giovedì 22 settembre 2016

Senza speranza

No, non se ne può più. La mia famiglia merita il Nobel per la pazienza, con me.
Superata l'emergenza grizzly, con Jurassico ormai tornato il plantigrado di sempre (in perenne letargo davanti alla TV, scandalosamente vorace in tavola, dal ruggito facile ma fondamentalmente innocuo) ora dobbiamo fare i conti con una Mpc in modalità svampita. Tutti, me compresa. 
Sempre persa nella scia dei miei pensieri, incalzata dai problemi e assillata dalle preoccupazioni, ormai vivo in una dimensione alternativa, sopravvivendo solo grazie all'adrenalina che mi circola, a torrenti, nelle vene. 
In più, soffro d'insonnia: così, mi sveglio all'alba, riesco a finire i quotidiani prima dell'arrivo del camion del pattume, mi alzo alle sei carica come una molla, faccio colazione con l'amato bene e per le otto ho praticamente finito con la normale amministrazione della casa. 
Il che mi lascia il tempo per dedicarmi ad altre faccende, troppo a lungo trascurate: qualche tempo fa, giusto pochi giorni prima dell'inizio della scuola, ho deciso di pulire la terrazza. Con l'idropompa. 
Il povero gaglioffo è stato risvegliato all'improvviso, alle sette e mezzo del mattino, dal rombo della macchina, manovrata dalla qui scrivente scriteriata, e dai barriti di suo padre, il quale tentava - invano - di attirare la mia attenzione. 
"Vale! Vale!!! VALEEEEEEE! Spegni quell'aggeggio, accidenti, che ti denunciano! Non sono nemmeno le otto..."
"Ohhhhhh... Santo cielo! Sono sveglia da così tanto tempo che non mi sono resa conto dell'ora..."
Guendalina: parevo l'oca degli Aristogatti. Solo sbronza, come lo zio Reginaldo. 
Matteo si è alzato furioso, col ciuffo e l'umore di traverso, fulminandomi con lo sguardo e scuotendo la testa, rassegnato. Sua madre è andata. 
Ogni tanto qualcuno richiama la mia attenzione su qualcosa che ho dimenticato, oppure sto sbagliando, e io reagisco come mi stessi svegliando in quel momento: "Ah sì?" , girando la testa tutt'attorno, manco fossi la Rosita di Banderas. 
Matteo mi fa il verso di continuo, e casa nostra ormai si è trasformata nel set di Zelig. 
L'apoteosi, poi, l'ho raggiunta martedì: all'una avevo prenotato in piscina, per provare un nuovo corso di acqua-bike. All'una e dieci, ero ancora alla Coop a far la spesa. 
Nel pomeriggio, ho scordato di cucinare la faraona arrosto, lasciandola nel frigo. Alle sei e un quarto, dieci minuti prima di uscire con i ragazzi (che mi hanno costretto ad andare in piscina sul serio, così ho accompagnato pure loro in palestra) sono stata folgorata dalla consapevolezza che, al nostro rientro, saremmo rimasti digiuni. 
Con la rapidità del fulmine, ho allestito la teglia, sistemato il pennuto su un letto di cipolle e vino bianco, mentre il forno andava rapidamente in temperatura. Ho regolato il timer, senza dire nulla a Jurassico (tanto lui il forno non lo sa usare) e son partita con i figli, soddisfatta della mia capacità di far fronte alle emergenze. Da me stessa provocate, ma non importa: l'importante è il risultato. 
Al rientro, sfiniti come muli e affamati come lucci, abbiamo trovato: Jurassico sul divano, che sonnecchiava col gatto sulla panza. Il forno, ormai freddo, che tintinnava la fine corsa. La faraona in cucina, ad attenderci. Cruda. 
Non l'avevo messa in forno. 
E ora non mi dite che non sono da ricovero!