venerdì 18 maggio 2012

Mamme sull'orlo di una crisi di nervi

Ragazze, vi prego. Non mi fate così che mi sento in colpa.
Adesso perché vi faccio un post in stile casalinga disperata mi entrate in loop? Siamo ancora all'autofustigazione perché passate la vita a correre come trottole, per riuscire a conciliare lavoro e famiglia? E dopo che, miracolosamente, avete creato la quadratura del cerchio, vi domandate se siete delle pessime mamme, per questo? Ma per favore!
Figlie mie, la mamma è sempre la mamma, che lavori o che stia a casa.
Se una è capace di star vicino ai figli ci riesce anche se per tutta la giornata è fuori di casa a galoppare. Per loro, tra l’altro: alzi la mano la donna che, pur continuando a lavorare dopo la nascita del primo marmocchio, non ha messo lui – e non il suo lavoro – al centro del suo universo.
Mia madre! Quella non si ricordava nemmeno che esistevo... Risponderà qualcuno di voi.
Anche la mia, però! Farà eco un altro: figlio di una casalinga, capace di stare tra i piedi dei figli ventiquattrore su ventiquattro, lontana anni luce da loro.  
E’ l’empatia a fare la differenza: e quando sei empatica, ti basta un’occhiata per capire che qualcosa non va, tre parole per capire di cosa si tratta, mezz’ora per somministrare la giusta dose di conforto. Non sono le ore a tua disposizione a fare di te una buona mamma: è solo meno difficile vivere, se non sei oberata dagli impegni. Per te, però, non per i tuoi figli: se non sei stritolata, puoi concederti il lusso di spendere qualche mezz’ora per te stessa, senza trascurare nulla e nessuno e senza essere travolta dai sensi di colpa.
E’ un lusso, ripeto: e come tale non sono molte quelle che se lo possono permettere.
Chi campa con un solo stipendio, di questi tempi?
Senza contare che ci sono molte di noi (e io sono una di loro, lo ribadisco) che non si sentono complete, se non hanno un’attività extrafamiliare: ergo, se ne devono trovare una. Perché una mamma frustrata fa male prima di tutto a se stessa e poi, a cascata, all’intera famiglia. Nella mia vita, ho visto casi da manuale: donne insoddisfatte, capaci di tormentare tutti, attorno a loro.
Sapete qual è il vero problema? Il fatto che alcune donne sono talmente concentrate sul proprio ombelico da vivere ogni emozione in propria funzione. Persino i problemi e le sofferenze dei figli.
La prole può diventare l’epicentro delle aspettative di genitori frustrati, il parafulmine delle loro speranze deluse, si può sentir rimproverare tutto quel che di negativo è successo a chi li ha messi al mondo. Se un genitore (indipendentemente dal genere, sia chiaro) è egocentrico, suo figlio ne diventerà la vittima.
Ergo, coraggio, mie care: ripigliatevi.
Se siete mamme lavoratrici, forza e coraggio. Restate convinte di quello che fate: ce la farete. Parola di multi madre superlavoratrice, anche se attualmente in stand by. E non cercate di fare tutto da sole: Wonder Woman non era umana, noi sì. Purtroppo.
Se siete delle stay at hom mum, per dirla col gaglioffo (il quale non lo dichiara nemmeno in pubblico, da quanto si vergogna che la sua lo sia diventata: vai a sacrificare la carriera per i figli, tu!) e ne siete orgogliose e felici, va benissimo così: avete fatto la scelta giusta. Basta che sia la scelta che vi fa stare meglio.
Non è facile essere mamme: mettersi in discussione sempre e comunque è la prima regola per non sprofondare tra i flutti, affondate dalla nostra presunzione. Crearsi inutili sensi di colpa il modo migliore per rovinarci la vita per niente.
Un abbraccio a tutte le mamme, e ai papà che stanno loro vicino. Non mollatele, please. Hanno un disperato bisogno della vostra collaborazione, in tutti gli ambiti. Quello emotivo in primis.