mercoledì 22 giugno 2011

Programmatori & progetti

“Mamma, mi sono fissato una serie di obiettivi, per quest’estate.”
“Ah. Sarebbero…?”
“Il primo: non farmi prendere troppo dal computer…”
“Sì, vai con la fantascienza!”
“No, mamma, se mi inchiodo lì finisce che m’ingrasso. Quattro volte a settimana a tennis, come l’anno scorso, e mi mantengo in forma!”
“Va bene, questo ci può stare. Già l’hai fatto, in effetti. E gli altri?”
“Mi devo preparare per il liceo. Io voglio proprio diventare veterinario, ma ho capito che se fallisco alle superiori non ci arriverò mai. E tu non fare la strega: non dirmi che fallirò e diventerò un barbone!”
“Ma chi mai lo ha detto! Io dico solo che se non studi e passi la vita davanti allo schermo non combinerai mai niente, nella vita…”
“No! Tu sei il personaggio cattivo della mia vita! Tu, e il tuo passo del dolore…”
“???”
“Con quelle ciabattine. TIC, TIC, TIC… Ti sento arrivare e già so che la sofferenza si avvicina. Spegni il computer, mettiti a studiare, vai a letto, riordina la camera… C’è sempre qualcosa di brutto, dopo quel passo!”
Capperi. Questo mi sta recitando l’incipit di “Come un romanzo”, di Pennac.
“No, senti, vieni qui che ti leggo una cosa…”
E gli leggo quanto sopra: la descrizione dei vani tentativi da parte di genitori e professori di costringere alla lettura coatta un ragazzo che non ne sente. E le di lui reazioni, ovviamente.
E’ la fotografia di casa nostra: cosa che ci fa ridere entrambi come matti.
“Accidenti, mamma, questo mi ha sgamato…”
“Sì. Ma ha sgamato anche me!”
Qui s'impone un cambio di strategia, mi appunto mentalmente.
“Mamma, non ti ho parlato del mio terzo obiettivo.”
“Un altro? Ne hai un altro?”
“Già. Mi sono accordato col mio amico di Roma e faremo una serie sul nostro canale Youtube.”
“Serie?”
“Sì, episodi a puntate; coi videogames. Sto scrivendo il soggetto, scegliendo i personaggi, trovando le voci. Dovremo recitare venti ruoli in due!”
“Ohibò. Ora mi diventi uno sceneggiatore coi videogiochi, quindi?”
“Certo! Un giorno sarò famoso. Sarai orgogliosa di me quando sarò famoso?”
“Sarò orgogliosa di te se ti comporterai bene. Non serve che tu diventi famoso…”
“Comunque, devo superare i miei genitori. Gli allievi devono sempre superare i maestri!”
“Tranquillo. Sei giovane, hai tutto il tempo per provarci. Tu fai del tuo meglio, che non serve confrontarsi con gli altri per far bene…Anzi, spesso quello peggiora le cose! Prendi esempio, non competere. Funziona di più.”
“Mhm. Forse hai ragione.”
“Tu domani pensa a fare un buon orale all’esame, che io cerco di far bene in farmacia.”
“Ma torni al lavoro?!”
“No, non ancora. Però ho dato una mano a un amico e ho visto che non mi è venuta l’allergia! ”
“Ah. Bene. Potresti ricominciare a guadagnare qualcosa, però..."
Lo infilzo con uno sguardo omicida - non mi sono ancora cercata un lavoro per stare dietro a lui, 'sto vil marrano.... - mentre lui ridacchia, soddisfatto che la sua provocazione sia giunta a segno. 
"Ora vado a programmarmi la giornata di domani…" riprende "Accidenti, papà mi ha attaccato questa mania. Adesso mi programmo la giornata, poi l’estate, poi il futuro, così alla fine arriverò al successo.”
“…”
“Buonanotte. Vado a lavarmi i denti”
Almeno, questo affronta la vita con una strategia igienicamente corretta.