lunedì 18 marzo 2013

Nidiacei



Non so come siamo sopravvissuti alla bonifica della stanza di mio figlio maggiore, sia io che lui. Io ho rischiato di morire intossicata, lui invece ammazzato. Da me.
Dirò solo che, al suo rientro da una trasferta di quattro giorni, durante i quali io mi sono immersa in un bagno di sangue, il suo commento è stato un lamentoso: “Non sento più odore di nido…”
Brandivo una scopa e poco c’è mancato che la usassi come corpo contundente ai suoi danni. Suino impenitente.
Mi sono limitata, viceversa, a chiosare con un gelido: “Appunto. Come vedi, è giunta l’ora di spiccare il volo.”
Dato che, nel frattempo, il nostro ha apposto la fatidica firma per entrare in possesso del suo appartamento, la cosa non è più classificabile come speranza, ma è un – meraviglioso, aggiungerei – dato di fatto. Concetto che gli è stato squadernato senza mezzi termini dalla sottoscritta: a tutte le mamme del mondo sale la lacrima, quando i pulcinotti abbandonano il loro tetto. Dopo quattro giorni trascorsi in una nuvola di polvere, a strofinare impregnante sul parquet, io quando questo se ne va organizzo una festa. E mi ubriaco pure, garantisco.
Va da sé che, considerate le condizioni miserande in cui ‘sto zingaro aveva ridotto la sua camera da letto, l’ho costretto a un corso di addestramento forzato per la pulizia e la manutenzione della casa: altrimenti, rischia che i nuovi vicini gli lancino una granata sul terrazzo, per liberarsi di lui. Io non l’ho fatto, ma solo perché ho letto il contratto e sono certa che tra poco smamma.
Dopo la fase mamma aiutami a scegliere casa, ora siamo dunque passati a quella successiva:  mamma come mi arredo casa?
Ecco dunque Mpc impegnata a eseguire una cernita tra fornitori, proposte, materiali e colori; poi glieli sottopongo, lui li stravolge, e io provvedo a contattare i mobilieri.
La faccenda non si prospetta né facile, né rapida: senza contare che mi assorbe più di un bidone aspiratutto.
Nel frattempo, la vita a Casa per Caso scorre tranquilla, o quasi. Stamattina, giusto per movimentare un po’ la mia noiosa esistenza, il filosofo è uscito di casa – sotto una pioggia torrenziale - per andare in facoltà. Tre minuti dopo, l’ho sentito rientrare imprecando: una Punto indemoniata aveva guadato a gran velocità una pozza grande quanto un lago, inzuppando il mio povero ragazzo dalla testa ai piedi.
Ancora in vestaglia, impegnata nel mio consueto tour a caccia di bucato da lavare, sono saltata nei primi panni che mi son trovata sottomano, ho inforcato gli occhiali sulla faccia ancora livida e struccata, infilato un paio di mocassini estivi e ho estratto lo squalo in tutta fretta. Mentre portavo il mio figliolo in stazione, pregavo: “Gesù, fai che non faccia un incidente. Se scendo in quest’arnese, mi arrestano per vagabondaggio e furto d’auto…”
Per fortuna, è andato tutto bene: il treno è arrivato in ritardo, così Andrea non l’ha perso, e io sono potuta tornare a casa alla chetichella.
Tra un imprevisto e l’altro, mi sono anche scordata di andare al colloquio con la prof d’inglese di Matteo. Io con l’iPhone non ci vado d’accordo: non è abbastanza imperioso, nel ricordarmi gli appuntamenti… Chi lo sente, oggi, il gaglioffo? Ha anche preso otto e mezzo nell’ultima verifica e io mi dimentico di andare a raccogliere i dovuti allori!
Questa jungla mi distrugge...