giovedì 24 maggio 2012

Vado al massimo

Qualche volta il rimedio è peggiore del male: ieri mattina avevo un ciuffo che nemmeno Morgan? Oggi, vista di fianco sembro un barboncino, di faccia invece Anacleto, il gufo di Merlino. Gli unici capelli rimasti sono quelli della frangia, che mi calano quasi sugli occhi: il resto è caduto sotto gli implacabili colpi di Mani di Forbice. E meno male che mi ero raccomandata di spuntarli appena: mi sa che la nostra si è distratta e ha perso il controllo delle lame. Fatto sta che stamattina la Miss, appena mi ha vista, si è messa a ridere.
“Ma tu non riesci ad avere dei capelli normali, mamma?”
Evidentemente, no.
La signorina che m’irride, tuttavia, vaga per la casa con l’andatura di uno zombi. Viste assieme, le donne di Casa per Caso sono davvero uno spettacolo per gli occhi.
“Perché ti muovi in quel modo? Hai l’elasticità di Lurch, il maggiordomo degli Adams…”
“Corsa. La prof di ginnastica mi ha fatto fare due giri e mezzo della pista, di corsa!”
“Li hai completati? Senza stramazzare a terra? Brava!”
“Già. Ho rimediato un sette. Però quando ho finito pensavo di avere un attacco d’asma: non riuscivo più a coordinare nemmeno il respiro! Morire! Credevo di morire… E adesso ho le gambe che mi sembrano di pietra.”
Niente da fare. La Miss, che su parallele, arrampicata, ruote, spaccate e balzi vari va fortissimo, sulle lunghe distanze mi crolla.
“Ihihih…” ghigna il gaglioffo “Anche noi oggi abbiamo fatto ginnastica. Certo che la vedi la differenza fra maschi e femmine..”
“Da che?”
“In campo. Quando tocca alle ragazze, al minimo contrasto è tutto uno scusa, ti ho fatto male, ti voglio bene, mentre quando in campo ci siamo noi sembra un’arena di gladiatori. Minacce di morte agli avversari, invocazioni di sangue e violenza, gente avvinghiata a terra che lotta…”
“Ma giocate a rugby?”
“No. Basket. Solo che noi lo reinterpretiamo così… Però siamo anche leali. Alla fine, ci diamo il cinque con la squadra avversaria e usciamo tutti dandoci gran pacche sulle spalle, dicendo bell’incontro!”
Non faccio domande sui prof e sulla loro opinione, circa questo modo degenere d’intendere il fair play sportivo.
“Piove? Spero di no! Lunedì sono andato a tennis con i calzoncini e la polo. La nonna si è messa a dirmi di vestirmi, che faceva freddo. E io: nonna, sono uno spartano! Poi sono sceso dall’auto e per poco il vento non mi porta via. Sono scappato nel pallone, urlando: FREDDO, FREDDO FREDDO!!!”
Gladiatore o spartano che sia, mio figlio riesce sempre a rischiare la morte: per incidente sul campo o per attacco batterico massivo,  il rischio è il suo mestiere.
Lo dico sempre: se raggiungeranno tutti la maggiore età, è solo una questione di fortuna. Tanta fortuna.