venerdì 19 ottobre 2012

Come sentirsi proprio da buttare



Mpc ha finito i sacchetti per la plastica: la nostra è una famiglia oversize; per questo paga un canone superiore, ma non per questo viene rifornita con materiale sufficiente alle sue non comuni esigenze.
Regola vuole che non si possano usare gli appositi sacchi per la raccolta differenziata, reperibili in qualsiasi supermercato: no, vogliono i loro. E te li vendono solo nei loro uffici, aperti poche ore al giorno, nei giorni che fanno comodo a loro. Una cosa praticissima, non c’è che dire.
Poiché, se non usi il materiale loro, l’asporto non te lo fanno (anche se tu la tariffa la paghi. Eccome, se la paghi) la sottoscritta beve all’amaro calice e si assoggetta alla trafila.
Peccato che io sia l’ottava, e che i sette personaggi che mi precedono abbiano tutti degli inquietanti fasci di carte sottobraccio. L’orario di chiusura è alle sei, ma temo che alle sette sarò ancora qui…
Mentre aspetto, rispondo a un paio di mail; come sempre, in coda si simpatizza, raccontandosi i motivi che ci spingono, sul finir del giorno, in un simile girone dantesco.
Saputo che devo solo ritirare i sacchetti, una signora mi sollecita ad andare ad avvisare dentro l’ufficio: pare che quelli nella mia situazione non debbano sorbirsi tutta la fila.
Soluzione oltremodo intelligente, in effetti: in tutto, sarà un affare di due minuti al massimo.
Timidamente, mi faccio avanti; udita la mia istanza, una signorina mi dice: “Ora stiamo facendo pratiche!”
“Ahem. Mi dicevano che per i sacchetti…”
“Sì, sì, di norma alterniamo: facciamo prima un po’ di pratiche, poi di sacchetti, e così via. Ora vediamo…”
Mi siedo di nuovo, in paziente attesa. I presenti mi confortano: “Signora, stia tranquilla: c’è solo lei. Vedrà che tra dieci minuti è fuori!”
Tutti solidali: anche se alcuni di loro sono entrati prima di me non se la sentono di infliggermi un’ora di coda, per non perdere due minuti.
Esce il collega delle signorina di cui sopra: “Quante sono le pratiche?”
Si alzano sette mani.
“Quanti i sacchetti?”
Si alza solo la mano mia. Mi pare di essere tornata alle elementari, mannaggia.
Tutti mi guardano sorridendo, un paio fanno addirittura un passo indietro per farmi passare… quando l’impiegato, valutata la situazione, decide: “Mi dispiace, signora. Lei deve aspettare. La prossima pratica?”
La maggioranza vince, deve aver pensato il volpone.
Quello che ho pensato io è irripetibile, invece. Siamo scoppiati tutti in una risata incredula, e così ho perso un’altra mezz’ora buona. Per fortuna, c’è stata una defezione: altrimenti, non sarei uscita prima delle sette e mezzo.
Una volta guadagnato l’agognato posto all’interno dell’ufficio, ho chiesto il perché della discriminazione dei sacchetti: perché così chi asporta sa che siamo utenti registrati.
“Ma se passano quattro volte a settimana! Certo che siamo iscritti, come tutti: si vedono anche i vostri bidoni dal cancello…”
“Potrebbero essere sacchetti lasciati lì da altri. Queste sono le nostre regole!”
Fantastico. E dopo si sorprendono che la gente ce l’abbia a morte con i servizi pubblici… Ce la mettono tutta, per farti saltare la mosca al naso!