mercoledì 3 ottobre 2012

Questa famiglia mi distrugge



Inseritemi tra le specie protette, per favore: altrimenti mi estinguo. Mi distruggerò per autocombustione: mi fanno talmente arrabbiare che prima o poi prenderò fuoco come un fiammifero. Fine di Mpc, una volta per tutte.
Il loro utilizzo delle risorse (umane e non), indiscriminato e distruttivo, sarebbe da denuncia al WWF: sono dei terminator, in tutti i sensi.
Quelli hanno sempre considerato la mia camera e il mio bagno come miniera inesauribile di ogni tipo di materiale: molte cose le vengono a consumare direttamente in loco, altre le sottraggono con destrezza, facendole sparire. Salvo poi negare di essersene impadroniti, ovvio. Che quando succede con il mio deodorante -  l’unico sulla faccia della terra al quale io non sia allergica -  le conseguenze, sia sul mio umore che per l’ambiente circostante, rischiano di essere devastanti.
Cotton fioc e dischetti struccanti sono tra le loro prede preferite: li consumano, come termiti, e non li ripristinano. MAI.
Idem dicasi per shampoo doccia, sapone e dentifricio: quando finiscono i loro, vengono a servirsi direttamente sui nostri lavandini, lasciandoli  sguarniti.
Da sentire il ruggito del Jurassico, quando si accorge che il flacone in doccia è completamente vuoto: fradicio come un pulcino, si mette a rovistare negli armadietti, senza ovviamente trovare un accidente. Una volta si è lavato con il mio shampoo ammorbidente per capelli meshati (mai avuti i peli del petto tanto soffici, n.d.A.), un’altra stava per farsi la barba con la schiuma depilante di Valentina. Non oso pensare alle conseguenze, se non fossi prontamente intervenuta.
Ammaestrata da innumerevoli esperienze precedenti, io ci provo, ad attrezzarmi  con scorte da caserma: i maledetti hanno un fiuto più sviluppato di quello di un segugio. Trovano tutto, sempre, e non mi avvisano mai di aver dato fondo alle giacenze: in alternativa, mi avvisano al volo, quando mi avvistano per caso. Contano molto sulla mia ferrea memoria, I suppose… Mai che segnino l’ammanco sull’apposita lavagna, comunque. Chelipossino…
Le loro capacità distruttive mi sorprendono ancora, nonostante li frequenti da svariati lustri: il phon viene regolarmente abbandonato in bagno, ancora attaccato alla presa; se si prendono il disturbo di riporlo, intorcinano il filo che nemmeno un fusillo. Quando lo dipano, trovo sempre almeno un nodo lungo il mio percorso: come riescano a ridurlo in cotal guisa non è dato sapere. Comunque sia, i miei figli devono avere dei grossi problemi con i nodi; con quelli dei capelli, in particolare: con preoccupante frequenza mi spariscono i pettini dalla mensola. Scompaiono – all’insaputa di tutti, non lo devo nemmeno specificare… - io li ricompro, e quelli riemergono dai meandri di qualche stanza; ne ho trovati un paio gelosamente custoditi nei cassetti del loro bagno: inutilizzabili, peraltro, in quanto totalmente sdentati. Ma che avranno mai in testa? I sassi?
Quello che riescono a fare ai pettini è secondo solo a ciò che infligge Andrea alle bici: a parte il fatto che se le fa rubare tutte, dopo pochi mesi di utilizzo le riduce a rottami inguardabili. Forse è una manovra diversiva per scoraggiare eventuali ladri: dato il numero di biciclette che gli sono scomparse, tuttavia, nel caso si tratterebbe di una tattica inefficace.
L’ultimo, tragico capitolo della mia esistenza non può che essere dedicato alle pile: molto ecologisti, noi usiamo solo quelle ricaricabili. In potenza, però: non in atto. Perché gli unici che s’incaricano di farlo siamo Jurassico ed io. Gli altri membri della famiglia vengono a prendersele da noi. Quelle scariche vengono riconsegnate solo su richiesta: diversamente, stanno a coprirsi di polvere fino a che anche l’ultima batteria disponibile non sia stata utilizzata.
Oggi abbiamo toccato il fondo: mi volevo pesare. Sì, sono un’autolesionista: la mia esistenza quotidiana ne è la prova, peraltro.
In ogni modo, la bilancia non ne vuole sapere di accendersi: batterie esaurite… mi dico, aprendo lo sportellino per provvedere alla bisogna. In effetti, le pile erano esaurite: anzi, sparite del tutto.
Missing in action.
La cosa che rimane da chiarire è la seguente: sono nel caricabatterie di mio marito o nella tastiera di mia figlia…?
La domanda resterà senza risposta, già lo so. Ergo, non la formulo neppure.