sabato 9 luglio 2016

Nipote di un'icona

Non ho idea di come sarà impaginato questo post... Però lo scrivo lo stesso. 
Sono di nuovo a casa di ziapercaso, e ogni volta che ci torno scopro qualcosa di nuovo. 
Mia zia, donna di notevole bellezza, pare abbia popolato i sogni proibiti di giovani e vecchi, in questo borgo montano, tanto piccolo quanto pieno di gente interessante. 
Come il figlio di una cara amica della mia ava, la quale, prima di acquistare i muri da dove vi scrivo, soggiornava presso la loro dimora. 
La nostra, disinvolta veneziana avvezza alle spiagge del Lido, si piazzava in terrazza a prendere il sole. 
L'evento, una splendida signora in costume da bagno, esposta ai raggi del generoso sole della val di Non, era all'epoca in grado di scatenare reazioni telluriche. 
Chi mai aveva visto un costume, tra i meli, prima di allora? I ragazzini erano in fibrillazione. 
La madre (e padrona di casa) blindava l'accesso al solarium improvvisato: vietato anche solo appropinquarsi al luogo del misfatto.
Sottostimava, ingenua, lo spiccato spirito d'iniziativa dei minori. 
Alla fine dell'estate, mia zia sfoggiava una pelle ambrata da invidia, le vacche della stalla sottostante la terrazza erano invece tanto pasciute da essere obese. Con la scusa di dar da mangiare alle bestie, un numero imprecisato di scugnizzi si affollava nel fienile. Qualcuno metteva in atto un diversivo, riempiendo di fieno le mangiatoie, casomai qualche adulto fosse sopraggiunto a ficcare il naso. I complici si arrampicavano sopra il livello della terrazza, godendosi lo spettacolo dall'alto. 
Giovani delinquenti...
I loro nonni, intanto, passavano il pomeriggio alla bocciofila. 
Quando Gilda si rivestiva, indossando gonne vaporose, fusciacche a effetto e lasciando che la sua avvenenza facesse il resto, capitava talvolta attraversasse la piazza del paese. Quella dove avevano luogo sanguinose battaglie a suon di bocce, boccino e sbocciate. 
Al passaggio della dea, il gioco si bloccava. Ex ragazzini, già incalliti frequentatori del luogo, testimoniano di un blocco diffuso alle articolazioni di tutti i presenti e di una coltre di silenzio ammirato che calava, ammutolendo tutto il centro. 
Lei sfilava via eterea, in un fluttuar di sottane, e spariva, lasciando tutti, giovani e vecchi, in balia dell'ormone scatenato.
A mezzo secolo di distanza, chi era presente a questa scena ricorrente ancora ricorda la cosa, riferendola con aria sognante.
Una diva, mia zia, impressa a fuoco nella memoria (e nel cuore) di un sacco di persone. 
"La nipote della Gilda!"
Lo ripetono tutti. E si fanno in quattro per darmi una mano, quando ne ho bisogno. 
Ha lasciato un bel ricordo di sé, la zia. Tutti sorridono, ricordando il suo lato spinoso e le sue pose da gran donna... Ma quello che ci stava sotto, il suo animo capace di grande affetto, qui l'hanno saputo leggere nel modo giusto. E, come noi nipoti, non l'hanno dimenticata. 
Da figlioccia affezionata, questa cosa mi scalda il cuore, facendomi percepire questi luoghi come casa mia.