mercoledì 25 dicembre 2013

Natale e... Buon Natale!



Come sempre, mi ritrovo a cercare gli ultimi regali all’ultimo secondo.
Come sempre, quelle che mi sembrano idee brillanti vengono regolarmente bocciate all’ultimo secondo dal resto della famiglia.
Come sempre, mi ritrovo a cucinare per tutti e a farlo con il sorriso sulle labbra.
Come sempre, sono in ritardo su tutta la mia tabella di marcia.
Come sempre, non me ne preoccupo.
Ora devo proprio iniziare a farlo, però… Non prima di aver augurato a tutti gli amici Buon Natale, però!
Ora mi caccio le cuffiette in testa e mi lancio negli ultimi preparativi. Meglio che mi sbrighi, in modo da poter dedicare ai restauri personali un tempo sufficiente. Altrimenti, i miei ospiti all’arrivo crederanno che la Befana sia arrivata in anticipo…
Auguri a tutti, ragazzi!




lunedì 23 dicembre 2013

Santi subito



Lo abbiamo fatto. Abbiamo concesso al gaglioffo di organizzare un LAN party a Casa per Caso. Il che significa: cinque adolescenti sguinzagliati per casa a partire dalle tre del pomeriggio di ieri, un garage invaso di scarpe, alcune modifiche all’arredo (un tavolo da esterni è stato spostato in camera del nostro, per far posto a un maggior numero di portatili), una Vespa sul vialetto d’ingresso, cinque posti letto da rendere disponibili.
Già le fasi prodromiche del festino avrebbero terrorizzato una madre normale: l’altro ieri, in tre cavalloni (altezza media 1,85), sono andati al centro commerciale a riempire un carrello di junk food, bevande gasate e bibitoni energetici. Poi sono tornati a casa: con il carrello e tutto. Mio figlio, l’impavido, non indossava neppure il giubbotto e in quell’arnese si era fatto qualche chilometro a piedi, al buio e con un’umidità feroce che faceva battere i denti a me, chiusa dentro una giacca impermeabile.
Inferociti, Jurassico ed io li abbiamo rispediti a restituire all’istante il maltolto, nella speranza che non li intercettasse una pattuglia di carabinieri, prendendoli per teppisti in vena di danneggiamenti e furtarelli, invece che per un gruppo di tonti animati da spirito festaiolo.
E’ andata bene.
Ieri sera noi due siamo andati a cena con amici, lasciando la casa alla loro mercé: si sono preparati una pastasciutta a un’ora imprecisata, hanno gozzovigliato, giocato e guardato fil horror in TV fino alle sei del mattino, per poi crollare nelle varie camere da letto dove li abbiamo sparpagliati. Per facilitare le operazioni, Jurassico ed io abbiamo trascorso la notte in camper, Valentina ha diviso il nostro letto con il gatto, prestando a un paio di elefanti la sua camera da letto.
Il dettaglio dei padroni di casa gettati fuori dalla porta ha mandato in panico un paio di mamme, che si sono scambiate telefonate costernate. Non devo nemmeno specificare che costoro non mi conoscono personalmente: fosse così, non avrebbero fatto un plissé. Noi due colombi in camper ci dormiamo benissimo; anzi, stamattina ci siamo svegliati alle otto passate. Una cosa che a casa non ci capita mai.
Per evitare che si verificasse una calata di mamme sconvolte, decise a recuperarsi i figli, ho dovuto chiamarne personalmente una, tranquillizzandola circa il fatto che non siamo nuovi a cose del genere. Anzi. Alla fine, è il quarto figlio che raggiunge l’età delle orge con gli amici. E piuttosto di saperlo in un pub, circondato da adolescenti sbronzi, preferisco mettere a disposizione la Stamberga, dove so che scorre a fiumi al massimo la Red Bull.
La quale, in effeti, funziona: stamattina alle nove i sei dell’Apocalisse erano tutti svegli e pimpanti, riuniti in veranda a fare colazione. Ed ora si sono chiusi di nuovo a stordirsi al PC. La faccenda continuerà fino a domattina.
Un’altra notte in camper, un’altra giornata invasa dagli ultracorpi.
So che la maggior parte della gente inorridirebbe, a una simile prospettiva: la sottoscritta, invece, si diverte da morire.Quanto a Jurassico, gira per casa con un sorriso sornione sotto i baffi, osservando con malcelata soddisfazione me e i ragazzi, i ragazzi e me... E' tutto contento di vedermi felice.
Difatti, sarà che sono tutti gran bravi ragazzi, educati e simpatici, sarà che sono la loro mamma-mito (poco manca che quando mi vedono, anche a scola, facciano la ola…), sarà che a me aver la casa piena di gioventù fa un’allegria pazzesca… Sarà per tutto questo, ma per me è già Natale.
A proposito, meglio che scappi: devo fare ancora un paio di commissioni urgenti pre-natalizie!
Ci sentiamo per gli auguri, ciao gente…

giovedì 19 dicembre 2013

Insomnia



Talvolta capita. Ti svegli nel cuore della notte, senza un perché, e il cervello ti parte a razzo. Col favore delle tenebre, i pensieri si affastellano gli uni sugli altri, incalzandoti; il silenzio sembra ingigantire i problemi; le esperienze negative della giornata si sommano a tutte quelle precedenti, diventando un cumulo di piombo che ti opprime il petto. Inizi a rigirarti con precauzione, alla ricerca di una posizione comoda (il tuo letto sembra trasformarsi, per una maligna malia, in un inospitale pagliericcio), cercando comunque di non svegliare il malcapitato che dorme tranquillo al tuo fianco.
Più insegui il sonno, più quello ti sfugge, lasciandoti con l’occhio sbarrato a fissare il soffitto.
Tra parentesi, mannaggia a chi ha il potere di ridurmi così, mi sento di affermare. Mi sono costruita una tranquillità a suon di lacrime e sudore: possibile che ci sia sempre qualcuno che fa del suo meglio per venirmela a guastare?
Nessun uomo è un’isola, scrisse John Donne; se posso, aggiungerei che un’isola deserta potrebbe essere la soluzione a questa tragica realtà.
Ma torniamo a noi. Non potendone più, stanotte sono sgattaiolata fuori dal letto, afferrando l’inseparabile cuscino – posso dormire senza il marito, ma senza il mio guanciale di piume proprio non ci riesco… Viziata! – e mi sono rifugiata nella camera (vuota) del filosofo. Lì ho acceso la luce, ho finito “Open” di Agassi e ho iniziato “The help”.
I miei amatissimi libri: per quanto sia nervosa, hanno la capacità di rilassarmi; difatti, dopo una mezz’ora ho iniziato a sbadigliare come un ippopotamo e mi sono rimessa giù, crollando di nuovo.
Passa un po’, e sento la porta aprirsi.
“Beh? Che c’è? Come mai sei fuggita? Russavo?”
“No, no… Non riuscivo a riaddormentarmi: sono venuta di qua a leggere. Non ti volevo disturbare.”
S’infila tra le lenzuola, accanto a me. Mi abbraccia e mi dice: “Tu non mi disturbi mai; semmai, quando mi sveglio e non ti trovo mi preoccupo. Mi domando perché mia moglie non c’è, penso che tu possa stare male…E così non dormo lo stesso. Mettiamoci d’accordo: se uno dei due non dorme, legge. Tanto la cosa non da fastidio a nessuno dei due… Però non mi scappare più così. D’accordo?”
“Va bene...”
SMACK.
Ok, lo ammetto. Se il libri sono gli unici a riuscire a rilassarmi, quell’uomo è l’unico essere vivente che riesce sempre a riconciliarmi con la vita. Qualsiasi cosa mi facciano, sa sempre consolarmi. Senza consolarmi, però: lo sa che è una cosa che mi deprimerebbe ancor di più. Mi stringe, facendo finta di niente, e mi fa sentire di nuovo al sicuro.
Se Jurassico non ci fosse, non so se ci sarei ancora io.
E comunque sia, una cosa è certa: di sicuro Mpc non esisterebbe. Si sarebbe dissolta tra le lacrime già tanto, tanto tempo fa.
Grazie, amore mio. Meno male che ci sei.

mercoledì 18 dicembre 2013

Illuminismo

Tempo di colloqui scolastici, per Mpc. Ieri ho raggiunto il top: un colloquio alle nove e uno alle dieci. A venti km di distanza l’uno dall’altro: più che una donna, una pallina da pingpong.
In più, avete presente i trascorsi del gaglioffo?  Vi ricordate quel che mi sono passata per fare di lui uno studente accettabile?
E’ da allora che detesto andare a parlare con i suoi prof: non riesco a scordare lo sprezzo con cui era trattato, la sufficienza con la quale tutti mi guardavano quando sostenevo che, facendo breccia sulla crosta superficiale, avremmo scoperto un ragazzo normale.
A dire il vero, il mio cuore di mamma mi sussurrava che la mia prole è speciale: però il raziocinio, alla prova dei fatti, mi raccomandava maggiore prudenza.
Volare basso, dunque: volare sì, però.
La rassegnazione è un sentimento che non mi appartiene, con i miei figli meno che con chiunque altro: così, non ho mai smesso di aver fiducia nelle loro possibilità. Quali che fossero i loro risultati.
Un insuccesso non è una condanna a vita, un errore non è il segnale di una tara strutturale, uno scivolone non compromette il tuo futuro per sempre.
Ognuno di noi è arbitro del suo destino: mai mi sono stancata di ripeterlo, a ognuno di loro. Noi possiamo essere al loro fianco, ma non sostituirci a loro. Ecco perché è da loro che doveva partire la volontà di migliorare, di eccellere addirittura.
A quanto pare, la nostra strategia alla lunga ha funzionato.  
Ieri un’insegnante del gaglioffo si è complimentata con me: dice che nostro figlio esce da una famiglia “ illuminista”, e si vede. A quanto pare, il gaglioffo è sbocciato.
I problemi sono risolti, la crosta si è sbriciolata, lasciando spazio a tante buone qualità che – una ad una – fanno capolino, rendendo la sua performance migliore ogni giorno. E lo pensano tutti.
La cosa, a dire il vero, non riguarda solo lui: è così per tutte e quattro le belve.
Ognuno di loro ha trovato il suo percorso e tutti quanti stanno ottenendo successi che solo due anni fa mi sarebbero sembrati pura fantascienza.
A dimostrare che a dare fiducia ai figli non si sbaglia mai: nemmeno quando, apparentemente, non ne fanno buon uso.
Preferisco essere fregata cento volte da un figlio immaturo che sospettare a torto una sola volta di un figlio onesto.
Così come credo che, a furia di “seconde” occasioni, anche il figlio più ostinato capirà che è da scemi continuare a fare il proprio danno.
L’importante è non commettere l’errore di giustificare i loro errori: ogni volta che un figlio sbaglia, va messo di fronte alle proprie responsabilità, impedendogli di lavarsi la coscienza e autoassolversi.
L’onestà mentale è una pianticella che va coltivata con ostinazione; è fragile, in generale poco considerata, sicuramente di difficile gestione.
A volte è tremendamente dura guardarsi in faccia, ammettendo i propri torti: ma è la condizione fondamentale per migliorare.
Se non si capisce questo, non si imparerà mai nulla nemmeno dalle punizioni: che esse arrivino dai genitori, dagli insegnanti o dalla vita, non lasceranno traccia. L’autoconsapevolezza, invece, è ciò che spinge al cambiamento.
E questo non vale solo per i nostri figli. Vale anche per noi: non si è mai arrivati, nella vita.