domenica 12 giugno 2011

Giornate paludose

Qui la stagione monsonica non molla, ragazzi. Ieri era prevista una cena con amici, motivo per il quale sarebbe stato il caso di procacciarsi qualcosa da mettere sotto i denti. Considero il volume d’acqua scaricato in mattinata dalle cateratte del cielo, per riuscirci sarei dovuta uscire in barca, attrezzata con muta da sub e fiocina. Va da sé che ho rimandato per ore, indentificandomi sempre di più con un ranocchio: col naso spalmato sui vetri, osservavo desolata la palude formatasi dove in origine c’era la mia bella terrazza, rinnovata da poco. Ahimè.
Meno male che il mio principe azzurro si accorge che la qui presente ranocchia è un po’ giù, per motivi vari ed eventuali, e si dà da fare per consolarla e coccolarla un po’.
Piccola parentesi: devo dire che, quando la malasorte decide di concentrarsi su di me, ci riesce bene. E non faccio riferimento al tempo, sia ben chiaro: devo però ammettere pubblicamente che non c’è guaio, difficoltà o problema che mi sembri insormontabile, con Jurassico vicino. Quell’uomo è una benedizione: per me e non solo per me.
Fine della sviolinata. Scusate, ma quando ce vo’, ce vo’.
Torniamo alla palude e alla sua strega, sempre più nervosa e scarmigliata. L'umidità  atmosferica sta completando la mia trasformazione.
Per mia grande fortuna, nel pomeriggio il tempo cambia: le acque si ritirano e Mpc può avventurarsi fuori dalla Stamberga.
Trascorro qualche ora divisa tra fornelli e frigorifero, dando libero sfogo alla mia creatività e ascoltando la radio a tutto volume: niente come cucinare mi riconcilia con il mondo.
Sboccia una serata così tiepida e serena che Jurassico decide di inaugurare il terrazzo: s’incarica di apparecchiare tavola di sopra, mentre la qui presente finisce di coordinare la logistica. Va da sé che quando arrivo sul luogo del delitto, trovo da ridire: solita tavola apparecchiata con le bombe a mano, addirittura – orrore! – con un coltello mal lavato, piazzato giusto al posto della signora che attendiamo. Ora: che io sia easy, s’è capito. Ma un minimo sindacale di decenza, lo pretendo persino io: provvedo a rimediare, rimbrottando il povero Jurassico. Jurassico che, come suo costume, se ne frega altamente delle mie querimonie e continua a fare quello che sta facendo, con un sorrisetto stampato in faccia. Al solito, mi viene da ridere: il malnato sa come disinnescarmi…
Gli amici arrivano e mi dimentico all'istante della tavola minata, per trascorrere una bellissima serata. Stufi morti tutti quanti, ci salutiamo abbastanza presto; Jurassico ed io decidiamo di inumarci nel talamo, ignorando le pietose condizioni in cui abbiamo lasciato la cucina. Domani è un altro giorno.
E difatti, il giorno è un altro. Il marito, invece, è sempre uguale.
Quello si alza con le galline, scomparendo discretamente dalla camera da letto: avverto il movimento, ma mi giro dall’altra parte e torno in catalessi, fino alle sette del mattino.
Mi alzo, e trovo l’uomo incollato allo schermo del suo portatile, in terrazza. La sottoscritta si fionda immediatamente in cucina: la lavastoviglie è lì, immota, piena di roba pulita da riporre. Nel resto della stanza sembra sia esplosa una granata: ci sono macerie dappertutto, residui alimentari sparsi ovunque, bicchieri, stoviglie, ciotoline e pentolame. Lui non ha spostato nemmeno una forchetta.
Appena sente l’acciottolio delle stoviglie, si presenta con un sorriso e mi abbraccia.
Gli rispondo con la stessa moneta, per poi commentare: “Amore, ti prego: non me lo dire mai più che vuoi fare il casalingo…”
“Perché?”
“Guardati attorno!”
“Eh, ma io stavo studiando la trombolisi…”
“Ecco, bravo, tesoro mio: tu studiati la trombolisi, che il mondo è un posto migliore perché tu la sai fare. E parlo sul serio: dillo alla signora che ieri ti ha ringraziato per averle salvato la mamma…”
L’uomo fa un gesto così, come per scacciare una mosca. Io continuo: “Tu lavora, salva cervelli e studiati la letteratura internazionale: lascia la cucina e le stoviglie a me. Ma promettimi di non metterti in pensione per dedicarti alla casa: ti manca il fisico!”
Ridendo, l’uomo si mette ai miei ordini: sotto il mio comando, in un quarto d’ora la cucina torna un luogo agibile e il mio dottore preferito mi può preparare il caffè. L’unico compito domestico nel quale non conosce rivali.