giovedì 9 giugno 2011

Misteri dolosi e mater dolorosa


Convivere con una masnada  presenta innumerevoli risvolti imprevedibili.
I misteri insondabili non si contano: capi di vestiario che svaniscono nel nulla, oggetti che si rompono da soli, stoviglie di pregio colpite da amnesia, che non sanno dove sono né dove dovrebbero trovarsi, e vagano senza meta per la casa; materiale di ogni genere che svanisce per autodigestione, sublimazione o autocombustione. Tipico il caso della benzina: nessuno guida mai la macchina a loro disposizione, ma quando serve a me – una volta ogni due settimane, circa – va in riserva dopo cento metri. Sistematicamente, da mesi.
Conoscere con qualche ora di anticipo il numero dei commensali, a Casa per Caso, e le eventuali esigenze alimentari degli stessi, è pura utopia. C’è chi si presenta in tavola, ma si fa da mangiare per conto proprio, chi non ha fame, ergo fa solo atto di presenza, chi non doveva tornare dal lavoro, e invece si siede al suo posto, in fiduciosa attesa del suo piatto.
Una situazione che ha centuplicato la mia adattabilità, rendendomi fin troppo elastica e disinvolta, tra i fornelli. Una situazione potenzialmente pericolosa, come si è letto ieri.
Un paio di giorni fa, a pranzo, dovevamo essere in due, ma ci siamo ritrovati in quattro: con abilità consumata, ho ridistribuito le derrate in modo opportuno, riuscendo a nutrire tutti, senza che nemmeno si rendessero conto di avermi stravolto i piani. Per fortuna, i nostri orari sono così variegati che una ha il tempo di rimediare a ogni errore di dosaggio, nella quali/quantità del rancio.
Appena avviata la lavastoviglie, con un sospiro di sollievo, sento squillare il telefono: “Pronto!” mi aggredisce la voce del gaglioffo.
“Pronto. Che c’è?”
“Mamma! E’ successa una cosa terribile…”
“Cioè?”
“Ho finito la scheda del telefonino!!!”
“Comprendo. E’ una tragedia. Devo farti una ricarica?”
“Sì, grazie…”
“Guarda che prelevo dai tuoi soldi la cifra corrispondente.”
“Certo. Puoi farmela subito, per favore?”
“Che fretta c’è?”
“Mi devo accordare per vedermi con gli amici e sono tagliato fuori dal mondo!”
Fuori, nel mondo, è in corso l'ennesimo diluvio universale: forse questi stanno progettando la costruzione di un’arca e si devono incontrare per quello. Evito di pormi domande e prometto di eseguire l’operazione richiesta.
“Grazie, mami. Ti voglio bene…”
“Adesso non fare il ruffiano. Tanto la ricarica te la faccio lo stesso.”
“Ma non faccio il ruffiano! E’ vero…”
“Piantala. Ti credo di più quando mi dici tiodiotiodiotiodio. Adesso vuoi che ti faccia la ricarica e mi fai le dichiarazioni d’amore: sono palesemente strumentali!” m’indigno.
“Mamma, ti sbagli di grosso. Io non ti dico ti voglio bene quando cerco di convincerti a fare qualcosa per me. Quella che fa così è mia sorella. Io te lo dico DOPO che hai fatto qualcosa per me!!!”
La manipolazione, dunque, non c’entra: è una pura questione d’interesse. Che presa di coscienza confortante.
“Ah. Sarebbe una forma di gratitudine, quindi?”
“Infatti!”
“Ma levati. Tu e tua sorella siete due impuniti: non so quale sia il peggiore, tra voi due. Comunque, le vostre manovre sono trasparenti, sappiatelo!” chiarisco, mentre dall’altro capo il manigoldo se la ride, sollecitandomi con un: “Mi raccomando, mami: ricordati! Che tu ti dimentichi sempre tutto…”
Il delinquente mi conosce, tra l’altro. Sarei capace di farmelo uscire di mente, nel tragitto tra la cucina e la postazione del mio fisso.
“Mhm. Sì, ora vado. Ciao!”
“Ciao!”
Click.
Amore disinteressato e profonda stima reciproca: il mio rapporto con i figli è motivo di profondo orgoglio, per me. Tapina.