domenica 5 novembre 2017

Toc toc

Ciao, Pulcina. Scrivo dall'auto, quindi scusate se non sarò precisa, o ben impaginata.
Era un sacco che non scrivevo, davvero.
Ma visto che trovo i tuoi messaggi - carina, grazie! - eccomi a tracciare l'aggiornamento richiesto.
Agli amici che, come te, si tengono informati su di noi attraverso i miei post, chiedo scusa. Ci sono cose che non è sensato scrivere, altre che se le scrivi ti querelano. E sarebbero le più interessanti e istruttive, credetemi.
Poi, ci sono i fatti di Casa per Caso. E mi trovo impicciata a raccontare pure di quelli, mannaggia.
Archiviata la parentesi infantile, durante la quale ci siamo conosciuti, siamo passati attraverso adolescenza e prima giovinezza, facendoci assieme qualche sana risata.
Ora, i ragazzi sono giovani adulti, e non fanno più ridere come una volta.
Ora, la cosa si è fatta seria, e parlarne mi sembra inopportuno, o autoreferenziale.
Già, perché i Fantastici Quattro se la cavano alla grande, ma alla grande sul serio, e a Mpc e Jurassico non resta che osservarli sorridendo.
In un mondo che sembra aver perso la bussola del buonsenso, dove l'onestà - soprattutto quella mentale - scarseggia, soppiantata dalla voglia di apparire e dagli eccessi in ogni campo, i nostri figli tengono salda la barra del timone.
Ognuno a modo suo, in campi, situazioni, città e persino continenti diversi, si stanno facendo onore. E ci rendono scandalosamente orgogliosi di loro.
Però se lo dico, pare brutto. Sembra che mi vanti, no? Senza contare che quelli, se gli casca l'occhio sul corsivo agiografico, mi spellano viva.
E così, freno l'impennata della tastiera, e mi sto zitta.
Anche perché, se sono bravi e apprezzati, è solo merito loro. Noi due vegliardi abbiamo smesso di contare qualcosa da mo'. Cosa della quale siamo pienamente e serenamente consapevoli. Ormai siamo relegati sugli spalti della partita della loro vita, e non occupiamo manco più la tribuna d'onore. Cara grazia se ogni tanto ci allungano un biglietto omaggio. Curva Sud, quella del tifo più becero e sfegatato, ovviamente.
Invece, è pieno di genitori che sono convinti di restare il perno della vita dei figli dalla tetta alla - propria - cassa da morto. E oltre. Sognando di continuare a indirizzare i discendenti anche dall'aldilà, come ibvadenti Penati con la sindrome ossessivo-compulsiva da controllo.
Ecco, io no. E Jurassico meno di me: lui mi usa come medium anche adesso, da vivo. Mantiene il contatto per mio tramite, lasciandomi la solita manovalanza della chiamata di servizio, del wapp di protesta, della richiesta di denaro via sms. Tanto gli imfami tengono in ostaggio il mio cuore, e sanno che gli consegno anche le scarpe, se me le chiedono.
Il pater familias, Invece, si riserva interventi mirati e di mirabolante impatto emotivo.
Dannato. Mi usa per lucidare la sua allure di padre modello, e da prendere a modello.
Io resto quella di sempre: caotica, iperattiva, presa da mille cose e diabolicamente distratta.
Una che arriva a pensare "avercelo, un figlio così!", per poi realizzare che ce l'ha sul serio, un figlio così. Ecco, sono attimi. Di puro paradiso, ma attimi.
Perché di solito non ci sto a pensare sopra. Quando le cose vanno come devono andare, mi sembra una roba normale. Sono assorbita dalle rogne, talvolta dai problemi, a volte belli grossi, me la devo vedere con le istituzioni, con lo Stato che non c'è, e quando si fa vivo fa danni, con amici incasinati, un marito ingombrante e alcuni parenti serpenti.
Però, quando sento i miei ragazzi - terribili, i messaggi vocali: tu li ascolti in differita, e ti pare di averceli lì. E invece, se ti va bene, sono a 200 km. Quando va male, a 9000 - quando li sento, dicevo, mi si riempie il cuore. Parto per la tangente, mi crogiolo dell'orgoglio, mi scende la lacrima, trattengo a fatica lo sdilinquimento, faccio tre prove a vuoto prima di riuscire a parlare con voce ferma e tono normale... Poi registro una risposta sensata, logica e utile (si spera).
È dura, la vita della mamma a distanza. È emozionante, preoccupante, straniante ed esaltante. Troppe emozioni per una mamma rimasta sola. Sola in una grande casa, vuota, silenziosa e piena di ricordi.

Capito, perché scrivo poco?
Perché se comincio, chi mi ferma più!
Un abbraccio a Pulcina e a tutti gli amici che ci vogliono bene. Stiamo tutti bene, tranquilli.