giovedì 26 aprile 2012

Più imbranato di me non c'è nessuno

“Pronto, pennuto, dove sei?”
“A spasso con papà. Perché?”
“Sei lontana?”
“Sì. Hai bisogno di qualcosa?”
“Perché il ferro da stiro mi lascia una scia bianca sulle magliette?”
Seguono istruzioni sulla corretta stiratura del guardaroba: la Miss sta per partire per la gita scolastica. Una tre giorni tra Assisi, Gubbio e Foligno: ogni cosa deve essere impeccabile, ergo la signorina se ne occupa di persona. Dopo gli opportuni chiarimenti, le donna supera ogni ostacolo e prepara dei bagagli da manuale.
Quanto alla sottoscritta, dopo una corroborante camminata di una decina di km con l’amato bene, si passa al confezionamento di un dolce. Aspettiamo (forse) una visita dopo cena, e poi il gaglioffo ha reclamato un cambio di menù: le focaccine non gli bastano più.
Forte della mia più che trentennale esperienza, in meno di mezz’ora allestisco una torta marmorizzata quasi perfetta: peccato che, nello sfornarla un'ora dopo, la spezzi miseramente in tre tronconi, riducendola a un cumulo di macerie.
Sconsolata, pongo il cadavere smembrato a raffreddarsi sulla gratella, mentre riordino la cucina. Nel silenzio, un fruscio attira la mia attenzione: mi volto, e colgo il gaglioffo nell’atto di sgattaiolare verso la scala, con un pezzo della mia torta fra le mani e uno nelle fauci. Sorpreso in piena appropriazione indebita, rimane bloccato in torsione, una gamba protesa verso la porta, una zampa allungata verso la tavola e una stretta al petto, a proteggere la refurtiva, in un fermo immagine da cartone animato. Fissandomi con occhio spalancato, si ricompone, protestando: “Nooooo!!! Le mie tecniche ninja stavano funzionando… Perché ti sei girata?!”
Lo scaccio, minacciandolo di morte, e mi accingo a ricomporre la mia creazione, mettendo assieme i pezzi alla bell’e meglio, imbellettando il tutto con una spolverizzata di zucchero al velo. La torta più buona e più sghemba della storia.
La Miss scende le scale, armata di trolley, e vede il dolce: “Uffa! La mamma fa le torte quando la Miss va in gita! Non è giusto…” provvedendo poi a ripulire completamente la tovaglia dalle briciole. Divorandole una a una.
Ormai la signorina è pronta: la portiamo a casa di una sua amica, presso la quale dormirà. Così, domattina partiranno assieme, risparmiandoci una levataccia a un'ora antelucana. E’ un guaio abitare a venti chilometri dalla scuola, quando l’appuntamento è alle sei del mattino davanti alla porta della stessa…
Meno male che ci sono dei colleghi genitori di buon cuore e collocati più vicino alla meta.
Durante il viaggio di ritorno, Mpc regala a Jurassico uno dei suoi consueti momenti thrilling: non so come, ma una lente a contatto mi si disloca fuori asse. Come dire che il malnato vetrino se ne va girando per il mio globo oculare, minacciando di sparire dietro le palpebre, nelle retrovie dei miei occhi. Roba da rovinarsi per sempre. Armata di ventosetta di gomma, riesco in qualche modo a bloccare la fuggitiva: solo che avrei bisogno di un momento di tregua dai sobbalzi della strada. Manco a farlo apposta, l’episodio si consuma in un tratto dove è impossibile trovare da fermarsi prima di una decina buona di minuti: durante i quali il marito è più agitato e nervoso di me, che sono lì, con l’occhio spalancato e iniettato di sangue. Un film horror. Finalmente, Jurassico trova uno spiazzo e vi ormeggia lo squalo. Approfittando dell’immobilità del mezzo, riesco in qualche modo a scalzare la lente dalla sede prescelta per impiantarsi, e la estraggo dall’occhio: sembro una pazza omicida, ho un segno nero sotto gli occhi grande così (effetto matita sfrantata dagli eventi) e un occhio più rosso di Shining, ma sono viva e sana, soprattutto. Non ci sono stati danni permanenti. Tranne, forse, alle coronarie del marito: quello vive momenti peggiori con me che in reparto. Poveretto. Lì, almeno, le rogne se le aspetta: con me, quello crede di uscire per un giretto turistico, e si trova in una situazione di alta emergenza sanitaria. Eppure, non mi ha ancora buttata fuori dal finestrino dell’auto. Ho sposato un uomo molto paziente, è deciso.