venerdì 21 marzo 2014

RSA

Sono organizzati in modo fantastico. Un anziano disabile in queste strutture ha la certezza di trovare assistenza, un ambiente perfetto per minimizzare le conseguenze dei suoi limiti, la sicurezza di un luogo protetto.
Tutto il personale è efficiente, professionale, senza far mancare mai un sorriso e una parola gentile. Sono addirittura affettuosi con gli ospiti, senza affettazione alcuna. Confesso di essermi commossa vedendo come trattano mia zia.
Ciò che spezza il cuore è quel che si vede e ciò che si sente: fisici contorti, sguardi persi nel vuoto, voci sconclusionate che gridano invettive incomprensibili o urlano lamenti ripetuti, ritmati. Sono grida di dolore prive di un  perché. Forse solo la fatica di essere ancora in vita, senza essere più se stessi.
Figli che si chinano sul viso inespressivo di mamme che non li riconoscono più, padri in carrozzina, persi, spinti da quelle stesse figlie che un tempo li guardavano come i loro eroi.
Nessuno più di me sa quanto dolore si prova a seppellire un papà giovane; ma assistere impotenti al degrado fisico, mentale ed emotivo dei propri genitori deve essere una tortura quasi insopportabile.