martedì 2 luglio 2019

Noi, ragazzi di ieri

Ne ho francamente le tasche piene di post nostalgici del bel tempo andato. 
Sogni ad occhi aperti di un periodo felice nel quale l'educazione era fondata sulla paura e l'intimidazione, le botte erano la regola e non l'eccezione, le sostanze inquinanti ubiquitarie e serenamente disseminate ovunque. 
Pupazzetti agli ftalati, culle con vernici a piombo, camerette all'aroma di formaldeide, sotto un tetto infiltrato di amianto. 
L'epoca d'oro nella quale quando papà urlava, si ubbidiva, e quando menava, con le mani, i pugni o la cinghia, si taceva. Tutti, mamma inclusa. 
Anni nei quali la famiglia era una prigione, dove i rapporti erano fondati sulla menzogna, la manipolazione e la legge del più forte. Una legge valida ovunque, dal tinello con i mobili di teak al cortile della scuola.  Per non parlare delle aule, dove le maestre più ti terrorizzavano, più erano brave, i professori erano campioni  di azzeramento della tua autostima, e i presidi tenevano il santino di Goebbles nel taschino, accanto al cuore. 
Eppure, teorizzano i soloni de noantri, guardate come siamo venuti su belli forti. Altro, che quei mollaccioni dei figli (degli altri) di oggi. 
Siamo bravi? Ma ne siete davvero convinti? 
Siamo insoddisfatti, alienati al lavoro, schiavi degli status symbol e incapaci di divertirci senza stress persino in vacanza. 
I nostri matrimoni falliscono nel 50% dei casi, e l'altra metà troppo spesso sta assieme col cerotto. 
Ometto commenti su economia e politica, ma sui giovani non posso tacere. 
I nostri figli non ci parlano, perché non si sentono ascoltati. Ascoltano quelli che parlano la loro lingua, e pazienza se dicono una marea di str@@@te. Almeno non concionano, dall'alto della loro ottusa l'autoreferenzialità, come invece insistiamo a fare noi. Gli educatori con la testa nel passato,  e gli occhi fissi al proprio ombelico. Abbiamo il cervello pieno di ragnatele, per quello non vediamo chi siamo: adulti responsabili di aver creato un ambiente talmente inquinato da ammazzarci lentamente, andandone pure fieri. 
Non facciamo che lamentarci di un tempo impazzito che rovescia sulle nostre inutili teste milioni di litri di acqua in pochi minuti, salvo poi cucinarci a fuoco lento per settimane, senza posa. Protestiamo, ma non ci chiediamo come mai. La risposta non ci farebbe comodo. 
Il clima offre inediti ogni mese: il maggio più freddo, il giugno più caldo, la grandinata più fitta di sempre. 
Una Terra dove gli oceani si riscaldano, i ghiacciai si fondono, il sole uccide gli umani, forse per evitare che questi facciano estinguere le specie animali rimaste. Pure le api, siamo riusciti ad ammazzare. 
Ma Greta è una cretina, gli ambientalisti dei comunisti mascherati, e chiunque suggerisca un dialogo fondato sull'ascolto dell'altro - figlio, alunno, collega, amico o migrante che sia - un buonista del c@@@o.
O uno pissicologo dei miei stivali. 
Noi siamo i bucolici, quelli del DDT spruzzato per la strada (belli i tempi in cui le zanzare le ammazzava il Comune, e pazienza se poi moriva anche qualche umano), delle ferite cauterizzate con gli ossidanti (la distruzione del tessuto come garanzia della morte del microrganismo), dei petardi che ti portavano via tre dita e delle prese di corrente senza manco il salvavita.  
Noi che giravamo in bici senza controllo, attraversando distratti la statale, ci nascondevano nei cantieri per gioco, facevamo il gioco dell'eco affacciati ai pozzi scoperti. Noi che almeno un amico morto per una "disgrazia" ce lo ricordiamo tutti, ma vabbè. È la selezione naturale, ragazza.
Sapete che vi dico? Mi vergogno.
Mi vergogno di avere raggiunto l'eta dei saggi consigli, e di non sapere cosa rispondere, a un ragazzo che mi dice "vedo nero per il mio domani, ma per i nostri figli, onestamente, non so nemmeno se ci sarà,  un domani."
Mi vergogno di far parte di una generazione che ha saccheggiato l'ambiente e rubato il futuro ai propri figli, e si sente migliore di loro.
Altro, che amarcord. Alziamo la testa, guardiamo avanti con scienza e coscienza, e aiutiamoli a venirne fuori, da questo tunnel, i nostri giovani. Possono essere forti, sicuri e consapevoli, ma hanno bisogno di adulti responsabili, accanto a loro. E non di vecchi sussiegosi, a carico.