lunedì 27 febbraio 2012

Controcorrente

Ragazzi, mi sembra di capitanare un branco di salmoni.
Tutti impegnati a risalire il fiume controcorrente, non facciamo che lottare contro la violenza dei flutti. Che se ti rilassi un momento, la forza dell’acqua ti fa indietreggiare di metri e metri.
Costretti a fare i surfisti con le ondate gigantesche alzate contro di noi dal destino, a volte ci sembra di non averne imbroccata una nella vita.
Come se le cose negative che ci succedono fossero sempre e comunque colpa nostra (vero, MM?), oppure come se, dato l’accanimento del destino ai nostri danni, la nostra sorte fosse già segnata e non valesse nemmeno la pena di battersi per migliorarla. Madornale errore di valutazione anche questo, secondo me.
C’è chi è depresso ma reagisce, chi cerca di reagire ma scopre di non farcela, chi credeva di non farcela e invece riemerge. A fatica, ma riemerge.
Chi chiede aiuto e lo ottiene, chi non lo farebbe mai però lo accetta quando offerto di cuore, chi lo rifiuta con ostinazione, salvo pentirsi poi di essere stato tanto incosciente.
Ecco, questi sono i casi peggiori.
Parliamo di Ziapercaso, tanto per fare un esempio: è migliorata, sembra. Pure troppo, direi: a nostra insaputa, ha organizzato il suo rientro a casa sua, intenzionata a tornare a far la vita di prima. Completamente da sola, guida inclusa: se considerate che due anni fa si era già abbattuta contro un muretto, per aver infilato il bastone in mezzo alla pedaliera, potete immaginare come mi sento. Spero solo che in maggio, quando dovrà rinnovare la patente, chi di dovere la blocchi: quella è un pericolo pubblico. Tipico caso di mancata accettazione dei propri limiti: peccato che metta in serio pericolo anche l’incolumità altrui, con la sua caparbietà. Per grazia del cielo, va via come una lumaca e limita il proprio raggio d’azione a cinque chilometri di distanza, al massimo: tuttavia, sono in ansia lo stesso.
Come poi costei pensi di potersela cavare senza aiuti in casa lo sa il cielo: l’unica speranza è che si trovi in difficoltà quel tanto da rendersi conto che sta rischiando la vita, ma non abbastanza da perderla davvero.
Come se non mi bastassero le preoccupazioni cagionate dai figli, ora vi si aggiungono quelle delle nonagenarie scatenate e scriteriate.
Lassù qualcuno si deve essere distratto. Sto diventando un attrattore di rogne, accidenti a me.