lunedì 10 dicembre 2012

Le ferie sono finite



Quelle di Jurassico, intendo. Le mie, viceversa,  non sono mai nemmeno iniziate.
Meglio: forse iniziano oggi, con il suo rientro al lavoro. Finalmente.
Vi prego, non fraintendetemi: lo amo sempre perdutamente, adoro stare con lui e non lo cederei nemmeno in cambio di due fustoni di altra marca.
Tuttavia…
Non posso tacere l’effetto tsunami.
Quell’uomo è dilagante: quando si prende queste settimane di ferie a scopo riorganizzativo della sua vita personale, distrugge l’organizzazione della mia.
A ogni ora del giorno – e talvolta della sera inoltrata –  quello mi si materializza a fianco, occhione spalancato, dichiarando: “Dovrei andare a fare la tal cosa. Mi accompagneresti, tesoro…?”
Ora, esiste una regola non scritta, ma inderogabile, nel mio codice comportamentale: se il marito chiama, mollo tutto e lo seguo. Mi possono fermare solo situazioni di alta emergenza: la normale amministrazione viene accantonata all’istante.
Solo che quando questo si verifica per una settimana intera, la mia vita va letteralmente a rotoli: non c’è commissione che riesca a portare a termine, incontro che possa organizzare, compito che sia in grado di completare. Si assiste a una desertificazione della mia esistenza, accompagnata da alcuni fenomeni paranormali, riguardanti in particolare la mia lavanderia.
Parliamone.
Di norma, lascio un locale in ordine e con le ceste semivuote: qualche paio di calzini macilento, in attesa di compagnia, due o tre strofinacci malconci, una felpa solitaria.
Dopo meno di quarantott’ore di assenza, torno al cospetto delle mie lavatrici, che mi attendono silenti e minacciose. Alle mie spalle, il delirio: bucato che strabocca da ogni parte, lenzuola che ti si attorcigliano ai piedi, quote industriali di calzini sporchi che si infilano dovunque: ne ho estratti tre da sotto l’asciugatrice e uno l’ho tolto dalle sgrinfie del gatto, per dire. A quanto pare, quando non la sorveglio la roba da lavare si riproduce. E lo fa al ritmo di un branco di conigli assatanati. Per riportare la situazione alla normalità, sarò costretta a fare i doppi e tripli turni di lavaggio, con l’asciugatrice che chiede pietà e l’impianto fotovoltaico che si arrende, di fronte all’eccesso di richiesta energetica. Una disperazione.
In più, mi devo anche sorbire l’interrogatorio di fine vacanza: “Non sei più andata a vedere quell’appartamento per Davide. Hai comprato il sale per il decalcificatore? Ricordati di pagare l’IMU. Quando chiami per quel tombino?...”
E via così, a elencarmi tutte le cose che avrei fatto se solo lui non mi fosse stato tra i piedi ventiquattr’ore su ventiquattro. Roba da uscire dai gangheri e massacrarlo in diretta.
Per fortuna, l’amore ha un potente effetto calmierante rispetto ai miei istinti omicidi: mi limito a tacitarlo con un ruggito, ricordandogli la miriade di giri stile trottola che mi ha imposto nell’ultima settimana.
“Sì, ma erano cose che dovevo fare, no…?” chiede con aria innocente, quando (alfine) riesce a scorgere almeno la punta dell’iceberg del casino che ha inflitto alla sua sventurata consorte.
“Sì, le dovevi fare e io ti ho fornito compagnia e supporto morale. Ora vai a salvare un po’ di cervelli, che io resetto il mio e mi riporto in pari. E vedi di organizzarti mentalmente pure tu, che se nel prossimo fine settimana non mi porti a sciare, io divorzio!”
Meno male che è nevicato. Forse quest’anno ce la faccio, a mettermi gli sci e scordarmi di tutto, tra le vette imbiancate e i ghiacci del Similaun! Allo stato, ne ho un disperato bisogno, ve lo garantisco...