martedì 21 ottobre 2014

Non è possibile

Devo individuare la chiave di questo mistero. Perché quando sono in emergenza la mia performance è quella di una macchina da guerra, mentre se sto rilassata divento un pericolo per me stessa e per ciò che mi circonda?
Per fortuna tale minaccia si allunga sugli oggetti, più che sulle persone. Diversamente, temo avrei già qualche morto sulla coscienza.
Stamattina, mentre spazzavo il garage, ho messo un piede sulla paletta, rovesciandola, e spargendo detriti ovunque nel raggio di sei metri. Sono rimasta coinvolta anch’io nell’incidente; per fortuna, almeno si è verificato prima della doccia mattutina. Due giorni fa sono riuscita a incollare una ciotola di vetro al vassoio del microonde;  non faccio che portare alimenti al limite della carbonizzazione (non possedessi due timer, oltre a quello del telefonino, potrei invocare le circostanze attenuanti. Invece, non posso) e mi sono persa lo Swiffer. Non il cosetto per le poveri, le cui ridotte dimensioni giustificherebbero la possibilità di perderlo di vista. Lo scopone, quello gigante, per i pavimenti: una roba grande così, missing in action. 
Ora, me ne rendo conto: ne vendono ancora, e non si tratta nemmeno di un investimento tale da richiedere un finanziamento in banca. Non è nemmeno un grave problema della vita. Però mi viene un nervoso tale, mannaggia a me! Com’è possibile riuscire in un simile gioco di prestigio??? Dove posso averlo fatto sparire, che in tre giorni di perquisizioni di casa e giardino sono riuscita a trovare solo un pettirosso morto e un giacimento di vestiti da eliminare, nascosto nell’anta di un armadietto?
Va bene essere distratta, ma qui siamo ai limiti del patologico. Io mi faccio valutare dal marito: sarà mica demenza presenile…?