mercoledì 11 settembre 2013

Vi siete mai sentiti un fallimento completo?



Io sì, in tutta franchezza. Ieri lo scrivevo per scherzo, è vero, ma ci sono stati molti momenti nella mia vita durante i quali la convinzione di non riuscire a combinare nulla di buono era fissa nella mia testa.
Avete presente quando ce la metti tutta, ma proprio tutta, per far funzionare le cose, ma quelle vanno tutte storte lo stesso? Quando non riesci a portare a casa un risultato che sia uno, assistendo impotente alla dissipazione dei tuoi immani sforzi?
Beh, in momenti così non è facile dire a se stessi: “Non sei tu a valere zero. Non tutto dipende da te: se gli altri non fanno la loro parte, cede un pilastro importante della tua costruzione. Che va giù a dispetto di te e di quello che di buono hai fatto”.
Hai l’impressione di autoassolverti, di non essere onesto con te stesso, di voler ascrivere ad altri le tue responsabilità. Così, finisci con l’assumerti anche quelle altrui.
Senza contare che il mondo, attorno a te, è lì pronto con l’indice puntato: appena qualcosa va storto, la colpa è tutta tua. Garantito. Se invece le cose vanno per il verso giusto, caspita come sei stata fortunata!
Comunque sia, è un fatto: siamo abituati a valutare la qualità del nostro lavoro e l’efficacia del nostro impegno sulla base dei risultati ottenuti. Ecco perché di fronte a un fallimento (matrimoniale, lavorativo, dei figli) siamo lì subito pronti ad autoflagellarci.  
Gli uomini sono vulnerabili nel campo del lavoro: quando quello gira storto, precipitano spesso in depressione, compromettendo talvolta anche tutto il resto.
Ho visto matrimoni vacillare per le frustrazioni carrieristiche del marito; e una delle cose più difficili anche nel nostro, di matrimonio, è stato impedire che le nostre frequenti ambasce lavorative interferissero con la nostra vita familiare. Per fortuna ci siamo impegnati in due anche in questo senso.
Resistere  a tale deriva è un’impresa non da poco: eppure, è vero che la maggior parte di quel che ci succede è governato dal caso.
Bastassero capacità, preparazione e impegno, non ci sarebbero problemi: di sicuro tutti i miei amici attualmente nei guai navigherebbero nell’oro. E’ tutta gente più che in gamba.
Ho visto persone validissime vegetare per anni a causa di un capo invidioso o incapace – quasi sempre ambedue le cose – che bloccava loro la carriera, ostacolava i loro progetti, non concedeva loro spazi e strumenti per esprimersi professionalmente. Con un altro capo, la situazione si è ribaltata: successo professionale garantito.
Eppure, il soggetto interessato non è cambiato.
Ancor peggiore è il caso opposto: carriere sfolgoranti di personaggi eccezionali, messe a rischio o, peggio, annientate dagli errori di valutazione di una dirigenza che, per motivi vari, inizia a prendere le decisioni sbagliate.
Quante persone avete visto coinvolte in simili circostanze?
Nonostante questo, la gente si basa praticamente solo sugli status symbol per valutare gli altri. Ti giudicano dalla poltrona sulla quale stai seduto e dal tuo conto in banca, non dal tuo operato. Che tristezza, ragazzi…
E parliamo di noi donne, ora: soffocate dall’ansia di prestazione in famiglia, ci sfasciamo per conciliare casa e lavoro, ci carichiamo di tutto e di più, inclusi incidenti e fallimenti. Ci sentiamo moleste se chiediamo aiuto, come se la collaborazione dei nostri cari fosse un optional per la riuscita dei nostri progetti di vita. Un matrimonio si fa funzionare in due: se s’impegna solo una delle due parti esso fallisce, o sopravvive a se stesso, vegetando dietro a un ologramma di famiglia felice. Idem dicasi per l’allevamento rampolli: in due si fa di più, con meno sforzo e sbagliando molto meno. Due teste ragionano meglio di una, è matematico.
Così, anche adesso che la sorte sembra essersi distratta, concedendomi un periodo di relativa tranquillità, non canto vittoria, non mi considero arrivata e, soprattutto, non mi ascrivo meriti che non ho. Sono solo tanto contenta nel vedere che tutti, in famiglia, stanno facendo del loro meglio perché tutto funzioni. E mi godo il momento, condividendo con voi qualche sprazzo di questa tanto attesa e sognata serenità.