mercoledì 4 settembre 2013

Che ne sarà di me, di lui, di noi...?



Appunto. Parliamone.
Abbiamo lasciato una Mpc con l’occhio umido, il ciglio tremulo e il cuore tumultuoso.
E così la ritroviamo, accartocciata su se stessa, intenta a spiumare erbacce in giardino: attività che la riavvicina alla madre terra, alla natura – zanzare tigre incluse – e le consente di smaltire l’eccesso di emotività in presenza, al massimo, di quattro denti di leone e due ciuffi di gramigna. SNIFF, SNIFF…
Nel dramma del distacco, spicca per assenza il padre del migrante: il quale padre, preso dall’ennesima questione di telefonia mobile, non ha seguito nulla degli avvenimenti mattutini (pacchi che uscivano, figlio che andava e veniva, trambusto tipico di un trasloco…). Unico suo contributo, di buon mattino,  un’ora spesa al negozio di articoli per il bagno, per aiutare il giovanotto a scegliersi uno specchio e un mobiletto. Per il resto del tempo il nostro è rimasto ancorato in studio, andandosi poi a inumare a letto all’una e mezzo, ignaro del teatrino che andava in scena a pochi passi da lui.
Al risveglio, il pater familias rimarrà folgorato dalla consapevolezza che la sua, appunto,  familia ha perso un pezzo: ma da bravo uomo tutto d’un pezzo, non lascerà trasparire alcuna emozione. Perfetto contraltare di sua moglie, donna viceversa ridotta in mille piccoli pezzi.
Però, però…
Non finisce qui.
Dopo un’oretta di giardinaggio consolatorio, la nostra eroina guadagna i piani superiori della Stamberga, raggiungendo la ex-tana del lupo. E qui trova, coperti di polvere che manco due cavatori di marmo, la Miss e il filosofo, occupatissimi nella disinfestazione dell’antro. Particolare NON irrilevante: i due sono allergici alla polvere.
Le condizioni della camera sono invereconde. A dir poco e a voler minimizzare.
A parte le matasse di polvere, classificabili più come leoni che come gatti per dimensioni e aggressività, colpiscono la quantità di scatole vuote accumulate non si sa perché, materiale informatico inservibile lasciato a ingombrare un’intera libreria, libri risalenti ai tempi di un liceo ormai dimenticato, e pattume vetusto, rigorosamente non differenziato. Sono stati rinvenuti persino gli incarti di una confezione di wurstel e una di tortellini: chiara prova del fatto che tali alimenti erano stati consumati crudi, tipo patatine, davanti allo schermo del PC. Ometto commenti, per decenza.
Da notare che, mesi fa, la qui presente mater dolorosa aveva approfittato di una settimana di assenza del rampollo per bonificare la sua camera da letto: nel tentativo di liberarmi del pattume accumulato negli anni dal disgraziato, per poco non vengo alle mani con i guardiani della discarica. In tre mi accusarono di smaltire materiale proveniente da un’utenza NON domestica. A nulla valsero all’epoca le mie assicurazioni che l’utenza E’ domestica: è il figlio ad essere selvaggio. Per fortuna non fui rimandata indietro con il mio carico di rifiuti tossico nocivi, ma di certo diffidata dal ritornare con un bagagliaio in siffatte condizioni.
Ai tempi, il giovane era stato aspramente redarguito e a sua volta avvisato che guai a lui se la faccenda si fosse ripetuta: all’abbandono del paterno ostello, pretendevo lasciasse alle sue spalle una camera pulita e, soprattutto, vuota.
Al solito, è stato come parlare al muro: ci sono volute tre persone a sfacchinare otto ore per cancellare ogni traccia della sua permanenza sotto il nostro tetto. Per tacere dei due giri all’Ecocentro, con il rischio di essere scacciati a male parole e bannati dal servizio di raccolta.
Ed ecco che, come per miracolo, le lacrime di tristezza di mammina si sono asciugate di botto: per lasciare spazio a un’ira funesta da far impallidire il pelide Achille.
Ne sono seguiti uno scambio di messaggi di fuoco e una telefonata furiosa: va da sé che l’individuo è rimasto convinto della propria piena e inattaccabile ragione, sostenuta con il suo consueto aplomb inglese.
Onde evitare di farmi rovinare il fine settimana, ho deciso di chiudere le comunicazioni e di sistemare tutto: in tarda serata, i tre puliziotti ammiravano con approvazione una stanza in ordine, pulita e persino profumata, congratulandosi gli uni con gli altri per l’ottimo lavoro svolto.
Da allora, l’ordine e la pulizia regnano sovrani anche al piano superiore della Stamberga, con grande conforto del mio cuore, cicatrizzato in modo perfetto. Se mio figlio l’avesse escogitata a tavolino, ‘sta maniera di consolarmi, non avrebbe potuto pensala meglio.
Sospiri dunque sì, tanti: ma di sollievo!  
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