giovedì 9 aprile 2015

C'è chi vive da mediano

E chi invece si reinventa mediatore. Non prima, peraltro, di essere stato quasi annientato come danno collaterale.
Attualmente, il mio ruolo di problem solver (sempre attivo, quello) si è affiancato a un’opera di intermediazione degna di un inviato dell’ONU.
Opera quanto mai necessaria in qualsiasi famiglia in tempo di crisi, onde evitare esplosioni, implosioni e fenomeni di frammentazione.
Quando ti ritrovi al centro di un simile scenario, devi far tue una serie di regole auree, utili a sopravvivere all’onda d’urto dei problemi e a metterti in grado di prendere le giuste decisioni. O le meno sbagliate, in alcuni casi.
Se vi va di leggerle, sappiate che passo ad elencare il mio personale decalogo di sopravvivenza. Magari a voi non serviranno a nulla, ma sarà un utile esercizio per la sottoscritta, costretta a mettere ordine nel caos tellurico dei suoi pensieri, parole, opere e comprensioni. Se da qui deciderete di passare ad altra lettura, quindi, tranquilli. Non mi offenderò.
    1) Ama il prossimo tuo come te stesso. Certo. Però ama te stessa almeno quanto il tuo prossimo. Ché la sindrome della crocerossina ha fatto più vittime del bombardamento di Dresda. Una persona che s’immola sull’altare della famiglia, dimenticandosi dei suoi più elementari diritti, finisce con l’autodistruggersi, innescando un effetto domino dalle conseguenze incalcolabili. Ricordiamoci delle nostre esigenze, prima di soddisfare le pretese altrui. E’ più sano anche per i nostri protetti.
     2) Perdona i torti subiti. Questa è difficile, ma non impossibile. Il pavimento dell’inferno è lastricato di buone intenzioni, si dice. Ecco, se uno si concentra sulle buone intenzioni di chi lo ha danneggiato (o ha tentato di farlo) riesce a non prendere le cose sul personale. E se riesci in questo, tutto il resto è una strada in discesa. Gli atteggiamenti autocommiseratori avvelenano anche te. Conviene smettere. Non alimentare il rancore, buttarsi alle spalle il passato, evitare le piccole vendette meschine e le rivendicazioni fini a se stesse. E’ sufficiente non dimenticare: offrire un’altra chance al prossimo è giusto e doveroso. Aspettarsi specchiata onestà e amore incondizionato da chi, nel passato,  ti ha pugnalato alle spalle è un azzardo da non rischiare. Si può offrire piena disponibilità al prossimo, restando comunque sull’avviso. Se conosci bene i tuoi polli, lo capisci subito dove stanno andando a razzolare.
     3) Individua il soggetto debole. In tutte le situazioni si può tracciare un quadro chiaro delle circostanze, individuando la vittima potenziale. La vittima reale, non il vittimista con la voce più forte e le pretese più urlate. Stabilito chi va difeso, si può passare all’analisi dei singoli problemi.
     4)  Dai un nome e un cognome ai problemi. In senso figurato, ma pure letterale. Anche e soprattutto a quelli peggiori, quelli difficili da ammettere, quelli che ti fanno soffrire e che fanno stare male chi ti sta vicino. Anche se chi li crea è una persona che ti sta molto a cuore. Per trovare le soluzioni giuste, è necessario individuare il problema di fondo. Se si nega quello, si disperdono energie a tappare falle destinate a riformarsi e  ad aumentare di numero e dimensione.
    5) Accetta l’impopolarità. Cassandra non è mai stata una figura amata e Jago è sempre l’amico più ascoltato. Ce lo hanno raccontato i classici, ce lo insegna la vita. Tuttavia, non si può rischiare il disastro per evitare di urtare la suscettibilità altrui, per paura di far la figura dei cattivi, per sfuggire alle responsabilità. Le cose non si aggiustano da sole. Le valanghe si fermano con la prevenzione, perché quando si innescano dopo resta solo da contare i morti e conteggiare i danni.  Il brusio degli ignavi è meno fastidioso del ronzio di una zanzara; a cose fatte, anche il più accanito dei tuoi detrattori dovrà arrendersi all’evidenza. Se avrai agito bene, le conseguenze saranno positive per tutti. E anche le chiacchiere si spegneranno.
     6)  Consigliati con chi ne sa più di te. L’autoreferenzialità non aiuta, l’emotività è un ostacolo, l’ostinazione è una minaccia mortale. L’opinione di qualcuno di esterno ai giochi, dotato di buon senso e competenza, può solo aiutarti. Mettersi sempre in discussione, rivalutare di continuo il proprio operato e i risultati ottenuti, mantenersi duttili ed elastici. Cambiare strategia quando è necessario aiuta il successo di qualsiasi operazione.
    7)  Coltiva la fermezza, ma rifuggi la rigidità. La solidità è un valore, l’inflessibilità un pericolo.
    8)  Sii comprensiva, non condiscendente. Capire il prossimo è fondamentale, assecondarne i capricci e l’irrazionalità è sbagliato.
    9) Sii sempre disponibile per chi ha bisogno di te, senza mai permettergli di darti per scontata. Hai una dignità, fatti rispettare. Gli zerbini vengono calpestati: c’è poco da lamentarsene, se non si fa nulla per evitarlo. 
    10)  Non far pesare agli altri quello che fai per loro. Se però ti rendi conto che non si accorgono neppure della tua esistenza, e soprattutto del tuo operato, svanisci in silenzio. Se si renderanno conto della differenza, ti verranno a cercare e con lo spirito giusto. Se non lo faranno, non valeva la pena darsi da fare per loro.

Che ne pensate? Si accettano critiche, aggiunte, correzioni. Qui si naviga a vista…
Un abbraccio a tutti