Post

Che ci sto a fare qui?

La cosa che mi pesa di più, della mia casalinghitudine, è quella di non produrre reddito. E’ inutile negarlo: essendo stata una attiva in questo senso dall’età di ventitre anni in poi, davvero ‘sta cosa mi sta stretta. Senza contare che avrei, potenzialmente, le capacità di combinare ancora qualcosa di buono nella mia vita. Mano a mano che i ragazzi crescono, la bilancia mi sembra pesi sempre di più dalla parte del: “Che ci stai a fare qui?” Poi, succedono delle cose. Capita che un marito, davvero oberato dal lavoro e dalle responsabilità, se ne esca una sera: “La tranquillità che mi dai tu mi dà la forza di andare avanti, nonostante le mille difficoltà che sto affrontando.” Succede che più figli ti riferiscano frasi di questo genere, pronunciate dagli amici: “Che fortuna, una mamma come la tua. Ne voglio anch’io una così!” Capita che un figlio, un amico, un’amica in difficoltà ti facciano capire che il tempo che gli dedichi è più importante per loro di quanto tu stessa ...

Passeggiate al sole e cene a lume di candela

Che sole splendido, ieri. Ne ho approfittato per una delle mie passeggiate chilometriche, utili alla salute della mente e del corpo. Dopo più di un'ora di marcia forzata, sono planata da un’amica per un caffè, e c’è pure scappato un summit su figli e dintorni. A volte, anche l’esperienza di chi già c’è passato prima di te ha una sua validità: se non altro, ti senti meno sola tra i flutti. Verso sera, ho chiamato il Jurassico: raso al suolo, tanto per cambiare. Così, ho cambiato io, i miei piani: cancellato l’allenamento in piscina, ho comprato qualcosa per i figli, lasciando agli stessi l’incarico di cucinarsi il pollo alla griglia, e l’ho portato fuori a cena. “Sei pronta? Andiamo?” “Mhm… Non vuoi che mi cambi? Sembro Pippi Calzelunghe, con ‘sta camcia a quadroni…” “A me piaci lo stesso. Sali in macchina che ti porto in un ristorante che mi hanno appena consigliato.” “Che posto è? Perché se è un posto elegante mi mettono in cucina a lavare i piatti: spero tu ne si...

Incubi cartacei

Ragazzi, ogni giorno ce n'è una.  Mio marito, giovedì scorso, ha ricevuto la solita contestazione dall’Agenzia delle Entrate: i suoi tre figli e mezzo messi in detrazione mandano regolarmente in corto il sistema. Peccato che, stavolta, l’individuo abbia messo le zampacce sulla lettera prima di me. “Certo che ho conservato la busta!” “Dov’è?” “L’ho messa sul tavolo della cucina oppure sul caminetto. Se poi qualcuno l’ha buttata non è colpa mia!!!” No. Certo che no, penso io. Evito di scendere in polemica e mi avvio alla raccolta carta: io riciclo tutto, persino la parte alta delle bustine del the. Di certo la busta è lì. Peccato che oggi sia giorno di raccolta: ancora avviluppata nella mia vestaglietta estiva (una cosetta semitrasparente e molto, molto corta) sgattaiolo fuori dal cancello, per recuperare il bidone e perquisirlo prima dell’arrivo del camion della monnezza. Sfiga vuole che, proprio in quel mentre, il mio dirimpettaio stia uscendo: per fortuna, non...

Quando è troppo...

... è troppo. Ci sono questioni delle quali non posso parlare per questioni di privacy, circostanze da tacere, per evitare che qualcuno si riconosca, situazioni spinose da tenere riservate. Però… Però che sono stanca lo posso dire. Molto stanca. Stanca dei personaggi di potere più propensi ad ascoltare il loro stomaco del loro cervello. Stanca di chi, avendo sostituito l’autorevolezza con l’autoritarismo, pontifica dall’alto, pretendendo di possedere la soluzione giusta per tutto. Beati loro. Stanca di chi non si mette mai in discussione, salvo contestare gli altri ferocemente. In tutto e per tutto, indipendentemente dai risultati ottenuti da tutti: a volte, basterebbe confrontare quelli per capire chi ha ragione. Stanca di chi riscrive la storia, negando i   meriti altrui e attribuendo loro responsabilità che non hanno. Stanca di chi scorda i sacrifici degli altri, cercando di far passare i benefici ricevuti per regali elargiti. Stanca dell’ingratitudine, dell...