venerdì 8 maggio 2015

Missione (quasi) compiuta e ansia da prestazione

E' andata meglio di quanto pensassi. Con un lavoro di incastri da far invidia a un intarsiatore, ho chiuso sei questioni - importanti - in una sola mattina. 
Riuscendo anche a passare per la discarica, uno dei must della mia esistenza.  
Mi rendo conto di essere ridicola, ma quando riesco a trasformare quel pattumaio del retro del mio giardino in un corridoio lindo e ordinato la vita mi sembra più rosa. Liberarmi di mezzo bagagliaio di cartoni marcescenti, di quote indeterminate di ombrelli rotti, ciabatte sfiancate e oggetti ingombranti non identificati mi fa sentire appagata. Come da bambina, quando ti confessavi e uscivi dalla chiesa saltellando, sentendoti leggera e pulita. Scusate il paragone blasfemo, ma è esattamente così che mi sento. Una delle poche soddisfazioni garantitemi dalla mia nuova vita da desperate housewife: scaricare il pattume. 
Pensate un po' come mi sono ridotta...
Comunque sia, ho potuto tirare il fiato, almeno tanto quanto me ne è servito per replicare stamani, eliminando altre tre scocciature. 
Giuro a me stessa che, quando potrò mettere la parola fine al fiume di incarichi dai quali sono attualmente travolta, mi farò offrire una cena da tutti gli attori dei vari teatrini nei quali sono coinvolta. Ingrasserò parecchio - sono molti... - ma sarà un bel modo di chiudere, brindando alla fine di un incubo. 
E se per oggi le rotture sono finite, non così il mio stato di leggera ansietà. 
Stavolta sono in piena crisi di ansia da prestazione. 
Ora, da quando non sono più schiacciata come una cialda dagli impegni farmaceutici, i quali si sommavano a quelli familiari, ho potuto sviluppare una caratteristica che non sapevo di possedere. Riesco a farmi amici ovunque, nei contesti più impensati e in circostanze inusuali. I miei figli mi osservano e sorridono scuotendo la testa, proprio come facevo io quando li vedevo socializzare all'asilo. 
Quando penso alla timidezza paralizzante che mi attanagliava da piccola, non mi capacito di questa mutazione genetica occorsami, tuttavia l'ho accolta con estrema soddisfazione. Ho conosciuto un sacco di gente interessante e mi sono fatta tante nuove amiche, tra cui A. La responsabile del mio attuale stato d'animo. 
La ragazza ha organizzato per stasera una cena tra donne, ovvero la tipica situazione nella quale sono come un topo nel formaggio. In più, due di queste signore le conoscerò proprio oggi. Considerato il simpatico momento che sto attraversando, uscire dagli schemi è per me davvero grasso che cola. 
Da dove l'ansia, dunque? Da una patologia mentale dalla quale sono affetta? 
In parte. In parte, è tutta colpa di A. 'Sta individua ha talmente intossicato quelle due malcapitate con la sottoscritta che non vedono l'ora di conoscermi; hanno addirittura disdetto un impegno già preso, pur di uscire con noi. 
Ma dico io, A., che modo di fare è questo? Creare tutte queste aspettative? Poi arrivo io, ciancicata dagli eventi, con lo smalto appannato e il sorriso smagliato. Come faccio a dimostrarmi all'altezza, mannaggia? 
Non gli potevi dire che gli avresti presentato una farmacista ultracinquantenne, riciclata in casalinga multimadre disperata, così al mio arrivo avrebbero tirato un sospiro di sollievo...? 
Non so come ne uscirò, stavolta. Meglio metter mano al Sidol, provare a lucidare il mio inossidabile sorriso e poi...buona fortuna a me!