martedì 28 gennaio 2014

Violenza domestica



“Nooooo!!! Lasciami stare!!!! Aiuto, qualcuno mi soccorra... Sono in pericolo!!!!!”
“Vieni qui, coraggio. Questa non è più faccenda procrastinabile. Dobbiamo procedere.”
“Perché, perché, perché? Perché mi devi far del male? Perché mi devi deturpare, donna crudele?”
“Piantala di fare la vittima. Se smetti di agitarti come un’anguilla non si vede perché debba farti male. E poi così non ci rimani, punto. Sembri Shaggy!”

(Per chi mancasse delle necessarie basi di cultura classica per capire il riferimento: personaggio di Scooby Doo. Vedasi al link: http://it.wikipedia.org/wiki/Shaggy_Rogers

“Violenta. Ho una madre violenta e prevaricatrice. Adesso chiamo il Telefono Azzurro!”
“Va bene. Dopo telefoni. Intanto stai fermo e lasciami lavorare!”
Pausa agitata, durante la quale lotto strenuamente contro la scarsa collaboratività di un gaglioffo in tempesta e la resistenza passiva delle sue chiome, ormai ridotte a un ammasso di ciuffi fuori controllo. Tra scimmie e cespugli incolti, pare di farsi largo in una jungla. Resistere alla tentazione di procurarsi un machete è dura, anche perché il titolare della testa (dura) fa quanto in suo potere per rendere il mio compito ancora più complesso.
“Senti, vai dal barbiere. Ti scegli il taglio che preferisci, fai quello che ti pare, se ti va mi torni pure a casa con una cresta da urogallo, ma così non ci rimani. Chiaro?!”
“Mhm.”
“Ebbene? Che vuoi fare?”
“Taglia. Non ho tempo da perdere dal barbiere, io…”
“E io ancora meno da perdere con te. Stai fermo o ti taglio la gola.”
“Col rasoio elettrico….?”
“Li vedi quei coltelli? Sono a tre metri da me. Regolati…”
La chiamano moral suasion. In questo caso funziona: la bestia si quieta e la testa va tosata.
“Ecco, lo vedi? Faccio schifo, sono pelato, sono brutto!”
“Tu sei scemo, non brutto. Stai benissimo. Domani mi dici che ti hanno detto le ballerine.”
In classe del gaglioffo le alunne del coreutico sono grandi estimatrici del suo fascino masculo. Se l’autostima di mio figlio dovesse mai conoscere un calo, quelle ragazze di certo saprebbero come risolvere il problema.

Dodici ore dopo:
“Ebbene? Che ti hanno detto?”
“Che sono bellissimo. Dicono che questo taglio mi dona...”  si pavoneggia l’infingardo, continuando: “Ma non sei orgogliosa di avere un figlio così bello? Non ti chiedi per quale miracolo tu sia riuscita a produrre un tale esempio di perfezione?” continua, provocatorio.
Darsi del bello e quotarmi come vecchia inguardabile è il suo sport preferito. Bastardo dentro. Prima o dopo mi vendico, e gli scavo un’autostrada al centro del cranio. Altro, che taglio tattico!