giovedì 3 luglio 2014

Quanto è difficile parlasi

Farlo sul serio, intendo.
Capire quando si può parlare e quando è meglio tacere, come dire le cose senza nascondere nulla, cercando nel contempo di non offendere chi ci ascolta. Trovare gli argomenti giusti per far passare il nostro pensiero, evitando di far chiudere il nostro interlocutore sulla difensiva. Astenersi dal trasformare la conversazione in un ring sul quale cercare di colpire chi ci sta di fronte, rovesciandogli addosso una tonnellata di negatività, magari accumulata in secoli di malmostoso silenzio.
Ecco, diciamo che quest'ultimo è un rischio che personalmente non corro: una tipa impulsiva come me è più tipo da falò subitaneo che da brace sotto la cenere. Se qualcosa mi turba o mi disturba, parlo o agisco subito oppure taccio per sempre. Pericolosa ma non imprevedibile. Almeno.
Prima di parlare, poi, sarebbe buona norma ascoltare. Chiedere l'opinione dell'altro prima di seppellirlo vivo con la nostra, ascoltandolo con il cuore e cercando di capire le sue ragioni. Ottimo metodo per correggere il tiro prima tentare d'infilzarlo con le nostre argomentazioni. Potremmo scoprire che più che di un arco, dovremmo servirici di un cesello.
Troppe persone stanno semplicemente a sentire gli altri. Fermi alla più superficiale apparenza, al massimo sanno tenere la lingua a freno finché l'altro non smette di dire la sua. Non recepiscono nemmeno una sillaba, tesi come sono a ripetere dentro di sé quello che vomiteranno addosso al malcapitato interlocutore non appena si accenderà il disco verde. Non provano nemmeno a capire ciò che si nasconde dietro alle parole e i gesti altrui: ciò che conta sono loro, i loro sentimenti, le loro ragioni.
Altro che chiarimento reciproco... Dopo certi chiarimenti, rimane solo il ricorso alle toghe.
A volte lo trovo tanto difficile da ricorrere alla scrittura. Sistema efficace in quanto ti costringe a pensare molto prima di esprimerti, oltre a consentirti di rileggerti più volte prima di spedire. Se la controparte è impermeabile non c'è storia nemmeno così, ma almeno puoi contare sulla memoria storica: scripta manent. Se scrivi, resta traccia del tuo tentativo di pacificazione e non possono metterti in bocca parole non dette.
In famiglia l'ho usato parecchio, specialmente con quelli con una pericolosa tendenza al ringhio, oppure con chi si arroccava senza darmi la minima chance di espugnare la fortificazione. Nella maggior parte dei casi ha funzionato alla grande.
Riguardo agli scritti, tuttavia,  c'è da dire che la moderna comunicazione scritta cela delle insidie: il tasto invio dovrebbe essere meno facile da premere. A volte si lanciano tra le onde della Rete pensieri troppo in libertà. Mail, hashtag, sms e whatsapp: rapidi ma non indolori. La chat può uccidere: se non le persone, di certo i rapporti umani.
La regola dovrebbe essere sempre la stessa: riflettere prima di agire. Che si apra bocca o si prema invio. In un caso e nell'altro,  riavvolgimento e cancellazione non sono contemplati.