lunedì 7 novembre 2011

Una gran bella festa

Andrea, il filosofo iscritto a ingegneria, ha voluto festeggiare il suo compleanno con nonni,  zio e cugini siciliani, nei paraggi per un puro (felicissimo) caso. La sua ragazza completava nel modo più tenero la compagnia: erano bellissimi, seduti vicini. Parola di Miss, che di queste cose se ne intende.
In tanti eravamo, da esser costretti ad arruolare anche il tavolo da esterni, per mangiare tutti assieme. Tre generazioni diverse, riunite attorno al desco familiare: in un’allegra confusione di scherzi, risate, conversazioni trasversali e portate sequenziali. Particolarmente quotato il pane appena sfornato, per la cronaca: qualcuno ne ha fatti fuori un paio di filoncini, da solo e di soppiatto. Salvo dichiarare la propria colpevolezza, a misfatto consumato: “Troppo… Ne ho mangiato troppo, di questo pane! Buooono, è!”
Quanto al gaglioffo, si è abbandonato a un’appassionata dichiarazione d’amore: per l’affettatrice.
“Io AMO questo oggetto. Ha cambiato la mia vita! E’ tutto il giorno che affetto e mangio panini a più non posso…” ha proferito, con espressione estatica.
Io: “Eh, lo so. La culaccia è qualcosa…”
“Volgari!” la Miss, sdegnata.
“Ma che volgari! Si chiama così…” io, allargando le braccia.
“Io non parlo in questo modo! PROSCIUTTO. Io la chiamo prosciutto!” lei, definitiva.
Mia figlia è assai attenta alla forma, ma pare apprezzare a fondo anche la sostanza: ho visto sparire più di una fetta di culaccia, ad  opera sua. A dispetto della denominazione poco ortodossa.
Jurassico e Mpc stazionavano ai due capi del tavolo, separati da più di dieci commensali: ma vicini come e più di sempre, grazie a una sequenza di occhiate malandrine che nemmeno nei film.  
Impagabile la sua risposta alla mia invocazione: “Qualcuno mi fa arrivare quel Franciacorta, please?” Scattato in piedi, si è avvicinato per riempirmi personalmente il bicchiere.
“Stai bene? Hai preso qualcosa? Devo sempre ricorrere a mezzi coercitivi, per ottenere che mi servi da bere…” ho dichiarato, perplessa.
Certe volte penso che l’essere fra i fondatori del SERT e aver seguito gli Alcolisti Anonimi abbia il suo peso, in questo suo comportamento.
Lui, sorridendo di sottecchi: “Ebbene, ora è pubblico. L’ha dichiarato di fronte a tutti, alla presentazione: non l’ho mai chiesta in moglie.”
Oddio, che fa, è impazzito…
“Tra un mese fanno diciassette anni che ci conosciamo, e ancora sta aspettando…”
Fatemi scappare… Versa quel vino, almeno, che annego nell’alcol le mie ansie!
“Bene, oggi siamo qui riuniti tutti assieme: e qui, di fronte a tutti te lo dico…”
… panico, panico, panico, panico!!!
“Ti tocca aspettare almeno fino ai vent’anni di matrimonio. Dopo, può anche darsi che te lo chieda!!!”
Fiuuuuu…  E’ LUI!  Ancora, lui, sempre lui…Non si smentisce mai!
“Lascia perdere, marito. Corri il  rischio che ti risponda di no!”
Ero molto altezzosa e veramente seria.
Il resto della tavolata mi ha risposto con una sonora risata: non mi hanno creduta. Chissà perché, quando minaccio di mollare Jurassico, non mi crede nessuno. Mai.

In calce a questa cronaca semiseria, non posso far mancare due righe personali, dedicate al mio fantastico figlio.


Auguri, Andrea.
Grazie per essere il meraviglioso ragazzo che sei.

                            Con tutto l’amore del mondo

                                     La tua mamma