domenica 14 febbraio 2016

Scoperte on line

"Mamma, lo sai che ho scoperto che si può fare la pizza con la farina di cavolo?"
Alla nostra espressione stupefatta, il filosofo spiega la ricetta.
Io rilancio con il sale ricavato dal sedano, commentando poi: "Su internet si trova proprio di tutto..."
Il gaglioffo, seduto a far colazione, chiosa: "Pensate che io ho scoperto che si può persino avere una madre normale... Non ci avrei mai creduto e invece è proprio così!"
Ho chiesto a Jurassico perché quella volta non è andato a farsi una partita di tennis, invece di farmi concepire un elemento così...

venerdì 12 febbraio 2016

Schizofrenia letteraria

Ok, ho fatto outing e ho ammesso di essermi messa a scrivere di nuovo. Il che fa di me una scribacchina impenitente, ma nulla sottrae alla mia natura di lettrice incoercibile. 
Da quando ho scoperto l'uso dell'e-reader, poi, la mia mania è diventata incontenibile: nemmeno le tenebre sono in grado di fermarmi. Novella Lady Nosferatu, nel cuore della notte sono vispa come un canarino e macino pagine e pagine virtuali con la testa nascosta sotto le coperte, mentre Jurassico, accanto a me, ronfa beato. 
E se come autrice mi rendo conto di non essere Manzoni, come lettrice Manzoni me lo sono letto a tredici anni. Due volte. Il che fa di me una lettrice non solo accanita, ma soprattutto attenta, espertissima e piena di pretese. L'ultimo e-book che sto leggendo ha scatenato la furia che c'è in me: la prima volta che l'ho letto, ci ho trovato centoventi cose da cambiare. Centoventi! 
Da notare che, in precedenza, tale e-book è stato un file word, al quale avevo apportato tagli (e modifiche) per un totale di centomila battute. Avete letto bene: centomila. 
Ebbene sì, mi sono sdoppiata: da scrittrice, trasformo il mio romanzo in un e-book e lo carico sul mio lettore. E lì, mi trasformo in lettrice di me stessa, e mi sorprendo a pensare: ma è scema questa? Mette un'avversativa e non c'è nulla da avversare? Ma che è 'sta roba? Non si dice cosà, si dice così... 
Un delirio di ritocchi che nemmeno Michael Jackson con la sua faccia. 
Eppure, questo sdoppiamento della personalità sta facendo benissimo a quello che scrivo. L'ultima versione, andata a sostituire la precedente, rimossa in toto dal mio profilo autore, sta incontrando il favore della mia più severa lettrice. Sono a pagina ottanta, e ho inserito solo tre note. Sto migliorando... 
Vi racconterò il seguito. Se mio marito non dispone un ricovero coatto, ovviamente. Non lo so, se sono ancora sana di mente...

giovedì 11 febbraio 2016

Romanticismo coatto

Il miele si spreca, a San Valentino. Iniziative (commerciali) di ogni tipo si susseguono per più di un mese, nella speranza di incentivare gli acquisti dei clienti innamorati.
Ieri, in palestra, transito davanti a un vetro, sul quale noto una costellazione di bigliettini. Mi fermo a leggerne alcuni...
Citazioni di stampo amoroso, a firma di Platone, Herman Hesse e... Max Pezzali.
Vorrei psicanalizzare il soggetto che ha creato questo accostamento. Deve aver avuto un'infanzia difficile. 

venerdì 5 febbraio 2016

All'amica che ha scritto un romanzo e lo vorrebbe pubblicare

Questo è un post per aspiranti scrittori. Da brava scribacchina fallita, posso dire la mia sull’argomento.
Problema numero uno: viviamo in un Paese dove tutti scrivono, ma pochissimi leggono. E’ un po’ come aprire un negozio di cappelli un paese di gente senza testa.
Problema numero due: come dice un libraio amico mio, scrivere un buon libro è solo in 5 % del lavoro. Quello che segue, trovare qualcuno che te lo pubblichi e te lo distribuisca, è un’avventura. Anche perché il 99% di quello che viene prodotto è impubblicabile (questo me lo scrisse una volta Severgnini).
A chi soffre, come me, di questa incoercibile necessità di scrivere, suggerisco innanzi tutto di leggere.
Divorate libri come se non ci fosse un domani, ragazzi, e fatelo con i sensi ben all’erta: perché vi piace quel romanzo? Qual è il suo punto di forza? La storia regge, riesce a catturare il vostro interesse e a trattenerlo fino all’ultima pagina? C’è qualcosa nello stile a rendere unico quell’autore?
E non parlo dei libri di successo: non sempre i best seller sono i migliori. Però fra di essi non sono pochi gli autori davvero in gamba. Ci sono, ed è con loro che ci dobbiamo confrontare: sperare di pubblicare un romanzo sul quale si è addormentata anche la nostra migliore amica è una chimera.
Poi, dobbiamo fare appello a tutta la nostra umiltà: la creaturina che stiamo covando da mesi, quelle pagine grondanti sudore, quella storia che a noi piace tanto, agli altri potrebbe fare schifo. E’ una possibilità da tenere ben presente.
Non date da leggere la bozza iniziale alla vostra zia preferita, alla mamma, al vostro fidanzato superinnamorato.
Piuttosto, datela in mano alla vostra amica più cinica, quella incapace di mentire per amor di pace. Quella sincera fino alla brutalità, capace di dirvi che quel vestito vi stringe sui fianchi o che il vostro ragazzo vi sta usando. Un’amica così è una risorsa, per un aspirante pennivendolo. Più vi massacrerà, più vi farà bene. Gli applausi a scena aperta non aiutano a tirare fuori il meglio di noi, credetemi.
Parlo per esperienza: una mia cara amica, affettuosamente detta il crotalo, ha fatto scempio della prima stesura del romanzo al quale sto lavorando. Pezzo per pezzo, me l’ha demolito, indiandomi con spietata sincerità tutto quello che non funzionava. Poi, di fronte a Ground Zero, ha affermato che, lavorandoci, aveva delle ottime potenzialità.
Il che mi ha motivato a riprenderlo in mano, ben decisa a migliorarlo.
Il che, nel mio caso, non significa scrivere. Significa tagliare.
Potare, sfalciare, snellire ed eliminare. Senza pietà.
Noi sedicenti scrittori amiamo le parole che partoriamo: ogni scarrafone è bello a mamma sua. Se ci dicono di tagliare, soffriamo, come ci chiedessero di rinunciare a un arto.
E invece, via di machete. La sintesi favorisce l’incisività, e parlarsi addosso non è la via migliore per farsi leggere. Se possiamo dire la stessa cosa con meno parole, facciamolo.
Rileggersi e tagliare, più e più volte, fino a distillare il meglio, quello che serve davvero alla storia.
Così, forse, ci sarà qualcuno che ci leggerà con autentico piacere.
Se, viceversa, tendete ad essere troppo sintetici, ricordatevi che Ungaretti ce n’è uno. Dalla prosa asciutta al testo arido non c’è che un passo. E a sottintendere troppo c’è il rischio di non essere capiti.
Infine, non abbiate fretta. Lasciate decantare il vostro lavoro, dedicatevi ad altro, riprendetelo dopo qualche tempo e rileggetelo cercando di separarvi da lui.
Come con i figli: volendo valutare ciò che fanno, dobbiamo prendere le distanze. Sennò l’amore prende il sopravvento e la capacità di giudizio va a farsi benedire.
Fatevi correggere da uno bravo.  Se volete far sul serio, da un editor professionista.
Tenete i piedi ben saldi a terra: ogni anno si pubblicano, solo in Italia, 60.000 titoli nuovi. E la media di vendita, best seller compresi, è di 200 copie l’uno. Come dire che ci sono libri che vendono tre copie…
La scrittura è passione, ma per farla diventare un mestiere ci vuole anche fortuna. Tenete i piedi per terra, siate autocritici e non ci investite troppo, sulla vostra creatura di parole. Il mondo è pieno di sedicenti editori che si nutrono dei vostri sogni: se vi chiedono soldi per pubblicare, non sono editori. E se sono editori piccoli, anche se seri, saranno le librerie a non ordinare il vostro libro, anche se richieste di farlo. E anche questa è una triste esperienza personale…
Tuttavia, anche se solo qualche centinaio di persone leggerà quanto avete scritto e vi dichiarerà il proprio entusiasmo, sarà una soddisfazione immensa. Un sogno diventato realtà. 






giovedì 4 febbraio 2016

Lo odio

Sono al telefono con mia madre. Il gaglioffo s'inginocchia al mio cospetto, mimando un cuore con le dita. Lo mando al diavolo con un gesto. 
Chiudo la conversazione, e lo fisso. Lui fa lo stesso: pronta per andare in piscina, indosso un paio di leggings e una felpa vecchia, rubata al suo armadio. I capelli sono un po' scarmigliati, ma fra mezz'ora sarò a mollo...
Lui scuote la testa, quindi mi saluta: "Ciao, bellezza rustica!" 
Prima o poi me le paga tutte, quell'infingardo. Lo detesto!

Rieccola...

Ciao a tutti.
Rieccomi: no, non sono morta. Nemmeno malata, o intenta a curare malati gravi. Per carità, è una settimana che mi divido tra ambulatori e ospedale, ma si tratta di minutaglia di ordinaria amministrazione.
In questo intervallo sono concessa una vacanza a 2.000 metri assieme al mio orso bruno, utile a ricondurlo a una forma – quasi – umana. Ho sciato, passeggiato e mi sono disintossicata.
Nel frattempo, il gaglioffo quasi faceva saltare la Stamberga, grazie a un amico siciliano, poco avvezzo ai caminetti accesi. La banda dei sette, i quali avevano colonizzato la nostra abitazione approfittando della nostra assenza, si erano procurati clandestinamente un comburente a base di cherosene (orrore!) e il pollo siculo l’aveva utilizzato a fuoco acceso. Risultato: un rogo alto fino al tetto, e il terrore a farla da padrone, per alcuni, lunghissimi minuti. Per fortuna ci siamo risparmiati il ritorno di fiamma, o il pollo sarebbe finito arrosto.
Vi risparmio i commenti di Jurassico, quando è venuto a conoscenza dell’accaduto.
Poiché i lussi si pagano, ci ho messo un mese a rimettermi in pari con le mie mille incombenze. Tra rogne burocratiche e sgradite missive da parte dell’Agenzia delle Entrate la sorte si è messa d’impegno a ridurre il mio senso dell’umorismo al lumicino.
Ecco il perché della mia momentanea scomparsa dal web.
Poi, c’è un’altra novità: mi sono rimessa a scrivere. Un romanzo nuovo, per nulla imparentato con i Marmocchi. Non è il sequel del mio primo, un po’ perché non si può restare prigioniere di un personaggio – specie se quel personaggio te lo ritrovi ogni mattina riflesso nello specchio – e poi perché c’è un limite alla quantità di c@@@i propri che si possono rendere pubblici.
Alcuni me lo chiedono, il sequel, ma già le pagine di questo blog sono una finestra aperta su casa per Caso, e poi l’edizione autopubblicata è riveduta e corretta, con l’aggiunta degli aggiornamenti dell’ultima ora.
La mia avventura di scrittrice di ritorno è ancora agli esordi: sto rivedendo la bozza, lavorandoci sopra con un’alacrità che mi sorprende. Scrivere è proprio una droga, per me. Seconda solo al leggere.
Domani vi racconterò le mie impressioni come editor di me stessa. Sto cominciando a detestarmi…

Un saluto a tutti, in particolare a chi mi ha scritto, preoccupato che ci fosse qualche guaio inedito. Grazie per l’affetto, ragazzi! Siete proprio dei buoni amici.