martedì 3 giugno 2014

Misteri dolorosi e coordinate GPS

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, dicono.
E hanno ragione: difatti apro il frigo e che ci trovo? Una confezione di gelato semiliquefatto e da buttare. Qualche divoratore clandestino ha consumato gelato e delitto sul posto, cercando di dissimulare ogni traccia del suo passaggio. Peccato che, nella fretta, abbia sbagliato scomparto e si sia fatto beccare dall’Intelligence di Casa per Caso.
Pensando a un gaglioffo in vena di gozzoviglie notturne, mi stizzisco non poco. Ben decisa ad esternare tutta la mia indignazione, gl’invio un sms nel quale gli chiedo se conosca la differenza tra frigo e freezer, se sappia dove si trovano l’uno e l’altro e se abbia problemi di orientamento, dato che li confonde così facilmente.
Polemicamente, gli domando altresì se sia in grado di reperire senza ausilio esterno l’attrezzatura necessaria, in caso di minzione, o se la sottoscritta (in qualità di ditta produttrice) sia obbligata a fornirgli le necessarie coordinate GPS.
Le mie offensive allusioni lo spingono a una risposta tanto pronta quanto piccata: “Non c’entro niente!”
Il messaggino è seguito dopo mezz’ora da una telefonata sdegnata: “E allora? Perché accusi me? Che bisogno avrei mangiare di nascosto?! Mica sono grasso, oppure in dieta! Qui sento odore di papà… Mr. Colesterolo Alto. Quello col fisico scolpito. Il medico, anzi lo stokologo! Quello che cura gli altri e poi s’infila in frigo a fare razzie appena tu ti distrai…”
“Ok, ok, ok. Scusa, hai ragione. Mi rivolgerò a lui per rimostranze e contromisure. A dopo!”
“Tzé. A dopo…”
Altro che i misteri di Casa per Caso. Qui siamo in piena tragicommedia. Di cui passo a narrare l’ultimo atto: il colpevole di furto di prodotti refrigerati e alterazione di scorte alimentari rientra a casa esausto, dopo tredici ore di ospedale. Condizione che già tarpa le ali alla mia ira funesta, perché quando è arato in quel modo lì non ce la faccio proprio a prendermela con lui.
Raccogliendo ciò che resta della mia collera, lo affronto, chiedendogli ragione dell’accaduto.
Mi spalanca due occhi enormi e innocenti, di fronte ai quali non mi commuovo. Rendendosi conto che la popolazione della Stamberga è troppo calata per sperare di poter contare su qualche figlio di scorta sul quale gettare la responsabilità delle sue azioni, il nostro si arrende all’evidenza.
E mi chiede con voce neutra: “Fuori? Davvero l’ho lasciato fuori? Mi sono distratto…”
“Già. Bravo! Complimenti veramente…”
“Vedi tesoro? Io non sono uno che fa le cose di nascosto…”
SMACK, SMACK, SMACK...
“Finiscila, infame! Le fai di nascosto sì! Solo che sei così tordo che ti fai beccare ogni volta…”
SMACK.
“Che c’è di cena? Oggi non ho nemmeno pranzato…”
Eccolo lì. Sempre così mi frega, chiudendo la partita a suo favore: non mi resta che nutrirlo. In modo corretto, stavolta. Almeno finché lo tengo sott’occhio…