martedì 15 maggio 2012

Incubi cartacei

Ragazzi, ogni giorno ce n'è una. 
Mio marito, giovedì scorso, ha ricevuto la solita contestazione dall’Agenzia delle Entrate: i suoi tre figli e mezzo messi in detrazione mandano regolarmente in corto il sistema. Peccato che, stavolta, l’individuo abbia messo le zampacce sulla lettera prima di me.
“Certo che ho conservato la busta!”
“Dov’è?”
“L’ho messa sul tavolo della cucina oppure sul caminetto. Se poi qualcuno l’ha buttata non è colpa mia!!!”
No. Certo che no, penso io.
Evito di scendere in polemica e mi avvio alla raccolta carta: io riciclo tutto, persino la parte alta delle bustine del the. Di certo la busta è lì.
Peccato che oggi sia giorno di raccolta: ancora avviluppata nella mia vestaglietta estiva (una cosetta semitrasparente e molto, molto corta) sgattaiolo fuori dal cancello, per recuperare il bidone e perquisirlo prima dell’arrivo del camion della monnezza.
Sfiga vuole che, proprio in quel mentre, il mio dirimpettaio stia uscendo: per fortuna, non gira la testa verso di me. Essendo un ottuagenario, è un mio fan accanitissimo: il mio fascino va forte, dopo i settanta. Dio non voglia che mi ritrovi anche il nonnino sulla coscienza, infartuato per sovraesposizione mattutina alle mie (dis)grazie.
Rovesciato il contenuto dell’intero bidone a terra, trascorro la mezz’ora successiva a rovistare tra le cartacce. Trovo buste di ogni genere, ordine e grado: ma quella, no. Nemmeno l’ombra.
Mi accanisco a cercarla anche sotto il contenitore dove facciamo una pre-raccolta, in garage, mi avventuro nella pila di conti da pagare, quelli già pagati e quelli che non pagheremo. Abbonamenti a riviste da non rinnovare, NON rivolta fiscale padana: giusto per chiarire.
Dopo un’ora di inutili ricerche, non ho trovato lo straccio di una prova a nostro discarico: la data della lettera è il 19 aprile, e il consorte ha tempo un mese dalla ricezione per farsi vivo.  Faccio notare che è il 15 maggio: sulla busta perduta ci sarebbe il timbro provante la suddetta, tardiva ricezione.
Mi sta prendendo il panico: nella concitazione delle mie sempre più arruffate ricerche, ricevo tre telefonate, ne faccio due, perdo gli occhiali, li cerco inutilmente (trovando al loro posto un paio di calzini usati, abbandonati sul pavimento del salotto, una cosa che avevo perso e una che non sapevo di avere perso), poi li ritrovo, eseguo una ricarica e un bonifico, scrivo tre mail sempre per conto di mio marito (una, disperata, al commercialisa), sollecito un credito che non mi sbilanciano da sei mesi (ho finito sia la pazienza che i soldi: se non mi rendono il mio, li ho minacciati di arrivare con un fucile a pompa a sottolineare con maggior forza la mia richiesta…), mentre continuo nell’assurda ricerca della busta scomparsa.
I miei ripetuti tentativi di entrare in contatto telefonico con i funzionari dell’agenzia falliscono miseramente, affossati dalla trombetta della linea occupata. Secondo me, disattivano i telefoni: non è possibile che la linea sia SEMPRE occupata, quale che sia il numero che componi.
Alla fine, mi arrendo: confido nella comprensione dei funzionari locali. Spero non mi pignorino la casa, almeno per questa volta.
Dovesse capitare, sarete i primi a saperlo. Intanto, vado a preparare il pranzo al gaglioffo. Chissà che almeno quello mi riesca.