venerdì 27 maggio 2011

Sugar, oh, honey honey...

E' giunta l'ora dell'autocritica. Affrontiamo la realtà e diciamolo apertamente: 'sto blog non funziona. Non funziona per niente. E' zuccheroso. Troppo scherzoso, anche. Per non parlare dell'esagerata felicità che affligge chi scrive: mi è stata rimproverata anche quella. E ai miei amici che commentano, si pesano le parole... che non ne dicano troppe, o non le scelgano male. 
Hanno ragione tutte: è ora di cambiare registro. Selezioniamo gli argomenti, decidiamo cosa dire e non dire, per non scontentare questi acuti censori. 
Vediamo un po'...
Ecco, questo, per esempio, non ve lo dico. Non vi dico che ieri mio marito e io ci siamo addormentati stringendoci la mano, e che al mio risveglio - palpebra a mezz'asta e ciuffi multidirezionali in testa - mi ha salutato con un "Ciao, splendida!", iniziando la giornata con un abbraccio affettuoso. Come fa sempre, del resto.  Troppo sdolcinato: si fa ma non si dice. 
Nasconderò la mia pessima abitudine di chiamare i miei figli tesoro, amore o stella - anche per evitare di sbagliare i loro nomi, ogni volta... -  così come quella di Elastigirl di chiamare me il suo pennuto. Goffo e maldestro, ma il suo pennuto. L'unico con le mani adatte ad allacciarle i braccialetti al mattino, tra l'altro. 
Eviterò di raccontarvi che noi donne ci scambiamo i vestiti  - le magliette che mi entrano, ovvio... - mentre i miei maschi più grandi mi coccolano, a volte cucinando al mio posto, altre cucinando per me, facendomi sistematicamente il caffè e preoccupandosi di me con aria paterna. 
Ometterò le risate fatte con il più piccolo, col quale condivido la stessa visione scanzonata della vita, che mi dice: "Mamma, in questa famiglia ci vogliamo proprio noi due, col nostro senso dell'umorismo..."
Non vi racconto di certe sue cronache in differita, così divertenti da farmi rotolare, ma che spesso non posso riferire, per rispetto della privacy sua e degli altri...
Non ve le dico, tutte queste cose. 
Altrimenti, ne esce un blog troppo scontato: quest'aria serena, che si respira a Casa per Caso, non è il caso di farla filtrare fuori di qui. Teniamocela tutta per noi: tanto, anche se ci provassi, a qualcuno sembrerebbe inventata. Oppure la nostra felicità, costruita con tanta fatica, potrebbe offendere gli altri: meglio lasciare stare, via. 
Che vi racconto, allora? 
Potrei riferirvi la telefonata che ho ricevuto ieri sera, quasi alle otto.
"Ciao, amore, sono io. Come va?"
"Solito, tesoro. Tu, piuttosto..."
"Sono stufo morto. Non vedo l'ora di tornare a casa, da te..." 
Amoremioquant'è romaaaantico...
"Che mi hai preparato di buono, per cena?"
Ah, ecco, appunto.  "Pesce spada alla griglia con l'insalata fresca."
"Mmmmm... Scegli una bottiglia di bianco, che sia ben fresca, mi raccomando! Fra poco arrivo."
Dopo aver eseguito gli ordini, ho atteso il suo ritorno a casa. Con la bottiglia pronta, alla temperatura richiesta. Solo che ci ha messo un po', ad arrivare, e io ho deciso di ingannare il tempo in modo fattivo. 
Quando è arrivato, dopo dodici ore di ospedale, l'amato mi ha sorpresa in giardino, con addosso una vestaglietta da quindici euro, una falda tirolese allacciata in vita, i guantoni da giardinaggio e il sedere per aria: stavo finendo di estirpare le erbacce, mentre il pesce arrostiva sull'Enterprise. Un capolavoro di eleganza, leggiadria e bellezza fatale: roba da fuggire a gambe levate, sei secondi dopo essere rientrati a casa. 
Eppure... "Ciao, bellissima!" è stato il suo saluto, completato da un bacio: nel frattempo, io mi ero rapidamente liberata almeno di guanti e  grembiule. 
Però questo non ve lo dico, sennò sembro troppo autocelebrativa...
Concentriamoci piuttosto sui gatti, e i loro misfatti: uno dopo l'altro, i grigi sono sfuggiti al nostro controllo, hanno guadagnato la terrazza di sopra, per poi usarla come trampolino per i loro balzi sulla tenda sopra la nostra testa. Con un tonfo da paura, sono atterrati sul telone, per poi scivolare in giardino, come in una specie di luna park abusivo. 
"Eccoli lì! Adesso ci rompono la tenda... Chi lo sente, poi, il papà?" è stato il commento del gaglioffo, dinoccolato e sempre senza ciabatte, anche se stavamo per cenare in giardino. I miei figli sono eternamente scalzi: sarà per quello che trovo pantofole sparse per tutta la casa. 
Per fortuna, le performance feline non hanno avuto conseguenze tangibili, e Jurassico è tornato dopo il ristabilimento dell'ordine, in casa. 
Però, che vita mi tocca fare: non bastavano i figli; ora sono costretta ad atteggiamenti omertosi  persino dai gatti. E' solo per questo, probabilmente, che andiamo tutti così d'accordo. 
E' tutto un trucco, un'astuta manipolazione, una favola nera, creata da me. 

Scusate, gente. Di fronte a certi attacchi immotivati, specie se diretti contro i miei amici, mi scappano i cavalli della tastiera: da domani, prometto di comportarmi meglio. Forse.