvero oltre i limiti del surreale. 
Tutta colpa del filosofo, il quale ci narra la sua avventura meneghina. 
Intenzionato a trascorrere l'estate nel regno di Molto Molto Lontano, per uno stage aziendale, si iscrive al meeting dei partenti con i già tornati ma intenzionati a ripartire, riuniti appunto in quel di Milano. 
Come da manuale, viene interpellata Zia Terry, in arte Mammamatta, la quale - fedele al suo nick - accoglie a braccia aperte il profugo veneto, fidando nella collaborazione della sorella, convocata in veste di Virgilio. 
Il turista per Caso viene condotto al rifugio generosamente offerto dalla nostra grande amica, fornito di chiavi e accompagnato fisicamente fino alle porte del suddetto, acciocché possa rientrare a notte inoltrata senza tirare giù dal letto la padrona di casa. Un'organizzazione impeccabile, come sempre. Grazie, Teresa! 
Il meeting dei piccioni viaggiatori si svolge con pieno successo, si mangia ma non si beve - almeno avesse bevuto, mio figlio. Quasi quasi mi preoccuperei di meno... - si scambiano battute, esperienze e indirizzi mail, fintanto che giunge l'ora di andare a nanna. 
Il nostro eroe raggiunge senza grandi difficoltà Casa Matta, infila deciso la scala, raggiunge il terzo piano e fa per aprire la porta. La quale resiste a tutti i suoi attacchi. Disperato, prova a telefonare alla padrona di casa, che lo ignora bellamente. La mia amatissima amica vive incollata al cellulare night & day, ma lo tiene in modalità "non mi rompete". E quindi non lo sente. A questo punto il profugo lascia perdere la tecnologia e si attacca al campanello. Quello lo sentirà!
Funziona. 
La porta si spalanca di colpo, rivelando le sinuose forme di un individuo corpulento coperto dalle sole mutande, il quale con espressione rabbiosa aggredisce verbalmente il mio attonito figliolo. Ormai in preda al panico, questi farfuglia di aver sbagliato appartamento, borbotta di essere alla ricerca dell'avvocato Benpensante (nemmeno le referenze blasonate placano l'ira del vicino) e inizia a credere di essere disorientato. Decide pertanto di cercare rifugio alle contumelie dell'infuriato signore rivolgendo la sua attenzione (e le chiavi) alla serratura della porta di fronte. 
Non l'avesse mai fatto. Sua Vastità diventa una belva: "Cosa fa?! Brutto omissis di uno omissis, quella è la porta di mia madre! Io chiamo la polizia!!!"
Il giovane, terrorizzato, infila le scale di corsa e raggiunge il piano superiore. Gli hanno detto che può entrare da due piani diversi, ergo ci prova. 
Al piano di sopra le cose vanno addirittura peggio. Stavolta alla porta non ci si avvicina neppure, perché sul pianerottolo si materializza una donna. Costei si limita a fissarlo arcigna, senza proferire parola. Non serve: gli animali che tiene al guinzaglio sono un monito eloquente quanto basta. Mio figlio si paralizza (vuoi vedere che adesso questa scioglie i cani?),  ma ora non accade nulla. La tizia si volta, mollando Andrea con un palmo di naso, e scende a far fare pipì ai cani. All'una di notte. 
Di fronte al naufragio di tutti i tentativi esperiti per entrare, Andrea ormai sta pensando di dormire sullo zerbino, in ingresso. Prima di capitolare, però, inizia a telefonare a Valentina, la quale gli conferma l'ubicazione degli appartamenti, lasciandolo ancora più confuso. Secondo lei, la zia abita lì. I fatti, tuttavia, dimostrano il contrario. 
Gira a vuoto un altro po', riuscendo a far infuriare anche il ragazzo del Miss, insospettito dalle continue telefonate di questo Andrea che non la pianta di molestarla. Hai voglia spiegare che è tuo fratello, disperso nei meandri di un condominio in zona semicentrale...
Finalmente, Terry nota il lampeggiare del telefono e lo chiama. Una volta stabilito che l'amico non è alle porte (non lo sente sfrucugliare con le chiavi) si chiarisce l'arcano. 
Scala sbagliata. 
Col navigatore satellitare all'orecchio, lo sfinito ragazzo raggiunge la porta giusta, e dopo averla varcata con un tonante sospiro di sollievo crolla sul letto. 
Lui è salvo, per fortuna, ora però chi salverà l'avvocato Benpensante dalle malignità serpeggianti tra le scale? 'Sta donna. Si procaccia i toy boy e li sceglie talmente imbranati da finire alla porta di una pensionata novantenne! 

giovedì 21 maggio 2015

Orgoglio smodato

Lampeggiare verde del cellulare. Sono due messaggi wozzap.
"Mimmi, telefonami!"  "❤"
Così chiami tua figlia lontana. Che te lo vuole dire a voce che ha preso il suo primo trenta...
E il naufragar m'è dolce in questo mar(e di lacrime).

mercoledì 20 maggio 2015

Piovono lumache

Già una è appena uscita dal dentista, le sembra di avere le guance di cemento e un canotto al posto della bocca, per tacere delle fitte alla gengiva. Di andare in piscina a smaltire stress e ciccia in queste condizioni non se ne parla nemmeno.
Come se non bastasse, le tocca affrontare vento e potenziale maltempo per andare a recuperare la bici, abbandonata all'addiaccio fuori dall'ospedale,  per pregressa bufera.
Ora ci vuole proprio Edward mani di forbice, impegnato a sfoltire a colpi di cesoie la siepe dei vicini, che decide di fermarsi un secondo, eliminare un intralcio, per riprendere a tagliuzzare a ritmo regolare.
Una lumaca volante non identificata mi ha mancata di un pelo, per schiantarsi con un disgustoso sciack crack giusto davanti ai miei piedi. Pure io l'ho sbagliata di un capello, mannaggia.
Ma buttarla con gli sfalci, no? Dobbiamo anche allenarci a sfuggire al fuoco amico del confinante giardiniere?
Certe giornate sono buone solo quando sono finite. Uffa.

martedì 19 maggio 2015

Rapporti difficili

Che dire? Mi avevano avvisata.

Con i figli mi aspettavano fiere litigate, ribellioni annunciate, incomprensioni incrociate e cortocircuiti emotivo-comunicazionali. 
Mi sarei trovata degli estranei in casa, sempre in@@@ti con noi, isolati nel loro mondo e in guerra costante con tutti i fratelli. 
Se dalle fiere litigate in giù posso confermare, dal cortocircuito in poi dissento. 
A Casa per Caso ci si ama ancora come il primo giorno. E se il rapporto tra me e Jurassico è sempre stato un po' condominiale, data la consistente schiera di rampolli che si portava appresso sin dai primi approcci,  almeno tale condizione ci ha preservato dalle lotte intergenerazionali. 
Dopotutto, furono i nostri figli maggiori a propormi le nozze. Forse si sono sempre sentiti coinvolti nella missione di renderla una scelta da non rinnegare. 
I due minori li hanno sempre seguiti e imitati, evitandoci così di affondare sugli scogli dell'ormone impazzito e delle paturnie adolescenziali multiple. 
Ora, è di scena l'ESTRANEA. 
L'amore del figlio, la donna che te lo sottrae, rubandoti il suo amore e mettendotelo contro. Mi fu detto, quando ancora il suddetto indossava il pannolino, di prepararmi alla guerra. Sarebbe stata inevitabile.
Ecco quello che accade nella Stamberga, ora che ci troviamo in questa perigliosa situazione. 
"Posso fare un post su sabato sera? La tua ragazza la prende per una violazione della privacy? Vieni a leggere l'anteprima che se me la approvi la pubblico...?"
"Mamma, ti conosco. Con te problemi di privacy non ce ne sono mai stati. Stai scialla. Pubblica, che ho da fare e non ho tempo per te!"
Pubblico. 
Ieri gli chiedo se vuole sentire ciò che ho scritto, che glielo leggo finché pranza.
Accetta, e mentre recito il post il nostro approva e ridacchia.
"Linkamelo, che lo giro anche a lei!"
Eseguo, lui inoltra alla sua lei. Passano dieci minuti, durante i quali già mi vedo crocefissa dall'ira funesta di una fanciulla infuriata. 
"Ahahah! Mamma, leggi qua!"



Eccoci qui. Smentire tutte le previsioni per noi è la regola, non l'eccezione. 
Sarà perché siamo gente completamente fuori norma? 

Qualcuno mi aggiunga una RAM

Ora, passi uscire per comprare il latte, e tornare con un bagagliaio pieno di merce (di tutto, fuorché il latte). 
Pazienza se mi confondo con i nomi dei figli, se mi devo concentrare per ricordare la data di nascita dei miei familiari, se senza il piopio del telefonino a ricordarmi gli appuntamenti non riuscirei nemmeno a farmi tagliare i capelli. 
Ma non si può dimenticare la stessa cartellina quattro volte in tre posti diversi (come dire che in uno l'ho mollata due volte...), andare a casa a piedi dimenticando in parcheggio una volta la bici, una volta la macchina, scordarsi di fare tre pagamenti importanti in un solo mese e dimenticare di fare gli auguri a un'amica, con la quale ti sei sentita tre giorni prima del suo compleanno. Facendoti ricordare la data fatidica, oltre a tutto. 
Vorrei capire chi mi ha assemblata così. 
Ho una memoria da elefante per fatti risalenti alla prima guerra punica, salvo scordarmi mezza lista della spesa nel tempo di scendere le scale per arrivare alla lavagna dove mi segno le cose. So sempre tutto sulla dislocazione di ogni oggetto sotto il nostro tetto (Matteo mi chiama Google), persino quelli fuori posto, intravisti appena un secondo. Poi perdo migliaia di minuti della mia vita a cercare occhiali, chiavi e telefonino. Quelli non so MAI dove sono. E sono gli oggetti che mi servono di più, ovviamente. 
Insomma, io non mi sopporto più. Vivere con me stessa sta diventando estenuante. Non so se sia la vecchiaia, oppure la montagna sempre crescente di microincombenze che mi trovo a sbrigare, ma ormai anche Valentina ha smesso di chiamarmi mamma. Mi chiama Dori, la pesciolina smemorata amica di Nemo. 
Qualcuno è in grado di aiutarmi? Mi regalate un banco di RAM per implementare la mia memoria, per favore? E' comprovato. La mia ormai è gravemente insufficiente. 

venerdì 15 maggio 2015

Vecchi con grinta, grintosi ma vecchi

Uno entra in casa di riposo e incontra vispe signore vicine agli ottanta, in grado di indossare un cappello rosso magenta a larga tesa, a ombreggiare gli occhi lievemente bistrati, accordandoci un rossetto in tinta, senza sembrare fuori luogo.  Anche perché non sono lì come ospiti, ma come parenti "giovani" di quasi centenari indistruttibili. 
Sfilo davanti alla palestra, dove un nutrito gruppo di atleti ottuagenari solleva pesi con aria intenta. Inizio a rivedere le mie convinzioni; forse non sono gggiovane dentro, solo perché sono in palestra ogni due per tre. Questi fanno lo stesso, e il più gggiovane sta a ridosso della novantina. 
C'è poi il vecchietto con un occhio solo, che usa per squadrarti sorridendo da capo a piedi, sentenziando poi: "Bella signora! Complimenti..." rivolto a tuo suocero. 
Il quale risponde: "Mio figlio è fortunato ad avere trovato una moglie così!" 
Assenso generale di tutti i presenti. 
Rimane da capire se compiacersi per il complimento, considerato il limitato campo visivo di colui dal quale è partito, o gongolare per il sicuro successo che mi attende, ogni volta che varco le soglie dell'RSA. Come quando andavo da zia Gilda, anche qui sono praticamente una star. 
Gli uomini mi fissano estatici, le signore si sperticano in lodi per la mia eleganza, anche quando indosso comuni magliette H & M. E quindi sempre. 
Se la percezione di noi dipende molto dal contesto nel quale siamo immersi, qui mi sento una ragazzina. 
O meglio, mi sentivo. Fino a stamattina. 
Momento nel quale mi sono resa conto di come né io, né Jurassico avessimo capito come funziona l'ascensore. Come molti degli ingressi della struttura, per azionarne l'apertura è necessario premere due bottoni in contemporanea. Misura attuata per prevenire fughe di anziani indementiti. 
Un sistema di prevenzione più che efficace. Con noi due, difatti, ha funzionato benissimo. Sono due settimane che ci lamentiamo che quell'ascensore è guasto...
Ahi, ahi. Queste sono le classiche prese di coscienza improvvise che ti aprono un mondo. Saremo pure grintosi, indomiti, sportivi e iperattivi. Però stiamo diventando vecchi. Ora ne ho le prove, e non me le fornisce più soltanto lo specchio, purtroppo. 

giovedì 14 maggio 2015

La mamma che vorrei (essere)

Una mamma presente anche quando tu sei assente. Col corpo e soprattutto con lo spirito. 

Una mamma con una risata contagiosa, capace di farti sempre notare il lato comico delle situazioni.  Anche quelle più drammatiche. 

Una mamma che nasconde le sue paure, le sue ansie e le sue lacrime dietro un inossidabile sorriso di incoraggiamento, grazie al quale tu smentirai le sue paure, le sue ansie e asciugherai le sue lacrime.

Una mamma con le tasche piene di seconde occasioni, anche quando chiunque ne avrebbe le tasche piene di te. 

Una mamma capace di credere in te più di quanto tu stesso sia disposto a fare. 

Una mamma della quale puoi avere fiducia, alla quale poter dimostrare di meritare la sua fiducia. 

Una mamma che rompe quando deve, ma non rompe ogni volta che potrebbe. 

Una mamma che non si prende troppo sul serio, ma sa prendere sul serio te quando ne hai davvero bisogno. 

Una mamma capace di essere sempre se stessa, difetti compresi, così da insegnarti ad essere orgoglioso di essere te stesso e di quello che sei. A dispetto dei tuoi difetti. 

Una mamma in grado di insegnarti il cammino giusto da seguire, ma capace qualche volta di lasciarti sbagliare strada. Perché si impara molto più da una caduta controllata che da mille prediche fuori controllo. 

Una mamma che si preoccupa per te, senza sembrare mai troppo preoccupata. 

Una mamma che fa scelte difficili nel tuo interesse, ma capace di tale disinteresse da lasciarti operare le tue in totale libertà. 

Una mamma che ti sa consigliare senza influenzarti,  correggerti senza schiacciarti col senso di colpa, di insegnarti  l'onore e  il senso di responsabilità senza distruggere i tuoi sogni e frustrare le tue aspirazioni. 

Una mamma capace di non essere d'accordo con te senza disprezzarti, di supportarti in ogni situazione,  anche la più spinosa,  e di non giudicarti mai. 

Una mamma brava a valutare persone e situazioni, che non sputa sentenze e si astiene dai giudizi azzardati. 

Una mamma che sa amarti anche a distanza, una mamma sulla quale poter contare per sempre.

Una mamma con la quale è piacevole stare, una mamma dalla quale potersi allontanare senza ingiusti rimorsi, una mamma dalla quale sarà sempre bello ritornare. 









mercoledì 13 maggio 2015

Viaggi d'istruzione

Ad Arquà Petrarca, con tutta la sua classe e l'omologa dell'altra sezione. 
Il gaglioffo dopo meno di un quarto d'ora viene fatto uscire con il suo gruppo, per far posto al successivo.
Visita lampo, manco il tempo di vedere le testimonianze storiche ivi conservate. Il ragazzo (appassionato di storia) era furioso. 
Da ricordare il seguito del viaggio d'istruzione, a Este, con una degli insegnanti accompagnatori che fermava i passanti per sapere dove fosse un monumento visitabile...
È stata visitata una celebre paninoteca locale, dove sono stati osservati da vicino piadina e spritz. Un'esperienza interattiva.
Mio figlio voleva morire. 
Tu li cresci come turisti perfetti, a due anni a Cerveteri e Morgantina, a sei la Villa del Casale, a nove le necropoli vichinghe e il castello di Amleto... 
Poi arriva la scuola superiore, e te li guasta così. Con i viaggi di distruzione di massa. 
Vergogna!  

lunedì 11 maggio 2015

Valentina dei miracoli e angeli caduti

Per i miracoli ci stiamo attrezzando. Sono vent'anni che lo ripeto, in questo fine settimana l'ho concretizzato. A due millenni dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci, in Palestina, ecco arrivare l'espansione dei petti di pollo, a casa di Valentina. 
Per evitarmi l'immane seccatura della spesa domenicale, ho deciso di farmi bastare le scorte rimaste nel frigo. Già discretamente depauperate dal fuori programma di sabato sera, vorrei ricordare. 
Ho così deciso di realizzare una terrina di cotolette, utilizzando meno di un petto di pollo. 
E qui mi è venuta in aiuto la tradizione familiare: ho attinto agli insegnamenti di nonna Letizia e zia Lidia, massaie di lungo corso e di consolidata vocazione al risparmio, applicando la loro tecnica di impanatura delle fettine. 
Ovo, pan; pan, pan, pan, pan, ovo, pan pan.
A filastrocca conclusa e frittura ultimata, potevamo contare su una torre di cotolette di robusta costituzione, consistenza croccante e gusto squisito. Certo, andando a fare l'analisi geologica degli strati, si scopriva che l'impanatura era doppia rispetto dell'anima di polpa... Per mia fortuna, i sei commensali di ieri (me inclusa) non hanno svolto indagini in tal senso. Ci siamo fiondati sul piatto e le abbiamo divorate. 
E se la realizzazione di questo miracolo mi ha riempito di orgoglio, la storia dell'angelo caduto mi ha destabilizzato un bel po'. E non me sola, ahimè.
I fatti: dietro mie pressanti insistenze, Jurassico si è acconciato ad accompagnarmi in una passeggiata (da pensionati, aggiungerei) troppo breve per i miei gusti ma sufficiente per i suoi. Di recente, l'uomo è sempre in reparto, e quando non è lì col corpo ci rimane con lo spirito, rimuginando soluzioni a problemi incalzanti e inventandosi strategie vincenti. Una deprecabile tendenza a seguito della quale di uscire non se ne parla (devo studiare! è il refrain degli ultimi tempi), e capace altresì di far scendere il suo livello di attenzione bel al di sotto della soglia di guardia. Se poi si mette ad orecchiare le mie conversazioni telefoniche con le amiche, la miscela diventa mortale. 
E difatti la morte abbiamo sfiorato. 
Sotto i miei occhi inorriditi, il nostro si è arrotato su un cordolo stondato, ha perso aderenza sul terreno, finendo bocconi per terra. Ha salvato la faccia parandosi con le braccia, scontrandosi però con violenza contro un dissuasore metallico posto a presidio di non so che. Unico nell'intero tragitto. Quando si dice la sfiga...
Bilancio dell'incidente: dignità distrutta. 
Un ginocchio sbucciato e grondante sangue. 
Il braccio destro dolorante, gonfio e devastato da un ematoma violaceo di dieci centimetri di raggio. La geografia del livido suggerisce peraltro un ulteriore scampato pericolo: il confine del bozzo di pone a due millimetri dal gomito. Pochi centimetri più a destra, e avremmo un gomito in frantumi e un plantigrado ingessato. 
Ma che devo fare con quest'uomo? Come lo riporto sulla terra, per evitare che arrivi addirittura a prendermi terra? 
Santa Madre delle mogli esaurite, esaudiscimi. Proteggi quell'uomo, perché senza di lui qui siamo finiti.