domenica 17 agosto 2014

E' ufficiale

Jurassico si è rilassato. Nonostante le piogge incessanti, il freddo pungente (5  gradi Celsius, stamani) e l’impossibilità di azzardare il minimo progetto, neppure con un paio d’ore d’anticipo, il plantigrado ha dismesso il ruggito facile e la zampata assassina.
Complice il lungo letargo (dorme come un ciocco. Roba che per farlo ronfare così, a casa, dovrei colpirlo alla testa, con un ciocco), l’uomo quando è sveglio pratica un’attività motoria per lui inusitata.
Il sorriso.
Il sorriso in tutte le salse: allegro, sereno, complice, talora persino sognante.
Il buonumore lo pervade.
E tutto ciò, ci tengo a sottolinearlo per i malpensanti, senza introdurre nemmeno un goccio di alcol.
Potere del riposo…
Durante i frequenti rovesci d’acqua, riempie il tempo riguardando film d’antan: e se titoli stile Notorius possono incontrare anche il mio favore, la biografia di Luciano Tajoli va oltre le mie capacità di sopportazione.
“Ma come, amore? Non te le ricordi queste canzoni? Io ero un ragazzino, mio papà me le cantava sempre…”
“Ecco, appunto, il mio no, invece. Io non ero manco nata, quando Tajoli e la sua mamma erano un must. Perdonami, ma non ce la posso fare. Le cuffie, please…”
Il potenziale incidente diplomatico è stato sventato dalla moderna tecnologia, ma ci sono state conseguenze imprevedibili.
Adesso il nostro vaga per il camper canticchiando quanto ti voglio bbbene… allungandosi stile polipo per afferrarmi, quando accenno a fuggire sotto le intemperie pur di evitare lo strazio.
La trasformazione è completa: il marito mannaro è tornato umano.
E come di consueto, in camper i ruoli si ribaltano: l’ape operaia, nella casa a quattro ruote, è lui. La qui presente, in vacanza, può concedersi viceversa il lusso di giocare all’ape regina: tanto c’è lui che si occupa di me.
Forse è per quello che ogni volta, per ingranare la prima e spostare il pachiderma, si fa pregare in sette lingue, per cedere comunque solo di fronte alle minacce.
Comunque sia, io mi godo l’attimo. E lui, a quanto pare, fa lo stesso.
Durante una passeggiata, si è persino abbandonato a una dichiarazione d’amore che mi ha strabiliata. Poi ha confessato di aver rubato la battuta al Grande Gatsby (difatti mi pareva eccessiva persino per la versione vacanziera del Jurassico…), tuttavia la sottoscritta si è sdilinquita lo stesso. Dopo quasi vent’anni assieme – e con cinquant’anni addosso –  certe romanticherie inattese ti rimettono al mondo. Almeno quanto il fatto che, per una volta, i piatti li vuol lavare lui.  

venerdì 15 agosto 2014

Ferragosto

Bollettino meteorologico: sempre più simile a un bollettino di guerra. C’è mio fratello che, da casa, mi spedisce sms preoccupati per la nostra incolumità.
Tra perturbazioni furiose, minaccia di nubifragi e temporali ciclopici, teme che non torneremo tutti interi.
In realtà, la situazione non è così nera: il cielo sì, però. Quello è di un nero convinto e costante: oggi è il secondo giorno che passiamo tappati in camper.
Però, però… E’ vacanza lo stesso.
Jurassico si dedica al bricolage e alla manutenzione del pachiderma, la sottoscritta un po’ legge un po’ scrive, confidando entrambi in un prossimo miglioramento climatico.
Dopo un anno vissuto sempre di corsa, senza mai concedersi una pausa, anche i ritmi lenti di una pigra giornata come questa hanno un loro perché. E ci hanno permesso di recuperare i postumi di ventiquattro chilometri di scarpinata, osati qualche giorno fa, cui ne abbiamo sommati un'altra dozzina il giorno immediatamente successivo: ogni tanto il plantigrado ed io trascuriamo i nostri dati anagrafici. Forse il tempo è più saggio di noi... E ci ferma, obtorto collo. 
A tutti un buon ferragosto, sperando che il vostro sia meno freddo e umido del nostro! 


giovedì 14 agosto 2014

Il matrimonio spiegato a mia figlia

I figli. Talvolta sono di una fiducia disarmante. Da una conversazione con la Miss, qualche giorno fa: “Mamma, se mi sposo vorrei che fosse quello, per tutta la vita. Come si fa?”
Fosse facile rispondere. Avessi davvero la ricetta, ne farei un’app da vendere on line: farei una fortuna.
In realtà, non so cosa si debba fare perché la coppia non scoppi. Oppure perché non si trasformi in un gigante dai piedi di argilla, il che è talvolta persino peggio.
Anzi, mi spaventano quelli convinti del contrario: gonfi di presunzione, sono convinti, essendo parte di una coppia stabile, di possedere una sorta di titolo onorifico.
Molte coppie di lungo corso assumono un atteggiamento di superiorità, come se assieme alle rughe, l’ipertensione, la menopausa e il profilo alla Winnie The Poo, i decenni trascorsi assieme avessero conferito loro i titoli per salire in cattedra e pontificare.
Mi facciano il favore.
Ci sono mille modi per restare insieme sine die, molti dei quali sono tutto tranne che da imitare. Senza contare che se è vero che ogni coppia ha un suo equilibrio, ne deriva che nessuno di noi può arrogarsi il diritto di dispensare diktat sul come tale equilibrio sia da raggiungere e mantenere.
E’ un po’ come per i figli: quello che funziona con uno, non va bene per un altro. E chi si dibatte inutilmente per trovare il bandolo della matassa di una famiglia numerosa sa molto bene di cosa parlo.
Una sola cosa mi sento di fornire a mia figlia, i suoi fratelli e chi ha voglia e pazienza per leggermi: l’elenco degli ingredienti tossici da evitare, quando s’impasta la nostra vita. Specie quella a due.
Far coppia per paura di restare soli: se cerchi un compagno per riempire un vuoto, per dimenticare qualcuno d’importante, per sfuggire a una situazione familiare pesante o carica di sofferenza, rischi di accontentarti di una scelta di ripiego.
E se i compromessi sono il lubrificante di un meccanismo di coppia ben funzionante, le soluzioni di compromesso non sono una buona base sulla quale assemblarlo.
Fondamentale, dunque, per un giovane è lavorare per imparare a star bene con se stesso, per trovare un lavoro soddisfacente, coltivando anche hobby e interessi che gli riempiano la vita e la rendano interessante. Se stai bene con te stesso la solitudine non ti spaventa. Anzi, diventa persino piacevole. Tanto da trasformarsi in una necessità, di tanto in tanto, anche trovando compagnia.
L’essere in grado di star bene anche soli è la risorsa più importante anche qualora si perda il compagno, per le ragioni più diverse.
Poiché però l’uomo ha bisogno di interazione col suo prossimo, non vanno trascurati i rapporti umani: le amicizie sono fondamentali. Meritano tutta la nostra attenzione e vanno coltivate. Nei limiti del possibile, ovvio: ma gli amici non si dimenticano. Se un rapporto è sincero, resiste al tempo e alle vicissitudini della vita.
Le amicizie colorano la nostra esistenza non meno dell’amore: l’uno non deve escludere le altre.
Dunque, ecco un altro elemento tossico: il rapporto totalizzante.
Se un rapporto di coppia tende a escludere tutto il resto del mondo non è un rapporto sano. Per esserlo, deve lasciare spazio ad amicizie, condivise e non, a spazi personali per ciascuno dei due e non deve mai diventare asfittico. Altrimenti, prima o poi uno dei due soffocherà. Oppure, in alternativa, il primo che rimarrà solo non troverà le risorse per sopravvivere.
Accettare l’inaccettabile, pur di tenersi stretto chi amiamo: ecco un altro virus. Più letale di Ebola.
Please, restiamo lucidi nel valutare le persone, anche se ne siamo perdutamente innamorati: ci sono comportamenti e difetti inammissibili. Quelli ovvi - violenza, prevaricazione, smania di controllo, egoismo – si accompagnano a quelli più difficili da individ­uare – narcisismo, tendenza alla manipolazione, egocentrismo – fino ad arrivare a quelli più veniali, ma francamente odiosi per noi. Per noi come siamo fatti: ci sono alcuni tipi di persona con i quali non poteremo mai andare d’accordo. Se capita d’innamorarsi di un elemento siffatto, meglio non farsi illusioni: non durerà. Prima o poi l’innamoramento cederà il passo all’insofferenza, per naufragare in un mare d’insoddisfazione e recriminazioni reciproche.
Posto che nessuno è perfetto, cerchiamo almeno di unire la nostra esistenza con una persona i cui difetti siano compatibili con i nostri. Sarà più facile sopportarli. Per entrambi.
Evitando questo lungo elenco di passi falsi, le basi almeno ci saranno.
Da lì in poi, esisteranno impegno, fatica, sacrificio. Essendo in due a percorrere questo sentiero accidentato, le probabilità di continuare a camminare tenendosi per mano saranno molte.
Se uno dei due si adagia, non ci crede, molla o devia, tanti saluti.
In una coppia ci si deve credere, ci si deve credere tanto, ci si deve credere in due.
Se è uno solo a farsene carico, non si costruirà mai una coppia. Al massimo, due vite parallele, destinate a correre separatamente su binari appaiati. C’è chi si accontenta anche di questo. Per quel che mi riguarda, lo considero uno squallido ripiego. E non mi sento certo di consigliare ai miei figli una scelta del genere. 

lunedì 11 agosto 2014

La famiglia

Devo dirlo. Sono stanca di sentir magnificare la famiglia come l’unica sorgente delle meraviglie. L’entità astratta cui inchinarsi, come a una divinità superiore, sull’altare della quale tutti devono sacrificare aspirazioni, desideri, speranze e possibilità. L’annientamento della propria personalità, l’azzeramento della propria volontà, in nome di un non meglio identificato “bene comune”.
Quando le cose vanno a gonfie vele, stanno tutti a darne il merito alla famiglia.
La famiglia serena regala serenità ai figli, una famiglia sana produce figli sani, la famiglia solidale rappresenterà per sempre il porto al quale tornare.
Tutto ciò è vero. Non è tutto, però.
I figli non sono creta, un materiale amorfo da plasmare, incapaci di metterci del proprio in quello che fanno.
Questo lo dovremmo tenere sempre presente, noi genitori: quando un figlio si comporta bene, non congratuliamoci troppo con noi stessi.
Non è merito nostro: è merito suo.
Noi possiamo aver contribuito a rendergli il compito più facile, se siamo stati bravi, ma quando una persona ottiene dei successi, è lei ad aver fatto la fatica per arrivarci. Non chi le stava attorno. Il che vale per tutti, non solo per i figli.
Una bella famiglia è la matrice ideale dove crescere un figlio in gamba, che sa quello che vuole e si adopera per arrivarci. In una famiglia serena un figlio di buon carattere tirerà fuori il meglio di se stesso senza troppi sforzi. E dove un figlio con un pessimo carattere creerà problemi, una famiglia unita saprà farvi fronte e regalargli la possibilità di risolverli e di risollevarsi dopo le cadute.
In questo senso la famiglia è una risorsa.
Ma quante sono le famiglie così efficienti ed efficaci?
Qual è il destino dei figli dove la famiglia funziona così così? Quando dietro la facciata di un’apparente serenità si nascondono correnti intossicate di veleno, i rapporti sono inquinati da rancori inespressi, oppure gridati a pieni polmoni? Quando l’insoddisfazione si maschera dietro a un sorriso di convenienza, oppure quando la stabilità della struttura si poggia sull’asservimento del nucleo alle pretese del più forte? Quando la resilienza del più intelligente fa da cuscinetto alla prevaricazione del presuntuoso?
Ci sono famiglie dove la manipolazione sostituisce la discussione costruttiva, dove manca il confronto, perché c’è chi è convinto di esser sempre dalla parte della ragione e chi tace sempre, pur sapendo che ciò non è vero.
Quando il rapporto tra genitori e figli è irrimediabilmente deteriorato da incomprensione e insofferenza reciproche, che possibilità ha un giovane di esprimere se stesso?
Eppure, c’è chi cresce sano e forte anche in situazioni così. Anzi, talvolta diventa addirittura più forte di chi è cresciuto in un nucleo stile Mulino Bianco.   
Se è vero che alcune sono famiglie da manuale, è altrettanto vero che esistono famiglie tossiche. Famiglie intrusive, famiglie invadenti, famiglie impositive.
Esistono genitori autoritari, egoriferiti, incapaci di empatia e assiduamente dediti alla distruzione dell’autostima dei figli.
Ci sono persone che per esaltare le proprie – scarse – virtù si dedicano incessantemente alla demolizione dell’immagine ( e della personalità, ove ci riescano) di chi li circonda. Ipercritici con gli altri, non sottopongono mai a una revisione il proprio comportamento.
In alcune famiglie (e non sono poche, purtroppo), c’è chi è sempre disponibile e viene sfruttato da tutti; salvo poi essere messo da parte quando non serve più, come un limone spremuto fino in fondo.
Ci sono persone che credono negli affetti, persone che si affidano a quelli che amano, per poi scoprire che per denaro, interesse o invidia c’è chi dimentica persino i legami di sangue.
Da simili nidi di vipere, come si può sperare che nasca qualcosa di buono?
Eppure, succede. Ci sono persone che riescono a trasformare persino queste esperienze in qualcosa di positivo.
Alcuni, dopo aver subito il tradimento di consanguinei dei quali si fidavano, ne fanno una ragione per amare davvero, lo vivono come un esempio da non seguire, un monito per coltivare i rapporti familiari nella sincerità, il disinteresse, la generosità.
Non sempre un’esperienza negativa a livello familiare si traduce nel fallimento dell’adulto che l’ha subita da bambino.
Dunque, non venitemi a dire che la famiglia è tutto.
Ciò che conta davvero, più della famiglia in quanto tale, è l’intelligenza dei genitori.
La capacità di crescere i figli mettendo il loro interesse al centro di tutto, dopo aver superato le proprie difficoltà, ripercorso il proprio vissuto (anche e soprattutto quello negativo) per non farlo scontare ai figli.
Non credo all’icona di famiglia tradizionale: credo piuttosto nelle infinite possibilità dell’intelligenza e dell’empatia, che hanno modo di esprimersi anche in tutte quelle situazioni che esulano dalla tradizione tanto celebrata dai bigotti o dai benpensanti.
Per riuscire ad essere un genitore valido, ognuno di noi ha il diritto e il dovere di non rinunciare del tutto a se stesso per il bene della famiglia: solo se saremo adulti risolti e soddisfatti di noi stessi e di ciò che facciamo potremo trasmettere ai nostri figli un messaggio positivo. Un messaggio credibile e degno di essere accolto e messo in pratica.
Diversamente, rischiamo di perpetuare nei nostri figli un destino di insoddisfazione e sofferenza che, alla lunga, rovinerà le loro vite. Esattamente come avrà fatto con le nostre.


martedì 5 agosto 2014

Non tutto il male vien per nuocere

A volte si verificano situazioni in cui la gente si distingue per maleducazione e incapacità di stare al mondo. Situazioni in cui persone insospettabili rivelano aspetti del carattere tanto inaspettati quanto sconvolgenti.
In casi come questi ti puoi trovare in serio imbarazzo, è vero: però sono anche ottime occasioni per fare una bella pulizia tra le tue amicizie e conoscenze.
Sarò formale, rigida e incomprensiva. Però in certi casi la forma diventa sostanza: alcune violazioni della forma nascondono una mancanza di rispetto e un disprezzo nei confronti degli altri così profondi da risultare inaccettabili.
Purtroppo, mi accorgo che si tratta di comportamenti sempre più diffusi, distribuiti in modo ubiquitario e da troppe persone considerati normali.
E pensare che basterebbe talmente poco per non pestare i piedi al prossimo…
Comunque sia, a me i piedi non li pesta più nessuno. E m’impegnerò ad assicurarmi altresì che i miei rampolli prendano esempio da me: vietato calpestare, innanzitutto. Ma nemmeno lasciarsi calpestare: no, no e no. Ci sono limiti da far rispettare. Da tutti, sempre. 

giovedì 31 luglio 2014

Tutto bene. O quasi.

Sempre di corsa, di corsa, di corsa.
Ragazzi, ma quando potrò rallentare??? Senza rischi, peraltro: domenica sera una mia amica ed io abbiamo provato a rallentare. Anzi, ci siamo fermate proprio. Con l’auto, a una rotonda: peccato che il giovanotto dietro di noi non abbia condiviso la nostra scelta e ci sia piombato addosso come un ariete.
Che botta!
Non capivo nemmeno cosa fosse successo: mi guardavo attorno con aria beota, chiedendomi Ma cosa ci ha colpito?
Il trauma cranico (leggero, per fortuna: sennò sai che guaio, ritrovarmi con una testa ancor più balenga di così…?) m’impediva di ragionare in modo compiuto, a quanto pare. L’ipotesi che non fosse un meteorite ad esserci arrivato addosso non mi sfiorava nemmeno: non vedevo ostacoli davanti e a fianco, dunque non c’erano spiegazioni razionali al fenomeno paranormale in cui ero stata coinvolta.
Il colpo da dietro era un’ipotesi cancellata da quello in testa.
Che bella serata abbiamo trascorso…
Quattro ore in Pronto Soccorso, con un mal di testa da spaccarmi. E la mia amica, vogliamo parlarne? Ridotta ai minimi termini. Testa in via di esplosione, ottundimento generale, senso di nausea: un colpo di frusta con tutti i crismi. Se io ora sto decisamente meglio, lei poverina ancora ci combatte. Del resto, non essendo corredata  - come invece sono io - di una testa più dura del granito, c’era da aspettarselo. Dalla collana al collare senza passare dal via. Fortunata, davvero.
Per il resto, qui a Casa per Caso maciniamo mini vacanze, traguardi e mezzi disastri.
L’iscrizione della Miss è completata: ormai è immatricolata. Sulla sistemazione, il giudizio è sospeso: vedremo se la soluzione attualmente in essere (una residenza universitaria) si rivelerà buona. Di certo avremmo preferito un’altra cosa, ma nella vita bisogna sapersi adattare…
Con il gaglioffo, abbiamo fatto un pieno di storia: tre giorni sui luoghi della Prima Guerra Mondiale, tra forti, ricostruzioni storiche e passeggiate a tema in mezzo alle conifere. Sto scoprendo un lato inedito di mio figlio minore. Un lato che mi sorprende piacevolmente.
Jurassico ormai è alla frutta: se non arrivano presto le ferie, mi sa che saremo costretti a ricorrere al defibrillatore.
Quanto a me, resisto: stasera rimpatriata con l’informatico, per cui rispolvererò le mie doti di cuoca, mentre c’è chi al momento è a Roma e chi sta per comprare il biglietto per andarci. Quest’anno la capitale è molto in voga, tra i miei figli.
Infine, una nota solo in apparenza priva d’importanza: ho ceduto. 
Di fronte alla colata lavica dei libri in continuo aumento e del progressivo restringersi degli spazi dove stivarli, ieri mi sono comprata l’ebook-reader. 
Sarà dura abituarsi, ma dopo anni di resistenza adamantina, ho dovuto arrendermi. Non posso partire con sei quintali di libri caricati in camper ogni volta che lo mettiamo in moto e non ha senso continuare ad accumulare carta in casa. La soluzione testi in prestito dalla biblioteca è naufragata miseramente: se leggere un libro è un’esperienza sensoriale quasi mistica, farlo con la sovracoperta in plastica regala una sensazione deprimente. 
Per non parlare dell’olfatto: tanto inebriante è fiutare un libro nuovo, tanto agghiacciante è il sentore che talvolta si leva dalle pagine dei libri provenienti dai pubblici scaffali.
Il dado è tratto: ho già acquistato un libro, tre me ne hanno regalati, e quindi… Via alla lettura in fotocopia. Vi racconterò le mie impressioni. 

venerdì 25 luglio 2014

Caccia grossa in città

Qualcosa di semplice nella mia vita, mai. La sorte ama prendersi gioco di me, quali che siano i miei ambiziosi progetti.
I miei tre giorni a Milano, per esempio: la Miss impegnata nel college camp, io finalmente a godermi le amiche, dopo quasi tre anni trascorsi senza riuscire a  vederci. Combattendo vittoriose contro nubifragi, emergenze sanitarie e locali fantasma, qualche ora assieme siamo riuscite a rosicchiarla. Rischiando di mancarci, visto che le due Vale, con perfetta azione sinergica, si sono date appuntamento di fronte a un locale ipogeo, attualmente  smantellato e reso invisibile. Grazie, Valeria. Tu sì che mi vuoi bene.
Quanto a Vale Mpc, di fronte a tale emergenza, ben pensa di rendersi irreperibile facendo scaricare il cellulare. Ottima mossa anche la mia. Due geni al lavoro.
Come sempre,  Lupetta ci surclassa con la sua classe. Elegante, raffinata, capello senz'ombra di ricrescita, non ha sbagliato una mossa. La Grace del trio.
E Terry? Vogliamo parlare di questa padrona di casa perfetta, che mi lascia l'appartamento a completa disposizione, chiavi in mano?
Appartamento corredato di rodente con pericolose tendenze all'evasione. Già.
La mia amica Mammamatta (dopo un dobermann, due pesci, un coniglio e uno scoiattolo regalati alla figlia, capisco il perché del soprannome), non a caso intima amica di una imbranata della mia sorte, chiude male la gabbia dello scoiattolo. La sottoscritta, distesa sul divano a leggere il forum di Sotis, se lo vede comparire di fronte all'improvviso. Dopo tre ore di caccia inesausta, l'animale è ancora in libertà, ho già raccolto cacca e pipì da svariate location, e non so davvero se riuscirò a beccarlo prima di partire. Ogni tot quello esce allo scoperto e io ci provo a lanciarmi all'inseguimento: bardata di guanti da cucina, armata di straccio e scalza, mi avvento cercando di intrappolarlo. Finora tutto ciò che ho ottenuto è un crollo della mia autostima e l'azzeramento totale di ciò che restava della mia dignità.
Una cosa è certa: questa è una vacanza che non dimenticherò...

mercoledì 23 luglio 2014

Anestetizzata

A volte avere troppo da fare è una benedizione.
Tre giorni in montagna con marito e gaglioffo, seguiti da altrettanti a Milano con la Miss hanno creato un ingorgo nella mia tutt'altro che perfetta organizzazione. Troppe cose da fare, sistemare, predisporre e preparare per aver tempo addirittura di pensare. 
A ciò si aggiungano i nubifragi ricorrenti e un tappetino disintegratosi in lavatrice, giusto per sommare disastro a casino, ed ecco a voi una Mpc cotta a puntino.
Rasa al suolo dallo tsunami delle rotture, sono comunque riuscita a preparare una cena accettabile e una torta mangiabile: già, perché ieri abbiamo raggiunto quota venti.
Vent'anni di Miss, uscita ufficialmente dallo stadio di teenager per entrare in quello di universitaria fuori sede.
Seduta sul treno, guardo dal finestrino scorrere velocissimo il panorama, rendendomi conto che la sto portando per mano lontano da me.
Sono stati due decenni pieni di difficoltà ma intrisi di gioia. Vederla crescere è stata un'emozione, aiutarla a esprimere il meglio di se stessa in ogni ambito una scommessa, guidarla senza sciupare o sfilacciare il nostro feeling un successo.
Sono tempi complicati per crescere un figlio, questi. Figuriamoci crescerne quattro. Eppure, Jurassico ed io non abbiamo mai perso l'entusiasmo, la coesione, la fiducia nel futuro.
Ed ora che la nostra piccola, grande ragazza se ne va, al mio povero marito toccherà il non facile compito di consolarmi per la lontananza della mia unica femmina. Perché sono una donna forte e assertiva, convinta nel regalare ali ai miei pulcini.
Ma se quando Davide si è trasferito a ottocento metri da me ho fatto una scena degna di Ecuba, quando a partire sarà la Miss mi dovrà ricoverare. Me la sento... 

domenica 20 luglio 2014

Figli

Sarà perché non sono loro a dare un senso alla mia vita, anche se senza di loro la mia vita ormai non avrebbe più senso.  
Sarà perché stare sola con me stessa non mi pesa, anzi: è una condizione della quale ho bisogno, per apprezzare fino in fondo la compagnia di coloro ai quali voglio bene. 
Sarà perché sono sempre stata troppo indipendente per condannare i miei figli a dipendere da me. 
Sarà perché conosco bene il peso dei rapporti forzati, i danni provocati dall'egocentrismo, l'odiosità dei ricatti morali e il rischio delle catene affettive, sono felice quando li so lontani ma sereni. 
Sarà perché sono certa del loro affetto, così come del mio amore per loro, non ho alcuna necessità di tenermeli appiccicati, di sapere dove sono e che fanno, di controllarli a distanza con mezzi più o meno astuti. 
Li lascio liberi e mi sento libera. 
Sarà per tutto questo, ma quando ho l'occasione di stare un po' con loro, uno alla volta, in piccoli gruppi o tutti assieme, è una vera festa. 
Ed è singolare come, dopo quasi vent'anni di vita in comune, riescano ancora a sorprendermi. In modo positivo, tutti: per come sono diventati, per i loro pensieri, la loro capacità di stare assieme godendosi ogni secondo, così come di apprezzare la compagnia di noi due, genitori d'epoca. 
Grazie a loro, al loro modo di essere, tutto diventa entusiasmante: dal preparare un dolce o una pizza a ritagliarsi un fine settimana en plein air, tra reperti di guerra e passeggiate nei boschi. Persino un caffè imprevisto, in occasione di una visita fugace per recuperare il pacco lasciato da un corriere, diventa un motivo di gioia. 
Questo, in aggiunta alla consapevolezza che stanno benissimo anche senza di noi, fa di me una mamma serena. So che c'è ancora tanta strada da percorrere, tanto lavoro da fare e mille difficili obiettivi da raggiungere: ma quanto fatto finora mi dà la speranza di potercela fare. Per loro e assieme a loro. 


mercoledì 16 luglio 2014

Ce la posso fare...

A recuperare. Ce la posso fare a rimettere la mia esistenza sul binario normale, uscendo dalla modalità "alta emergenza"
L'invasione è finita, Jurassico è sopravvissuto, la Miss ed io abbiamo passato due giorni indimenticabili con persone incomparabili.
Ora Mpc, tra un bucato e una lista di libri a da ordinare, deve farsene una ragione. La sua pulcina è immatricolata,  ormai consegnata al suo destino. Come minimo, mamma tacchino  dovrà trascorrere cinque anni lontano dalla sua unica ragazza. La Stamberga senza la Miss diventerà un luogo pericoloso dove vivere: popolata solo da maschi disordinati e invadenti, ciechi alle più elementari emergenze igienico sanitarie (per loro il pattume potrebbe impadronirsi di ogni ambiente...) e sordi alle mie vibrate proteste contro l'onda montante della polvere proveniente dalle loro tane.
Senza la mia sola alleata, non mi resterà che la fuga. Di tanto in tanto, e per andare a trovare lei, ma il solo modo per resistere alla sua assenza sarà raggiungerla spesso e volentieri.
Per ora, la guardo fare e disfare valige, spostarsi da una capitale all'altra, collezionando un capitale di ricordi che le rimarrà dentro tutta la vita.
Che belle le vacanze dopo la maturità!
Sono così felice per lei da dimenticare quasi che sono le nostre ultime vacanze assieme. Ma quanto presto passano vent'anni??? Non è giusto, così non vale!