giovedì 5 dicembre 2013

Stavolta non regge



Il nostro matrimonio quasi ventennale ha resistito a innumerevoli procelle. Questa però è la volta che si sfascia. Prepariamoci: l’anca sbilenca decreterà la fine della nostra unione.
I fatti: dopo due anni di scuse traballanti, diagnosi fai da te, millantati strappi muscolari e incidenti tennistici vari, mi sono imposta. Se quello non avesse sentito un collega ortopedico – facendo gli esami di rito – se ne sarebbe potuto andare a vivere in camper. Io, con un testone che impallidisce dopo cinquanta metri di cammino e insiste a non curarsi a dovere, non ci vivo più.
Ci son voluti dieci giorni di guerra fredda, ma ci sono riuscita. Si è fatto visitare.
Risultato: è a casa, ha soggiaciuto ai consigli del medico (tutti) e ora deve anche dimagrire. Quando hai problemi alle articolazioni, portarti in giro peso superfluo è doloroso, oltre che dannoso.
E qui iniziano i guai: sono cinque anni che dice di dover perdere dieci chili. Aggiungiamoci un colesterolo che gioca al rialzo e l’età che non aiuta, e il disastro è servito.
Avete presente che significhi far dimagrire uno che mangia quello che gli do, ma prendendosene dosi da cavallo, che mi salta il pranzo per lavorare, per poi arrivare a casa e ficcare la testa di nascosto in frigorifero? Uno che appena giri l’occhio te lo ritrovi che mastica pezzi di formaggio di contrabbando, gelati di frodo e frutta a tonnellate?
Impossibile controllarlo. Al ristorante ordina fiorentine da oltre un chilo, s’ingozza di pane e ruba cioccolatini, caramelle, torroncini; persino il vino che tengo in cucina per sfumare l’arrosto e il risotto non sfuggono alle sue spire.
Almeno non è razzista: bianco o nero non fa differenza. Quello si scola qualsiasi cosa, pur di aggirare il proibizionismo imposto dalla dieta dimagrante.
Che poi io m'infurio: mannaggia, piuttosto che ‘sto mezzo bicchiere di veleno stappa una bottiglia decente, che almeno bevi qualcosa di degno…
A quel punto la stappa, ma finisce che ce la scoliamo tutta.
E sono calorie, mannaggia, calorie a gogò!
Insomma, se nelle diete la determinazione è tutto, qui non abbiamo nulla in mano. Stamattina, confinato in casa da dieci giorni di malattia, ha deciso che la dieta s’ha da fare e si farà. Così mi ha stampato una tonnellata di notizie da un sito medico, rivelandomi una straordinaria novità:  il regime alimentare messo a punto da me va benissimo.
Basterebbe darmi retta, invece di eludere la mia sorveglianza e divorare calorie sballate tanto in quantità quanto in quantità.
Arrabbiatissima, gli ho detto di farsi prescrivere una dieta personalizzata: magari se glielo dice un professionista cosa fare l’ascolta…
Niente da fare. Lui non ne ha bisogno: ne sa abbastanza per fare da sé. Tanto per cambiare.
Di fronte a tanta spudoratezza, l’ho investito con l’elenco delle sue relazioni clandestine con alimenti proibiti vari, condotte alle mie spalle e approfittando dei miei momenti di distrazione.
Ho ottenuto solo che m’inseguisse per tutta casa, cercando di afferrarmi stile polipo, per farmi tacere a suon di baci.
Io mi arrabbio, lui ride. Io mi preoccupo, lui sorride sereno.
Io li odio, questi medici. Hanno tutti la sindrome dell’invulnerabilità: e poi tocca alle loro mogli rimettere assieme i cocci.
Basta. Stavolta sono decisa: o mi dà retta, o metto le scorte alimentari sotto chiave. Oppure lo mollo. Che forse, tutto considerato, è la soluzione più sensata.