martedì 6 maggio 2014

Capitale fruttifero

Cari tutti, eccomi qui. Di corsa, tanto per cambiare: la discarica mi attende.
Che vita di qualità, la mia!
Comunque sia, vi volevo relazionare sulle mie piccole vittorie: quei microscopici passi avanti che ti fanno guardare al futuro con occhi diversi, più fiduciosi.
Il gaglioffo ieri è tornato da scuola con un diavolo per capello: ce l’aveva con l’approccio dirigista di certi educatori. Era proprio nero, il ragazzo: tanto irritato da lanciarsi in una disamina dei vari metodi educativi nei quali si è imbattuto.
Tanto per cambiare, mio figlio mi ha stupito: e chi se l’aspettava una lucidità di giudizio tanto affinata?
Sui genitori molto severi, addirittura rigidi, capaci di ottenere dalla prole i risultati voluti, per esempio. Un successo, detto per inciso, che la sottoscritta certo non può vantarsi di avere sempre raggiunto.
Ecco l’opinione del nostro: “Mamma, tu sei un genitore democratico… il giusto. Ascolti i figli, li lasci decidere da soli per se stessi, gli concedi la giusta dose di autonomia e credi nelle seconde occasioni.”
Pausa. Ghigno.
“Anche nelle seconde, le terze e le quarte, a dire la verità…”
“Grazie della promozione a pieni voti. Solo che non mi sembra che i risultati siano stati sempre così confortanti… Se fossi stata più severa avrei avuto di certo meno problemi, con voi. Mi sa che parli così perché vi ha fatto comodo la mia scelta!”
“Vero. Solo che se tu controlli i figli con la paura, quando smetteranno di avere paura non solo non faranno più quello che vorrai, ma ti si rivolteranno anche contro. Tu figurati che conosco una persona che  chiama la sua mamma la mia madre biologica e ha voluto andare a vivere con suo padre, dopo la loro separazione. Ti pensi? Come ci resteresti se un giorno io smettessi di volerti bene? Se tu non sapessi più nulla di Davide, non lo vedessi più, non sapessi nemmeno dove sta?”
“Ohè, che incubo! Smettila, ti prego…”
“Ecco, appunto. I generali validi si fanno seguire dalla truppa, non la dominano con la violenza. Tu devi avere la fiducia, la stima e l’ammirazione dei tuoi soldati: se li vessi alla prima occasione ti spodesteranno. Seconde me, il tuo metodo funziona: guarda me. Mica devi tenermi sotto stretto controllo, adesso. Posso ancora migliorare – e ci proverò – però non c’è confronto con il me di tre anni fa. Quindi…  A proposito di generali, lo sai che i Russi durante la seconda guerra mondiale…”
E qui è partito con un approfondimento storico che mi ha lasciata senza fiato. L’ho portato a vedere la biblioteca storica di suo nonno Rinaldo, il mio papà: ha già sequestrato due o tre volumi, seriamente intenzionato a leggerli. In effetti, per essere uno che si faceva pregare anche per leggere Geronimo Stilton di strada ne ha fatta…
Forse davvero riusciremo a cavare qualcosa di buono anche da lui. La pazienza paga, a quanto sembra.
Quanto a mio fratello, la ricarica telefonica del mistero è stata correttamente eseguita. Ci ha messo tre giorni, ma non ho voluto indagare sul perché: a volte, è meglio non sapere.
Se ci fossero stati veri problemi, me ne avrebbe parlato.
In effetti, questo è ormai un risultato acquisito: ogni volta che ha una difficoltà, si rivolge a me.
Il che gli permette di sfogarsi, quando serve solo quello, o di superarla, se c’è questa possibilità.
Mentre ci prendevamo il caffè, ieri si è abbandonato a un panegirico: mi vede come una figura solida, capace, una che sa il fatto suo. Una alla quale affidarsi, insomma.
Giornate così non ne capitano spesso: confesso di essermi goduta il mio microscopico attimo di gloria. Oltre al mio caffè, naturalmente.
Scherzi a parte, la fiducia è un fattore sul quale c’è poco da scherzare. Quella, unitamente all’inossidabile affetto che ci lega, è un capitale che sta già iniziando a dare i suoi frutti.
Ascoltandolo ricordare alcuni aneddoti del passato, mi sono resa conto che i rari momenti a due che allora sono riuscita a ritagliarmi con lui hanno lasciato un segno indelebile; così come ho capito che il tempo che passiamo assieme ora rappresenta un deposito fruttifero per il futuro, quando potrà contare solo su di me e sulla mia famiglia.
Anche qui, pazienza. Tanta, pazienza. E capacità di non darsi per vinta nemmeno di fronte a quelli che, in apparenza, sono vicoli ciechi. In realtà, una via d’uscita si trova sempre. Basta crederci.