giovedì 14 agosto 2014

Il matrimonio spiegato a mia figlia

I figli. Talvolta sono di una fiducia disarmante. Da una conversazione con la Miss, qualche giorno fa: “Mamma, se mi sposo vorrei che fosse quello, per tutta la vita. Come si fa?”
Fosse facile rispondere. Avessi davvero la ricetta, ne farei un’app da vendere on line: farei una fortuna.
In realtà, non so cosa si debba fare perché la coppia non scoppi. Oppure perché non si trasformi in un gigante dai piedi di argilla, il che è talvolta persino peggio.
Anzi, mi spaventano quelli convinti del contrario: gonfi di presunzione, sono convinti, essendo parte di una coppia stabile, di possedere una sorta di titolo onorifico.
Molte coppie di lungo corso assumono un atteggiamento di superiorità, come se assieme alle rughe, l’ipertensione, la menopausa e il profilo alla Winnie The Poo, i decenni trascorsi assieme avessero conferito loro i titoli per salire in cattedra e pontificare.
Mi facciano il favore.
Ci sono mille modi per restare insieme sine die, molti dei quali sono tutto tranne che da imitare. Senza contare che se è vero che ogni coppia ha un suo equilibrio, ne deriva che nessuno di noi può arrogarsi il diritto di dispensare diktat sul come tale equilibrio sia da raggiungere e mantenere.
E’ un po’ come per i figli: quello che funziona con uno, non va bene per un altro. E chi si dibatte inutilmente per trovare il bandolo della matassa di una famiglia numerosa sa molto bene di cosa parlo.
Una sola cosa mi sento di fornire a mia figlia, i suoi fratelli e chi ha voglia e pazienza per leggermi: l’elenco degli ingredienti tossici da evitare, quando s’impasta la nostra vita. Specie quella a due.
Far coppia per paura di restare soli: se cerchi un compagno per riempire un vuoto, per dimenticare qualcuno d’importante, per sfuggire a una situazione familiare pesante o carica di sofferenza, rischi di accontentarti di una scelta di ripiego.
E se i compromessi sono il lubrificante di un meccanismo di coppia ben funzionante, le soluzioni di compromesso non sono una buona base sulla quale assemblarlo.
Fondamentale, dunque, per un giovane è lavorare per imparare a star bene con se stesso, per trovare un lavoro soddisfacente, coltivando anche hobby e interessi che gli riempiano la vita e la rendano interessante. Se stai bene con te stesso la solitudine non ti spaventa. Anzi, diventa persino piacevole. Tanto da trasformarsi in una necessità, di tanto in tanto, anche trovando compagnia.
L’essere in grado di star bene anche soli è la risorsa più importante anche qualora si perda il compagno, per le ragioni più diverse.
Poiché però l’uomo ha bisogno di interazione col suo prossimo, non vanno trascurati i rapporti umani: le amicizie sono fondamentali. Meritano tutta la nostra attenzione e vanno coltivate. Nei limiti del possibile, ovvio: ma gli amici non si dimenticano. Se un rapporto è sincero, resiste al tempo e alle vicissitudini della vita.
Le amicizie colorano la nostra esistenza non meno dell’amore: l’uno non deve escludere le altre.
Dunque, ecco un altro elemento tossico: il rapporto totalizzante.
Se un rapporto di coppia tende a escludere tutto il resto del mondo non è un rapporto sano. Per esserlo, deve lasciare spazio ad amicizie, condivise e non, a spazi personali per ciascuno dei due e non deve mai diventare asfittico. Altrimenti, prima o poi uno dei due soffocherà. Oppure, in alternativa, il primo che rimarrà solo non troverà le risorse per sopravvivere.
Accettare l’inaccettabile, pur di tenersi stretto chi amiamo: ecco un altro virus. Più letale di Ebola.
Please, restiamo lucidi nel valutare le persone, anche se ne siamo perdutamente innamorati: ci sono comportamenti e difetti inammissibili. Quelli ovvi - violenza, prevaricazione, smania di controllo, egoismo – si accompagnano a quelli più difficili da individ­uare – narcisismo, tendenza alla manipolazione, egocentrismo – fino ad arrivare a quelli più veniali, ma francamente odiosi per noi. Per noi come siamo fatti: ci sono alcuni tipi di persona con i quali non poteremo mai andare d’accordo. Se capita d’innamorarsi di un elemento siffatto, meglio non farsi illusioni: non durerà. Prima o poi l’innamoramento cederà il passo all’insofferenza, per naufragare in un mare d’insoddisfazione e recriminazioni reciproche.
Posto che nessuno è perfetto, cerchiamo almeno di unire la nostra esistenza con una persona i cui difetti siano compatibili con i nostri. Sarà più facile sopportarli. Per entrambi.
Evitando questo lungo elenco di passi falsi, le basi almeno ci saranno.
Da lì in poi, esisteranno impegno, fatica, sacrificio. Essendo in due a percorrere questo sentiero accidentato, le probabilità di continuare a camminare tenendosi per mano saranno molte.
Se uno dei due si adagia, non ci crede, molla o devia, tanti saluti.
In una coppia ci si deve credere, ci si deve credere tanto, ci si deve credere in due.
Se è uno solo a farsene carico, non si costruirà mai una coppia. Al massimo, due vite parallele, destinate a correre separatamente su binari appaiati. C’è chi si accontenta anche di questo. Per quel che mi riguarda, lo considero uno squallido ripiego. E non mi sento certo di consigliare ai miei figli una scelta del genere.