giovedì 23 marzo 2017

Metti il caso che...

"Metti il caso che io mi trovi una serba, o una rumena, insomma, una donna dell'Est. Sai quelle che rimangono marmoree, che ubbidiscono, tacciono, e non vengono a letto vestite da Nonna Papera come questa qui... Tu come la prenderesti?"
"Io? Io ti chiederei: - Ce l'ha una figlia? - e mi spiegherei da dove mi viene la spiccata predilezione che ho per le donne staniere. Vai, papà, vai! Hai tutto il mio appoggio!"
Li odio. 
Se leggerete di un misterioso caso di avvelenemento mortale nel Nordest, sappiate che non è misterioso per niente. Sono stata io. Io, che mi sono liberata di Jurassico e di quel infame traditore di suo figlio Gaglioffo. 
Mannaggia anche Mamma Rai, mannaggia...

martedì 21 marzo 2017

La fatica di vivere, la fatica di scrivere

Tienici aggiornati sulle vicende di Casa per Caso, mi scrive Annesin. Hai ragione, my darling: dovrei farmi vedere più spesso, da queste parti. E grazie, per non averci dimenticati. Grazie a te, e a tutti quelli che continuano a passare, sperando in un nuovo post.
Scusate, miei fedelissimi. Scusatemi, ma non è un gran periodo, questo, per me. 
Tranquilli, nulla di male tra le mura della Stamberga, e nemmeno tra quelle dove albergano i nostri ex-nidiacei. C'è solo un sacco di energia negativa che si addensa sulla mia testa, il che impegna quasi tutte le mie energie positive a mantenere attivo lo schermo di difesa della mia bella famiglia.
Già, fatemelo dire: una bella famiglia. 
Una famiglia sconclusionata, ormai frammentata, sopra le righe e qualche volta un po' azzoppata dagli eventi. Ma una famiglia dove l'amore è coltivato con caparbia ostinazione, dove non cerchiamo gli errori degli altri per giustificare le manchevolezze nostre, ma cerchiamo di darci una mano a vicenda, come possiamo. 
Un nucleo saldo, capace di resistere alle pressioni esterne e alle disavventure interne, una posto dove ti puoi arrabbiare, esagerare, incespicare e qualche volta rovinare a terra, sapendo che qualcuno ci sarà sempre, magari a darti uno spintone, o anche un bel calcio sul fondoschiena, per indurti a risollevarti. 
Siamo in tanti, e questa è stata assieme la nostra debolezza e la nostra forza: credete a me, tenere le fila di così tante persone non è cosa semplice, specialmente per una smemorata cronica come la sottoscritta. Tuttavia, siamo in tanti a pensare, tanti a contribuire, tanti a intervenire. Un think tank all'amatriciana, dove si mischia il nuovo con il vecchio, l'avveniristico con la tradizione, idee retrò con intuizioni futuribili, il tutto mixato con un'affettività e un senso di appartenenza rari. Specie di questi tempi. 
Credo sia questo l'antidoto a tutto il male che ci sarebbe potuto venire dall'invidia degli scontenti, dalla rivalità dei perdenti, dalla malignità dei prepotenti. 
Ci hanno provato, a dividerci. Ci hanno provato, a metterci gli uni contro gli altri, in nome di un patologico divide et impera, che non dovrebbe esistere nemmeno tra le nazioni, figuriamoci tra le persone. Ci hanno provato, a inoculare anche tra noi il germe dell'incomprensione, cresciuto nel brodo di coltura delle menzogne, dell'interesse e dell'egocentrismo di pochi, capace di distruggere l'esistenza di molti. 
Come vedete, ce n'è d'avanzo per assorbire l'intera mia riserva di munizioni, per tenere a bada certi personaggi. Tutta la mia scorta di sorrisi inossidabili, di speranze di riserva, di pazienza - quasi - inesauribile. 
Passerà anche questa, come tutto, come sempre. 
Spero solo di riuscire a risolvere al meglio, e di non essere costretta ad arrendermi a un'evidenza sottolineata dal Gaglioffo: non puoi salvare chi non vuole essere salvato. 

Scusate i toni un po' cupi: prometto di essere un po' meno malinconica, al prossimo post. E di non scriverlo tra venti mesi. 
Un abbraccio forte a tutti voi

domenica 19 marzo 2017

Un papà difficile da sopportare, ma un grande papà

Non è facile stargli vicino.
Quando rompe, quando sputa sentenze, quando giudica male e con i figli si rapporta ancor peggio.
Non è facile fare fronte comune, quando si piazza dalla parte del torto e da lì non si vuole schiodare.
Non è facile mediare, quando anche tu avresti bisogno di un mediatore, anche solo per fare colazione con lui.
Però...
Però come fai a non essere con lui e per lui,  quando lo vedi fermarsi davanti alla foto dei fantastici quattro, e guardarli con un amore così grande da non starci, dentro al suo cuore. Un amore che tracima, straborda, comanda e lo riduce a una chioccia più chioccia di te, quando li sente, li vede, o anche solo sente parlare bene di loro.
Però... come fai a non pensare che non potevi scegliere padre migliore per i tuoi figli, o figli migliori di cotanto padre, quando si ammazza di lavoro, e lo fa solo per loro, e per te. E lo fa probabilmente per quello che sei tu per loro.
Loro. Loro, l'Alfa e l'Omega della sua e della tua vita. Loro, che si dimenticano persino che stiamo al mondo, mentre noi sentiamo che essere al mondo, per noi, ha un senso forse solo per e grazie a loro.
Auguri, papà dei miei figli. Auguri Giuseppe. Un papà che ho conosciuto ferito, spezzato, atterrato dalla vita e terrorizzato da quello che sarebbe stata la vita, per i suoi tre pulcini.
Un papà che ora, davanti ai suoi quattro meravigliosi figlioli, si volta verso di me, con orgoglio persino esagerato, e sorride. Sorride, e mi sussurra "Grazie".
Grazie a te, rompiscatole di un papà del secolo scorso. Grazie per essere quello che sei, e di tutto l'amore che ci dai.

La rappresentante ufficiale della tua famiglia

martedì 14 febbraio 2017

Dodici rose rosse per San Valentino...

... in versione jurassica, ovviamente. Prima che mettiate le mezze luci agli occhi, non vi dimenticate di chi stiamo parlando, per favore. Un plantigrado che, in assenza di sua figlia, se la sarebbe cavata con un fuggevole bacio e un rapido "Auguri!". 
Invece... 
Invece, la sua amata figlioletta Valentina, qualche giorno fa, l'ha beccato da solo, suggendogli: "Papà, il 14 è l'onomastico della mamma, che, ti ricordo, è anche il tuo amore. Una dozzina di rose ci starebbe, non credi?" 
Sguardo sbalordito del nostro, il quale risponde, neutro: "Ah."
La fanciulla, decisa a ottenere il suo scopo, soggiunge, con l'aria imperiosa che assume in circostanze come queste: "Non ti preoccupare, papà. Mi occupo di tutto io!"
E' andata in fioreria, ha scelto le rose, ordinato di disporle a bouquet - aveva già deciso anche in quale vaso sarebbero state disposte -  e si è fatta consegnare il biglietto. Glielo ha portato in ospedale, per farglielo scrivere, quindi è tornata dal fiorista e ha concordato l'ora di consegna. 
A me ha comunicato di non muovermi, stamattina: tutto era pronto per la sorpresa. 
Alle nove e mezzo, il mazzo è stato recapitato. 
Niente da dire sui fiori  - la Miss non sbaglia un colpo, in queste cose - circa il biglietto... Parliamone.
L'amato bene ha tentato di aumentare il tasso di romanticismo del messaggio, scippando una frase a uno dei figli (l'amore non ha velocità), salvo cadermi sulla citazione, attribuita al figlio sbagliato. 
Non pago, persevera nell'errore: quando lo sfotto teneramente, mi suggerisce di consultare la bibliografia. Che ho scritto io, aggiungerei. 
Che uomo. Quando si abbandona ai ricordi, se non sbaglia figlio, si confonde sulla moglie...
Nostra figlia, di fronte allo screen shot della nostra conversazione, si è messa le mani nei capelli. Dichiarando quindi: "L'anno prossimo gli detto anche il biglietto! Che disastro di uomo..." 
Già. E' un disastro, quindi sta benissimo accanto a un cataclisma come me.
Auguri, amore. So che non mi leggi, ma... auguri lo stesso. 
E per dirla con il gaglioffo: sei proprio l'uomo della mia vita!

domenica 22 gennaio 2017

Sniffer e minacce di morte

Punto primo: da giorni sono a letto con la febbre. Non appena restituito il Jurassico alla vita attiva, ecco che si schianta Mpc. E fin qui vabbè, guarirò. 
Il problema, al solito, è lui. L'amore della mia vita, come lo definirebbe il gaglioffo. 
Il quale amore della mia vita ieri pomeriggio decide di sistemare il camper, per prepararlo a nuove avventure. Nel frattempo, la sottoscritta giace nel suo letto di dolore, stretta a una boulle e con una pila di coperte addosso. 
Il nostro, dopo un insistente rimestare, giunge in camera da letto, berciando qualcosa come: "Accidenti a chi mette ordine! Quando hai vuotato il camper hai fatto sparire lo sniffer e la pinza amperometrica. Che fine hanno fatto?" 
Vi lascio immaginare la mia faccia. Manco so di che stiamo parlando. Gli suggerisco di controllare nel gavone sottopavimento, e attendo che mi scenda la febbre. In preda a una crisi di nervoso, l'individuo sfoga in vario modo la sua irritazione, tanto da spingermi, appena riesco a sollevarmi dal letto, a rivoltare gli armadi dove avevo riposto il materiale da campeggio. 
Di 'sta roba manco l'ombra, ovviamente. 
La giornata si conclude con lui che si corica imbronciato, brontolando contro chi gli nasconde il suo materiale, e me che sopporto stoicamente, dopo aver scoperto, tra l'altro, che nel mio armadio per le scorte hanno fatto la loro comparsa tutta una serie di oggetti ingombranti e inutili, provenienti dalla casa di suo padre, che non sapendo dove mettere, nel suo incasinatissimo studio, ha nascosto lì a mia insaputa. Sono troppo debole per ammazzarlo, ma coltivo propositi silenziosi di vendetta. 
Stamani entro nel suo studio, e il mio sguardo viene catturato da due oggetti che assomigliano in tutto e per tutto a ciò che mi descriveva ieri. 
Vado da lui, chiedendogli se li abbia per caso trovati... 
Baccato. Li ha trovati, dove gli avevo detto di cercarli sin dall'inizio, e dove li aveva messi lui, di sua propria mano. 
Poichè sto vivendo un periodo funesto, nel quale devo sistemare un bel po' di casini da altri combinati, prendendomi anche un sacco di improperi per colpe in realtà commesse da chi mi accusa, sbotto. 
Mi rivolto contro di lui come una serpe, dandogli un ultimatum: alla prossima accusa infondata che si fa sfuggire, prendendosela con me per qualcosa che non ho fatto, avrò una reazione assolutamente spropositata. 
L'uomo, forse intimorito dalla mia reazione, sparisce alla mia vista, ma non per questo smetto di gridare: "Attento, perché finisci con il pagare per tutti quelli che mi hanno massacrata sino ad oggi. Ne ho due p@@@e di sopportare, sopportare, sopportare sempre! Bast..." 
E qui scoppio in una risata irrefrenabile, e ci abbracciamo ridendo. 
Quel malnato è ricomparso sulla porta, facendosi scudo con un libro. 
Questo: 
Come faccio a tenere il broncio a un uomo così??? 
Non avrò mai ragione di lui, mai... 

martedì 27 dicembre 2016

Sei

Inizio a dare i numeri, lo ammetto. Però, insomma... Tutti assieme, per Natale, appassionatamente. Nonostante le difficoltà, i casini, i mille impegni di tutti quanti, la zampa bionica del Jurassico e la mamma un po' cotta, la famiglia per Caso ce l'ha fatta. E sarà che quando una cosa te la devi conquistare a fatica la godi di più, ma questo Natale in sei è stato una meraviglia. 
Un menù semplice, gentilmente richiesto dal filosofo, in astinenza da italian food, e solo noi, semplicemente e allegramente noi sei. 
Non so se questo sia l'inizio di una tradizione, come vorrebbe il gaglioffo (il più nordico nell'aspetto, col capello biondo, la barba fulva e l'occhio ceruleo, ma il più "terrone" nel pensiero) oppure una magnifica occasione unica, fatto sta che siamo stati benissimo. C'è chi ha attraversato mezzo mondo per presentarsi all'appello e chi sta passando le sue - brevi - vacanze in treno, per rispondere a tutti gli appelli. Chi ha sudato per poter abbandonato le stampelle e mostrarsi ai figli in decisa ripresa, e chi ha percorso in auto migliaia di chilometri, sacrificando ore e ore di sonno, per condividere un po' del suo tempo con tutti. C'è chi cucina da giorni e chi organizza riunioni con tutti, perché dopo la Famiglia vengono i parenti, e perché gli amici non si possono dimenticare. 
Il tempo dell'Avvento è finito, e l'Evento si è consumato. Da domani riprende la diaspora, ma nel cuore rimangono le suggestioni di un periodo nel quale si svela il meglio e il peggio delle persone. Avendo provato sulla mia pelle più volte il peggio, in penosi teatrini pseudofamiliari da dimenticare, è una gioia vedere come i nostri figli riescano a esprimere il meglio, in una risata tutti assieme, nella gioia di ritrovarsi, raccontandosi avventure, azzardi, difficoltà e importanti cambiamenti. Il tutto con un sorriso, condividendo gioia e speranze, sotto gli occhi ( un po' lucidi, diciamolo...) dei due vetusti genitori. 
Le Feste continuano, e i pasti più o meno condivisi si susseguiranno, lasciando ahimè pesanti tracce. A chi mi legge mando mille auguri, da una Stamberga ancora in piena attività godereccia. 
Un abbraccio virtuale a tutti voi!

giovedì 22 dicembre 2016

Alfa woman e i picchi di autostima

Quando la sfiga ti perseguita, concepisci un figlio come il gaglioffo. Il quale figlio, dopo averti fatto dannare per quinquenni, decide di mettere la testa a partito, facendo però di te il suo zimbello favorito. 
Quando mi incontra, al mattino, sussulta inorridito oppure esclama, con finta ammirazione: "Wow! Guardala lì, l'Alfa Woman...", per poi prodursi in una serie di imitazioni della sottoscritta da far impallidire Zelig. 
Mantenere un briciolo di autostima è impossibile, con quel soggetto tra i piedi. Quanto alla dignità, ammesso che me ne sia rimasto un brandello, lo distruggo anche da me.  
Giorni fa, giunta al termine di un giro perticolarmente comprereccio alla Coop, scopro che hanno messo una planetaria a metà prezzo. Giuro, l'ho sentita chiamarmi.  Mi implorava di adottarla... Ho ceduto. E l'ho piazzata in bilico, alla sommità del carrello stracolmo. 
In prossimità dell'uscita, il mio nuovo acquisto ha preso a scivolare inesorabilmente verso il basso. Paventando uno schianto distruttivo, mi sono lanciata in avanti, decisa a fermare la sua corsa. Finendo a gambe all'aria, appesa al carrello, con la planetaria schiantata accanto alle ginocchia. Un tonfo tanto rovinoso da attirare la premurosa attenzione di una gentilissima signora, che mi ha accompagnato fino all'auto, assicurandosi che riponessi la spesa in bagagliaio senza incidenti, e che fossi integra, nel corpo e nella mente. Sai mai che nell'impatto i miei tre neuroni superstiti non fossero rimasti danneggiati...
Nessun danno, per fortuna. Nè a me, nè alla planetaria, ormai stabilmente operativa nella fucina... opss... cucina di Casa per Caso. 
Vi lascio immaginare i commenti da me raccolti, quando ho rivelato l'episodio ai miei amati familiari. Devastanti. 
Inpietosita, la Miss ha iniziato a rincuorarmi, mandandomi messaggini d'amore su Whatsapp e difendendomi dagli strali del fratello. 
Deciso a portare a termine la sua opera di distruzione morale ai miei danni, quell'infame, invece, ha intensificato i suoi attacchi. Usando contro di me persino armi non convenzionali: la cultura. Giusto per farmi pentire anche di averlo strappato alle grinfie della beata ignoranza in cui vegetava, qualche anno fa. 
Commentavamo sul ricamo di una signora mia conoscente, autrice di un paralume a mezzopunto di pregevolissima fattura. 
"Guardate che roba, ragazzi: questa è un'opera d'arte!"
"Mhm. Anche tu sei un'opera d'arte, mamma."
"???"
"Sì. Mi ricordi un po' la corrente del Decadentismo..." 
Lo odio. La prossima volta che inciampo, lo farò con un coltello in mano. Accanto alla sua sedia! 



mercoledì 21 dicembre 2016

Buon Natale, ministro Poletti

Buone feste a lei, caro ministro. A lei e a tutta la sua famiglia.
Buon Natale da una mamma che si sente con suo figlio da sei mesi via Whatsapp, e nemmeno tanto spesso. Lavora troppo, ha poco tempo per le chiacchiere.
Buon Natale, ministro, da una famiglia che da settimane fa progetti per i preziosi giorni (sei) durante i quali avremo il privilegio di rivedere il nostro Andrea.  Il quale, detto per inciso, si farà ventimila chilometri in una settimana, pur di essere a casa, con i suoi cari, almeno per Natale.
Meglio perderlo che impiegarlo, un ragazzo così, per l'Italia. A che può giovare un laureato in ingegneria dell'energia, specializzato in energia elettrica, pieno di coraggio, determinazione, voglia di fare e di mettersi alla prova?
Grazie per la profonda empatia e la comprensione, signor ministro.
E tanti auguri a lei anche da due fidanzati, che si vedono tre giorni ogni quattro mesi. Perché sa, signor ministro, una volta che ti laurei in economia (a ventun anni), hai studiato in inglese e sei un tipo in gamba... Meglio farsi un master in Nord Europa. Fa bene al curriculum di un Italiano, espatriare. E chissà che poi all'estero ci si rimanga anche domani, portando via con sé la futura famiglia.
Che magnifica prospettiva, per il nostro Paese. Resteremo solo noi vecchi, sul patrio suol. Del resto, chi se ne va conta poco. Siamo noi dinosauri quelli importanti. Quelli che hanno ridotto il Bel Paese in ginocchio, e si sentono bravi.
Che pretendono, 'sti giovani? Non apprezzano uno stage a 600 euro al mese, magari a Roma (città comoda, ben organizzata e soprattutto a buon mercato), senza alcuna garanzia di assunzione e previa severissima selezione? Ingrati!
Dopotutto, sono solo gente preparata, precisa, intelligente, capace: formiamola, nelle nostre università giurassiche, dominate dal nepotismo e appesantite da programmi obsoleti, lontani anni luce dal mercato del lavoro.
Formiamola, e poi scacciamola, signor ministro. Non sappiamo che farcene di loro. Sono zavorra, in fondo.
Esimio ministro, le racconto una cosa che forse non sa. I nostri figli, all'estero, si fanno un mazzo così, se mi consente il francesismo. Partono con la valigia leggera, vuota persino di sogni. Se i loro bisnonni hanno fatto la quarantena a Ellis Island, magari per sfuggire alle foibe di Tito, non è che loro se la passino alla grande. Sono già sfiduciati, convinti che il mondo degli adulti sia pronto solo a sfruttarli, e hanno lasciato tutto alle spalle, facendo un salto nel buio, a garanzie zero. Quasi trasecolano quando gli arriva una proposta interessante. Si chiedono qual è il trucco, se li pagano bene pur di non perderli. Il merito riconosciuto li stupisce piacevolmente e li conforta, ripensando alle prospettive italiane.
E continueranno ad andarsene, finché in Italia le cose non cambieranno.
Buon Natale, signor ministro. Continui così, e parli coi colleghi, mi raccomando. Parlate di salute, welfare, pensioni.
Perché fra una ventina d'anni, anche meno, la nostra generazione avrà bisogno di assistenza, di cure, farmaci e di qualcuno che gli paghi le pensioni. Ma i nostri inutili figli saranno all'estero a costruire un futuro per i loro, di figli. E il nostro presente, allora, sarà a rischio.
Ci pensi, signor ministro, se andrà a omaggiare la Sacra Famiglia, la notte di Natale. E preghi, signor ministro. Preghi molto. Che il Signore aiuti il nostro povero Paese. 

venerdì 9 dicembre 2016

Ventidue

22. Che bel numero, regolare, tondo tondo. Tanti sono gli anni trascorsi da che i due ribaldi e la microba sono entrati nella mia vita. 
Una vita intera (quella della Miss) e quasi mezza vita mia. 
Ieri il Jurassico azzoppato mi ha svegliata con un bacio, quindi ha trascorso la giornata fissandoci tutti quanti con un amore e un orgoglio persino imbarazzanti. 
Mpc si è lanciata in una della sue solite sessioni culinarie, sfornando quattro pizze giganti e una torta di mele da mezza tonnellata. Poi, tanto per non smentirsi mai, ha ingaggiato una battaglia - persa - contro il fuoco nel camino, non riuscendo ad accendere nemmeno una misera cassetta di legno di pino. Epici i miei tentativi - falliti - di spezzare la suddetta cassetta a colpi di attizzatoio, imprecando contro la mia malasorte. Il gaglioffo voleva farmi un filmato e s@@@@rmi via Youtube. Il calore del focolare domestico è stato garantito dal pater familias, il quale in tre mosse è riuscito dove io avevo toppato. Come fa sempre, in tutto. 
L'allegra brigata, gatto incluso, si è così riunita una volta di più, nominando di continuo il Grande Assente, il nostro filosofo, attualmente con la testa sui circuiti a diecimila km da qui, ma in procinto di rientrare a breve. I suoi fratelli non vedono l'ora, e Matteo sta pianificando tanta di quella roba da fare con lui che gli basterà per le prossime sei vacanze italiane. Quanto alla Miss, è a capo del comitato di accoglienza e sta già affilando le armi, mentre papà, io e il fratello maggiore li osserviamo, sorridendo sornioni. 
Otto dicembre. Ogni volta ci ripenso, alla follia che mi ha preso quella volta. Il maggiore, ormai quasi mio coetaneo all'epoca del fattaccio, ieri mi ha comunicato: "Ora lo so. Ho raggiunto l'età per capirlo, e dirtelo: sei stata UNA PAZZA!" 
Vero. Tornassi indietro, mannaggia... Lo rifarei. E' stata in assoluto la pazzia meglio riuscita della mia vita.  

giovedì 8 dicembre 2016

Vaccinazioni e immunità di branco

Bene. Abbiamo avuto un primo caso di difterite in Italia. Parola di Ricciardi, Istituto Superiore Sanità. Prossimamente su questi schermi ci troveremo a commentare la triste sorte di qualche pulcino implume terminato dalla polio. Un piccolo passo in meno per un micro-uomo, un grande passo avanti (contro la sovrappopolazione) per l'umanità. Già che ci siamo, togliamo i blocchi alla profliferazione delle armi nucleari, che favoriscono solo l'America, e ricominciamo a immettere tonnellate di CFC nell'atmosfera. Chi l'ha detto che il buco dell'ozono fa male? E' la lobby dei produttori di creme abbronzanti che cerca di spaventarci. 
Non ci posso credere. Le evidenze scientifiche più solide diventano opinabili dall'ultimo complottaro fulminato da una scia chimica, e ora ci si mettono pure i difensori delle libertà personali a lottare per il nostro diritto di ammazzare i nostri figli in nome dell'ignoranza. 
Associazioni consumatori sulle barricate al fianco degli antivaccinisti, mentre a Bologna i pentastellati (pro-vaccini, a loro dire) si oppongono ai metodi coercitivi, quindi votano contro il vaccino obbligatorio per i bambini da mandare al nido. Come dire: basta con queste imposte. Chiediamo gentilmente ai contribuenti un versamento volontario, e non controlliamone nemmeno l'entità.  Perché la fiducia è alla base di un rapporto sano e chiunque capisce che senza le tasse i servizi pubblici non esiterebbero. 
Ma stiamo scherzando?! Il bene comune viene prima delle mie opinioni personali! 
Qui, tra l'altro, parliamo di un'imposizione limitata a coloro che intendono usufruire degli asili nido. Se uno non concorda, si tiene i figli a casa. Punto. 
Già, perché mischiati tutti assieme, i cuccioli d'uomo si scambiano festosamente giocattoli, moccio e saliva. Il moccolo al naso è fenomeno endemico e se uno di loro si becca un accidente, in capo a tre giorni l'ha passato a tutto il gruppo di compagnetti. 
Non c'è famiglia che non abbia sperimentato il salasso del primo anno, all'asilo nido. Ovvero, la cifra iperbolica necessaria per mantenere il posto per il tuo figlioletto, per il quale paghi una retta salatissima, da aggiungersi alle ore di babysitting obbligato per le settimane (molte, troppe) in cui il piccolo appestato va tenuto a casa. 
Poi, c'è sempre il figlio del furbetto del quartierino, che lo solleva dal letto al mattino, con l'occhio cisposo e incrostato di giallo, e tace. Tace e lo pulisce, scartevetrandogli le orbite con garza e soluzione fisiologica, fino a far sparire ogni traccia. Quindi lo porta di corsa all'asilo, lo deposita e fugge. Epidemia di congiuntivite garantita.
In un ambiente simile l'immunità di branco è vitale, e non parlo per iperbole. Al nido ci vanno anche i bambini piccolissimi, quelli che ancora non sono coperti dall'immunità data dal vaccino, e per loro l'unica protezione possibile è non incontrare il virus. Mettete in mezzo a questo brodo di coltura batterica un bambino di due, tre anni scoperto, e quindi esposto a qualsiasi infezione, e avrete fatto un favore all'Isis: una perfetta bomba batteriologica autoprodotta. 
Ai sostenitori del non vaccino, sappiatelo: se avrete la fortuna che non si ammalino, è solo perché tutti gli altri cretini i loro figli li hanno vaccinati. 
Quando nessuno lo faceva, i bambini morivano. In massa. La mia nonna ha perso due bambini su cinque: una di difterite, l'altro di meningite. Una bella media, che oggi si guadagnerebbe una prima pagina sui quotidiani, mentre all'epoca era considerata la norma. Una norma destruente, per i genitori costretti a chiudere gli occhi alle loro creature, ma ineluttabile, prima delle campagne vaccinali. 
E ora, novant'anni dopo, devo sentirmi dire che il vaccino è il male? Devo vedere branchi di bufale pascolare nel web, ingrassate con le idiozie di ciarlatani radiati dall'albo, rilanciate all'infinito come verità assolute? Mi pare impossibile, eppure è vero. La disinformazione fa più danni della mancanza di informazione.