venerdì 27 giugno 2014

La dea dalle molte braccia

Ogni tanto Max si lascia andare alla magniloquenza.
Di recente, presentandosi a certi conoscenti, si è qualificato come mio fratello – e fin qui va bene – continuando però con un lei è il mio angelo… appena appena esagerato. Quando si comporta così mi vorrei seppellire in diretta.
Al mio tentativo di ridimensionamento: “Max, ti prego, non lanciarti…” ha aggiunto una spiegazione: “Lei è quella che c’è sempre. Se ho bisogno di una mano, un suggerimento, se qualcosa mi preoccupa, c’è lei a farmi sentire meglio. Lei è sempre pronta ad aiutarmi e mi regala la tranquillità!”
“Già. In ogni famiglia c’è una figura di riferimento per tutti, quella appunto cui ci si rivolge per avere una mano. Sarà per quello che verrò chiamata Kali?” ho scherzato, cercando di riportare l’atmosfera a quota terra.
In effetti, molto spesso nella mia vita ho desiderato una dotazione aggiuntiva di braccia. Mi avrebbero fatto comodo.
Al netto degli eccessi verbali dell’uomo, tipici purtroppo del suo modo di essere, c’è però un dato che registro con sollievo: il mio  metodo funziona. 
Certo, stiamo procedendo a piccolissimi passi, ma non ho mai dovuto fronteggiare uno stop o, peggio, un regresso. Di settimana in settimana, ho osservato il consolidarsi di una serie di cambiamenti in positivo che lo stanno rendendo più forte e sempre meno incerto. L'idea, forse ambiziosa, è quella di creargli una discreta sicurezza in se stesso. Quanto basta ad affrontare con sufficiente serenità le sfide della quotidianità e, soprattutto, a farlo da solo, senza ricercare l'appoggio degli altri. Un po' quello che si fa con un figlio adolescente, esperienza per me già provata a più riprese e con alterni risultati.  A tale proposito, e sempre facendo riferimento alla capitalizzazione dell'errore, di capitale ne ho parecchio messo da parte: chissà che mi torni utile almeno adesso. 
Da quando ho intrapreso questo cammino controcorrente e contro resistenza, Massimo vive meglio. Ormai sono quasi vecchia, e alcune cose le ho finalmente capite; una fra tutte: i muri di gomma sono i più difficili da abbattere. Più ti accanisci contro di essi, maggiore è la violenza con la quale ti rimandano indietro i tuoi colpi. Inutile disperdere le proprie energie così; meglio percorrere strade alternative, in modo da aggirarli quei muri. Sarà che sono determinata a non fallire, sarà che  tempi sono maturi, sarà che controcorrente non vuol dire controvoglia, Massimo stavolta ha capito fino in fondo quali sono i miei intenti ed è diventato il mio più efficace collaboratore nella riuscita del mio progetto.  E’ più tranquillo e, assieme a me, sta disinnescando una a una tutte le angosce assurde che gli avvelenavano la vita.
Non è una strada facile, ci vogliono una pazienza infinita e una determinazione incrollabile, però stavolta sta funzionando sul serio. La sua serenità crescente ne è la prova e, per me, funziona da carburante. Ecologico e a costo zero, tra l’altro.