mercoledì 24 gennaio 2018

Qui crolla tutto

Figlio studioso al lavoro. 

Abito: vestaglia da camera, maglia sbrindellata, calzoni tuta vecchia.
"Così non ho la tentazione di uscire"

Ausili tecnici per l'aumento della produttività: gatto in braccio. 
"Così schematizzo per iscritto e non mi posso muovere." 

Alimentazione: quello che gli propino io. In caso di mia assenza, cracker, forse qualche pastasciutta, caffè.  Caffè, caffè, caffè. 
"Mamma, sono dopato. Adesso studio il tasso marginale di sostituzione, ecc, ecc, ecc."
Alle 13.30, con il pranzo ancora a metà dell'esofago. 

Rapporti affettivi: in sospeso. Al risveglio, nessun contatto umano. In caso di incontro fortuito con lo zombi, è fatto obbligo ai residenti di ignorarlo. Prima del caffè, non è ammesso nemmeno un saluto. 
In seguito, è gradita la presenza come cavia, in caso il soggetto voglia testare le proprie capacità espositivo-affabulatorie. 
Si concede l'ingresso nell'antro solo per la raccolta differenziata: biancheria da lavare, bicchieri e tazzine sporche, incarti di generi di conforto (cioccolato).
Mezz'ora scarsa tra pranzo e cena, durante i quali si ascoltano le proiezioni Dementos sull'esito degli esami. 
Catastrofico. 

Il tutto, con il valido sostegno della ruspa alla porta accanto, impegnata nella demolizione della casa prospiciente alla nostra. 
Ho vissuto momenti migliori, lo confesso.