lunedì 6 novembre 2017

E due

Secondo compleanno senza Andrea. 
Il nostro filosofo, l'ingegnere un po' pazzo, quello che ha cacciato quattro cose in valigia ed è partito alla ventura, per il Paese di Molto Molto Lontano. Quello che va via come un treno, adesso, alla faccia di chi dice che "certi giovani meglio perderli che tenerceli, in Italia".  Quello che fa il triplo carpiato, pur di venire a passare il Natale con la sua famiglia. Perché il Natale è il Natale, anche se dove vive lui nemmeno sanno cosa sia, il Natale. 
Quello che ci manda le foto dalla Corea del Sud, giusto il giorno dopo il lancio del missile; quello che prende l'aereo e se ne va al mare il giorno dell'allerta tifone (con Mpc che si scioglie in lacrime perché non lo riesce a contattare, ma la Farnesina le ha mandato un sms sul cellulare, sollecitandola a chiamarlo e avvisarlo...); quello che ci manda le foto del pranzo (grigliata di locuste e insetti misti) o della cena (insalata di piovra, con tentacoli ancora in piena agitazione motoria), strappandoci urla di orrore; quello che si scrive con suo fratello minore quasi tutti i giorni, perché il gaglioffo non puoi perderlo di vista. Ci sono responsabilità serie, impegni morali che hai preso di fronte a una culla, e mica te le puoi scrollare di dosso, solo perché sei finito in capo al mondo. 
Quello che mi fa impazzire di preoccupazione, perché quando non hai nemmeno trent'anni sei così: la prendi come viene, e va bene così. 
Quello che, quando mi trattengo e non lo tarmo con chiamate e messaggi, chiede a suo  padre perché cavolo non mi faccio mai sentire. 
Quello che aveva scienza, coscienza e coraggio da vendere, e ne sta facendo un uso esemplare. 
Ecco, quello lì. Per la seconda volta, festeggiamo un compleanno solo nel cuore, senza cena luculliana, torta delle rose, risate e castagne arrostite nel caminetto.
Mi sono persa i suoi primi cinque compleanni, e nessuno mi dirà mai come sia stato, vederlo crescere da pulcino implume a gattino allegro e giocherellone. Però non mi pesa: so che c'era qualcun altro, accanto a lui, che gli voleva un bene grande come quello gli voglio io. Qualcuno che se lo teneva sotto l'ala, con tanta forza e determinazione da lasciarlo sperduto, quando una forza più grande del suo amore se l'è presa con la violenza, strappandola alla sua famiglia. Qualcuno che credo mi abbia proprio mandata, a raccogliere il suo testimone, per dare a lui e ai suoi fratelli tutto l'amore di cui avevano disperato bisogno. 
Qualcuno cui ho portato un fiore, il primo novembre, perché non è né dolce né uno scherzo, avere il nostro "bambino" così lontano dagli occhi, ma così fisso, inchiodato nel cuore. 
Qualcuno che mi aiuta a sorridere sempre e comunque, perché se loro sono felici, non posso che essere felice a mia volta. 
E così conto i compleanni senza di lui, di nuovo. E questi mi pesano, invece. Mi pesano un sacco, più di quanto riesca o voglia dire. 
Stavolta non me lo dimentico, Andrea, il 6 di novembre, come ho fatto una volta, quando avevo te sempre sotto gli occhi, ma al calendario non badavo per niente. 
Adesso me lo ricordo, ma ti posso solo fare gli auguri su whapp, gruppo "famiglia".
Auguri, figlio mio. Cento di questi giorni, e una montagna di felicità. Te la meriti.