mercoledì 13 settembre 2017

Primo giorno di scuola

Silenzio. La Stamberga è silente. Le stanze da letto sono chiuse, per tener fuori la polvere e, soprattutto, per non vedere quanto sono vuote. 
Unica abitata, la camera del gaglioffo, alle otto ancora immerso in un sonno profondo. 
Per la prima volta, dopo ventidue anni di vita da mamma, il primo giorno di scuola non significa nulla, per me. 
Nulla in termini pratici, s'intende. Impossibile non tornare col pensiero a tutto ciò che è stato, questo giorno fatidico, per oltre due decenni della mia vita. 
Il giorno in cui alle sette e mezzo la confusione si spegneva, di colpo, lasciando spazio a un'irreale calma piatta, per oltre sei ore al giorno, dopo estati chiassose, sudate, pervasive e affollate. 
Il giorno zero, quello in cui tutto ripartiva, il primo gradino di una scalata che ogni anno ha segnato una svolta. Sempre in meglio, per fortuna. 
Il giorno in cui, finalmente, ritrovavo una dimensione personale, non più minata da una presenza invasiva e costante di un numero imprecisato di giovani leve. 
Quando lavoravo, saperli a scuola era un sollievo. Quando ho smesso, ancora di più. 
Uno a uno, i nidiacei si sono rivestiti di piume, le hanno sostituite con penne robuste, hanno dispiegato le ali per tentare qualche piccolo giro di prova, fino a spiccare il volo definitivo, lasciando il nido per sempre. 
Però, me ne rimaneva sempre qualcuno da imbeccare, curare e proteggere. Uno, almeno. 
Oggi, nessuno. 
Dopodomani il "piccolo" andrà a ritirare il suo badge e la sua grande avventura avrà inizio. 
Lontano, al di fuori, oltre me. Non potrò che fissarlo, da distante, come faccio con i suoi fratelli. 
Per carità: non si finisce mai di essere mamme (o papà. Ma io parlo per me...). 
Negli ultimi tre giorni, ho avuto frequenti contatti con l'informatico, mentre per lavoro si attraversava mezza Penisola; ho sentito il filosofo, messo a dura prova nel Paese di Molto Molto Lontano, e bisognoso anche lui di un po' di supporto dal gruppo "Famiglia".  
La Miss mi ha tenuta inchiodata alla consueta chat pre-esame, nella quale il mio ruolo è di pungolo e conforto nel contempo, con margini molto, molto stretti tra i quali muoversi. Basta un attimo per farla precipitare nello sconforto, o in alternativa offrirle un comodo alibi per arrendersi. 
Con il gaglioffo siamo alle battute finali, e suo padre ed io ci stiamo giocando le ultime carte per diventare il suo punto di riferimento principale per i prossimi, fondamentali cinque anni. 
Insomma, la mia grande sfida è tutt'altro che conclusa. 
Ma, con oggi, si chiude un enorme capitolo, quello fondamentale. Quello nel quale hai ancora concrete possibilità d'intervento, quello in cui puoi esercitare un certo controllo, quello in cui puoi ancora fare qualcosa d'importante per loro. 
Da oggi, divento spettatore della loro vita. Posso applaudirli per i loro successi, supportarli nelle difficoltà, aiutarli a rialzarsi dopo un fallimento. Ma non sarò mai più parte integrante del loro percorso. Da oggi in poi, dipende solo da loro. Gaglioffo incluso. 
E per una mamma marsupiale come me - definizione della Miss - è un passaggio assai duro da digerire. 



giovedì 13 luglio 2017

Legatemi

Quando....

Il tuo peso diventa stabilmente "ben distribuito". Per quanta dieta tu possa fare. 

I tuoi anni "ben portati". Per quanto astutamente tu ti possa vestire, pettinare, tingere e truccare. 

La tua fortuna "essere miope. Così diventi presbite più tardi".

La tua forma fisica "eccezionale. Per una donna della tua età."

Il tuo sorriso "...". Non pervenuto. Lavori in corso dal dentista. 

Il tuo obiettivo per il futuro: resistere dodici mesi senza finire in galera per uxoricidio. 
Poi finalmente lui andrà in pensione. 

Le pubblicità mirate al tuo target : 
"Prova gratuita dell'udito. Esci dall'isolamento acustico!" 
"Pena lady discrete. Per essere nonna senza limiti."   
"Prostadol forever. Per dormire sonni tranquilli con l'amore della tua vita."  
"Pensaci prima: per un ultimo saluto senza sorprese. Requiem aeternam funeral home: un   nome, una certezza."

E tu, nonostante tutto, continui a correre dietro al pazzo che hai sposato, osando cose che voi umani... 






Ecco, quello è il momento. Il momento nel quale realizzi di essere diventata vecchia da legare

martedì 4 luglio 2017

Gli orali alle porte

O alle porte degli orali. Fa lo stesso. Fatto sta che domani, quarto di quattro, immediatamente dopo la migliore della classe - e sua grande amica - l'uomo vedrà compiersi il suo destino. 
Il gruppo di classe pullula di condivisioni: impressioni, stati d'animo, utili dritte e sfoghi più o meno disperati. Raccogliendo più informazioni possibile, il nostro eroe pianta le basi per non farsi cogliere impreparato dal nemico. 
Notevole il titolo della tesina in discussione: "Vivere la vita come un'opera d'arte". 
Che, per uno che la sua vita l'ha iniziata come protagonista di un blog dov'è soprannominato Gaglioffo, è un gran passo avanti. 
Calmo e concentrato, ieri mi ha descritto le varie fasi emotive attraverso le quali è passato: negazione, rabbia, negoziazione, depressione, accettazione. Praticamente, l'elaborazione di un lutto. Quello di essere stato legnato nel compito d'Italiano. 
L'insegnante (commissario esterno) non ha fatto prigionieri: li ha massacrati tutti. I migliori hanno racimolato una misera sufficienza: quella che il nostro "si porterà nel cuore tutta la vita. Come il va' a pigliarti la zappa, va'!". 
Ma la vita va avanti, e l'opera d'arte è ancora tutta da scrivere. Domani, se Dio vuole, leggeremo il primo capitolo. 
Incrociamo le dita in coro! 


sabato 1 luglio 2017

Problemi di coppia

"Stamattina si parte presto!"
"Certo! Che dopo il tempo si guasta"
Cinque minuti dopo, il Jurassico è pronto.
Venti minuti dopo, viene a vedere che fine ha fatto sua moglie.
La quale ha perso, nell'ordine, la borsa, la felpa, le lenti e gli occhiali da sole.
"Giuseppe, te lo dico come neurologo. Tu mi devi monitorare!"
"Mhm."
"Sono una disperazione. Io non sono normale! Prima mi stavo dimenticando il cellulare. Sono tornata indietro, ho riaperto (per la terza volta, ma questo lo dico solo a voi...) e ho trovato lo yogurt mollato accanto al telefono!"
"L'avevo notato. Mi sono chiesto il perché di questa scelta, ma non ho osato dire nulla. Non vorrei scatenare l'ira di Giunone!"
Povero Jurassico. Se mi trovano morta, non vi accanite su di lui. È stata legittima difesa!


martedì 27 giugno 2017

Sempre a proposito di figli dimenticati...

Già una volta me lo sono scordato in auto, il gaglioffo, abbandonandolo in un posteggio sotto il sole.  Dal momento che è accaduto quando aveva diciott'anni, il ragazzo è sopravvissuto. Traumatizzato, ma vivo: non paga di essere partita al galoppo mollandolo lì, ho anche chiuso l'auto inserendo l'allarme. Il poveretto ha trascorso un quarto d'ora appiattito contro il sedile, girando solo gli occhi... E con altre cose in rotazione vorticosa, ovviamente.
Stamattina, quasi quasi ci riprovo: pronta per uscire, ero fermamente intenzionata a inserire l'allarme di casa. Peccato che il nostro non sia a scuola, ma addormentato in camera sua.
Per fortuna è entrato il gatto, che mi ha - non so come - ricondotto alla realtà.
Diversamente, sai che sveglia, povero Matteo...?
Sono una catastrofe. Non c'è speranza.

venerdì 23 giugno 2017

Esami in corso

Ovvero: facciamoci riconoscere. Sempre. 
Primo giorno, prima prova: ore 13.00. Il gaglioffo fa per consegnare il compito, e il commissario (esterno) gli suggerisce di andare al posto, a rileggerlo ancora una volta. 
Il nostro esegue, e dopo tre minuti torna alla carica. 
"Prof, vorrei consegnare."
"Ma... Sei sicuro? Non ci vuoi pensare ancora un po'?"
"Prof. Ho fatto due brutte copie, una bella copia, l'ho riletto così tante volte da averlo mandato a memoria... E poi, insomma: è l'una. Ho fame!" 
Il compito è stato ritirato. 

Secondo giorno, seconda prova: stessa scena. Stavolta il presidente di commissione ha decretato che il compito si può consegnare non prima di quattro ore. 
Il gaglioffo, che ha studiato diritto e si sente (purtroppo...) inizia a berciare che la legge dice altro, che il Ministero ha chiarito che dopo tre ore si può consegnare, che lui ha dei diritti, che ci va a parlare lui con il presidente...
Il commissario interno prende dieci anni in dieci minuti, va a perorare la causa del nostro giovane ribelle, e il compito va consegnato. 
Il commissario esterno: "Bene, ciao Matteo! Ho già imparato il tuo nome..."
Fantastico. Mio figlio si distingue sempre. 
Voglio morire...

domenica 11 giugno 2017

Controllo antidroga

"Mimmi, sai che c'erano i cani antidroga in stazione a Milano?"
"Davvero?"
"Sì. Troppo carini... Io mi sono messa a coccolare quello che ha annusato me!"
"... E il carabiniere come ha reagito?"
"Prima si è messo a ridere, poi mi ha detto vada, vada, signorina!"
Mia figlia. Ostacolo alla vigilanza e intralcio a pubblico ufficiale!

sabato 10 giugno 2017

Ultimo giorno di scuola

Ultimo giorno di scuola. Ultimo, ultimo: anche l'ultimo è arrivato alla meta. 
O quasi. Siamo sempre in tempo a farci fregare all'Esame di Stato, però... 
Però si chiude un ciclo. 
E che ciclo, ragazzi: un ciclo iniziato ventitre anni fa - mannaggia, così tanti ne sono passati...? - nel più brusco dei modi. 
Mamma totalmente impreparata, Jurassico mi ha gettata nell'arena delle riunioni plenarie, senza rete nè qualifica. Se ci ripenso, lo ammazzerei ancora adesso...
Ho superato questo ed altri traumi, vigliacche ostilità ed encomiabile supporto. 
Mi sono sentita inadeguata, assente, troppo presente, insicura e cronicamente incerta sul da farsi. 
Ne ho passate di cotte e di crude, con quei quattro, che mi hanno fatto vedere ogni possibile sorcio verde che mente umana possa concepire. 
Ho incontrato dozzine di persone diverse, tra le quali alcune davvero splendide. A costoro devo moltissimo. 
Ho dovuto cercare di dimenticare persone meschine, poche per fortuna, i cui comportamenti aberranti hanno messo a rischio la riuscita della mia improbabile impresa. 
Ho fatto di tutto per supportarli, i miei quattro rampolli, per farli crescere dentro alla testa, almeno quanto lievitavano di statura, anno dopo anno. 
Li ho visti cambiare, sbagliare, disperare e migliorare. 
Con un paziente lavoro di cesello ho cercato di scolpire un messaggio, dentro al loro cuore prima ancora che nel loro cervello, capace di sfidare gli anni e accompagnarli oltre i banchi di scuola. 
Li ho aiutati nelle difficoltà e spronati nelle sconfitte, tentando di insegnargli a vincere senza vantarsi e a perdere senza scoraggiarsi. 
Ho sperato che imparassero qualcosa di buono dai migliori, e riconoscessero quanto certi errori possano essere pericolosi, nei casi peggiori. Ci sono docenti capaci di renderti una persona migliore, e cattivi maestri dai quali non c'è nulla da imparare. Ho provato a mostrare loro come distinguere gli uni dagli altri, senza mai perdere il rispetto, per gli uni e per gli altri. 
Perché al di là dell'uomo, c'è il ruolo. E il ruolo va sempre rispettato, anche quando indegnamente interpretato. 
Spero di aver contribuito a far di loro degli adulti in gamba e consapevoli, nonostante la mia distrazione cronica, le mie assenze forzate, la mia ansia malcelata. 
L'esperienza con i maggiori mi conforta nelle mie speranze, mentre il corso di studi della Miss è una mano santa, per la sua e la mia autostima. 
Ora tocca al gaglioffo. Da questo istante in poi, sta tutto a lui. 
Stavolta sì, son dimissioni. Anzi, è pensionamento: ormai non saprò nemmeno più gli insegnamenti, altro che colloqui con i docenti. 
Potrò fare solo da sfondo, limitandomi ad azzardare qualche consiglio, ben sapendo di essere destinata a rimanere quasi sempre inascoltata. 
E' stato un cimento, arrivare fino a qui. 
"Lo stiamo perdendo!" 
"Lo mandi a zappare, non se ne può cavare altro"
"La vita seleziona. Sarà la vita a selezionare i vostri figli!" 
Ok, disfattisti. Sfida accettata. Io credo nei miei ragazzi, e fino ad oggi la vita mi ha dato ragione. 
Incrocio le dita, a partire dal 21 di Giugno. E che la sorte ci sia propizia! 




venerdì 9 giugno 2017

Dimenticarsi un figlio

Rieccoli. Rieccoli i Soloni della porta accanto, di Grandi Inquisitori della mutua, i Caifa de noantri, tutti a stracciarsi le vesti per quella povera mamma di Arezzo, mettendola in croce e gridando allo scandalo.
Stuoli di non riprodotti, in cattedra a insegnare come si fa ad essere genitori perfetti.
Orde di genitori imperfetti, impegnati in una lapidazione di massa ai danni di quell’unica dimostratasi più imperfetta di loro.
Ergendosi dall’alto della loro piccineria, dozzine di omuncoli e donnicciole si sentono eroi per un giorno, perché a loro non è successo. Perché loro no, loro non l’hanno fatta un’enormità così.
Guardateli, gli autonominati genitori di successo, quelli che “se fosse stata mia, io…”, quelli che stanno sempre un passo avanti, finché non inciampano nei propri piedi, e finiscono faccia a terra.
Stiamo calmi, ragazzi. Stiamo tutti molto calmi, perché ci è solo andata di lusso.
Potevi esserci tu, al posto della mamma di Arezzo, proprio tu che ti agiti tanto, e la chiami madre indecente.
Come si fa a dimenticare un figlio? Cos’è, una busta della spesa?
Si fa, si fa. Fidatevi, si può fare, e non è nemmeno così difficile riuscirci.
Per fortuna, io me lo sono dimenticato all’asilo, a fare la mascotte nelle riunioni delle maestre, e non in auto, nel parcheggio dell’ipermercato. Ma mi sarebbe potuto succedere, lo so, e piango per quella povera mamma, alla quale è capitato sul serio.
A chi si scandalizza, rispondo: non ti sorprendere, ragazzo. Basta essere sempre di corsa, con dieci cose da fare nel tempo di tre, al centro del mirino perché un figlio non ti deve rendere meno performante, oppure sclerato perché da quando è nato non vedi altro che pappe, pannolini e popò. Le tre P che rovinano la vita del genitore principiante. La quarta P che ti frega, assieme alla E. La E di esaurito, perché quando i figli diventano due, tre o addirittura quattro – alcuni di noi si vogliono male – diventa persino peggio. A dimostrare che al peggio non c’è mai fine.
Se lo porti sempre all’asilo, è l’automatismo a rovinarti: lo porti sempre, da sempre, e confondi i ricordi. Così ieri diventa oggi, l’hai già lasciato a scuola, e puoi andare al lavoro.
Se non ce lo porti mai, è la mancanza di automatismo a fregarti: non ci sei abituato, e fai quello che fai sempre, da sempre. Vai al lavoro, parcheggi l’auto, e corri alla scrivania, infili il camice, ti lasci inghiottire dalla catena di montaggio.
Se lo porti qualche volta sì, qualche volta no, sei rovinato in partenza: nulla ti può aiutare a ricordare, e se sei in overbooking il tuo sistema cerebrale rischia d’impallarsi.
Basta una volta.
Una sola, maledetta volta, e tuo figlio non c’è più. E assieme con lui muori tu, tutti quelli che lo amavano, e quelli che amano te. Perché chi ti ama sa che sopportare il peso delle conseguenze della tua distrazione potrebbe riuscirti impossibile.
Quindi, facciamo tutti un enorme passo indietro e rispettiamo non un minuto, ma un’intera decade di silenzio.
Se ci sentiamo in vena di coinvolgimento, rivolgiamo un pensiero d’affetto, una silenziosa preghiera per quella bambina che non ce l’ha fatta. E per la sua mamma, per la quale la vita, da qui in poi, sarà solo sopravvivenza. 

domenica 21 maggio 2017

Mamma sono in biblioteca

"Ma non eri in Danimarca?"
"Quella dell'università del mio fidanzato. Oggi aveva un business project, e io sono venuta qui a studiare."
"Brava."
"Ho bisogno di un libro, però."
"Quale?"
"Tre volte te, di Moccia."
"..."
"Mimmi, io l'ho aperto quello di amministrativo, ma quando ho cominciato a leggerlo mi è venuto da gettarlo da un ponte..."
"Ci credo. Hai appena dato due esami!"
"Da lunedì mi metto sotto. Adesso devo assolutamente sapere come finisce tra Step e Beba...🤣🤣🤣"
"Queste sono le credenziali del mio account Kobo. Ora te lo compro e te lo puoi scaricare."
"Ok, adesso provo."
"Fatto. Soffro: dieci euro per un e-book, di un autore che odio per di più! Ma poiché ti amo, l'ho comprato..."
"Anche io ti amo, Mimmi. 😍"
I figli. Ci inducono ai peggiori compromessi con noi stessi!